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Dizionario del nuovo umanesimo
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S
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Termine Definizione
Scelta(femm. sostantiv. di scelto, dal lat. volg. *(e)xeltus, a fronte della forma class. electus, p. pass. di eligere, scegliere, col pref. ex-, da) Decisione che si assume tra due o più opzioni. La possibilità di scelta rivela il grado di èlibertà nelle azioni umane. Per il Nuovo Umanesimo ogni scelta si effettua in condizioni determinate e di conseguenza si può parlare di libertà in una precisa situazione e non in termini astratti. Il fatto di eludere o rinviare la scelta è a sua volta una scelta.
 
Schiavitł

(der. di schiavo, dal lat. mediev. sclavus, ovvero slavus, prigioniero di guerra slavo) Istituzione millenaria consistente nella dipendenza assoluta di un essere umano (schiavo) nei confronti di un altro o di altri (schiavisti). Lo schiavo è considerato come una cosa, uno strumento vivo, che può essere comprato, venduto, ereditato ecc.
Inizialmente, i prigionieri di guerra e le donne e i bambini delle tribù sconfitte venivano trasformati dai vincitori nei loro schiavi. Poi, con lo sviluppo delle relazioni mercantili, i creditori hanno cominciato a trasformare in schiavi i debitori, i loro congiunti e parenti caduti in povertà.


Sorsero così grandi mercati di schiavi, che non venivano impiegati soltanto nei lavori domestici ma anche nell'agricoltura, nelle miniere, nell'artigianato, come rematori nelle imbarcazioni, gladiatori negli spettacoli ecc. I figli degli schiavi erano a loro volta considerati schiavi. La schiavitù e il commercio degli schiavi finirono con il diventare un settore assai fiorente dell'economia. Parte degli schiavi era proprietà dello Stato, per esempio gli iloti a Sparta.
Gli schiavi si ribellavano frequentemente contro i loro oppressori. Sono famose le guerre scatenate dagli schiavi nell'antica Roma negli anni 135, 105-102 e 73-71 precedenti alla nostra era. Capo di quest'ultima guerra fu il celebre Spartaco.
A Haiti, Toussaint Louverture capeggiò l'insurrezione degli schiavi contro gli schiavisti francesi, tra il 1796 e il 1802, insurrezione coronata dall'indipendenza dell'isola.


La produttività del lavoro degli schiavi è sempre stata piuttosto bassa rispetto a quella del lavoro libero, ma veniva compensata dal prezzo molto basso degli schiavi ottenuti in innumerevoli guerre e in operazioni di pirateria (la tratta degli schiavi era una delle fonti più importanti per le finanze degli imperi romano, inglese, olandese, portoghese, spagnolo ecc.).
La schiavitù fu abolita in Europa a seguito della rivoluzione francese del 1789; poi, in America latina durante le guerre d'indipendenza; nel 1833 nell'India britannica; nel 1848 negli Stati Uniti; nel 1870 in Paraguay; nel 1888 in Brasile.    
Ciò nonostante Hitler, Stalin e Mao fecero risorgere la schiavitù nei loro domini sotto forma di campi di concentramento e con l'uso massiccio del lavoro forzato.


Sopravvivenze di schiavitù si registrano in diversi paesi africani, asiatici, in alcuni Stati delle Antille, del Centro America e, sotto forme mascherate, in alcune repubbliche costituitesi dopo il collasso dell'URSS.
La schiavitù contraddice la coscienza giuridica e morale dell'umanità di oggi, e ciò si riflette anche nei documenti dell'ONU.

L'umanesimo ha sempre condannato e continua a condannare la schiavitù come ripugnante istituzione, contraria alla libertà e alla dignità dell'essere umano.

 
Scienza

(dal lat. scientia, der. di sciens, scientis, p. pres. di scire, sapere) Attività cognitiva e di ricerca, che ottiene conoscenze razionali. Soggetti di questa attività sono gli scienziati.
L'area della scienza comprende gli elementi di questa attività che sono le conoscenze, l'apparato concettuale, i metodi di ricerca e un rigoroso sistema informativo. Comprende inoltre le pubblicazioni, gli strumenti e le istituzioni scientifiche e gli istituti superiori d'insegnamento.


Tradizionalmente si distinguono, in base all'oggetto del loro studio, le scienze esatte (matematiche, logica ecc.), le scienze naturali, che si occupano dello studio della natura (animale, vegetale e minerale), e le scienze umane, che studiano le lettere e le arti.
Nell’antichità e nel medioevo alcuni elementi delle conoscenze e dei metodi scientifici si sovrapponevano (particolarmente in Egitto, Mesopotamia, India, Cina, America precolombiana, Grecia, Roma, Bisanzio). Ma in epoca moderna, a partire dal XVII secolo, con la cosiddetta rivoluzione scientifica la scienza, basata sul metodo sperimentale e su quello induttivo,  si separa dalla teologia e si trasforma in un ramo autonomo di attività, affrancandosi dal metodo scolastico. Nel XX secolo, insieme alla differenziazione delle discipline scientifiche, acquistano estrema importanza i processi di integrazione, gli studi interdisciplinari, sistemologici e l'analisi dei modelli.


Ovviamente, la scienza è storica e progredisce in sintonia con il progresso sociale. Questo dato di fatto, spesso ignorato, induce a numerosi errori di valutazione. Si sa che la scienza di un'epoca è corretta o contraddetta dalle nuove conoscenze, e perciò non è possibile affermare con rigore l'esistenza di una scienza definitiva, assestata per sempre sui suoi grandi principi e sulle sue conclusioni. In tal senso, è più prudente parlare dello “stato attuale delle scienze”. Affrontando questo e altri problemi, l'epistemologia conduce uno studio critico sullo sviluppo, sui metodi e sui risultati delle scienze.
La scienza è chiamata a servire l'essere umano, il suo sviluppo, l'armonia tra di esso e la natura. Purtroppo, fino a ora molte conoscenze scientifiche vengono utilizzate più per la distruzione che per la creazione. Le alte tecnologie (ètecnica), come regola generale, si concentrano nel complesso militare-industriale; le scienze sociali, anziché contribuire all'umanizzazione della vita, al perfezionamento morale e alla solidarietà umana, vengono sfruttate per manipolare la coscienza sociale e il comportamento di massa, rafforzando il potere oligarchico e le istituzioni burocratiche.


Comunque, la cultura, l'educazione, la socializzazione della personalità e del progresso sociale, dipendono nella loro interezza dal livello dello sviluppo della scienza e, in fin dei conti, dal suo orientamento umanista o antiumanista.

 
Sciovinismo

Variante radicale, estremista, del nazionalismo delle potenze che cerca di giustificare di fronte all'opinione pubblica le guerre di rapina, le conquiste, il saccheggio, le “pulizie etniche” e altri crimini commessi dai conquistatori. Sostiene la superiorità del vincitore sul vinto, del forte sul debole, dello sfruttatore sullo sfruttato ecc.

Nella maggior parte dei casi ha aspetto razzista, in quanto proclama la superiorità di una razza sulle altre. Il nome di questo fenomeno deriva da Nicolas Chauvin, sergente dell'esercito napoleonico del Primo impero, agli inizi del XIX secolo.

L'umanesimo attuale smaschera e condanna lo sciovinismo come ideologia e come pratica antiumana che pone la nazione e la razza al di sopra dell'essere umano, che aizza alcuni uomini contro altri uomini e che esalta la violenza come metodo per risolvere i conflitti.

 
Separatismo

(der. di separare, dal lat. separare, comp. di se(d)-, via da, e parare, approntare) Dottrina e movimento politico che propugna la separazione di un territorio per ottenere l'indipendenza della sua popolazione o per annettere un altro Stato.

Esprime la volontà all'autodeterminazione nazionale quando sono calpestati  i diritti delle minoranze etniche, religiose, culturali ecc. o quando peggiorano le condizioni economiche in determinate regioni del paese, e ciò è solitamente accompagnato da violazioni dei diritti umani e da arbìtri di ogni tipo. Quando quest'ansia di autogovernarsi viene soffocata con la forza si produce, in generale, la reazione da parte degli oppressi. Si innesca così la spirale delle violenze reciproche, come avviene in Cecenia, in Kurdistan, nei Paesi Baschi, in Corsica, nell'Irlanda del nord, nel Tibet, nello Yucatán e in altri luoghi del mondo d'oggi.

Un caso importante nella generazione di conflitti separatisti è rappresentato dal burocratismo e dagli arbìtri amministrativi del potere centrale rispetto ai luoghi in questione.

Si presenta un fenomeno di natura diversa quando un determinato punto, o regione, o provincia di un paese prende le distanze dal resto a causa del proprio sviluppo più accelerato. Il separatismo, in questo caso, poiché non si trova di fronte né l'ingiustizia né le pastoie burocratiche, riflette l'ambizione di alcuni strati della popolazione che intendono costituire un proprio potere isolandosi dall'insieme. Non si deve trascurare neppure l'azione delle consorterie oligarchiche che cercano di liberarsi da un insieme, o di annettere altri paesi a loro esclusivo vantaggio.


Il problema è delicato e richiede un vasto dibattito, che lasci la decisione finale nelle mani del popolo. Questa deve essere raggiunta tramite referendum e non per pura decisione della dirigenza del momento che propugna la posizione separatista. In ogni caso, si deve prevedere anche un insieme di accordi con la minoranza referendaria che viene coinvolta nella separazione.


Il Nuovo Umanesimo condanna l'etnocidio, il genocidio e la repressione, si dichiara a favore del riconoscimento dell'autonomia culturale delle minoranze e ritiene che la spirale della violenza possa essere infranta mediante l'innalzamento del livello di vita, l'eliminazione delle zone di miseria, la modernizzazione di regioni e paesi arretrati, il rispetto dei diritti umani, la sburocratizzazione e la democratizzazione. In ogni modo, questo fenomeno tende a svilupparsi nel processo di destrutturazione degli Stati nazionali del mondo attuale e può prendere altra direzione soltanto se si mette in moto un sistema federativo reale in cui le regioni interessate dispongano di autonomia e sovranità.

La concezione del federalismo reale in sostituzione degli Stati nazionali si scontra ancora con la sensibilità di vasti strati della popolazione. Tuttavia, le nuove generazioni hanno sotto gli occhi i risultati dei conflitti creati dalla centralizzazione dello Stato nazionale.

 
Sicurezza

(der. di sicuro, dal lat. securus, ovv. se- = sine, senza e cura, preoccupazione) Sistema di garanzie per difendere i diritti umani, innanzitutto il diritto alla vita; mantenimento della stabilità sociale; prevenzione di catastrofi sociali e di perturbazioni violente; difesa della sovranità nazionale; assolvimento degli obblighi internazionali.
Si distinguono una sicurezza ecologica, economica, sociale, civile, nazionale, internazionale ecc.


La sicurezza è uno dei mezzi principali della realizzazione della politica sovrana che risponde agli interessi di ogni persona e di tutta la società in generale, di tutto un paese nei suoi rapporti con altri paesi e con la comunità internazionale. La sicurezza comprende la pace e lo sviluppo stabile e progressivo della personalità e della società.


I regimi dispotici, totalitari e autoritari confondono l'orientamento della sicurezza, attribuendole il senso contrapposto di conservazione dello status quo mediante qualunque mezzo. Ciò si è espresso nella cosiddetta “dottrina nazionale”, che cercò di giustificare i propri crimini e le proprie violazioni ai diritti umani contrapponendoli artificiosamente alla sovranità nazionale. I sostenitori della “dottrina della sicurezza nazionale” mascherarono sotto questo slogan gli interessi dei gruppi dominanti esaltando pregiudizi, xenofobia e militarismo. Perciò il Nuovo Umanesimo ha respinto e respinge la repressiva concezione della sicurezza nazionale posta al servizio delle dittature.

 
Sicurezza sociale

Insieme di misure legislative e delle relative istituzioni che proteggono il cittadino o lo pongono al riparo dai rischi riguardanti essenzialmente il lavoro e la salute.


Queste misure sono state introdotte in Europa occidentale alla fine del XIX  e agli inizi del XX secolo; in America latina, dopo la prima guerra mondiale; negli Stati Uniti, negli anni Trenta.

 
Siloismo

Sistema di idee esposto da Silo, pseudonimo letterario di M. Rodríguez Cobos.

Il siloismo è un umanesimo filosofico, ma è anche un atteggiamento  partecipe dei valori del èNuovo Umanesimo

 
Sindacalismo

(der. di sindacale, sul modello del fr. syndacalisme) Movimento di associazioni formate per la difesa degli interessi professionali ed economici comuni a tutti gli associati. Sistema di organizzazione dei salariati che ha per base il sindacato.    
Nacque in Inghilterra nel 1824. Il diritto degli operai a formare associazioni proprie fu riconosciuto nel 1868. Si estese poi a vari paesi d'Europa e d'America e nel XX secolo ha raggiunto tutto il mondo.


A volte il movimento sindacale svolge un ruolo politico importante, partecipando alla lotta per il potere (ad esempio, il movimento “Solidarnosc” in Polonia negli anni Ottanta).
I sindacati e l'ideologia sindacalista riflettono l'acutezza del confronto sociale, ma nelle condizioni economiche favorevoli servono da base per la collaborazione tra il lavoro e il capitale. Lo dimostra l'esempio della AFL-CIO negli Stati Uniti.
Nei regimi autoritari l'ideologia sindacalista viene usata per la manipolazione delle masse da parte dei burocrati sindacali e dei partiti unici, a vantaggio dell'élite governante. Ciò si vede nell'esempio dei sindacati ufficiali in URSS e nei loro eredi nella Russia di oggi, nei rapporti tra i sindacati ufficiali e i presidenti del Messico e dell'Argentina, nei sindacati verticisti sotto il regime di Franco in Spagna.
Alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo erano presenti con forza l'anarcosindacalismo e il sindacalismo rivoluzionario, ma attualmente la destrutturazione sindacale cede il passo ai raggruppamenti autonomi frammentati che si coordinano occasionalmente su proteste marginali.

 
Sistema elettorale

(dal tardo lat. systema, gr. systema der. di synístemi, congiungere, dove syn- significa con) Uno dei componenti del meccanismo ufficiale e del legittimo meccanismo della realizzazione della democrazia, della partecipazione dei cittadini alla gestione mediante l'istituzione dell'elezione e del suffragio. Riguarda la gestione dello Stato, dei comuni, delle società e delle organizzazioni pubbliche e la scelta dei funzionari, come pure il controllo delle loro attività.


Le elezioni possono essere dirette e indirette, la votazione può essere segreta o palese. Esistono diversi metodi di scrutinio dei voti e di distribuzione dei seggi in parlamento (sistemi maggioritari o proporzionali).
I regimi autoritari sostituiscono le elezioni effettive con l'acclamazione, con il plebiscito fraudolento e con altri sotterfugi, per legittimare il loro potere. Così hanno proceduto Mussolini, Stalin, Hitler, Nasser, Pinochet, Suharto, Mao Zedong, Saddam Hussein e altri dittatori.


Per il resto, la tecnologia elettronica applicata al sistema elettorale consente non soltanto di accelerare lo scrutinio dei voti ma anche di mettere il cittadino in contatto immediato con le iniziative legislative o i decreti del potere esecutivo, facendo pressione con la propria opinione diretta (per via informatica) in maniera quasi plebiscitaria. Questa possibilità di rapporto immediato tra iniziative e accordi, o disaccordi, crea condizioni di interazione totalmente nuove. Naturalmente, questa tecnica non deve essere confusa con l'inchiesta soggetta alla manipolazione dello Stato o dell'azienda incaricata di raccogliere, elaborare e comunicare i risultati ottenuti.
Il Nuovo Umanesimo propone vari elementi complementari al sistema elettorale.

Questi consistono in un insieme di leggi di responsabilità politica che contribuisca al controllo popolare della gestione dei governanti. Il giudizio politico, la messa fuori legge, la destituzione e altre misure, come pure i meccanismi di installazione, devono essere chiari per poter essere applicati immediatamente. Questo sistema è importante non soltanto per il controllo delle irregolarità ma anche per ridurre il margine di tradimento nei confronti dell'elettore, che si esprime di frequente con il non mantenimento delle promesse elettorali. Con il pretesto di attendere la realizzazione di future elezioni per stabilire se il cittadino è o non è d'accordo con quanto si realizza, si rinvia la decisione del popolo su questioni che possono essere di particolare urgenza.

Nel momento presente, con l’accelerazione della velocità dei fatti sociali, questa lentezza è totalmente sproporzionata ed esige una profonda revisione. Finora, il tradimento dell’elettore è stato il metodo favorito usato dalle dirigenze che attendono la conclusione del mandato per verificare, soltanto in quel momento, se l'applicazione delle loro misure è accettata o respinta dal popolo.

 
Socialdemocrazia

Movimento internazionale ideologico e politico, composto da partiti politici, raggruppamenti giovanili, femminili, sindacati e cooperative. Questo movimento è sorto a metà del XIX secolo in Germania, come movimento politico dei lavoratori salariati contro il capitale, e ha conosciuto l'influenza delle idee di Marx, Lassalle, Proudhon, Bernstein, Kautsky e altri. Negli anni Settanta del secolo scorso si sono distaccati da questo movimento gli anarchici e, durante la prima guerra mondiale, i comunisti, che diedero vita alle rispettive internazionali. Alla fine del XIX e nella prima metà del XX secolo, quel raggruppamento di partiti operai era conosciuto come “Seconda Internazionale”.


Dopo la seconda guerra mondiale, negli anni Cinquanta, i partiti socialdemocratici si riunirono nell'Internazionale Socialista, attiva ancora oggi, con sede a Londra.
I partiti socialdemocratici hanno assimilato i principi del socialismo etico. Non riconoscono la lotta di classe come forza motrice del processo storico, anche se difendono gli interessi e i diritti dei salariati; sono sostenitori di una forte politica sociale; si pronunciano a favore della regolazione dei rapporti tra capitale e lavoro non soltanto mediante incontri tra sindacati e padronato, ma anche con l'intervento dello Stato. Si pronunciano anche a favore della legislazione antimonopolista, dei diritti delle minoranze, delle facilitazioni economiche e sociali a favore dei più bisognosi, di una qualche redistribuzione della ricchezza sociale a spese dei più ricchi ecc. La socialdemocrazia è a favore della pace, della cooperazione internazionale e dell'indipendenza delle colonie. Infine, difende l'idea del socialismo umano come modello della società del futuro.

 
Socialismo

Sistema sociale in cui non esistono divisioni economiche ma che configura un'approssimazione alla società senza classi, in cui i mezzi di produzione siano posti sotto il controllo della società.

Esistono diverse scuole socialiste. Verso il 1848 con L. Blanc il socialismo sorse come forza politica in Europa, ma l'intervento di Marx (èmarxismo-leninismo) portò il socialismo su una via differente basata sulla lotta di classe e la rivoluzione. In Europa sono comparsi vari partiti socialdemocratici, come quello laburista in Inghilterra, che ritengono possibile ottenere il socialismo senza rivoluzione.

 
Societą

(dal lat. societas, -atis, da socius) Raggruppamento naturale o concordato di persone che costituiscono una unità diversa da ciascuno degli individui. È una forma o sistema di coesistenza in comune degli esseri umani e una determinata fase della loro autorganizzazione.


In diversi periodi della storia universale e in diverse regioni esistevano modelli specifici di società, riguardanti la struttura, le relazioni familiari, la comunità, le istituzioni politiche, la cultura, l'ideologia ecc. Una società può essere composta da centinaia e migliaia di comunità, organizzate secondo un determinato criterio: religioso, sessuale, lavorativo, familiare, di residenza o di interessi comuni.


La società ha vita dinamica, allo stesso modo della persona che è portatrice e creatrice del tutto sociale.

 
Societą postindustriale

Si definisce così la società avanzata, dal punto di vista tecnologico, che ha superato o sta superando la fase tradizionale dello sviluppo estensivo e intensivo dell'industria, delle comunicazioni e delle grandi città. Questa società dispiega la propria attività tecnico-economica, sociale e politica sulla vasta ed efficiente base dell'informatizzazione, innanzitutto dei sistemi di comunicazioni elettroniche mediante i computer, che vengono usati nelle operazioni finanziarie e nello sviluppo della produzione. Le forme precedenti di vita sociale e di economia non vengono eliminate, ma si modernizzano sostanzialmente con l'uso di nuove conoscenze scientifico-tecnologiche.


Il progredire dell'informatizzazione segna un cambiamento importante nel ruolo e nella forza dell'intelletto umano. A partire dagli anni Cinquanta si produce un cambiamento generale nello sviluppo della civiltà, nella mentalità e nel sistema di valori, nella tecnologia e nel lavoro, nelle relazioni sociali e nella gestione, nella cooperazione internazionale, nelle capacità creative dello stesso essere umano. Questa tendenza ha carattere universale, ma procede con diversa velocità e intensità nelle diverse regioni e nei diversi paesi, e ciò aumenta le sproporzioni tra di essi. L'informatizzazione non contraddice l'umanizzazione della vita, ma contribuisce a questo processo quando la società e le personalità concrete si pongono questo obiettivo e agiscono coscientemente in questa direzione.

 
Sofferenza

Nel Nuovo Umanesimo, i problemi del dolore e della sofferenza sono di enorme importanza. Si distingue tra dolore (come risposta psicofisica a sollecitazioni corporali, che provengano dall'esterno o dall'intracorpo) e sofferenza relativa a una posizione mentale di fronte a problemi presunti o reali. Stabilita questa differenza, si dice che il motore dell'azione umana è il superamento del dolore fisico e la conseguente ricerca del piacere corporale. L'attività del processo di civilizzazione è orientata in questa direzione. Quindi, lo sviluppo della scienza e dell'organizzazione sociale va di pari passo con le soluzioni che si danno a questo problema.

La stessa organizzazione sociale parte dalla finitezza temporale e spaziale dell'essere umano come individuo e questa finitezza che mostra il dolore e la mancanza di difese viene affrontata con il lavoro sociale. La fame, la mancanza di riparo e di protezione di fronte alle inclemenze naturali, alla malattia e a ogni tipo di difficoltà corporale vengono combattute grazie al progredire della società e, a poco a poco, grazie al progredire della scienza. Tuttavia, la sofferenza è mentale e non corrisponde al non soddisfacimento delle necessità immediate e non appare come risposta corporale a stimoli fisici dolorosi.

La paura della malattia, della solitudine, della miseria e della morte non possono essere risolte in termini fisici, ma mediante una posizione esistenziale di fronte alla vita in generale. Comunque, si soffre per vie diverse, come la percezione, il ricordo e l'immaginazione. Ma non attraverso la percezione di stimoli fisici dolorosi, bensì attraverso la percezione di stimoli di situazioni che non si riescono a conseguire o che generano disperazione al non raggiungerle ecc. Anche le vie del ricordo e dell'immaginazione hanno le loro particolari caratteristiche.

Ma in definitiva la coscienza è strutturale e totalizzante, cosicché la distinzione tra vie serve soltanto agli effetti dell'analisi e quando si soffre ciò accade globalmente; si tratta della coscienza sofferente, sebbene si possano distinguere alcuni aspetti salienti in ogni caso. Il superamento del dolore e della sofferenza è elemento prioritario nell'attività degli umanisti e da questa concezione muove la loro visione della necessità del lavoro sociale d’insieme a favore della scienza, della giustizia sociale e contro ogni violenza e discriminazione.

D'altra parte, anche l'umanesimo ha molto da dare riguardo al problema del senso della vita, a come ci si pone di fronte a essa e allo sviluppo dell'essere umano per superare la sofferenza mentale.

 
Solidarietą

(der. di solidario, che è lo stesso che solidale, dalla loc. del lat. giuridico in solidum, in solido, obbligato) Comprensione della comunanza di sentimenti, interessi e ideali od obiettivi comuni e delle azioni corrispondenti a questi. Nella società divisa in gruppi antagonistici, questo sentimento ha caratteristiche di gruppo o corporative, unisce le persone di una determinata etnia, razza, professione, classe o strato sociale, nazione, partito. Allo stesso tempo, e si tratta di un difetto, contrappone gli uni agli altri dividendo la società e provocando ostilità e perfino risentimenti.

Si presenta come una forza motrice e come un principio morale dell'azione d’insieme di determinati movimenti sociali, politici, religiosi ecc., per la soluzione di obiettivi comuni e si materializza nella creazione di organizzazioni ed istituzioni di solidarietà. Attualmente si manifesta sempre più come un imperativo morale per l'aiuto ed il sostegno collettivo alle vittime di cataclismi naturali e sociali, alle vittime di ogni genere di ingiustizie e di violenze. L'interpretazione della solidarietà nella coscienza umanista contemporanea non separa gli uni dagli altri, ma tende ad unire tutti gli esseri umani e a motivare in loro azioni di solidarietà.

 
Spazio

(dal latino spatium, intervallo) Contenitore di tutti gli oggetti sensibili che coesistono; parte di questo contenitore occupato da ogni oggetto; capacità di un terreno, di un sito o di un luogo.
È uno dei concetti più generali che caratterizzano l'universo. Il suo contenuto varia nelle diverse culture e si arricchisce con il progresso tecnico-scientifico. Diverse scuole filosofiche ne danno interpretazioni diverse e perfino contrapposte.


In campo socio-culturale e politico, l'assolutizzazione dello spazio ha contribuito alla sua sopravalutazione nella strategia militare e nella geografia politica moderna, soprattutto dopo la fondazione della cosiddetta scienza nota come “geopolitica”. Il suo uso da parte degli ideologi del fascismo, del razzismo e dell'etnocentrismo ha contribuito alla giustificazione di atti di aggressione e colonizzazione di paesi deboli, alla pratica del genocidio e all'utilizzo dello sradicamento, del trasferimento e della rotazione in massa delle popolazioni sottomesse. Questa assolutizzazione dello spazio si ritrova alla base della dottrina aggressiva della sicurezza nazionale e dell'espansionismo degli imperi moderni, abbellita dalla falsa concezione dello “spazio vitale”.

In realtà, il progresso scientifico-tecnico e l'adozione di un sistema di misure demografiche consentono, come dimostra l'esempio del Giappone nel dopoguerra, di garantire lo sviluppo di un paese senza ampliarne il territorio. Queste possibilità aumentano con il crescere dell'integrazione regionale e internazionale.

 
Stato

(lat. status, der. di stare, stare ritto in piedi) Strumento di base del potere politico. Le sue caratteristiche principali sono:

1. Monopolio della violenza, che viene delegata a diverse organizzazioni armate;

2. Esazione impositiva;

3. Burocrazia, cioè insieme dei funzionari degli organi dello Stato;

4. Territorialità, in cui lo Stato esercita il proprio potere;

5. Capacità d'intervento in nome della totalità dei cittadini che vengono considerati sudditi.

Spesso si confonde lo Stato con il popolo o con la società civile. In generale, tutti gli statalismi tendono a non introdurre questa distinzione.
Lo Stato può essere visto come l'istituzione fondamentale del sistema politico e dell'organizzazione politica, che realizza la struttura della società. È una formazione sociale complessa. Elementi strutturali fondamentali dello Stato sono: istituzioni legislative, organi esecutivi, sistema giudiziario, istanze di controllo, forze armate. Ogni Stato moderno ha la propria costituzione e i propri simboli di identità. È strumento della gestione sociale. D'altro canto, è una associazione che si pone su un territorio determinato e riunisce tutti i membri di una certa società. Il tratto caratteristico dello Stato è la sua sovranità, vale a dire il monopolio nel rappresentare tutta la società. Lo Stato nazionale tende a estinguersi nel processo di integrazione regionale e internazionale, e a cedere le proprie funzioni a organismi sovranazionali.


Con lo sviluppo della società e con il perfezionarsi della sua struttura, la sfera dello Stato cede spazio alla società civile, che assume poco a poco varie delle sue funzioni.
I tipi di Stato e le loro relazioni con la società civile e con gli altri Stati dipendono dal tipo di civiltà a cui appartengono. Gli Stati si differenziano per le forme di governo (monarchia, repubblica, tirannia ecc.), per la strutturazione delle istituzioni del potere politico (Stato unitario, federale, confederato) e per il regime politico (presidenziale, parlamentare, autoritario, totalitario ecc.). Lo Stato ha funzioni esterne e interne. La società civile assume diverse funzioni interne dello Stato e quindi inizia ad assolvere funzioni esterne condividendole con esso.


Lo Stato, come ogni istituzione, non è una struttura naturale ma storica, che muta a seconda del momento e della fase dello sviluppo della società. Nel momento attuale, lo Stato nazionale sta perdendo la propria sovranità a vantaggio di uno stato parallelo sovranazionale dipendente dal potere finanziario internazionale.
Gli umanisti condannano la violenza operata dallo Stato e adottano una posizione storicamente precisa riguardo alla politica dello Stato concreto. L'atteggiamento politico degli umanisti nei confronti dello Stato dipende dall'essenza sociale della politica e dai metodi della sua realizzazione.

 
Stile di vita

(dal lat. stilus, lo stilo per scrivere) Insieme storico dei tratti di comunicazione e del sistema di immagini e metodi della creazione artistica propri di una personalità o di un gruppo di persone, che rappresenta gusti, abitudini, modi di comportamento e che riflette gli elementi specifici del suo mondo interno attraverso le forme esterne dell'esistenza umana. Dipende, in larga misura, dai valori culturali, dalle caratteristiche socio-psicologiche e dalle tradizioni storiche della famiglia, del gruppo sociale, della etnia e della religione in cui una persona si è formata.

È legato al modo di vita in cui si manifestano norme e stereotipi di comportamento e di coscienza dei grandi gruppi umani e perfino di intere generazioni e civiltà. Lo stile di vita include anche gli aspetti etici ed estetici connessi. Le forme più umane dell'autorealizzazione e dell'autoistruzione si incarnano nello stile di vita, rivelando il grado di libertà e di integrità di una persona.


Lo stile di vita umanista si caratterizza per il rispetto della diversità, dei diritti, delle opinioni e degli interessi degli altri, per il rifiuto della violenza e dello sfruttamento, per la volontà di intrattenere rapporti armoniosi con la natura e con la società, per il desiderio di approfondire le conoscenze e di allargare e perfezionare le capacità di ognuno.

 
Storiologia

Scienza dell'interpretazione storica. La storiologia stabilisce le condizioni preliminari in cui si dà ogni interpretazione del fatto temporale. Si tratta, quindi, di una costruzione preliminare necessaria per arrivare ai “fatti in sé”. Uno dei punti più importanti è quello della comprensione dell'“interferenza” che l'osservatore compie sull'oggetto studiato. Nella storiologia si esamina la nozione di temporalità e il èpaesaggio di formazione su cui si basa lo storico per costituire la prospettiva da cui osserva o descrive.

Uno dei problemi della storiologia si manifesta quando si comprende che la descrizione del paesaggio degli storici è fatta anch’essa da una determinata prospettiva. Questo metapaesaggio consente, tuttavia, di stabilire comparazioni tra elementi resi omogenei, in quanto li si fa rientrare in una stessa categoria che non si dà per scontata, ma che è stata determinata in precedenza.

 
Stratificazione sociale

1. Conformazione e relazione delle generazioni che compongono una società. Uno degli strumenti di studio usati è la piramide demografica.

2. Conformazione e relazione delle collettività culturali che compongono una società.

3. Conformazione della società secondo una divisione per strati determinata dalla prestazione lavorativa, dal reddito e dal rapporto di dipendenza.

Questo modo di determinare la stratificazione sociale presenta numerose varianti. Storicamente, possiamo dire che nelle epoche di predominio delle attività estrattive di base (agricoltura, miniere e pesca) la relativa stratificazione sociale mostrava un'ampia base di lavoratori impegnati in questi ruoli. Dopo la rivoluzione industriale, la conformazione della base e degli strati emergenti di quel processo ha cominciato a trasformarsi. Lo sviluppo delle industrie secondarie e terziarie e la crescita delle aree di servizi hanno modificato conseguentemente la stratificazione sociale e il modo di vita delle popolazioni.

L'esodo dalle campagne, la crescita urbana e l'aumento squilibrato della popolazione regionale e mondiale sono fattori che oggi incidono sulla tendenza alla formazione di nuove e veloci forme di stratificazione sociale. Si verifica anche lo spostamento di importanti settori lavorativi per azione della tecnologia produttiva e della migrazione di massa da aree meno favorite verso altre in cui aumentano, a loro volta, la recessione e la disoccupazione.

I cambiamenti attuali nella stratificazione sociale conducono all'isolamento di strati che precedentemente si relazionavano in modo solidale mentre cresce la èdiscriminazione come fenomeno psicosociale.

 
Struttura

Questo termine può essere definito in modo molto ampio e anche in modo ristretto. Una serie di numeri scelti a caso è, comunque, una “serie”, cioè una struttura intesa in senso lato. Non sarebbe struttura soltanto ciò che è definitivamente amorfo, vale a dire: “quel che non ha una struttura”.

Ma questa è una formulazione vuota. Nel senso spiegato da Husserl, gli elementi di un tutto non vengono compresi come parti dello stesso ma come membri e quindi l'insieme o gruppo è un tutto e non una “somma”. I membri di un dato complesso sono correlati in modo da essere non-indipendenti gli uni rispetto agli altri e si compenetrano reciprocamente. Ciò segna una differenza importante rispetto alla concezione atomista e al suo metodo d'analisi per quanto attiene allo studio di una struttura. Quando Husserl afferma che, nella struttura della percezione o della rappresentazione, il “colore” è non-indipendente dall'“estensione” indica che una separazione atomista tra i due termini rompe esattamente la reale essenza della percezione o della rappresentazione.

Quindi, la coscienza in generale deve essere vista come una struttura che si modifica nella sua posizione-nel-mondo e in cui ognuno dei suoi membri è in rapporto con altri in modo inseparabile in quel mutamento di posizione. Questa descrizione è valida per la comprensione di diverse strutture come la storicità o la società umana.

Quanto al rapporto tra una struttura e il suo ambiente (che, a sua volta, deve essere considerato come struttura, per esempio l'ambiente biologico), esso viene di solito indicato come “sistema” (per esempio, sistema ecologico). Generalmente, in un sistema le strutture entrano in relazione come membri del sistema stesso.

Quando si parla dell'essere-umano-nel-mondo, ci si riferisce a una sistema di strutture non indipendenti e, in questo caso, non si può considerare l'èessere umano in sé, ma piuttosto in “apertura” verso il mondo e, a sua volta, il “mondo” può essere colto con un significato solo in rapporto all'essere umano.

 
Strutturalismo

Tendenza filosofica sorta negli anni Sessanta, soprattutto in Francia. Si tratta di uno “stile di pensiero” che riunisce autori molto diversi e che si esprimono nei campi più diversi delle scienze umane, come l'antropologia (C. Lévi-Strauss), la critica letteraria (R. Barthes), la psicanalisi freudiana (J. Lacan), la ricerca storiografica (M. Foucault), o in correnti filosofiche specifiche come il marxismo (L. Althusser).


Questi studiosi respingono le idee di soggettivismo, storicismo e umanesimo, che sono il nucleo centrale delle interpretazioni della fenomenologia e dell'esistenzialismo. Usando un metodo nettamente contrastante con quello dei fenomenologi, gli “strutturalisti” tendono a studiare l'essere umano dall'esterno, come un qualsiasi fenomeno naturale, “come si studiano le formiche” dirà Lévi-Strauss, e non dall'interno, come si studiano i contenuti della coscienza.

Con questo approccio, che imita le tecniche delle scienze fisiche, cercano di elaborare strategie di ricerca capaci di illustrare i rapporti sistematici e costanti che esistono nel comportamento umano, individuale e collettivo, e a cui danno il nome di “strutture”.

Non sono rapporti evidenti ma si tratta di rapporti profondi che, in gran parte, non vengono percepiti coscientemente e che limitano e costringono l'azione umana. La ricerca strutturalista tende a porre in rilievo ciò che è “inconscio” e i condizionamenti anziché la coscienza o la libertà umana.
Il concetto di èstruttura e il metodo a esso relativo non giungono allo strutturalismo direttamente dalle scienze logico-matematiche né dalla psicologia (scuola della Gestalt), in cui erano da tempo operanti. Lo strutturalismo ricava i propri strumenti di analisi dalla linguistica. Di fatto, un punto di riferimento comune ai diversi sviluppi dello strutturalismo è sempre stato il Corso di linguistica generale di F. de Saussure (1915) che, oltre a costituire un contributo decisivo alla fondazione della linguistica moderna, introduce l'uso del “metodo strutturale” nel campo dei fenomeni linguistici.
La visione dello strutturalismo avrebbe sperimentato grandi progressi approfondendo lo studio dei campi di “presenza” e di “compresenza” in cui Husserl trova quella caratteristica della coscienza che la fa dedurre più di quanto percepisca o intenda.

È in questa compresenza che il razio-vitalismo affonda per comprendere la struttura d'ideazione che chiama ècredenza, su cui si basano le idee e la ragione. In nessun modo il sistema di credenze è posto in rapporto con un presunto “inconscio”. Ha le sue leggi, la sua dinamica e si sposta storicamente trasformato dalle ègenerazioni nel corso del mutamento di èpaesaggio. Le credenze appaiono allora come il “terreno” su cui si fondano e di cui si alimentano quelle altre strutture d'ideazione chiamate “idee”.

 
Superamento del vecchio da parte del nuo

Tendenza generale dello sviluppo delle strutture vitali, della società e della coscienza. Se si considera la vita non come un caso isolato e singolare, ma come un passaggio di estrema complessità della natura, allora si può considerare che lo stesso universo si sviluppa in una direzione irreversibile (seguendo la freccia del tempo) in cui le strutture semplici tendono a superare la loro condizione iniziale, interagendo, raggruppandosi e, in definitiva, conseguendo una complessità crescente rispetto al momento precedente.

Se, invece, si considera la vita come un caso isolato e anche l'universo come un altro fenomeno singolare, non si può parlare della tendenza al superamento del vecchio da parte del nuovo,  ma allo stesso tempo non si può fare scienza generale (non esiste scienza del singolare e dell'irripetibile). Sia le cosmologie sia la biologia  di epoche precedenti hanno scelto la tendenza a immaginare un universo che tende a perdere energia e ordine. In questo modo, le organizzazioni a complessità crescente sono apparse come casi singolari, come fenomeni casuali. 

   
Per il Nuovo Umanesimo, il superamento del vecchio da parte del nuovo è una tendenza generale dello sviluppo universale. Nel caso della società, questa tendenza si esprime nella dialettica generazionale in cui finiscono per prevalere le generazioni più giovani (ègenerazioni); nella coscienza, si esprime nella dialettica temporale in cui prevale il tempo futuro; nella storia, si esprime come il superamento dei momenti attuali da parte di altri più complessi che avanzano verso un futuro irreversibile.

È nella èdestrutturazione di ogni sistema che si verifica il superamento del vecchio da parte del nuovo. Tuttavia, gli elementi più progrediti della fase precedente entrano a far parte del nuovo passaggio evolutivo mentre si perdono gli elementi che non si adattano al mutamento di situazione.

 


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