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Dizionario del nuovo umanesimo
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M
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Pagine: 1
Termine Definizione
MachiavellismoDottrina politica dello scrittore italiano Niccolò Machiavelli (1469-1527), che consiglia l'uso della malafede quando risulti necessaria a sostenere la politica di uno Stato. È nota la sua affermazione secondo cui “il fine giustifica i mezzi”. Si considera inoltre machiavellismo il modo di procedere nella diplomazia con astuzia, doppiezza e perfidia. Il machiavellismo, nella misura in cui considera soltanto l'utilità dei risultati, è considerato una variante del pragmatismo.
 
Marginalitą(der. di marginale, cfr. margine, lat. margo, -inis, estremità, bordo di qualcosa) Il termine viene usato nella sociologia contemporanea per qualificare un grande gruppo sociale. Questo gruppo è composto da  persone che hanno cessato di appartenere alle caste o agli strati della società tradizionale, ma che non si sono inseriti nelle classi o negli strati della società moderna. Mantengono una posizione intermedia e conservano legami familiari, economici, sociali e culturali con i gruppi tradizionali da cui provengono.
Per “emarginato” si intende colui che è al limite del possesso dei diritti comuni al resto delle persone e che soffre condizioni sociali di inferiorità.
In sociologia, a volte, il concetto di “settori emarginati” si identifica con il parassitismo sociale. Questa interpretazione non è corretta. In generale, gli emarginati si occupano dell'attività produttiva ma in modo occasionale perché non hanno professione, mezzi economici propri, una casa decente ecc. Non possono peraltro essere considerati neppure “strati emarginati” l'insieme degli abitanti dei quartieri e delle zone povere, perché in queste ultime si osserva una grande differenziazione sociale: vi abitano non soltanto gli emarginati, ma anche operai, impiegati, professionisti, commercianti con modeste risorse e perfino delinquenti impegnati in attività criminali.
 
Marxismo-leninismoIl marxismo è considerato una teoria che si deve a Karl Marx. La maggior parte degli esponenti di questa corrente tende a costituire un corpo dottrinario noto come marxismo-leninismo, che si è andato articolando con i contributi di vari autori. In questo modo, esisterebbe un marxismo realizzato di proprio pugno da Marx e un marxismo-leninismo, o scuola marxista, che comprende principalmente l'iniziatore, Engels, Lenin e altri. Nel Nuovo Umanesimo si considera questa ideologia come una corrente, anche se può essere analizzata dettagliatamente per autore o secondo diverse posizioni critiche. (èumanesimo marxista, èumanesimo filosofico, èantiumanesimo filosofico).
Considereremo il marxsimo-leninismo dal punto di vista di coloro che seguono questa ideologia e non secondo il punto di vista del Nuovo Umanesimo; per far questo trascriviamo i punti più significativi della voce “Marxismo-leninismo” dal Dizionario del Comunismo scientifico, pubblicato a Mosca nel 1985.
“Il marxismo-leninismo è un sistema scientificamente fondato su concetti filosofici, economici e politico-sociali; è la scienza della conoscenza e della trasformazione del mondo, delle leggi dello sviluppo della società, della natura e del pensiero umano, delle vie per la soppressione rivoluzionaria del regime di sfruttamento e dell'edificazione del comunismo, la cosmovisione della classe operaia e della sua avanguardia, i partiti comunisti e operai.
“Il marxismo è sorto negli anni Quaranta del XIX secolo. Le necessità di un progresso sociale che aveva messo a nudo i vizi radicali del regime capitalista, di tutto il sistema di sfruttamento, il risveglio del proletariato alle lotte politiche, le grandi scoperte nelle scienze naturali e il livello delle ricerche storiche e sociali misero di fronte al pensiero sociale il compito di elaborare una teoria nuova, veramente scientifica, che potesse dare risposta alle questioni incalzanti, centrali suscitate dalla vita. Questo maturo compito storico fu assolto da Marx e dal suo compagno di lotte, Engels. Lenin, che intraprese la propria attività scientifica e rivoluzionaria a cavallo dei secoli XIX e XX, all'epoca del crollo del capitalismo, passato alla sua ultima fase, l'imperialismo, e del sorgere della società socialista, difese il marxismo dagli attacchi dei suo nemici, generalizzò i risultati più recenti della scienza e la nuova esperienza delle lotte di classe, innalzò la teoria marxista a un livello di sviluppo qualitativamente nuovo.”
 
Materialismo(der. dall'ingl. materialism, termine coniato nel 1674 dal fisico-chimico R. Boyle. Cfr.: lat. materia, der. di mater, madre) Dottrina filosofica che considera ciò che è materiale come l'unica realtà costituiva del mondo reale. Secondo questo punto di vista, la materia nelle sue forme superiori (materia organica) è capace di mutare e di svilupparsi. Perciò, la sensazione, la coscienza e le idee non sono altro che espressioni della materia ad un più alto livello di organizzazione. L'esistenza materiale è l'aspetto primario, mentre la coscienza è quello secondario.
La divisione antagonistica tra “materialisti” e “idealisti” (èidealismo) è stata ampiamente accettata, a causa della sua semplicità, nello sviluppo della modernità. Attualmente, con le nuove concezioni dell'essere umano e della scienza, quelle posizioni sono soggette a una forte revisione.
Quanto alle scienze umane e sociali, molti materialisti considerano che il ruolo decisivo dei fattori economici consista nello sviluppo della società, e che quei fattori determinino interessi e possibilità degli esseri umani, ne organizzino la vita e le azioni. Secondo questi pensatori, i concetti materialisti dello Stato e della proprietà, della guerra e del progresso delle nazioni, delle classi e della lotta di classe, coincidono con le ragioni delle opposizioni e dei conflitti, offrendo orientamenti nella pratica politica. Allo stesso tempo, il materialismo volgare dà valore assoluto al potere dei fattori economici, partendo dal principio di determinismo e condizionalità causale di tutti i fenomeni.
Il termine materialismo si cominciò a usare nel XVII secolo come dottrina fisica riguardante la materia e a partire dal XVIII secolo come antonimo dell'idealismo filosofico.
Nella filosofia greca antica, con il concetto di materia si intendeva originariamente la sostanza che non poteva essere divisa all'infinito. Nel medioevo, il tomismo vedeva nella materia il principio potenziale e passivo che in unione con la forma sostanziale costituisce l'essenza di ogni corpo, permanendo nelle trasmutazioni sostanziali sotto ognuna delle forme che si succedono. Come materia seconda si considerava il composto sostanziale di materia prima e forma, cioè soggetto adatto a ricevere una determinazione accidentale. Nei tempi moderni, fino all'apparire della teoria della relatività di Einstein, la materia veniva concepita come tutto ciò che obbediva alle leggi di gravità. In seguito, nella fisica moderna i concetti di materia e di energia sono prossimi e talvolta si identificano.
Nella filosofia della storia il concetto di materialismo si applica alle dottrine che interpretano il processo storico riducendolo alle cause materiali, e considerano che la struttura sociale è determinata innanzitutto delle necessità e dalle leggi economiche.
 
Metalinguaggio(comp. di meta-, dal gr. metá che in questo caso indica trasferimento, e linguaggio) 1. Linguaggio specializzato che si usa per descrivere una lingua naturale. 2. Linguaggio formale che utilizza simboli speciali, usato per descrivere la sintassi dei linguaggi della programmazione informatica.
 
MetalinguisticaStudio delle interrelazioni tra la lingua e la cultura di un determinato popolo.
 
Metodo(dal gr. méthodos, comp. di meta-, oltre, e hodós, via: via che conduce oltre) Via d'indagine, conoscenza; modo di raggiungere un obiettivo. Insieme di operazioni della conoscenza pratica o teorica della realtà; procedimento che si segue nelle scienze per verificare una concezione e per insegnarla. Insieme ordinato dei principali elementi di un'arte.
A livello scolastico, si distinguono il metodo analitico, che significa risolvere ciò che è complesso nel semplice, e il metodo sintetico, che segue la direzione opposta. Spesso, entrambe le direzioni si incrociano e si arricchiscono con l'applicazione di giudizi deduttivi o induttivi e sperimentali. Si considera anche come metodo il contributo dei procedimenti matematici statistici per determinare talune costanti o tendenze che non possono essere osservate in casi individuali.
Ogni scienza, stabilendo il proprio specifico modo di indagine elabora anche il proprio metodo di studio, o metodologia. La metodologia è un’insieme di conoscenze sulla struttura, sull'organizzazione, sulla logica e sugli ambienti di una attività, ed è anche un insieme di metodi che si seguono in una indagine scientifica o in una esposizione dottrinaria.
 
Mobilitą socialeCambiamento di stato sociale di una persona o di un gruppo all'interno della struttura sociale.
La mobilità “orizzontale” si manifesta nel passaggio delle persone da una sfera all'altra, conservando allo stesso tempo il medesimo livello sociale (per esempio, il passaggio dell'operaio da una fabbrica all'altra, il trasferimento da una città all'altra). La mobilità “verticale” è legata all'ascesa o alla discesa nello stato sociale, con l'abbandono di una categoria sociale e l'ingresso in un'altra a seguito della promozione nella qualifica, dell'acquisizione di una nuova professione o mansione, di mutamenti politici, di crisi economiche ecc.
Il processo di mobilità sociale si compie costantemente e dà dinamica a tutto lo sviluppo sociale, è conseguenza di questo sviluppo. Nell'aspetto personale, ciò può significare il successo, l'ascesa o la frustrazione e il fallimento; nell'aspetto sociale, può esprimersi nell'impoverimento o nell'innalzamento dello stato sociale.
L'emigrazione e l'immigrazione, vale a dire lo spostamento geografico della popolazione da un territorio all'altro, possono essere accompagnate dalla mobilità sociale, anche in senso verticale, ma anche se questi processi possono coincidere in parte, non sono identici.
 
Modernizzazione(der. di modernizzare; cfr.: lat. tardo modernus, der. dell'avv. modo, or ora) Modo di dare a qualcosa forma moderna o aspetto moderno. Perfezionare, cambiare qualcosa in corrispondenza con le esigenze e i gusti moderni.
Nella sociologia contemporanea, si intende per modernizzazione il processo di trasformazione della società tradizionale, chiusa e immobile, poco propensa ai cambiamenti, in una società aperta, con comunicazioni intense e grande mobilità sociale, integrata nella comunità internazionale in modo organico, non in qualità di appendice marginale ma come soggetto attivo, con diritti pieni e uguali nei rapporti internazionali. A volte, la modernizzazione (rozzamente mossa da interesse) si presenta come estensione della “cultura occidentale” ad altre aree con la conseguente rimozione delle culture e delle lingue locali.
Il processo di modernizzazione si deve non tanto a fattori esterni, quanto alle necessità interne di progresso delle società tradizionali che tentano di mobilitare le proprie potenzialità per svilupparsi acceleratamente e per eliminare il loro ritardo non soltanto tecnologico ma anche sociale e informativo. Queste società cercano di superare la loro marginalità integrandosi nel processo universale.
 
Momento storicoOgni situazione sociale si trova in un determinato momento storico in cui coesistono diverse generazioni. Un momento storico si differenzia da ogni altro allorché appare una generazione di rottura che contende il potere alla generazione che lo detiene. Verificatasi una rottura, nel nuovo momento storico si trovano condizioni per avviare una fase di più vasta portata, o per consentire che la semplice meccanica della dialettica generazionale possa continuare. Il momento storico appare come il èsistema minimo di una èstruttura costituita dalle ègenerazioni che coesistono, in relazione alla struttura del relativo èambiente socioculturale (èpaesaggio). La considerazione di questo sistema minimo è necessaria per la comprensione di un processo storico. In altre parole: le generazioni coesistenti e il loro paesaggio circostante sono le strutture dinamiche del sistema minimo chiamato momento storico.
 
Momento umanistaSituazione storica in cui una generazione più giovane lotta contro la generazione insediata al potere, modificando lo schema antiumanista dominante. Spesso questo momento viene identificato con la rivoluzione sociale. Il momento umanista acquista pieno significato se inaugura una fase in cui generazioni successive possano adattare e approfondire le proposte su cui si fonda quel processo. Spesso il momento umanista viene cancellato dalla stessa generazione che era giunta al potere con l'intenzione di produrre un mutamento di schema. Accade anche che la generazione che apre il momento umanista fallisca nel proprio progetto. Alcuni hanno voluto vedere nella ècoscienza sociale di diverse culture l'apparire di momenti umanisti, rappresentati da una persona o da un insieme di persone che cercano di istituzionalizzarli a partire dal potere (politico, religioso, culturale ecc.) e in un modo elitario e “dall’alto”. Uno degli esempi storici rilevati è quello di Akhenaton nell'antico Egitto. Quando tentò di imporre le proprie riforme, la reazione della generazione spodestata fu immediata. Tutti i cambiamenti strutturali avviati furono distrutti e ciò provocò, tra l'altro, l'esodo di popoli che partendo dalla terra d'Egitto portarono con sé i valori di quel momento umanista. Anche in culture poco conosciute in profondità, si è potuto osservare questo fenomeno rappresentato, per esempio, nell'America centrale precolombiana dalla figura del governatore tolteca della città di Tula, Topiltzin, a cui è attribuita l'introduzione dell'èatteggiamento umanista definito “toltecayotl”. Altrettanto avvenne con il governatore di Chichén-Itzá e fondatore della città di Mayapán, di nome Kukulkán. E ancora con Metzahualcóyotl, a Texcoco, si osserva l'inizio di un nuovo momento umanista. Nell'America meridionale precolombiana, la stessa tendenza appare nell'Inca Cuzi Yupanqui, che ricevette il nome di Pachacútec, “riformatore”, e in Túpac Yupanqui. I casi si moltiplicano man mano che le culture sono più conosciute e, naturalmente, si mette in discussione la visione storica lineare del XIX secolo.
D'altra parte, l'azione dei grandi riformatori religiosi è stata interpretata come l'apertura di un momento umanista, proseguito in una nuova fase e perfino in una nuova civiltà in cui ha finito per deviare e annullare la direzione iniziale.
Nel configurarsi della civiltà globale chiusa (èmondializzazione) che oggi si sta sviluppando, non è più possibile un nuovo momento umanista che possa inaugurarsi "dall’alto" dei vertici del potere politico, economico o culturale. Si suppone che ciò si manifesterà come conseguenza dell'aumento di disordine nel sistema chiuso e vedrà come protagonista la base sociale che pur subendo la generale èdestrutturazione, risulterà in grado di far crescere organizzazioni autonome minime mosse dalle loro necessità immediate. Queste azioni precise sono oggi nelle condizioni di trasformarsi in èeffetto dimostrazione grazie all'accorciamento dello spazio, consentito dallo sviluppo tecnologico e, in particolare, dall'incremento delle comunicazioni. Il sincronizzarsi a livello mondiale della contestazione operata da una ristretta fascia generazionale negli anni Sessanta e in parte dei Settanta è stato un sintomo di questo genere di fenomeni. Un altro caso è quello di sconvolgimenti sociali capaci di sincronizzarsi tra punti geografici molto distanti.
 
MondializzazioneSi differenza radicalmente dal concetto di globalizzazione. Quest'ultimo è dovuto al pensiero omogeneizzante portato avanti dall'imperialismo, dai gruppi finanziari e dalla banca internazionale. La globalizzazione si estende a spese della diversità e dell'autonomia degli Stati nazionali, dell'identità delle culture e delle sottoculture. I sostenitori della globalizzazione pretendono di mettere in piedi un sistema mondiale (ènuovo ordine) basato sull'economia “libera” di mercato. Il Nuovo Umanesimo è a favore della mondializzazione, processo verso cui dovrebbero convergere le diverse culture senza per questo perdere il proprio stile di vita e la propria identità. Il processo di mondializzazione tende a passare attraverso le federazioni nazionali e le regionalizzazioni federative avvicinandosi infine a un modello di confederazione mondiale multietnica, multiculturale e multiconfessionale, cioè a una nazione umana universale.
 
Movimento antibellico(o antimilitarista) Movimento contro le guerre e contro una guerra concreta effettiva o ipotetica. Nell'antichità le religioni universali e i sistemi etici cominciano a condannare le guerre come istituzione contraria alla volontà divina  e nociva per la società; istituzione che corrompe la persona umana e dissolve la società. Nel medioevo, diversi movimenti popolari religiosi avevano un contenuto antibellico ed esprimevano la protesta popolare, soprattutto dei contadini contro le devastazioni tipiche delle guerre tra feudatari.
Il movimento antibellico moderno nasce nel XIX secolo e si allarga alla vigilia della prima guerra mondiale. Mentre si tenevano conferenze e congressi nazionali e internazionali, sorgevano organizzazioni antibelliche che cercavano di impedire l'esplodere di una guerra mondiale e condannavano le cosiddette guerre coloniali di rapina. Questi movimenti costrinsero la diplomazia internazionale a elaborare una serie di norme e ad approvare documenti su determinati procedimenti che limitavano le dimensioni dei conflitti internazionali e le conseguenze delle azioni militari per la popolazione civile, regolarizzavano la prestazione di aiuti medici ai feriti, stabilivano regole sui prigionieri di guerra ecc. Tuttavia, il movimento antibellico non è stato in grado di impedire le due guerre mondiali.
Dopo la seconda guerra mondiale, il movimento antibellico si è allargato e si è posto la necessità del disarmo, a cominciare dalla proibizione e dall'eliminazione delle armi atomiche, biologiche, chimiche ecc. e anche degli armamenti comuni; lo scioglimento dei blocchi militari; la chiusura delle basi militari all'estero e l'evacuazione delle truppe. Questo movimento ha raggiunto i propri obiettivi, seppure soltanto parzialmente. La fine della “guerra fredda” ha provocato la crisi del movimento antibellico.
 
Movimento dei non allineatiMovimento di Stati che proclamarono che il principio della loro politica estera si basava sulla non-partecipazione a blocchi di raggruppamenti militari e politici. Questo movimento condannò il colonialismo, il neocolonialismo e il razzismo, difese l'indipendenza e la sovranità di tutti i paesi, si pronunciò a favore della coesistenza pacifica, del disarmo nucleare e della riorganizzazione dei rapporti economici internazionali.
La prima conferenza di 25 Stati non allineati si tenne nel settembre 1961 a Belgrado. Alla conferenza del 1989 hanno partecipato 102 Stati non allineati.
Il movimento sorse come protesta contro la divisione del mondo in due blocchi politico-militari, contro l'intervento nella vita dei paesi neutrali o non belligeranti coinvolti nella “guerra fredda” delle grandi potenze. La sua influenza internazionale calò considerevolmente dopo lo scioglimento dell'Organizzazione del Patto di Varsavia (1991) e il crollo dell'URSS. Il movimento continua le proprie attività, anche se i suoi obiettivi sono ben lungi dal potersi realizzare.
 
Movimento umanistaL'insieme delle persone che condividono le proposte del èNuovo Umanesimo. Queste proposte, nel senso più ampio, si trovano espresse nel documento del movimento umanista (èumanista, documento). Il movimento umanista non è una istituzione sebbene dia luogo a numerosi raggruppamenti e organizzazioni. Il movimento umanista non si propone di egemonizzare le diverse correnti umaniste e umanitarie (èumanitarismo) ed esprime con chiarezza le differenze con tali correnti. Stabilisce comunque relazioni specifiche con tutti i gruppi progressisti in base a criteri di non-discriminazione, di reciprocità e di convergenza della diversità.
 


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