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Dizionario del nuovo umanesimo |
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| | L | | Ci sono 7 termini nel glossario. | | Pagine: 1 |
| Leader | (der. di (to) lead, guidare) Dirigente, capo o guida di un partito politico, di un gruppo parlamentare, di un gruppo sociale o di una qualunque altra collettività; colui che è primo in una competizione sportiva. Il termine si è esteso alla sfera politica e alla sociologia partendo dall'area sportiva. La psicologia sociale individua all'interno di ogni piccolo gruppo il leader naturale o informale che gli altri seguono o imitano volontariamente, senza alcun procedimento giuridico che formalizzi tale caratteristica. Il leader carismatico dispone della legittimità, vale a dire del riconoscimento emozionale e razionale (da parte di altre persone) della sua condizione di capo. Questa legittimità può essere acquistata e perduta in modo rapido e per circostanze accidentali.
| | | | | Legge | (dal lat. lex, legis. Etim. incerta, forse da lego, -ere gr. légo, dire) Regola obbligatoria o necessaria, atto dell'autorità sovrana; relazione necessaria tra i fenomeni della natura. La legge è una norma di carattere giuridico, contrariamente all'usanza, alla tradizione o alla fede. L'insieme delle leggi forma il sistema delle norme giuridiche (èlegislazione) e rappresenta la sfera del diritto. Nella società le leggi esprimono la volontà e gli interessi degli esseri umani, regolano l'attività sociale e privata dei cittadini. Il contenuto delle leggi dipende dal livello culturale della società corrispondente. La legge come atto giuridico non può mutare il potenziale geostrategico di uno Stato, il suo livello culturale ecc., anche se contribuisce al suo sviluppo in una direzione o nell'altra. Come dimostra l'esperienza storica, la pesante violazione delle norme culturali e sociali da parte dei regimi tirannici e totalitari conduce a catastrofi, non soltanto di portata nazionale ma anche internazionale (guerre mondiali del XX secolo). | | | | | Legislazione | Sistema di norme e di regole che regolano l'attività e il comportamento dei cittadini e delle istituzioni statali. Ordine giuridico. Si intende per legislazione anche la scienza delle leggi. La legislazione è un prodotto della civiltà. Sorge con la scrittura. Agli albori della civiltà, la legislazione acquistava sacralità, appariva all'opinione pubblica come rivelazione divina, opera di un eroe culturale o re sapiente, illuminati dalla corrispondente divinità. Nella Grecia e nella Roma antiche, la legislazione era concepita come espressione della volontà collettiva dei cittadini che promulgavano le leggi nell'assemblea dei cittadini della repubblica, o attraverso l'organo legislativo da essi eletto (il Senato, per esempio). Nel medioevo, le funzioni legislative erano attribuite agli organi deliberativi formati per principio corporativo e dal principe, re o imperatore che eseguiva la volontà comune dei vari stati in forma di leggi. Nei tempi moderni si afferma il principio della divisione dei poteri e si forma il potere legislativo (nei sistemi democratici questo potere è eletto e si realizza attraverso i rappresentanti). Attualmente, accanto alla legislazione nazionale compaiono norme internazionali, stabilite dall'ONU, e norme regionali, approvate da organi regionali, che sono convalidate dai parlamenti nazionali o mediante referendum tenuti a livello nazionale negli Stati che fanno parte dell'organizzazione regionale. | | | | | Legittimismo | (der. di legittimo, lat. legitimus, conforme alle leggi) Principio presentato al congresso internazionale delle potenze europee di Vienna nel 1814-15 da parte del diplomatico francese Charles Maurice de Talleyrand per difendere gli obiettivi della dinastia dei Borboni francesi, che fu deposta nel 1792 e reinsediata nel 1814 e nel 1815, e che era considerata dai circoli monarchici come legittima govenante della Francia. Secondo questo principio, non si può disporre di nessun territorio a meno che il legittimo possessore non abdichi da esso; i possedimenti che sono stati espropriati devono essere restituiti al legittimo sovrano. Dopo la rivoluzione di luglio del 1830 in Francia, i sostenitori dei Borboni rovesciati nel corso della rivoluzione si proclamarono “legittimisti”, in opposizione al re Luigi Filippo I, duca d'Orléans (1830-48). Durante la seconda repubblica in Francia (1848-52), i legittimisti insieme agli orléanisti costituirono il “partito dell'ordine”, di carattere monarchico e clericale. Il termine “legittimista” indica attualmente il sostenitore di un principe o di una dinastia, in quanto si ritiene che questi abbiano titolo legittimo per regnare. | | | | | Legittimità | (dal latino legitimus, conforme alle leggi) Qualità di ciò che è genuino, autentico. Si consegue mediante la legittimazione, mediante l'azione di legittimare, vale a dire provare o giustificare la verità di una cosa o la qualità di una persona o cosa secondo le leggi vigenti. Si tratta del riconoscimento pubblico di una qualche azione, personalità politica, evento o procedimento. Ciò si combina spesso con la legittimazione, vale a dire con la giustificazione giuridica dell'autorità o dell'atto concreto sulla base della Costituzione politica e della legge. La legittimità trasmette ai cittadini fiducia, garantisce il rispetto cosciente delle leggi e la concordia sociale e politica. La legittimità è in relazione con la sfera sentimentale e intellettuale e anche con quella del diritto. L'autorità ha forza nel momento in cui si basa sulle leggi e dispone della giustificazione morale da parte del popolo, del riconoscimento espresso mediante il procedimento legale, per esempio attraverso il processo elettorale. Quando il potere legale perde la propria legittimità è condannato al fallimento. In molti Stati il potere e la politica ufficiale non dispongono di legittimità, e ciò testimonia la crisi della società. La crisi della legittimità apre la strada a cambiamenti sociali e politici profondi. È il popolo, non lo Stato, il protagonista della legittimità. Per un certo periodo di tempo si può schiacciare questo sentimento del popolo, ma nessuno ha la forza per privarlo della sua capacità di elaborare per proprio conto il suo atteggiamento spirituale e morale di fronte al potere concreto.
| | | | | Liberalismo | (der. di liberale, lat. liberalis, da liber, libero) Dottrina politica risalente a J. Locke (1632-1704), che ne fu uno dei teorici più importanti. Secondo Locke, “la libertà consiste nel fatto che ogni uomo dipende dalla legge di natura e non dalla volontà di un altro uomo... La libertà non è la 'licenza' ma consiste nell'obbedire alla legge naturale”. Su questa base, Locke stabilisce due diritti: uno è quello alla propria libertà e l'altro è quello di punire coloro che vogliono danneggiarlo in violazione della legge naturale. Spiega che il lavoro è l'origine della proprietà. Fino a che punto si estende il diritto di proprietà? Fin dove se ne può “godere”? La simbiosi tra liberalismo e social-darwinismo è stato un passo importante nel giustificare la concentrazione economica e il potere politico nelle mani dei “più validi nella lotta per la sopravvivenza”. Questi sono stati dotati dalle leggi di natura, rispetto ad altri che non ne sono stati favoriti. E, logicamente, se si tratta di rispettare le leggi “naturali” è quasi un obbligo morale sostenere le disuguaglianze tra gli esseri umani. Come si vede, il liberalismo nella sua posizione radicale costituisce un caso di netto antiumanesimo. Tuttavia, in una prospettiva storica, al liberalismo si devono numerosi progressi nella lotta contro i resti del feudalesimo, contro il clericalismo e contro l'assolutismo monarchico. Il liberalismo ha avuto numerosi rappresentanti, tra cui A. Smith, A. de Tocqueville, J. Stuart Mill, K. Popper, L. von Mises, F. A. Hayek e, più di recente, J. Rawls e R. Nozick (èneoliberalismo). | | | | | Libertà | (dal lat. libertas, -atis) Valore supremo ed essenziale della vita umana. Nella coscienza religiosa, la libertà viene concepita come un dono spirituale dato all'essere umano e che gli consente di scegliere tra bene e male, peccato o bontà. Alcuni teologi, come Böhme e Berdiaev, fanno derivare il concetto di libertà dal nulla a partire dal quale Dio ha creato il mondo. Nella filosofia esistenzialista (èesistenzialismo) la libertà e l'esistenza sono considerati concetti assai vicini. I sostenitori del determinismo, vale a dire del riconoscimento della priorità assoluta delle cause e delle leggi su tutti i fenomeni, pongono la libertà in dipendenza dalla necessità. Al contrario, gli indeterministi assolutizzano la libertà e negano qualsiasi dipendenza dell'essere umano rispetto alle leggi dello sviluppo della natura. In realtà, la legge e la necessità non sono concetti che si autoescludono. Partendo da un quadro rigidamente determinista dell'universo, Spinoza definiva la libertà una necessità cosciente, come scelta da parte dell'uomo di quelle azioni che non infrangono le leggi naturali e le dipendenze determinate dalla natura, dalle condizioni di vita e dalle possibilità reali. Non è possibile trascendere forze spontanee della natura come l'eclisse di sole, le maree, i terremoti ecc., ma si possono comprendere per comportarsi in modo ragionevole e libero all'interno di limiti naturali stabiliti e, naturalmente, si possono usare coscientemente le leggi nell'attività pratica a vantaggio dell'essere umano. Nelle concezioni contemporanee sull'universo con i loro principi di complementarietà, indefinitezza, tempo irreversibile, non si eliminano determinate costanti che fissano limiti rigidi (velocità della luce, zero assoluto, leggi della termodinamica, dimensione temporale ecc.), ma allo stesso tempo il ventaglio della libera scelta si allarga considerevolmente, soprattutto a causa dell'uscita dell'uomo nel cosmo, degli esiti raggiunti dall'informatica, dalla fabbricazione di sostanze con proprietà nuove, della selezione genetica e della produzione di organismi corrispondenti. Si ampliano considerevolmente i margini della libera scelta nella sfera sociopolitica e sul terreno dell'opera artistica. Nei periodi di crisi, lo spazio della libera scelta (e di conseguenza l’incidenza della responsabilità personale sulle decisioni che si prendono) è molto più ampio di quanto lo sia nei periodi in cui la società si sviluppa in modo stabile. La libertà dell'essere umano ha sempre contenuti precisi e si manifesta in vari ambiti. Nell'economia, l'uomo può essere libero se dispone di alcuni mezzi di produzione, mezzi vitali come la terra, la casa, il denaro. L'essere umano può essere liberato da ogni proprietà privata, ma ciò accade perché quella proprietà passa nelle mani di altri proprietari. La possibilità attuale che i mezzi e le fonti di produzione siano èproprietà dei lavoratori, inaugura una nuova fase nel campo della libertà economica. In politica, la libertà significa possesso di tutti i diritti civili, compartecipazione alla gestione e possibilità di determinare in modo indipendente i propri interessi e le proprie azioni. Nella sfera della cultura si tratta della libertà di creazione e dell'indipendenza dai gusti e dalla volontà altrui. Nella sfera spirituale, la libertà significa diritto ad avere o a non avere determinate credenze accettate socialmente e la possibilità di praticare l'ateismo o una determinata fede senza costrizioni. La libertà di uno non può infrangere la libertà dell'altro, ma ciò significa che devono esistere regole comuni di comportamento, responsabilità comune, obblighi e diritti simmetrici. Anche l'anarchismo, pronunciandosi per la libertà assoluta della persona e contro l'autorità, riconosce l'interdipendenza e la solidarietà come condizioni indispensabili della libertà personale, cioè come autolimitazione naturale e normale della libertà. La libertà dell'essere umano è innanzitutto la capacità di determinare, per proprio conto e senza pressione esterna, i propri comportamenti e decisioni. La libertà morale non è uguale all'amoralismo e al nichilismo, sebbene queste categorie debbano essere considerate come manifestazioni della libertà umana. La libertà morale è una posizione creativa, innovatrice, personale di fronte alle tradizioni, ai tabù e ai castighi connessi alla coazione morale. Arbitrarietà non è sinonimo di libertà, ma alienazione in quanto questa si manifesta in modo antiumano nella coazione dell'intenzione degli altri. L'autentica libertà dell'essere umano non può essere limitata a lui stesso, ma presuppone, invariabilmente, la presenza della libertà negli altri.
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Glossary V2.0 |
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