Glossario
Dizionario del nuovo umanesimo |
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| E | |
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| Termine | Definizione |
| Ecologia | (composto con eco-, dal gr. oîkos, casa e -logo, dal gr. lógos, discorso) Dobbiamo a Lamarck e a Treviranus le basi e il nome della nuova scienza che cominciò a esser chiamata “biologia” a partire dal 1802. Inoltre, la vecchia storia naturale venne rimodellata da E. Haeckel nel 1869, e cominciò a far parte della biologia sotto la denominazione di “ecologia”. Questo ramo del sapere ha sempre mirato ad osservare il rapporto tra gli organismi e l'ambiente in cui essi vivono. Oggi l'ecologia studia l’adattamento delle diverse specie sulla base dei loro bisogni energetici, nutritivi e riproduttivi. A livello scolastico, si divide in ecologia vegetale, animale e umana. In termini generali, l'ecologia si interessa all'adattamento delle specie e ai fattori che intervengono su di esse (terreni, climi e altre specie). Uno dei temi fondamentali dell'ecologia è quello che riguarda gli ecosistemi (l'ecosistema è un insieme di esseri viventi e non viventi in relazione tra loro e legati a uno stesso ambiente). Gli ecosistemi sono sistemi termodinamicamente aperti che ricevono energia dall'esterno e la trasmettono agli ecosistemi vicini. Il loro studio si basa sulla teoria dei sistemi e sulla cibernetica, in cui l'ecosistema viene assimilato a un insieme di elementi biotici (specie) e abiotici in costante interazione. Attualmente, l'interesse ecologico ha oltrepassato gli ambienti accademici e ha raggiunto vasti settori della popolazione. Gli effetti delle aziende inquinanti sono sotto gli occhi di tutti: squilibri di ogni tipo nell’aggressione a flora e fauna, immissione nell'ambiente prodotti tossici e rifiuti non biodegradabili, uso di centrali nucleari come fonte d'energia, inquinamento ambientale e le piogge acide. A ciò si aggiunge la crescita delle macrocittà, l'impoverimento della resa dei campi stimolati irrazionalmente da fertilizzanti chimici e pesticidi, la desertificazione di vaste zone ecc. Tutto ciò costituisce motivo di forte preoccupazione per quanti sono interessati a conservare flora, fauna e clima in un ambiente equilibrato che garantisca la sopravvivenza umana. Questa tendenza a porre in rilievo le crescenti difficoltà ecologiche delle società di oggi, e che è stata genericamente chiamata èecologismo, rappresenta un importante avanzamento nella presa di coscienza da parte delle popolazioni di uno dei problemi più gravi del momento. Sebbene non esista tra i sostenitori dell'ecologismo una interpretazione omogenea del deterioramento ambientale né dei metodi da seguire per superare questa pericolosa situazione, in poco tempo è cresciuta una sensibilità collettiva che ha condotto all'assunzione di alcuni provvedimenti legali contro le attività antiecologiche. Certamente ciò non si potrà risolvere appieno fino a quando quelle attività non saranno incluse tra i crimini contro l'essere umano. Del resto, sebbene si possa procedere in tale direzione, bisogna comprendere che il sistema inumano in cui viviamo oggi reca nel proprio sviluppo la decomposizione di sé e di tutto ciò di cui si appropria. La necessità di un mutamento radicale nello schema del potere e nell'organizzazione delle società diviene evidente alla luce del crescente disastro ecologico. |
| Ecologismo | Estensione e generalizzazione dei concetti dell'ecologia che vengono trasferiti sul terreno della realtà sociale. Sorto negli anni Sessanta dai movimenti per la protezione della natura e dell'ambiente, l'ecologismo ha comportato la presa di coscienza della rottura tra l'essere umano e il suo ambiente naturale, rottura provocata dalla civiltà industriale che contamina, distrugge una parte delle risorse non rinnovabili e pone in pericolo la sopravvivenza stessa della specie. L'ecologismo sostiene la necessità della ricerca urgente di forme di sviluppo in equilibrio con la natura, basate sull'uso di energie rinnovabili e non inquinanti. La loro applicazione potrà avvenire soltanto attraverso la massima decentralizzazione dei centri decisionali e l'applicazione di misure di autogestione per far sì che ogni individuo si senta pienamente responsabile del proprio avvenire. |
| Economia | (dal gr. oikonomía, da oîkos e -nomia, l'amministrazione della casa) Sistema di rapporti di produzione, distribuzione e servizi, e delle aziende relative, dal livello familiare fino a quello internazionale. Ramo della scienza che studia tali rapporti e il sistema economico in generale. Abitualmente si parla di economia domestica o privata e di economia pubblica per porre in rilievo l'estensione del fatto economico; di economia rurale o urbana, per sottolineare l'ambiente in cui si svolgono le operazioni produttive; di economia concertata per porre in evidenza il sistema economico intermedio tra l'economia liberale (che presuppone l'assenza di interventi dello Stato) e l'economia guidata o pianificata (contraddistinta da ingerenza statale al massimo grado). Inoltre, si parla di una economia di scala in cui i guadagni di un'azienda si accrescono mediante la riduzione dei costi medi di produzione ottenuta grazie ad un aumento delle dimensioni; di economia esterna quando ci si riferisce a quella realizzata da aziende al di là del loro stesso impegno e che è il risultato di una generale condizione economica favorevole e anche di economie rudimentali, sommerse e floride a seconda del taglio interpretativo che si dà al fenomeno della produzione. Il Nuovo Umanesimo presenta in ogni situazione concreta uno schema economico in cui i rapporti di produzione, di scambio e di consumo sono regolati dalla èproprietà del lavoratore e dagli interessi della maggior parte della popolazione. Questa proposta tende all'umanizzazione dell'economia partendo dalla concezione che i fattori economici debbano esere strumenti al servizio dell'essere umano. L'umanizzazione dell'economia sostenuta dal Nuovo Umanesimo va radicalmente contro tutti gli schemi di radice economicista basati sul riduzionismo interpretativo che fanno dell'individuo, della società e del fatto politico epifenomeni o semplici riflessi delle condizioni economiche o macroeconomiche. La proposta di umanizzazione dell'economia è definita in linee generali nel documento del Nuovo Umanesimo (umanista, documento). |
| Educazione | (dal lat. educatio, -onis, azione che sviluppa le facoltà fisiche, intellettuali e morali) Sistema di trasmissione ed estensione di conoscenze, capacità e norme di comportamento e di comunicazione sociale che comprende le relative teorie (scienza pedagogica) e le istituzioni docenti. Si divide in educazione prescolare, scolare, media, a indirizzo tecnico, superiore, per adulti, istruzione specializzata (per sordomuti, per ciechi ecc.), educazione a distanza, autoistruzione e altri settori. Si distingue tra educazione statale, comunale, privata e a gestione associativa. |
| Effetto dimostrazione | Questa espressione si usa, nel Nuovo Umanesimo, per indicare un evento sociale capace di agire da esempio su punti contigui o anche molto distanti. In quest'ultimo caso, le comunicazioni sempre più veloci e frequenti contribuiscono a ridurre le distanze, e di conseguenza l'effetto dimostrazione tende a essere più frequente. D'altra parte, la similitudine di situazioni strutturali in un sistema che si avvia a diventare mondiale fa sì che l'effetto dimostrazione venga “importato” ed “esportato” con maggiore facilità. L'importanza del fenomeno consiste nel fatto che mostra la possibilità del suo inserimento in ambienti più vasti di quelli in cui ha avuto origine. È un caso di influenza “debole” che segue un percorso inverso rispetto a quello delle correnti “forti” che si impongono alle culture o ad ambienti sociali sempre più dipendenti. Il fenomeno delle influenze reciproche tra ambienti distanti è oggi osservabile in diverse attività. Bisogna considerare che nessuna formazione sociale o culturale rimane passiva, ma interagisce con l'effetto dimostrazione di piccola o grande scala e che questo a sua volta si modifica entrando in contatto con un nuovo ambiente. La serie di effetti dimostrativi che può generare la diversità culturale arricchisce, senza dubbio, l'attuale processo di èmondializzazione. |
| Elezione | Azione di eleggere; nomina attraverso suffragio o votazione; procedimento democratico essenziale per inaugurare una istituzione, una carica pubblica o per costituire organi di potere mediante la delega di poteri da parte di ciascun cittadino o membro di una associazione. Vi sono diversi sistemi elettorali, per esempio quello maggioritario, che si realizza quando in ogni circoscrizione elettorale vince il candidato che ottiene la maggioranza assoluta o relativa dei voti. Le elezioni possono essere generali o limitate secondo criteri selettivi determinati; segrete o a voto palese, o ancora per acclamazione; dirette o indirette. Allo scrutinio devono partecipare i rappresentanti ufficiali delle forze che presentano candidati e anche osservatori neutrali. |
| Elite | Il nucleo più scelto e distinto di leader informali che si manifesta all'interno di ogni gruppo sociale o corporazione, e che elabora e divulga valori etici, estetici ecc. e norme di comportamento sociale all'interno del gruppo. |
| Emancipazione | (der. dal lat. emancipare, liberare dalla tutela o dalla schiavitù) Processo e obiettivo della liberazione dallo stato di soggezione. Recupero della libertà, della sovranità, dell'autonomia e dell'indipendenza. Nei rapporti sociali, si tratta dell'emancipazione dei gruppi o degli strati oppressi (servi, schiavi, donne, omosessuali, minoranze etniche o religiose ecc.). Nelle relazioni internazionali si tratta della liberazione dei paesi coloniali e oppressi, della proclamazione della loro indipendenza e della parità di diritti con altri Stati. Si possono distinguere diverse forme di emancipazione: spirituale, culturale, politica, economica ecc. La lotta per l'emancipazione prevede forme violente e nonviolente. Gli umanisti scelgono le seconde. La ricerca di possibilità diverse per eliminare tutti i fattori di oppressione affinché l'essere umano possa sviluppare la propria libertà, le proprie qualità e le proprie forze creatrici è l'obiettivo principale dell'attività del Nuovo Umanesimo. |
| Esercito | (dal lat. exercitus, der. di exercere, tenere costantemente in esercizio) Insieme delle forze militari di uno Stato, in particolare quelle di terra. È una delle istituzioni armate dello Stato che contribuisce a realizzare la funzione esterna di difesa. Inoltre, lo Stato usa l'esercito non soltanto per la difesa del paese, ma per aggredire e sottomettere altri paesi e popoli, cioè per la sua espansione. Ma ciò viene considerato infrazione alle norme del diritto internazionale (èaggressione). Un altro uso improprio dell'esercito consiste nel coinvolgerlo nella soluzione armata di conflitti interni. Esistono Stati che non hanno eserciti e assolvono le loro funzioni di difesa con altri metodi. In alcuni paesi, l'esercito è professionale e agisce come una corporazione, i suoi membri sono vincolati da contratto e i loro doveri e diritti sono specificati nel contratto concordato con lo Stato. In altri paesi esiste il servizio militare obbligatorio per i cittadini di determinate età. Esistono inoltre sistemi misti. Il Nuovo Umanesimo condanna l'uso della violenza in tutte le forme, ivi compresa la forza armata. Tuttavia, per la realizzazione di questo principio sono richieste opportune condizioni esterne e interne allo scopo di escludere la violenza dalla vita quotidiana e dalla pratica sociale sia nazionale sia internazionale. Nel frattempo, per procedere in questa direzione è necessario limitare progressivamente l'uso dell'esercito, democratizzarne il funzionamento e i suoi rapporti con la società civile, porlo sotto il controllo pubblico, discutere sui mezzi di comunicazione la sua vita interna e le sue relazioni, il suo bilancio e la dottrina militare dello Stato. Dal punto di vista umanista è inammissibile qualunque intervento dell'esercito nella vita politica, e i militari in servizio attivo non possono avere diritti elettorali né rilasciare dichiarazioni pubbliche sulla politica statale. Riprendono questo diritto nel momento in cui entrano in congedo, come comuni cittadini. |
| Esistenzialismo | (der. di esistenziale, sul modello del ted. Existentialismus e del fr. existentialisme. Dal lat. exsistere, ex, fuori e sisto, sto, propr. levarsi fuori, apparire) È uno dei sistemi filosofici e culturali che hanno esercitato maggiore influsso; una tendenza particolare della concezione umanista che ha per obiettivo l'analisi e la descrizione del senso e delle contraddizioni della vita umana. Dal punto di vista dell'esistenzialismo, l'individuo non è una parte meccanica di un tutto unico (generazione, classe, ambiente sociale) ma è l'integrità in sé e per sé. Nella filosofia dell'esistenzialismo si distinguono numerose tendenze, tra cui quella religiosa e quella atea. Sono unite insieme da una problematica comune, ma ciascuna ha un proprio punto di vista riguardo alla definizione del senso della vita. Nella prima si attribuisce priorità al rapporto dell'uomo con Dio. La tendenza atea considera l'individuo come l'unico dio. Tali concezioni, tuttavia, si influenzano reciprocamente, manifestando la medesima preoccupazione per le sofferenze dell'uomo, proclamando gli stessi principi etici e sperimentando le stesse delusioni in merito a quanto di assurdo e insensato vi è nella vita. Lo spirito di pessimismo, e a volte di disperazione, caratterizza tutte le tendenze del movimento esistenzialista. Uno dei precursori della dottrina esistenzialista è Søren Kierkegaard (1813-1855), filosofo e teologo danese, che ha analizzato in modo dettagliato e approfondito tratti dell'esistenza dell'uomo come afflizione, paura, amore, colpa, bene e male, morte, coscienza, spavento ecc. Lo spavento permanente che l'individuo patisce è frutto del senso di abbandono nell’attesa dell'inevitabile morte. La fede sincera è la sola cosa che consenta all'individuo di vivere la propria vita coscientemente. Questa linea del pensatore protestante viene perseguita da Nikolaj Berdjaev (1874-1948), filosofo ortodosso russo, fondatore del cosiddetto “nuovo cristianesimo”. È sua opinione che l'esistenza dell'individuo si basi sulla libertà, mentre il senso della vita si basa “sulla nascita di Dio nell'individuo e dell'individuo in Dio”. Esiste soltanto l'individuo, mentre tutto il resto “c'è” ma non esiste, poiché non ha coscienza della propria esistenza e si adatta soltanto a condizioni oggettive. In questa forma di esistenzialismo si scontrano tre fattori: la libertà, la predestinazione divina e la responsabilità e l'energia personale di un essere che sa pensare, sentire e produrre. L'individuo deve sempre rinnovarsi, vale a dire, riuscire a essere sempre più umano. Karl Jaspers (1883-1969) intese questo problema a modo proprio, proponendo di separare il “tempo assiale” dalla storia e di centrare l'attenzione sugli aspetti di continuità che si trovano nella vita (malattia, morte, sofferenza) e determinano il senso principale dell'esistenza. Secondo Jaspers, ogni essere deve cercare la propria individualità nella vita presente. Nella filosofia e nella letteratura spagnole è Miguel de Unamuno (1864-1936) ad aver sviluppato la concezione esistenzialista. Attribuì un particolare significato all'idea del “donchisciottismo”, secondo cui l'uomo conduce una lotta permanente (allo stesso modo di don Chisciotte) per un ideale irreale. Ogni esistenza concreta reca in sé contrasti tra categorie correnti e sublimi, tra pragmatismo e lucidità spirituale. Per molti esistenzialisti, un'altra fonte di questa corrente di pensiero, oltre che da Kierkegaard, è costituita da Friedrich Nietzsche (1844-1900). Allo stesso modo in cui i marxisti hanno fatto uso del metodo dialettico di Hegel, gli esistenzialisti più recenti ricorrono per le loro descrizioni al rigoroso metodo fenomenologico di Husserl. Martin Heidegger (1889-1976) e Jean-Paul Sartre (1905-1980) sono due altri pensatori che hanno contribuito considerevolmente allo sviluppo dell'esistenzialismo. Può essere considerato a sua volta come appartenente a questa corrente José Ortega y Gasset (1883-1955), anche se la sua linea di pensiero razional-vitalista si distacca in molti punti dalle formulazioni fondamentali dell'esistenzialismo. Indipendentemente dalla diversità che caratterizza il punto di vista esistenzialista sulle situazioni della vita umana, tale concezione è contraddistinta anche dalla sensibilità nei confronti di tutti i problemi dell'esistenza individuale, come pure dalla fiducia nelle forze creative personali. L'affermazione di molti esistenzialisti secondo cui “l'esistenza significa l'essere umano, l'essere umano significa l'esistenza” corrisponde esattamente alla concezione del Nuovo Umanesimo. |
| Essere umano | Il riferimento dell'essere umano in una situazione è il proprio corpo. In esso il suo momento soggettivo si pone in rapporto con l'oggettività e attraverso esso si può comprendere come “interiorità” o “esteriorità” secondo la direzione che dà alla propria intenzione, al proprio “sguardo”. Di fronte all'essere umano si trova tutto ciò che non è esso stesso e che non risponde alle sue intenzioni se non attraverso il corpo. Quindi, il mondo in generale e altri corpi umani di fronte ai quali il corpo stesso può agire e registra la sua azione, pongono le condizioni in cui si costituisce l'essere umano. Tali condizionamenti si presentano anche come possibili nel futuro e nella relazione futura con il corpo stesso. In questo modo, la situazione presente può essere considerata come modificabile in futuro. Il mondo viene sperimentato come esterno al corpo, ma il corpo è visto anche come parte del mondo poiché è in esso che agisce ed è da questo che riceve la sua azione. La corporeità è anche qualcosa che cambia e, in questo senso, è una configurazione temporale, una storia viva lanciata verso l'azione, verso la possibilità futura. Il corpo, per la coscienza umana, diventa protesi dell'intenzione, risponde all'intenzione, in senso temporale e in senso spaziale. Temporalmente, in quanto può attualizzare in futuro il possibile dell'intenzione; spazialmente, in quanto rappresentazione e immagine dell'intenzione. In questo divenire, gli oggetti sono ampliamenti delle possibilità corporali e i corpi altrui appaiono come moltiplicazioni di quelle possibilità, in quanto sono governati da intenzioni che si riconoscono simili a quelle che guidano il corpo stesso. Ma perché l'essere umano avrebbe bisogno di trasformare il mondo e di trasformare se stesso? Per la situazione di finitezza e di carenza temporo-spaziale in cui si trova e che registra, secondo diversi condizionamenti, come dolore (fisico) e sofferenza (mentale). Così il superamento del dolore non è semplicemente una risposta animale, ma una configurazione temporale in cui primeggia il futuro e che si trasforma in un impulso fondamentale della vita, anche se questa non si trova minacciata in un determinato momento. Perciò, al di là della risposta immediata, riflessa e naturale, la risposta differita e la costruzione per evitare il dolore sono spinte dalla sofferenza di fronte al pericolo e sono rappresentate come possibilità future o attualità in cui il dolore è presente in altri esseri umani. Il superamento del dolore, dunque, appare come un progetto di base che guida l'azione. È quella intenzione che ha reso possibile la comunicazione tra corpi e intenzioni diverse in quella che chiamiamo la “costituzione sociale”. La costituzione sociale è storica quanto la vita umana, configura la vita umana. La sua trasformazione è continua ma in modo diverso da quello della natura. In quest'ultima non si verificano cambiamenti tramite intenzioni. Si presenta come “risorsa” per superare il dolore e la sofferenza e come “pericolo” per la costituzione umana, per cui il destino della natura stessa è quello di essere umanizzata, intenzionata. E il corpo, in quanto natura, in quanto pericolo e limitazione, reca in sé lo stesso disegno: essere intenzionalmente trasformato, non solo in posizione ma anche in disponibilità motoria; non solo in esteriorità ma in interiorità; non solo in confronto ma in adattamento. In una conferenza divulgativa tenuta il 23 maggio 1991, Silo ha spiegato le sue idee più generali sull'essere umano in questi termini: “Quando mi osservo, non da un punto di vista fisiologico ma da un punto di vista esistenziale, riconosco di trovarmi in un mondo già dato, da me né costruito né scelto, di trovarmi in-situazione nei confronti di fenomeni che, a partire dal mio proprio corpo, mi risultano ineludibili. Il corpo, poi, come elemento costitutivo della mia esistenza è un fenomeno omogeneo al mondo naturale sul quale agisce e dal quale è “agito”. Ma la naturalità del corpo mi si presenta molto diversa da quella di tutti gli altri fenomeni naturali; infatti: 1. del corpo ho un vissuto diretto, immediato; 2. attraverso il corpo ho un vissuto dei fenomeni esterni; 3. grazie alla mia intenzione, ho una disponibilità immediata di alcune delle operazioni che il corpo è in grado di compiere. Il mondo, d’altra parte, mi si presenta non tanto come un agglomerato di oggetti naturali bensì come un'articolazione di esseri umani e di oggetti e segni da essi prodotti o modificati. L'intenzione che avverto in me mi appare come un elemento interpretativo fondamentale del comportamento degli altri; e proprio come costituisco il mondo sociale comprendendone le intenzioni, così da esso sono costituito. Ovviamente stiamo parlando di intenzioni che si manifestano attraverso azioni corporee. È grazie alle espressioni corporee o alla percezione della situazione in cui l'altro si trova che posso comprenderne i significati, le intenzioni. Inoltre, gli oggetti naturali e quelli umani mi producono o piacere o dolore; per questo cerco sempre di modificare la mia collocazione rispetto ad essi, nel senso che cerco di allontanarmi da ciò che mi risulta doloroso e di avvicinarmi a ciò che mi risulta piacevole. Pertanto non sono affatto chiuso al mondo naturale ed umano: anzi, la mia caratteristica fondamentale è precisamente l'"apertura". La mia coscienza si è configurata su una base intersoggettiva: usa codici di ragionamento, modelli emotivi, schemi di azione che sento come "miei" ma che riconosco anche in altri. E, ovviamente, il mio corpo è aperto al mondo in quanto il mondo io lo percepisco e su di esso agisco.[...]. “Il mondo naturale, a differenza dell'umano, mi appare privo di intenzioni. Posso - è ovvio - immaginare che le pietre, le piante o le stelle possiedano un'intenzione, ma in ogni caso, un effettivo dialogo con esse mi risulta impossibile. Anche gli animali, nei quali a volte scorgo la scintilla dell'intelligenza, mi appaiono impenetrabili, soggetti a trasformazioni lente e sempre all'interno di quella che è la loro natura. Vedo società di insetti totalmente strutturate e mammiferi superiori che usano rudimenti tecnici, ma tutti ripetono i loro codici come se fossero sempre i primi rappresentanti delle loro rispettive specie. E nelle virtù dei vegetali e degli animali modificati ed addomesticati dall'uomo, riconosco l'intenzione umana ed il suo avanzare nell’opera di umanizzazione del mondo.
L’idea di “natura” umana si è sviluppata parallelamente all’idea che la coscienza fosse passiva. Secondo questo modo di pensare, l'uomo è un'entità che agisce in risposta agli stimoli del mondo naturale. All’inizio, una tale concezione si è manifestata nella forma di un sensualismo grossolano; questo è stato a poco a poco sostituito da correnti storicistiche che hanno però mantenuto al loro interno la posizione che esso sosteneva riguardo alla passività della coscienza. E tra tali correnti, persino quelle che privilegiavano l'attivismo e la trasformazione del mondo all'interpretazione dei fatti, hanno concepito l’attività umana come il risultato di condizioni esterne alla coscienza.[...].
[...]Abbiamo elencato le concezioni che, per spiegare l'uomo, partono da dati teorici generali e sostengono l'esistenza di una natura umana e la passività della coscienza. Noi, al contrario, sosteniamo la necessità di partire dalla specificità umana; sosteniamo che l’essere umano è un fenomeno storico-sociale e non naturale, ed inoltre affermiamo che la coscienza umana è attiva e trasforma il mondo sulla base dell’intenzione. Abbiamo inteso la vita umana in-situazione ed il corpo come un oggetto naturale percepito direttamente e direttamente sottoposto a numerosi dettami dell’intenzione. A questo punto si impongono le seguenti domande: in che senso la coscienza umana è attiva, secondo quali modalità, cioè, è in grado di applicare le proprie intenzioni al corpo e attraverso di esso trasformare il mondo? In secondo luogo, secondo quali modalità la costituzione umana è storico-sociale? Queste domande devono trovare risposta a partire dall'esistenza individuale se non vogliamo ricadere in generalità teoriche, dalle quali successivamente verrà fatto derivare un sistema di interpretazioni. Di conseguenza, per rispondere alla prima domanda si dovrà cogliere con evidenza immediata come l'intenzione agisca sul corpo, e per rispondere alla seconda bisognerà partire dall'evidenza della temporalità e dell’intersoggettività dell'essere umano, e non da leggi generali della Storia e della società.” Silo sviluppa questi due temi nei suoi Contributi al pensiero. L'intenzione che agisce sul corpo attraverso il meccanismo di immagine costituirà il nucleo delle spiegazioni della sua Psicologia dell'immagine. Quindi affronterà il problema della temporalità nelle Discussioni storiologiche. |
| Evoluzione | (dal lat. evolutio, -onis, che era l'atto di svolgere, volvo, il papiro) Autosviluppo graduale e naturale di un sistema sociale e organico, che esclude trasformazioni brusche e improvvise, e soprattutto interventi artificiali nel corso del processo naturale. L'evoluzione comprende una serie di cambiamenti destinati ad una complessificazione crescente, indipendentemente dalla durata più o meno prolungata di tale processo. Nella scienza biologica, la dottrina evoluzionista pretende di spiegare i fenomeni naturali mediante trasformazioni successive di un’unica realtà primaria, materiale, sottoposta a movimento perpetuo, per virtù delle quali si passa dal semplice e omogeneo al composto ed eterogeneo. Questa teoria, tuttavia, presenta dei seri problemi, dal momento che alcune cosmologie (e le derivanti posizioni biologiche) tentano di dimostrare che da un punto originario tutto si vada trasformando fino a perdere energia e ordine. Ma negli ultimi anni e dopo lo studio delle strutture dissipative (dovuto soprattutto a Prigogine), il concetto di evoluzione è stato modificato radicalmente, modificando sia le vecchie concezioni sia quelle più recenti basate sul semplice principio entropico. Alla luce di questi cambiamenti concettuali, va rivista non soltanto l'idea di evoluzione, ma anche (per esempio, nel campo delle scienze sociali) quella di èrivoluzione, che comporta rotture e discontinuità in un processo evolutivo. |
| Glossary V2.0 | |





