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Giustizia

(dal latino iustitia, cfr.: ius, il diritto) 1. Valore etico che regola la vita spirituale e sociale dell'essere umano; è la virtù sociale per eccellenza. È fondamento del diritto, della ragione e dell'equità. Esprime l'uguaglianza delle persone di fronte alla legge morale.

Designa una delle quattro virtù cardinali che dà a ognuno ciò che gli compete o l'insieme di tutte le virtù che caratterizzano in positivo colui che le detiene.

A partire da Aristotele si distingue: giustizia commutativa, che regola l'uguaglianza o il rapporto che deve sussistere tra le cose quando si danno o si scambiano le une per le altre; giustizia distributiva, che regola la proporzione secondo cui devono essere distribuiti ricompense e castighi; giustizia legale, che costringe il suddito a prestare obbedienza alle disposizioni del superiore; giustizia ordinaria, vale a dire la giurisdizione comune, contrapposta a quella delle prerogative e dei privilegi.

Nelle diverse culture, nei diversi periodi storici, il contenuto della giustizia muta. È diversa l'interpretazione della giustizia fatta da diversi gruppi sociali etnici e religiosi della stessa società. Molti valori ritenuti giusti dai cosiddetti barbari, come  i celti, i germani e gli slavi, erano dichiarati ingiusti nell'impero romano e bizantino. Vari valori della Roma antica furono condannati come pagani dagli stessi romani dopo l'adozione del cristianesimo.

Il Nuovo Umanesimo ritiene giusto ogni atto che consenta all'essere umano di realizzare integralmente le sue capacità e di formare la sua propria personalità, senza creare danno agli altri. Allo stesso tempo, considera ingiusta qualunque azione che annulla o riduce la libertà di scelta e altri diritti essenziali dell'uomo. È ingiusto qualunque atto che si voglia realizzare con altri ma che non venga realizzato nel rispetto di se stessi.

2. Sistema formato storicamente da norme e istituzioni giuridiche di uno Stato o di una comunità di Stati. In tal senso, la giustizia difende il diritto. Tutta l'attività legale si trova sotto la protezione della giustizia. Queste norme giuridiche hanno carattere obbligatorio e devono essere osservate da tutti i cittadini, con la pena di un castigo in caso di infrazione.

Nelle democrazie moderne, tutti i cittadini hanno uguali diritti politici e sociali, ma gli esseri umani si differenziano per età, sesso, salute, forza fisica, forza intellettuale ecc. Perciò, una società mediamente giusta tenta di compensare queste differenze relative ai doveri sociali liberando alcuni gruppi da determinati obblighi (bambini, invalidi, malati) e stabilendo pensioni (per malati, anziani, invalidi) e sistemi per la previdenza sociale, la disoccupazione, la qualificazione e la riqualificazione per coloro che non hanno avuto o hanno perduto determinate opportunità lavorative. Il Nuovo Umanesimo dà particolare peso a questi problemi, e lotta contro i privilegi di razza, classe, religione ecc. e a favore del riconoscimento delle differenze individuali, poiché ritiene giusta la compensazione delle carenze sociali.

Riguardo al fatto che la giustizia come sistema di istituzioni statali ricorra spesso all'uso di metodi violenti, il Nuovo Umanesimo è in dissenso rispetto a varie norme e alle decisioni  relative prese dalle istituzioni. Per esempio, gli umanisti condannano la pena capitale e ne esigono l'abolizione. Nei conflitti sociali ed etnici gli umanisti esprimono solidarietà alle vittime dell'oppressione di ogni genere e agiscono a favore della libertà di coscienza.    

3. Potere giudiziario, ministero o tribunale che esercita la giustizia.

 


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