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Dizionario del nuovo umanesimo
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G
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Termine Definizione
Gandhismo

Dottrina e movimento sociale, il cui fondatore e leader fu il pensatore e politico indiano Mohandas Karamchand Gandhi, più noto come Mahatma Gandhi (1869-1948). Nel 1893 organizzò in Sud Africa una campagna degli indiani contro la legislazione discriminatoria mediante la resistenza passiva. Nel 1919 avviò in India, all'epoca colonia inglese, un movimento di massa contro il colonialismo mediante la non-cooperazione e il boicottaggio delle merci inglesi. Usò come strumenti politici il digiuno e la disobbedienza civile, respingendo per principio la violenza.

Nella dottrina filosofica e sociale del Mahatma Gandhi, abbastanza eterogenea, osserviamo elementi progressisti e forme sociali patriarcali, superate dal processo storico.

 
Generazioni

Man mano che la produzione sociale si sviluppa, cresce l'orizzonte umano, ma la continuità del processo non è garantita dalla semplice esistenza di oggetti sociali. Per il Nuovo Umanesimo la continuità è data dalle generazioni umane che interagiscono e si trasformano nel processo produttivo. Queste generazioni, che consentono continuità e sviluppo, sono strutture dinamiche, sono il tempo sociale in movimento, senza di cui una società ricadrebbe nello stato di natura e perderebbe la propria condizione di società storica, com'è accaduto con la èdestrutturazione degli imperi dell'antichità.

Le guerre sono state fattori decisivi nella “naturalizzazione” delle società, nella misura in cui hanno distrutto la continuità per riduzione violenta della generazione giovane. In uno stesso orizzonte temporale, in uno stesso èmomento storico, coincidono coloro che sono contemporanei e perciò coesistono, ma lo fanno da èpaesaggi di formazione diversi a causa delle differenze di età rispetto ad altre generazioni. Tale fatto segna l'enorme distanza nella prospettiva sostenuta dalle generazioni. Queste, sebbene occupino lo stesso scenario storico, lo fanno da un diverso “livello” di situazioni e di esperienze. Avviene, del resto, che in ogni momento storico coesistano generazioni di età differente, con diversi gradi di ritenzione e di propensione e che, di conseguenza, configurano situazioni diverse. Il corpo e il comportamento di bambini e anziani rivelano, per le generazioni attive, una presenza da cui si proviene e una verso cui si va e, a loro volta, per gli estremi di questa triplice relazione, collocazioni di temporali altrettanto estreme. Ma tutto ciò non rimane mai fermo, perché mentre le generazioni attive invecchiano e gli anziani muoiono, i bambini si trasformano e cominciano a occupare posizioni attive. Intanto, nuove nascite ricostituiscono di continuo la società. Qualora, in astratto, si “fermasse” l'incessante fluire, si potrebbe parlare di un “momento storico” in cui tutti i membri collocati nello stesso scenario sociale possono essere considerati contemporanei, viventi in uno stesso tempo (per quanto si riferisce alla databilità). Ma questi membri presentano una coetaneità non omogenea (per quanto riguarda la loro temporalità interna e la loro esperienza). Le generazioni più vicine cercano di occupare l'attività centrale (il presente sociale), secondo i loro particolari interessi, mentre si stabilisce con le generazioni al potere una dialettica in cui si verifica il èsuperamento del vecchio da parte del nuovo.

Il tema delle generazioni è stato trattato da vari autori, tra cui Dromel, Lorenz, Petersen, Wechssler, Pinder, Drerup, Mannheim e, in particolare, Ortega.

 
Gerarchia

(dal gr. tardo hierarkhía, der. di hierárkhes, capo delle sacre funzioni; da hierós, sacro e árkho, comando) Ordine o gradi di persone e cose; ognuno dei nuclei o dei raggruppamenti costituiti nei diversi ruoli.

L'informatica intende per gerarchia la priorità che può essere attribuita a ogni elemento, dato o istruzione di un programma, prima di compiere un qualunque procedimento informatico.

 
Gesuitismo

Dottrina, sistema e insieme dei principi religiosi, politici e sociali dei gesuiti o a essi attribuiti; pratica dell’apparenza come sistema di vita.

La Compagnia di Gesù, ordine religioso fondato da Ignacio de Loyola nel 1534 come strumento della controriforma, fu soppressa da Clemente XIV nel 1773 (grazie al beneplacito degli imperatori di Russia e Cina rimane in vita nei loro possedimenti). Pio VII la ristabilì nel 1814 e venne stimolata dalla Santa Alleanza.

I gesuiti svolgevano un ruolo molto importante nell'istruzione pubblica e nell'attività politica segreta; confondevano spesso l'opera missionaria  della chiesa con la realizzazione di missioni segrete della diplomazia e della polizia segreta delle potenze cattoliche. Nei secoli XIX e XX tentarono di presentarsi di fronte all'opinione pubblica dei paesi cattolici come guide della lotta contro il modernismo all'interno del cattolicesimo e contro la massoneria all'esterno. Per svolgere le missioni segrete, i gesuiti indossavano abiti civili e fingevano di essere sostenitori dei loro stessi nemici per penetrare nelle loro file. Questa “flessibilità” morale  e questa propensione a integrarsi nella carriera politica, facevano sì che sui gesuiti cadesse l'accusa di ipocrisia e di doppiezza. Il personaggio letterario della commedia di Molière, Tartufo, è il prototipo della perversità e della corruzione dissimulate ipocritamente e considerate come personificazione del gesuitismo.

Comunemente, viene attribuita ai gesuiti la tesi, assai discutibile dal punto di vista morale, secondo cui il fine nobile può giustificare il ricorso a mezzi bassi e indegni. Tuttavia, questa immagine della Compagnia di Gesù è unilaterale e, in fin dei conti, ingiusta ed è dovuta in gran parte alla propaganda tendenziosa dei suoi avversari, che approfittano di alcuni comportamenti, usi e tradizioni dell'ordine che contraddicono le norme abitualmente ammesse nella comunicazione sociale, nella coscienza comune.

I nomi del noto umanista cristiano brasiliano Antonio de Viera e del filosofo e scienziato Teilhard de Chardin, sottoposti alle repressioni della gerarchia ecclesiastica, testimoniano, in modo opposto a quella che è l'idea generalizzata, l'alta qualità di alcuni membri di quell'ordine.

 
Gioco

(dal latino iocus, scherzo) Azione ricreativa priva di un obiettivo di utilità, che procura soddisfazione fisiologica sin dall'infanzia dell'essere umano e ne sviluppa le attitudini modellando comportamenti in situazioni sconosciute. Già nelle specie animali, il gioco permette la trasmissione di esperienze dagli esemplari adulti ai giovani e la realizzazione dell'apprendimento individuale in gruppo. Gli esseri umani stabiliscono regole convenzionali che reggono queste azioni ricreative. Il gioco contribuisce allo sviluppo della personalità e alla formazione delle abitudini, delle risorse e delle capacità, trasformandosi in una delle possibili forme di insegnamento. Il gioco ha un’importanza euristica incalcolabile.    

Nella società industriale il gioco delle scommesse si trasforma nell'industria dell'ozio a scopi di lucro, portando alla rovina una gran quantità di piccoli proprietari e impiegati, distruggendone la personalità. In questo modo, un’attività di divertimento si trasforma in un vizio sociale.

 
Giustizia

(dal latino iustitia, cfr.: ius, il diritto) 1. Valore etico che regola la vita spirituale e sociale dell'essere umano; è la virtù sociale per eccellenza. È fondamento del diritto, della ragione e dell'equità. Esprime l'uguaglianza delle persone di fronte alla legge morale.

Designa una delle quattro virtù cardinali che dà a ognuno ciò che gli compete o l'insieme di tutte le virtù che caratterizzano in positivo colui che le detiene.

A partire da Aristotele si distingue: giustizia commutativa, che regola l'uguaglianza o il rapporto che deve sussistere tra le cose quando si danno o si scambiano le une per le altre; giustizia distributiva, che regola la proporzione secondo cui devono essere distribuiti ricompense e castighi; giustizia legale, che costringe il suddito a prestare obbedienza alle disposizioni del superiore; giustizia ordinaria, vale a dire la giurisdizione comune, contrapposta a quella delle prerogative e dei privilegi.

Nelle diverse culture, nei diversi periodi storici, il contenuto della giustizia muta. È diversa l'interpretazione della giustizia fatta da diversi gruppi sociali etnici e religiosi della stessa società. Molti valori ritenuti giusti dai cosiddetti barbari, come  i celti, i germani e gli slavi, erano dichiarati ingiusti nell'impero romano e bizantino. Vari valori della Roma antica furono condannati come pagani dagli stessi romani dopo l'adozione del cristianesimo.

Il Nuovo Umanesimo ritiene giusto ogni atto che consenta all'essere umano di realizzare integralmente le sue capacità e di formare la sua propria personalità, senza creare danno agli altri. Allo stesso tempo, considera ingiusta qualunque azione che annulla o riduce la libertà di scelta e altri diritti essenziali dell'uomo. È ingiusto qualunque atto che si voglia realizzare con altri ma che non venga realizzato nel rispetto di se stessi.

2. Sistema formato storicamente da norme e istituzioni giuridiche di uno Stato o di una comunità di Stati. In tal senso, la giustizia difende il diritto. Tutta l'attività legale si trova sotto la protezione della giustizia. Queste norme giuridiche hanno carattere obbligatorio e devono essere osservate da tutti i cittadini, con la pena di un castigo in caso di infrazione.

Nelle democrazie moderne, tutti i cittadini hanno uguali diritti politici e sociali, ma gli esseri umani si differenziano per età, sesso, salute, forza fisica, forza intellettuale ecc. Perciò, una società mediamente giusta tenta di compensare queste differenze relative ai doveri sociali liberando alcuni gruppi da determinati obblighi (bambini, invalidi, malati) e stabilendo pensioni (per malati, anziani, invalidi) e sistemi per la previdenza sociale, la disoccupazione, la qualificazione e la riqualificazione per coloro che non hanno avuto o hanno perduto determinate opportunità lavorative. Il Nuovo Umanesimo dà particolare peso a questi problemi, e lotta contro i privilegi di razza, classe, religione ecc. e a favore del riconoscimento delle differenze individuali, poiché ritiene giusta la compensazione delle carenze sociali.

Riguardo al fatto che la giustizia come sistema di istituzioni statali ricorra spesso all'uso di metodi violenti, il Nuovo Umanesimo è in dissenso rispetto a varie norme e alle decisioni  relative prese dalle istituzioni. Per esempio, gli umanisti condannano la pena capitale e ne esigono l'abolizione. Nei conflitti sociali ed etnici gli umanisti esprimono solidarietà alle vittime dell'oppressione di ogni genere e agiscono a favore della libertà di coscienza.    

3. Potere giudiziario, ministero o tribunale che esercita la giustizia.

 
Gruppo sociale

Comunità costituita in base a vincoli più o meno stretti di professione, di interessi, di lavoro, di religione ecc.

All'interno del gruppo sociale si forma spontaneamente un determinato sistema di ruoli e di statuti, si evidenziano i leaders, si costituiscono la disciplina e l'ideologia di gruppo.

Nella comunità criminale, il gruppo si costituisce sulla base della partecipazione congiunta ad azioni delittuose e agisce come una banda armata, come unione di persone legate da impegni e da bisogni reciproci, ma anche sulla base di fattori psicologici comuni, quali la paura, l'odio, l'aspirazione alla vendetta ecc.

Nel mondo religioso sono riscontrabili gruppi sotto forma di congregazioni ecclesiastiche e ordini monastici.

Attualmente, in tutto il mondo ci sono gruppi giovanili, femminili, raggruppamenti di quartiere ecc. Ciò dimostra che il gruppo sociale può essere considerato come una forma stabile e semplice di autorganizzazione, di manifestazione del sentimento di solidarietà e di reciproco aiuto.

Il gruppo è il livello primario e di base della socializzazione della personalità nella società atomizzata e disumanizzata. I sociologi distinguono diversi tipi di gruppi sociali: 1. grandi (tribù, classe, nazione); 2. piccoli (famiglia, comunità di vicini,  gruppi di amici e altri gruppi primari); 3. nominali (aula scolastica, pubblico teatrale); 4. istituzionalizzati (squadra di operai, ordine religioso, gruppo parlamentare, corporazione di banchieri, plotone di soldati); 5. referenziali (si tratta della determinazione del carattere e della posizione dell'individuo nella società e del suo sistema di valori, utilizzando, ad esempio, un'indagine su un gruppo di operai. Ciò consente di chiarire le caratteristiche di un mestiere o di una fabbrica, senza interpellare tutti gli operai di quel mestiere o di quella fabbrica).

Tutti i sistemi totalitari e corporativi portano all’estremo la forza della psicologia e della disciplina di gruppo soffocando l'intelligenza e l'iniziativa personale. Il fascismo italiano e tedesco cominciarono la loro attività con la creazione di piccoli gruppi paramilitari di giovani.

Il gruppo può assolvere un ruolo sia positivo sia negativo. In un caso, mobilita le persone, ne innalza lo spirito, ne umanizza la coscienza e ne rafforza l'energia (società democratiche di base, movimenti giovanili e femminili, club umanisti ecc.). In altri casi, il gruppo soffoca la personalità (gruppi mafiosi, movimenti fascisti, razzisti, fondamentalisti). Il problema consiste nel canalizzare questi gruppi verso gli interessi dell'essere umano come personalità libera e ragionevole, facendo appello ai suoi sentimenti più elevati, anziché sfruttandone i comportamenti irrazionali e distruttivi.

 
Guerra

(dal germanico werra, mischia da collegarsi con l'ant.-alto ted. (fir-) wërran, avviluppare) Lotta aperta e armata tra tribù, clan, Stati, grandi gruppi sociali, religiosi o etnici; forma massima della violenza.

La storia universale ha registrato oltre 2.500 guerre, tra cui due guerre mondiali. Nella prima guerra mondiale perirono oltre 20 milioni di abitanti; nella seconda, oltre 50 milioni.

Le guerre vengono compiute per ridistribuire, mediante la violenza armata, i beni sociali, strappandoli agli uni e dandoli agli altri.

Prima questo interesse egoistico non soltanto non veniva celato ma si mostrava apertamente. Nei tempi moderni questo interesse si maschera dietro motivi religiosi, geopolitici ecc (difesa di convinzioni religiose, accesso ai luoghi sacri, sbocco al mare, ristabilimento dei diritti di minoranze etniche, “pulizie etniche” dei territori e molti altri pretesti).

In linea di principio, è possibile evitare la trasformazione di vari conflitti in guerre, ma nella società contemporanea esistono potenti forze sociali interessate alle guerre, come il complesso militare-industriale, raggruppamenti sciovinisti e nazionalisti, gruppi mafiosi ecc. Il commercio di armi è l'affare più remunerativo, gestito da USA, Francia, Inghilterra, Russia, Cina e altre potenze.

Le speranze che la Lega delle Nazioni, dopo la prima guerra mondiale, e l'ONU dopo la seconda, potessero frapporre argini per impedire l'esplodere di guerre sono fallite. Conflitti armati affliggono oggi i Balcani, il Medio Oriente, l'Africa e le repubbliche costituitesi dopo il collasso dell'URSS. Tuttavia, l'umanità ha elaborato alcuni principi e procedure giuridiche internazionali per punire il delitto della guerra e i criminali di guerra. I tribunali internazionali di Norimberga e di Tokyo hanno costituito in questo senso un precedente di grande portata che prosegue attualmente nel tribunale internazionale dell'Aia, che si basa sulla Carta dell'ONU.

Sebbene il movimento antibellico non abbia oggi le dimensioni che assunse in passato, questo fenomeno non si è spento e continua a svilupparsi. L'umanesimo cerca di dare il contributo necessario a rivitalizzare il movimento contro le guerre, per appianare i conflitti regionali e locali nella ex Iugoslavia, nell'Afghanistan, nel Tagikistan, in Cecenia e in altre zone del Caucaso; in Ruanda e in Burundi, in Guatemala e nel Chiapas (Messico); in Cambogia e a Timor est.

 
Guerra civile

Lotta armata tra parti opposte di uno stesso paese, che sorge come prodotto della sua crisi causata da conflitti inconciliabili: politici, sociali, interetnici, interconfessionali ecc. Si tratta della forma più crudele e abominevole di guerra, che impone maggiori sacrifici alla popolazione indifesa: donne, bambini, vecchi, malati, invalidi. La guerra civile è disastrosa anche in senso ecologico, per la quantità di distruzioni che comporta.

È conseguenza della divisione della società in parti contrapposte e del tentativo di risolvere acute contraddizioni mediante la violenza imposta da minoranze armate a tutta la società. In molti casi è difficile distinguere la guerra civile dalla rivoluzione, quando quest'ultima si realizza sotto forma di lotta armata e si accompagna al terrore di massa. La guerra civile è sanguinosa e conduce a gravi perdite tra la popolazione. Spesso è provocata dall'intervento straniero negli affari interni di un altro paese.

Attualmente, guerre civili si riscontrano in Cambogia, Sudan, Iraq, Somalia e Tagikistan.

Gli umanisti sono contrari alle guerre civili e favorevoli a un regolamento dei conflitti all'interno di ogni paese per mezzo di negoziati e compromessi che tengano  conto degli interessi legittimi delle parti belligeranti ed evitino così spargimenti di sangue e calamità pubbliche.

 
Guerra freddaConfronto militare e ideologico tra l'URSS e i suoi satelliti, da un lato, e il blocco capeggiato dagli USA dall'altro, dalla fine della seconda guerra mondiale all'annullamento del patto di Varsavia e al collasso dell'URSS. La guerra fredda con la sua corsa agli armamenti era considerata come una preparazione di entrambi i blocchi a una eventuale terza guerra mondiale e un indebolimento delle posizioni dell'avversario, innanzitutto nel terzo mondo. Si manifestava nella militarizzazione dell'economia e della politica; nella guerra psicologica e nella pressione diplomatica; in continui conflitti e guerre locali, quali le invasioni sovietiche dell'Ungheria nel 1956, della Cecoslovacchia nel 1968, dell'Afghanistan nel 1979; nella crisi caraibica del 1961; negli interventi nordamericani in Centroamerica; nell'intervento anglo-francese in Egitto nel 1956 ecc.
La guerra fredda, in sostanza, ha colpito l'economia dell'URSS e ha contribuito al suo collasso, ma allo stesso tempo ha debilitato l'economia degli USA e ha condotto alla crisi morale della società occidentale, aggravando inoltre la situazione ecologica mondiale e provocando altri disastri globali.
A metà degli anni Novanta si osservano fenomeni di recrudescenza di alcuni aspetti politici e psicologici della guerra fredda nei conflitti regionali dei Balcani, in Estremo Oriente e in alcune zone della CSI. Tutto ciò richiede l'intensificazione del movimento contro la guerra. Gli umanisti condannano la mentalità della guerra fredda e i conflitti bellici mascherati da “conflitti locali”.
 


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