Dizionario del nuovo umanesimo |
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| | R | | Ci sono 14 termini nel glossario. | | Pagine: 1 |
| Radicalismo | (dal. lat. radix, -icis, radice) Corrente che si propone di riformare profondamente l'ordine politico, scientifico, morale e religioso e si oppone alla posizione possibilista. Nella vita politica dei paesi europei e americani del XIX e del XX secolo appaiono i partiti radicali storici, che si schieravano sul versante di sinistra del movimento democratico e consideravano i liberali come versante di destra. I radicali difendevano i principi repubblicani del suffragio universale, dell'istruzione laica, del progredire della legislazione sociale e di altri diritti umani. I radicali presero parte a varie rivoluzioni politiche, formando alleanze politiche con i socialisti e partecipando attivamente alla lotta contro il fascismo e il totalitarismo in generale, battendosi per la modernizzazione della società. Nella politologia contemporanea, il termine radicalismo si usa per sottolineare la propensione di una forza politica alle azioni energiche al di fuori della legalità. Così si differenziano il radicalismo di destra (fascismo, fondamentalismo) e il radicalismo di sinistra (anarchia, comunismo).
| | | | | Reciprocità | Ha luogo tra due o più persone o gruppi, in modo che l'azione compiuta da questi equivale a quella ricevuta. Il Nuovo Umanesimo esplicita il principio di reciprocità nel rapporto con organizzazioni, partiti e gruppi con i quali stabilisce obiettivi per la realizzazione di attività definite. | | | | | Regime | Modo di governarsi o di reggersi in una cosa; costituzioni e pratiche di un governo. Si tratta di un determinato tipo di potere e di gestione sociale indipendemente dalla fase dello sviluppo socioeconomico e dalla natura sociale dello Stato. È una forma storica del potere, del suo meccanismo inteso come processo di gestione. Si distinguono regimi democratici (presidenziali e parlamentari), autoritari e totalitari. La stessa forma dello Stato (monarchia e repubblica) può avere in diversi periodi della propria esistenza diversi regimi politici, da quello parlamentare fino a quello dittatoriale. Quindi, il concetto di regime possiede molte dinamiche. La natura sociale dello Stato può rimanere immutata e può tuttavia variare il regime politico.
| | | | | Regola aurea | Principio morale, assai diffuso tra diversi popoli, che rivela un èatteggiamento umanista. Eccone alcuni esempi. Rabbino Hillel: “Quello che non vorresti per te non farlo al tuo prossimo”. Platone: “Mi sia concesso fare agli altri ciò che vorrei facessero a me”. Confucio: “Non fare all'altro ciò che non ti piacerebbe fosse fatto a te”. Massima giainista: “L'uomo deve sforzarsi di trattare tutte le creature come a lui piacerebbe essere trattato”. Nel cristianesimo: “Tutte le cose che vorreste gli uomini facessero con voi, voi fatele con loro”. Tra i sikh: “Tratta gli altri come vorresti che ti trattassero”. L'esistenza della regola aurea fu riscontrata da Erodoto in diversi popoli dell'antichità. Per il Nuovo Umanesimo, la regola aurea costituisce la base etica di ogni azione personale e sociale.
| | | | | Religione | (dal lat. religio, -onis, il senso della sacralità delle cose, da alcuni connesso con relegere, raccogliere di nuovo, fare ordine, da altri con relegare, legare più di una volta) In termini molto ampi si può dire che la religione si basa sul credere in esseri spirituali. Tuttavia, ciò non può essere applicato pienamente ai buddisti originari né ai confuciani, per i quali la religione è un codice di comportamento e uno stile di vita. Le religioni mostrano ciò che esiste nei loro rispettivi èpaesaggi di formazione, in quel che riguarda la descrizione dei loro dèi, cieli, inferni ecc. Entrano in scena in un determinato momento storico e si suol dire che allora Dio si “rivela” all'uomo, ma in quel momento storico è accaduto qualcosa che consente l’accettazione di tale rivelazione. Di fronte a ciò, si apre una vasta discussione riguardo alle condizioni sociali di quel momento. Questo modo di considerare il fenomeno religioso ha la sua importanza, ma non spiega come sia il registro interno che in quel momento hanno i membri di una società che si sta incamminando verso un nuovo momento religioso. Se la religione si basa su un fenomeno psicosociale, sarà opportuno studiarla anche da tale prospettiva (èreligiosità). Si può parlare della “eternità” delle religioni quando si studia il sistema di immagini proiettato in icone, dipinti, statue, costruzioni, reliquie (proprio della percezione visiva), in cantici e orazioni (proprio della percezione uditiva) o nei gesti, nelle posizioni e negli orientamenti del corpo (proprio della percezione chinestesica e cenestesica) (èpercezione). Dalla “esteriorità” di una religione si possono studiare la sua teologia, i suoi libri sacri e i suoi sacramenti, come pure la sua liturgia, la sua organizzazione, le sue date di culto e la situazione dei credenti riguardo il loro stato fisico o la loro età per compiere determinate operazioni. Infine, sempre in merito alla “esteriorità” religiosa, è interessante sottolineare con quale frequenza si sia incorsi in errori di descrizione e di previsione. Quasi nulla di ciò che è stato detto sulle religioni può oggi essere ritenuto valido. Se alcuni pensavano alle religioni come addormentatrici dell'attività politica e sociale, oggi devono confrontarsi con esse proprio per il loro forte impulso in quei campi; se altri le immaginavano dedite a imporre il loro messaggio, oggi devono ammettere che il messaggio è mutato; coloro che credevano che sarebbero rimaste per sempre, oggi dubitano della loro “eternità” e quelli che ne presupponevano la scomparsa entro breve tempo assistono con sorpresa al manifestarsi, in modo aperto o larvato, di forme mistiche. Nulla di quanto è stato detto sulle religioni può oggi essere ritenuto valido perché quelli che si sono dedicati all'apologia o alla detrazione vi si sono collocati esteriormente senza cogliere il registro interno, il sistema di ideazione delle società. E, logicamente, senza comprendere l'essenza del fenomeno religioso, tutto in esso vi può apparire meraviglioso o assurdo, ma quasi sempre inatteso. Si è soliti considerare religioni universali quelle che partendo da un territorio più o meno delimitato, o da una etnia particolare, si estendono in seguito ad altri territori ed etnie. Tuttavia, l'elemento caratteristico di queste religioni è l'impulso alla conversione di nuovi membri senza limiti territoriali, linguistici o, in generale, culturali. Esempi di queste religioni universali sono il Buddismo, il Cristianesimo e l'Islam. Senza dubbio si deve osservare che tutte queste sono apparse inizialmente come eresie in un ambiente culturale in cui predominava una religione locale. Con il tempo, appaiono anche diversi movimenti eretici all'interno di queste religioni universali, dando luogo a diverse sette (hinayana, mahayana, lamaismo ecc. nel Buddismo; cattolicesimo, protestantesimo, ortodossia ecc. nel Cristianesimo; sunnismo, sciitismo ecc. nell'Islam). Al di là della grande divisione tra religioni universali e locali o nazionali, si è soliti ammettere l'esistenza di un sistema di credenze e di pratiche più o meno disperse universalmente, che vengono considerate all'interno dell'animismo e dello sciamanismo. Il fatto che queste religioni non dispongano di una letteratura sistematizzata non invalida il fatto in sé né il carattere della loro categoria di religione. Per il Nuovo Umanesimo, l'appartenenza o meno a una determinata religione, come pure l'adesione all'ateismo si riduce a un problema di coscienza personale. In ogni caso, il Nuovo Umanesimo non può partire, nella elaborazione della propria teoria o pratica, dalla credenza o meno in questioni religiose. Il punto di partenza di tutta la concezione del Nuovo Umanesimo muove dalla comprensione della struttura della vita umana. Questo punto marca una differenza importante con gli umanesimi precedenti. | | | | | Religiosità | Sistema di registri interni attraverso cui un credente orienta i propri contenuti mentali in una direzione trascendente. La religiosità è molto legata alla fede, e questa può essere orientata in modo ingenuo, fanatico o distruttivo, o in modo utile (dal punto di visto dei riferimenti) in rapporto a un mondo i cui stimoli mutevoli o dolorosi tendono alla èdestrutturazione della coscienza.
La religiosità non comporta necessariamente la credenza nella divinità, come avviene nel caso della mistica buddista originaria. In questa prospettiva è possibile comprendere l'esistenza di una “religiosità senza religione”. Si tratta, in ogni caso, di una esperienza di “senso” degli accadimenti della vita umana. Simile esperienza non può neppure essere ridotta a una filosofia, a una psicologia o, in generale, a un sistema di idee. | | | | | Repressione | (dal lat. tardo repressio, -onis, dal p. pass. di reprimere, re e premo, spingere indietro) Sistema di sanzioni e di discriminazione nei confronti di avversari interni e a volte esterni del regime esistente, considerati elementi sovversivi e sleali. La repressione si esercita anche contro determinati gruppi etnici o religiosi, contro gli studenti, contro gli intellettuali, contro alcuni gruppi sociali. La repressione è una sanzione discriminatoria che si distingue dalle sanzioni giudiziarie e dalle misure amministrative, che perseguono i delinquenti comuni secondo il diritto penale e che tendono a difendere la sicurezza dei cittadini. Tuttavia, in molti casi le leggi nazionali e soprattutto le misure amministrative violano i diritti umani e presentano accentuate caratteristiche repressive. La corruzione imperante nel sistema giudiziario, negli organi amministrativi e nei corpi armati, i pregiudizi sociali etnocentristi, razzisti, religiosi ecc. trasformano la lotta contro la delinquenza in campagne repressive dirette contro i poveri, contro i dissidenti, contro le minoranze ecc. Le misure repressive sono molte: dalla manganellata di un poliziotto fino al processo, all'arresto, alla deportazione violenta e all'eliminazione fisica degli avversari.
| | | | | Revanscismo | (adatt. del fr. revanchisme, da revanche, rivincita) Politica orientata al recupero del territorio, dello status o del potere perduti. Il revanscismo usa qualunque mezzo, fino al più radicale e violento, per raggiungere i propri obiettivi.
In politica estera, il revanscismo provoca guerre che conducono a tragedie nazionali dei popoli, come accadde con la Germania dopo la prima guerra mondiale o con la Iugoslavia dopo la decomposizione del regime di Tito. In politica interna, il revanscismo genera controrivoluzioni, colpi di Stato e perfino guerre civili. Il revanscismo è proprio delle forze estremiste, che cercano di recuperare le posizioni perdute per mezzo della violenza. È pericoloso perché può mobilitare vasti strati popolari sotto la bandiera del patriottismo e della difesa degli interessi della nazione. È in grado di costituire una minaccia reale alla democrazia, alla pace e alla sicurezza internazionale.
| | | | | Riformismo | (der. di riforma; cfr. lat. reformare, comp. di re e formare, rendere alla forma primaria) Corrente che si propone di realizzare riforme sociali, politiche e religiose. Questa corrente politica si propone di realizzare la modernizzazione della società non per mezzo di rivoluzioni, ma attraverso riforme e modifiche graduali. Considera le riforme sociali come un metodo di cambiamento meno doloroso. Sostiene il progresso sociale ed esclude la violenza e le guerre civili. Il Nuovo Umanesimo coincide con questa corrente nella valorizzazione delle riforme e nel rifiuto dell'estremismo, ma segnala la ristrettezza storica del riformismo che assolutizza le forme legali e ha la propria ragione d'essere nelle società democratiche, ma si infrange contro il muro del totalitarismo, del dispotismo e del colonialismo. Inoltre, il riformismo sottovaluta il movimento e le iniziative di base e le loro forme di lotta nonviolente, quali la disobbedienza e la resistenza civile.
| | | | | Riformismo sociale | È una tendenza politica all'interno del movimento operaio e dei partiti socialdemocratici. Questa corrente nega l'inevitabilità della lotta di classe e della rivoluzione socialista. I riformisti sostengono l'idea della collaborazione sociale tra il lavoro e il capitale, si pronunciano contro la rivoluzione, a favore delle riforme sociali nell'interesse dei lavoratori, per la creazione della “società del benessere generale” e del “capitalismo popolare”. Questa corrente si è affermata nel movimento operaio dei paesi democratici d'Europa e d'America, ma non ha avuto seguito nei paesi in cui dominano i regimi totalitari e autoritari. Il riformismo sociale è sorto all'interno del movimento operaio europeo nella seconda metà del XIX e all'inizio del XX secolo. Traeva le sue radici dal socialismo etico e dalla revisione della dottrina di Marx. Lottava contro l'assolutizzazione del ruolo della rivoluzione politica e della violenza nella storia e considerava le riforme sociali come uno strumento molto importante della classe operaia nella trasformazione della società. I suoi ideologi più rappresentativi erano Lassalle, Bernstein, Kautsky, Jaurès e Iglesias. La prima guerra mondiale ha infranto vari dei suoi postulati e ha rafforzato le posizioni del rivoluzionarismo sociale, da cui è nato il movimento comunista internazionale. Il riformismo sociale è stata una delle fonti storiche della socialdemocrazia del dopoguerra e dell'Internazionale Socialista dopo la seconda guerra mondiale. Il Nuovo Umanesimo apprezza lo spirito antimilitarista e il ripudio della violenza propri del socialriformismo, il suo contributo alla legislazione del lavoro e alla pratica della sindacalizzazione e della cooperativizzazione ma, allo stesso tempo, critica la ristrettezza classista e il riduzionismo economico dei suoi teorici.
| | | | | Rinascimento | (der. di rinascere, dal lat. renasci, re-, di nuovo e nasci, nascere) Azione di rinascere. La parola rinascimento rimanda al rinnovamento spirituale e morale dell’Europa nel XV e XVI secolo, e che si realizzò grazie alla restaurazione della tradizione culturale umanista del mondo antico, particolarmente della cultura ellenica e romana, e dell'affermazione del ruolo decisivo delle lingue vive nazionali (italiano, francese, inglese, tedesco, castigliano, portoghese, ceco, polacco, ungherese ecc.). L'invenzione della stampa permise di divulgare ampiamente questa eredità culturale e i lavori delle giovani letterature nazionali. Il diffondersi delle incisioni rese accessibile al popolo le opere d'arte. Questo movimento intraprese la lotta contro la scolastica medievale e contribuì all'affermazione della scienza sperimentale, allo sviluppo e all'estensione della morale e dell'istruzione laiche, dell'economia mercantile monetaria, dell'arte e della letteratura umaniste. A quell'epoca l'umanesimo apparve come una compiuta concezione del mondo che affermò il valore supremo dell'essere umano, della sua vita. La preoccupazione per il benessere personale e sociale, per la difesa della libertà e dei diritti umani, segnò chiaramente l'ispirazione dei criteri etici umanisti. Nel Rinascimento ebbero risalto gli sforzi di geniali scienziati, artisti, poeti, filosofi e politici. Il celebre artista, scienziato, ingegnere, architetto e scrittore italiano Leonardo da Vinci è un simbolo del rinascimento. Lo scienziato polacco Nicola Copernico e il matematico e fisico italiano Galileo Galilei crearono, sulla base di esperimenti e osservazioni astronomiche, il sistema eliocentrico, subendo persecuzioni da parte della chiesa. L'astronomo tedesco Keplero formulò le leggi fondamentali dei movimenti planetari. Il filosofo e politico inglese Bacone fu uno dei creatori del metodo sperimentale che contribuì in modo decisivo alla rottura della scolastica. Il filosofo e moralista francese Montaigne denunciò la vanità del dogmatismo. Il celebre giurista e diplomatico olandese Ugo Grozio pubblicò il trattato Diritto di guerra e di pace. Lo storico, scrittore e politico italiano Machiavelli diede fondamento all'idea dello Stato nazionale e contribuì allo studio delle regole dell'attività politica. Nella letteratura e nell'arte, grande attenzione fu rivolta all'essere umano e al suo mondo interno, al ruolo della personalità (èpersonalismo) nella vita sociale. Segnaliamo qui i nomi del poeta italiano Petrarca, del drammaturgo inglese Shakespeare, dello scrittore spagnolo Cervantes, dello scrittore francese Rabelais. L'umanesimo civico rinascimentale si trasformò nel pilastro di tutte le concezioni umaniste occidentali seguenti. Nel generalizzare le tradizioni della filosofia classica greca e la sua etica, e nel collegarle ai risultati delle scienze naturali e all'esperienza pratica della vita, l'umanesimo rinascimentale formulò una serie di criteri fondamentali etici, definì la libertà della persona umana come un valore essenziale, rivelò la bellezza e la grandezza dell'essere umano e, per la prima volta, stabilì la priorità della personalità e dei suoi interessi, mostrando il legame tra le necessità personali e quelle sociali. | | | | | Riso | (dal latino risus, cfr. ridere) Proprietà fisiologica e comportamentale esclusivamente umana. Movimento della bocca e di altre parti del volto che dimostra allegria di una persona o di un gruppo.
Il riso è il titolo di un saggio sul significato del comico che H. Bergson pubblicò nel 1899. Quel testo è particolarmente interessante perché, al di là di una valida interpretazione estetica, si basa su una funzione conoscitiva plasmata sulla vita reale anche se contrapposta alla funzione concettuale. Il riso rappresenta una reazione contro la meccanicità dell'apparenza insita in una situazione, che non è acquisita nel profondo ma semplicemente accettata. Quando si pongono in risalto i dettagli delle sproporzioni di tali apparenze, si produce la rottura del mascheramento dei difetti. Tale rottura ha conseguenze diverse, una delle quali è il riso. Nella satira letteraria ciò è particolarmente evidente. Il riso è uno strumento acuto nella lotta politico-sociale. Il riso consente di mettere alla gogna gli oppressori, di ridicolizzarli e di ottenere la vittoria morale su di essi. Il Nuovo Umanesimo, in molte delle proprie pubblicazioni e attività sociali, pratica l'ironia e la satira per combattere l'oscurantismo e l'oppressione, per difendere la dignità e le libertà umane. | | | | | Rivoluzione | (dal tardo lat. revolutio, -onis, rivolgimento, cfr. re-volvere, rivolgere) È un mutamento improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di un nuovo modello. Si distinguono diversi tipi di rivoluzioni: sociali, politiche, culturali, scientifiche, tecnologiche. Nella vita sociale si possono individuare rivoluzioni sociali, nazionali, anticoloniali ecc. Le rivoluzioni sociali si differenziano dai colpi di Stato e dai pronunciamenti politici perché conducono a trasformazioni profonde di tutta la struttura sociale, economica e politica di un sistema, al sorgere di un nuovo tipo di cultura politico-sociale. La rivoluzione significa mutamento rapido e radicale, conseguito generalmente per mezzo della violenza. Tuttavia, non è questa l'essenza della rivoluzione. Quindi, è possibile concepire una rivoluzione nonviolenta qual è quella proposta dal Nuovo Umanesimo (èproprietà del lavoratore). Spesso, le rivoluzioni sono accompagnate da guerre civili, da massicce distruzioni della ricchezza accumulata, dall'impoverimento e dalla fame per la maggior parte della popolazione, e ciò tende a provocare, a sua volta, l'arretramento e la vittoria della controrivoluzione.
| | | | | Ruolo sociale | (dal fr. rôle, dal lat. rotulus, il rotolo usato come registro) Carattere o carica con cui si interviene nelle questioni della società Il ruolo sociale ha aspetti psicologici e sociologici. Ogni individuo svolge un determinato ruolo, a seconda della sua posizione nella struttura sociale, a seconda del suo status sociale. Il suo comportamento è legato non soltanto alle sue caratteristiche personali, ma anche al suo status sociale, alle sollecitazioni della situazione e delle circostanze. All'interno del proprio gruppo sociale, ognuno svolge un determinato ruolo o determinati ruoli. Questi si modificano con il mutare dello status e delle circostanze. Ogni ruolo ha le proprie funzioni, i propri obblighi e i propri vantaggi ed esige di corrispondere ad altri ruoli, cioè è soggetto a determinate norme, aspettative e ha un proprio valore morale. Queste norme regolano i rapporti interpersonali e contribuiscono alla socializzazione del comportamento personale e alla soluzione dei conflitti all'interno del gruppo sociale e all'interno della società. Quindi, il ruolo sociale può essere considerato come un segmento della cultura. Con il progresso sociale si realizza la diversificazione dei ruoli sociali e ogni cittadino svolge i ruoli più vari e complessi non soltanto durante la propria intera vita, ma anche durante ognuno dei periodi di questa, il che consente di sviluppare in modo articolato la personalità, di superare l'uniformità di un determinato ruolo, di uscire da esso. Dal punto di vista della èpsicologia umanista, il gioco dei ruoli è il sistema di strutture di comportamento di un individuo che forma i diversi strati della sua personalità.
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