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Dizionario del nuovo umanesimo |
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| Umanesimo cristiano | È una forma di èumanesimo filosofico.
Quindi, Maritain compie un salto all'indietro, oltre il Rinascimento. E lo fa perché è proprio nell'umanesimo rinascimentale che scopre i germi che hanno condotto alla crisi e alla frattura della società attuale. Con ciò, non pretende esplicitamente di rivalutare il medioevo e la visione cristiana legata a quel periodo, ma di riprendere il filo di una evoluzione storica del cristianesimo e del suo perfezionamento nella società che, secondo il suo modo di vedere, sono stati compromessi dal pensiero moderno, laico e secolare. Nel libro Umanesimo integrale, Maritain esamina l'evoluzione del pensiero moderno dalla crisi della cristianità medievale all'individualismo borghese del XIX secolo e al totalitarismo del XX secolo. In questa evoluzione egli scorge la tragedia dell'umanesimo 'antropocentrico' (è così che lo definisce), che si sviluppa a partire dal Rinascimento. Questo umanesimo, che ha condotto a una progressiva decristianizzazione dell'Occidente, è una metafisica della 'libertà senza la Grazia'. Con Darwin l'uomo scopre che non esiste discontinuità biologica tra se stesso e la scimmia. Ma non soltanto questo: tra lui e la scimmia non esiste neppure una vera e propria distinzione metafisica, cioè non vi è cambiamento di essenza, un vero salto di qualità. Con Freud, l'uomo scopre che le sue motivazioni più profonde sono dettate in realtà dalla libido sessuale e dall'istinto di morte. Alla fine di questo processo dialettico distruttivo, sono ormai aperte le porte ai totalitarismi moderni. Maritain conclude: 'Dopo tutte le dissociazioni e i dualismi dell'epoca umanistica [...] noi assistiamo a una dispersione e a una decomposizione definitiva. Il che non impedisce all'essere umano di rivendicare più che mai la propria sovranità, ma non più per la persona individuale. Questa non sa più dove sia e si vede solo dissociata e decomposta: è ormai matura per abdicare [...] a favore dell'uomo collettivo, di questa grande figura storica dell'umanità della quale Hegel ha fatto la teologia e che, per lui, consisteva nello Stato con la sua perfetta struttura giuridica, e per Marx consisterà nella società comunista col suo dinamismo immanente'. All'umanesimo antropocentrico, la cui evoluzione ha così descritto, Maritain contrappone un umanesimo cristiano che egli definisce 'integrale' o 'teocentrico'. Ecco come si esprime: 'Siamo così condotti a distinguere due specie di umanesimo: un umanesimo teocentrico o veramente cristiano, e un umanesimo antropocentrico, del quale sono principalmente responsabili lo spirito del Rinascimento e della Riforma [...]. La prima specie d'umanesimo riconosce che Dio è il centro dell'uomo, implica il concetto cristiano dell'uomo peccatore e redento, e il concetto cristiano della grazia e della libertà [...]. La seconda crede che l'uomo stesso sia il centro del mondo, e quindi di tutte le cose, e implica un concetto naturalistico dell'uomo e della libertà. [...] Si capisce come l'umanesimo antropocentrico meriti il nome di umanesimo inumano e che la sua dialettica debba essere considerata come tragedia dell'umanesimo'.
D'altra parte, ha ispirato numerosi movimenti cattolici impegnati nell'azione sociale e nella vita politica, e ha finito per rivelarsi un'arma ideologica rivolta soprattutto contro il marxismo. Ma quella interpretazione ha ricevuto anche critiche demolitrici in ambienti filosofici non confessionali. In primo luogo, è stato osservato che la tendenza razionalista evidente nella filosofia postrinascimentale e che Maritain segnala in Descartes, Kant e Hegel può esser fatta risalire all'ultima scolastica e anche al pensiero di San Tommaso. Tale tendenza, che condurrà alla crisi e alla sconfitta della ragione, non è un prodotto dell'umanesimo rinascimentale, ma del tomismo. Secondo questi critici, Maritain ha dato luogo a una colossale opera di mistificazione e di camuffamento, quasi un gioco di prestigio filosofico, attribuendo al Rinascimento una responsabilità storica che al contrario appartiene al pensiero cristiano medievale più tardo. La filosofia cartesiana, che è alla base del pensiero moderno, nel suo razionalismo si ricollega molto di più a San Tommaso che al neoplatonismo e all'ermetismo mistico del Rinascimento. Le radici della 'superbia della ragione' della filosofia moderna devono essere ricercate, di conseguenza, nella pretesa del tomismo di costruire una teologia intellettualistica e astratta. In secondo luogo, la crisi dei valori e il vuoto esistenziale a cui è approdato il pensiero europeo con Darwin, Nietzsche e Freud non è una conseguenza dell'umanesimo rinascimentale, ma deriva al contrario dal permanere di concezioni cristiane medievali all'interno della società moderna. La tendenza al dualismo e al dogmatismo, il senso di colpa, il rifiuto del corpo e del sesso, la devalorizzazione della donna, il terrore della morte e dell'inferno, sono altrettanti residui del cristianesimo medievale, che anche dopo il Rinascimento hanno influito fortemente sul pensiero occidentale. Sono essi ad aver determinato, con la Riforma e con la Controriforma, l'ambito socioculturale in cui il pensiero moderno si è sviluppato. La schizofrenia del mondo attuale, la 'dialettica distruttiva' dell'Occidente (su cui Maritain insiste) deriva, secondo questi critici, dal coesistere di valori umani e antiumani, e deve essere spiegata come il tentativo doloroso di liberarsi da quel conflitto interno”. |
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