Glossario
Dizionario del nuovo umanesimo |
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| Termine | Definizione |
| Capitalismo | La sociologia dei secoli XIX e XX definisce così il regime economico-sociale la cui spinta propulsiva è costituita dall'accrescimento del capitale. Le varie scuole sociologiche forniscono diverse interpretazioni del contenuto e del ruolo storico di questo regime. I sociologi positivisti ne individuano l'esistenza non soltanto nei tempi moderni, ma anche nell'antichità e nel medioevo. I marxisti vedono nel capitalismo una “formazione socio-economica”, una fase necessaria e inevitabile nell'evoluzione storica universale. I sociologi neoliberali ritengono questo regime il fine della storia universale. Tali punti di vista sono inficiati da un riduttivismo economicista, in quanto limitano la crisi della società contemporanea alla crisi di un determinato regime socio-economico (sia esso “capitalista” o “socialista”). Il regime economico-sociale è parte di una struttura sociale molto più complessa del sistema socio-culturale storico concreto. La base economica del capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione e lo sfruttamento del lavoro salariato. Le classi principali sono la èborghesia e il proletariato (la classe operaia), anche se la composizione di queste due ultime ha subito radicali mutamenti. Il Nuovo Umanesimo critica con forza l'amoralismo e il carattere sfruttatore di questo regime. Gli umanisti difendono gli interessi dei lavoratori lottando anche contro la tendenza del capitalismo attuale, responsabile di creare disoccupazione e crescente emarginazione in larghi strati della società e in vaste regioni del mondo. |
| Caritą | (dal lat. caritas) Per alcune correnti filosofiche e religiose, è sinonimo di “compassione”. È diverso da ètolleranza. Qualità morale di chi pratica l'amore attivo rivolto verso tutti gli esseri – innanzitutto gli esseri umani – che versano in stato di necessità. Comprende il sentire il dolore dell'altro come dolore proprio e l'intenzione di prestare l'aiuto e la cooperazione opportuni. Fa parte del fondamento etico di tutte le religioni universali. La carità consente di superare ostilità e intolleranze tribali e corporative e classiste. Pretende il superamento dell'uso di dividere gli esseri umani in prossimi ed estranei. Questa caratteristica è tipica della personalità umanista. A loro volta, varie attività dell'èumanitarismo sono mosse da sentimenti di carità. |
| Casta | (dal lat. castus, casto, pulito) Gruppo sociale e religioso delle società dispotiche dell'antico Oriente e dell'America precolombiana (caste di sacerdoti, di guerrieri, di agricoltori, di artigiani ecc.). In generale, le caste si dividono in superiori e inferiori. La posizione di ogni essere umano è determinata per via ereditaria, di padre in figlio, e ogni mobilità tra gruppi è proibita. |
| Centri di comunicazione umanista | Locali umanisti, a livello di quartiere o di vicinato, dove si concentrano le attività delle organizzazioni di base e dei diversi èfronti d'azione. Prima della loro attivazione si avvia di solito un organismo minimo di diffusione, in grado di trasmettere tempestivamente proposte alla base sociale e di convocarla su temi specifici. |
| Centrismo | (der. da centro. Lat. centrum, dal gr. kéntron, il pungolo, poi punto centrale) Una determinata corrente politica o ideologica più o meno equidistante dagli “estremi” o dalle posizioni più radicalizzate. Il centrismo preferisce di regola la via del compromesso, l'ammorbidimento del conflitto, la pacificazione. Piuttosto frequentemente il centrismo viene accusato di mancare di principi, di risultare inconsistente e vile. In realtà, questa corrente svolge sempre un ruolo importante, occupando uno spazio particolare tra le correnti di “destra” e di “sinistra”. All'interno di diversi partiti e correnti possono esistere gruppi centristi o moderati che si collocano in posizioni differenti. Nella maggior parte dei casi, il centrismo fa tradizionalmente proprie le posizioni del non-scontro e del dialogo. In casi particolari, il centrismo può svolgere un ruolo reazionario. |
| Centro delle culture | Organizzazioni umaniste che coordinano azioni in difesa delle minoranze etniche e culturali in un determinato paese. Lavorano soprattutto con immigranti e rifugiati, collaborando con questi alla difesa dei loro interessi; fornendo assistenza legale e medica; facendo ricorso agli organismi statali interessati e rendendo pubbliche le loro richieste con lo scopo di informare l'opinione pubblica nazionale e internazionale sulle violazioni arrecate ai loro diritti umani. Spesso operano in collaborazione con i èclub umanisti che hanno sede nei paesi d'origine di quelle minoranze che si sono viste costrette a emigrare. |
| Centro mondiale di studi umanisti | Per decisione del èForum umanista, è stata disposta la creazione del Centro mondiale di studi umanisti. Si tratta di un’organizzazione per lo studio e la ricerca nelle scienze sociali (in particolare: storiologia, storia delle culture, antropologia, politologia e psico-sociologia) che è stata costituita ufficialmente a Mosca il 24 novembre 1993. E’ un’organizzazione non governativa e volontaria orientata dal Nuovo Umanesimo. Realizza di frequente pubblicazioni e organizza conferenze e incontri multidisciplinari. È intenzione del Centro produrre studi e contributi che favoriscano l'umanizzazione della scienza e della tecnologia, con particolare attenzione ai problemi dell'istruzione. Sebbene all'origine sia stato costituito essenzialmente da accademici, tende a dare partecipazione a persone di un ambito sempre più vasto. |
| Ceti medi | (aspetto particolare della figura del “ceto sociale” contemplata in sociologia) Categoria sociologica che indica una parte importante della struttura sociale della società moderna e della società in transizione dal tradizionalismo al modernismo. Comprende i settori situati tra i ceti superiori e inferiori nella piramide sociale e contribuisce alla stabilità sociale. Il settore più dinamico e moderno è costituito dagli strati che si sviluppano con il progresso scientifico-tecnico e informativo (piccoli imprenditori di aziende industriali, agricole e zootecniche, commerciali e terziarie, dipendenti qualificati, professionisti ecc.).
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| Classe | Gruppi di persone più o meno consistenti che si differenziano gli uni dagli altri per il loro rapporto con i mezzi di produzione (alcuni li possiedono: borghesia, proprietari terrieri, banchieri; altri non possiedono altro che la capacità di lavorare: operai, impiegati, braccianti); che occupano posizioni diverse nel sistema della divisione del lavoro (alcuni dirigono e organizzano, altri producono ed eseguono gli ordini); che hanno diverse forme di reddito (profitto, rendite terriere, salario) e diversi volumi dello stesso (ricchi, medi, poveri); con diverse forme di interazione rispetto al potere e allo Stato (classi dominanti e classi sfruttate). Le classi si differenziano anche in base al loro livello di istruzione e di cultura, ma queste differenze sono secondarie. La società non si divide soltanto in classi ma anche in diversi ceti, strati e gruppi. La classe operaia, i contadini e i ceti medi sono, per ora, i più numerosi nel mondo. La grande borghesia, i proprietari terrieri, sono i più ricchi. La gente non è sempre capace di stimare in maniera adeguata il proprio status sociale, e tende spesso a sopravvalutarlo. Quindi, molti operai si considerano “classe media”. I marxisti hanno ritenuto che la classe operaia fosse la più rivoluzionaria e progressista. La storia del movimento operaio internazionale è stata assai ricca di infuocate battaglie rivoluzionarie e di grandi scioperi. Attualmente, la lotta di classe ha superato le vecchie forme di radicalismo e ha assunto il carattere di lotta più o meno pacifica. L'idea di accordo sociale e di impegno prevale sull'idea di rivoluzione e di aperto confronto delle classi. Nel momento attuale gli obiettivi principali del rapporto tra classi sono quelli di stabilire nuove forme di distribuzione della proprietà, del potere, di cambiamenti nello status sociale e nel livello di vita. |
| Club umanisti | Organizzazioni decentrate, non formali né di partito, in cui si svolge il dibattito e si perfezionano le proposte del Nuovo Umanesimo in settori specifici stabiliti dagli interessi dei loro membri. Il primo club è stato fondato a Mosca il 27 maggio 1991. I club umanisti aderiscono di solito al èdocumento del movimento umanista. I rapporti tra club umanisti sono in genere molto attivi. |
| Coalizione | 1. alleanza politica o militare di due o più Stati contro il nemico comune (l'“Intesa” negli anni della prima guerra mondiale, la coalizione antihitlerista negli anni della seconda guerra mondiale); 2. accordo per portare avanti azioni in comune tra partiti o tra uomini pubblici. |
| Collettivismo | (da collettivo, dal lat. colligere, raccogliere; attraverso il fr. collectivisme) Dottrina, sistema sociale e movimento politico i cui ideali sono la comunità di beni e servizi e che si propone di trasferire allo Stato la distribuzione della ricchezza. Si tratta di un movimento molto contraddittorio, che ha contribuito al sorgere delle correnti socialista, comunista, anarchica e a diverse correnti nazionaliste. Parte dalla contrapposizione tra sociale e individuale, e considera prioritario il collettivo. Questa dicotomia crea difficoltà dato che la società non può essere ridotta a un organismo biologico o a una specie né l'essere umano a un semplice animale. Ma il collettivismo rappresentava storicamente una reazione contro l'individualismo esacerbato. L'esperienza storica ha confermato l'inconsistenza teorica e pratica delle tesi del collettivismo e dell'individualismo; ne ha mostrato i limiti e le conseguenze negative ogni qual volta si scelga a favore di uno dei poli di questa dicotomia. In realtà, gli interessi dell'essere umano in quanto personalità non sono né possono essere in contrapposizione alle necessità del progresso sociale. Lo sviluppo integrale della persona, delle sue capacità, è una condizione inalienabile dell'avanzamento della società. Al contrario, quando l'essere umano viene ridotto alla condizione di ingranaggio del collettivo, a lungo andare si giunge alla morte di una civiltà. Il collettivismo parte da principi morali e da sentimenti di solidarietà tra persone nel lavoro, nella vita comune, nella lotta politica, nella cultura. È contrario all'individualismo e all'egoismo. Le tradizioni del collettivismo determinano l'azione della persona nei confronti della società, di altre persone e orientano il comportamento sociale, contribuendo alla formazione di determinati valori umanisti (aiuto reciproco, rispetto reciproco, solidarietà). In alcuni casi il riconoscimento della priorità degli interessi collettivi e più in generale sociali (compresi quelli statali) può contribuire al soffocamento della libertà della persona, dei suoi interessi esistenziali e delle sue necessità. Simile situazione è caratteristica delle società totalitarie. |
| Colonialismo | (der. di coloniale, dal lat. colonia, e questo da colere, coltivare) Dottrina che tende a legittimare il dominio politico ed economico di un territorio o di una nazione esercitato dal governo di uno Stato straniero. Viene così chiamato il processo iniziato nel XV secolo con la conquista, l'insediamento e lo sfruttamento, da parte dell'Europa, di territori in America, in Oriente e in Africa. Furono la Spagna, il Portogallo, l'Inghilterra, la Francia e i Paesi Bassi ad avviare le attività coloniali. A partire dal 1880 e fino agli inizi del XX secolo, la ricerca di nuovi mercati e di materie prime provocò il risorgere del colonialismo con la divisione dell'Africa tra le grandi potenze europee, soprattutto Inghilterra e Francia (èneocolonialismo, èimperialismo). |
| Comunismo | Sistema sociale in cui la proprietà è posseduta in comune da tutto il popolo secondo il principio “Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità”. Per buona parte del XIX secolo, comunismo fu sinonimo di socialismo, ma dopo il Manifesto comunista del 1848 e dopo altre opere di K. Marx e di F. Engels, i due termini si separarono. Nella teoria di Marx, il èsocialismo rappresenta una fase a cui seguirà la società comunista. Il èmarxismo interpretato come èmarxismo-leninismo comporta una decisa distinzione tra partiti socialisti e comunisti. |
| Comunitą per lo sviluppo umano | Organizzazione sociale e culturale del Nuovo Umanesimo fondata da Silo (èsiloismo). E’ sorta in Argentina e in Cile all'epoca delle dittature militari. Le sue prime forme di organizzazione risalgono agli anni Settanta, ma i suoi primi documenti sono stati pubblicati l'8 gennaio 1981. Le sue posizioni nonviolente, antidiscriminatorie e antiautoritarie le hanno valso numerose persecuzioni. In quanto appartenenti alla Comunità, molti membri furono cacciati dal lavoro, incarcerati, mandati in esilio. L'istituzione ricorda l'assassinio di alcuni dei propri militanti per mano di bande paramilitari, tra cui la nefasta “Triple A” (Associazione Anticomunista Argentina). Dopo numerose intimidazioni e detenzioni, il fondatore della Comunità ha subito vari attentati, tra cui quello del 12 agosto 1981. Molti simpatizzanti andarono in esilio nei paesi europei e lì cominciarono a diffondere le loro attività. La persecuzione contro diverse organizzazioni del Nuovo Umanesimo non è cessata, ma poiché nel frattempo è mutato il contesto sociale ormai più nessuno può continuare a muovere le stesse accuse di “guerriglierismo” e di “sovversione” che venivano rivolte loro nei decenni trascorsi. I settori più reazionari della destra e i fondamentalisti delle confessioni religiose si limitano ora alla diffamazione grazie alla manipolazione di alcuni organi d'informazione oppure tentano di censurare e di togliere dalla circolazione gli scritti, le dichiarazioni e i documenti della Comunità. (ècentri di comunicazione umanista, èCentro mondiale di studi umanisti, ècentri delle culture, èclub umanisti, èforum umanista, èmovimento umanista) |
| Conformismo | (sul modello del fr. conformisme, dall'agg. lat. conformis, -e, che ha la stessa forma) 1. Tratto caratteristico del comportamento sociale di accettazione acritica dell'ordine esistente e dell'ideologia, dei valori e delle norme dominanti. 2. Caratteristica psicologica di un individuo che si subordina alla pressione del gruppo e si adatta alle opinioni della maggioranza. Incapacità di elaborare una posizione propria e di assumere una qualche decisione in maniera indipendente. |
| Consenso | (dal lat. consensus, da consentire, sentire insieme) Unanime accettazione da parte di tutte le persone che compongono una corporazione o un gruppo. Contratto costituito dall'accordo delle parti. La coincidenza di opinioni riguardo ad un problema di reciproco interesse consente di stabilire un'azione comune. Un certo grado di consenso riguardo alle opinioni e alle azioni è necessario per qualunque forma di relazione sociale. In senso lato, il consenso rappresenta il livello di armonia e di solidarietà cosciente; il superamento dei conflitti, delle divergenze e delle inimicizie. Il consenso è anche un metodo per raggiungere l'obiettivo, è un compromesso, un accordo, un desiderio di comprensione reciproca e un minimizzare le contraddizioni tra le parti. Nella sociologia positivista, il consenso è stato interpretato come solidarietà concepita razionalmente. Il principio del consenso o dell'unanimità viene largamente utilizzato nell'attività parlamentare e nella pratica diplomatica. La realizzazione del principio del consenso rende inutile il ricorso al voto e l'imposizione dell'opinione della maggioranza che ignora i punti di vista della minoranza. In questo senso il procedimento del consenso rafforza la solidarietà umana perché prende in considerazione l'esperienza e gli interessi legittimi di tutti e non soltanto di una parte della società. Non esiste consenso pieno e assoluto, come pure non è possibile l'assimilazione e l'identificazione di tutti gli interessi in gioco. Qualsiasi consenso è relativo e spesso di breve durata. Il consenso ottenuto con maggioranza formale può discriminare gli interessi della minoranza. Il principio del consenso è un metodo per evitare le votazioni, esaurendo la discussione per risolvere disaccordi e assicurare così lo spirito di cooperazione all'interno di un gruppo. Non esiste processo sociale che non comprenda diverse forme e diversi livelli di consenso. Quanto più ricco e consistente risulti il consenso, tanto più armonico sarà lo sviluppo sociale. Nel mondo attuale, la forma più sana di consenso sociale può essere proprio l'orientamento umanista. |
| Conservatorismo | (der. di conservatore, dal lat. conservator, da conservare, cum e servare, che mantiene o conserva un oggetto, stato o situazione) Dottrina politica propria dei sostenitori della necessità di conservare e perpetuare il regime esistente, attribuendo valore di feticcio alle tradizioni e al passato, rinunciando a qualsiasi cambiamento nei rapporti economici e sociali. Difesa delle basi esistenti, tra cui forme reazionarie e antiquate. Di regola, questa linea è propria dell'élite dominante che non vuole perdere potere e ricchezza e neppure i privilegi conquistati. Spesso i conservatori intervengono sventolando la bandiera della difesa dell'ordine e della stabilità. Storicamente, i conservatori e i liberali hanno combattuto tra loro durante molti anni per il potere, anche se con una certa frequenza gli stessi liberali hanno occupato posizioni ispirate a conservatorismo allorché altre forze hanno minacciato il loro dominio. Il conservatorismo è nato come movimento aristocratico ed anche clericale per salvare i privilegi feudali ai tempi della rivoluzione borghese, come espressione degli interessi dei grandi proprietari terrieri e dei loro clienti. Per questo fin dall’inizio si è opposto al liberalismo, difendendo tradizioni, privilegi e proprietà della chiesa, soprattutto cattolica, ma poi anche della chiesa anglicana, cristiana orientale ecc. È stato nemico acerrimo dell'indipendenza degli Stati Uniti, dell'America latina e della Grecia. Dopo la Rivoluzione Francese, si è opposto alle rivoluzioni spagnola, portoghese, napoletana e per l'unità d'Italia (Risorgimento). La storia politica dell'Europa e dell'America nel XIX secolo è stata travagliata dalle lotte tra conservatori e liberali. Nel XX secolo, soprattutto nella seconda metà, questo antagonismo si indebolisce quando i due avversari assimilano gradualmente i valori e i concetti uno dell'altro e quando il movimento conservatore classico scompare dall'arena politica della maggioranza degli Stati americani ed europei. |
| Consumismo | (der. da consumare. Cfr.: lat.consumere, comp. di sumo, prendo per usare che si è venuto praticamente a fondere con consummare, cum e summa, somma) Consumo delle cose che si distruggono con l'uso. Si parla spesso di “società dei consumi” sottolineando il fatto che si verifica nelle società industriali avanzate in cui le necessità primarie sono soddisfatte nella maggior parte della popolazione e dove una intensa pubblicità propone nuovi beni che incitano a un consumo continuo. Si tratta di un modo di fare molto esagerato che mostra l'incapacità della società a muoversi verso intangibili e valori che contribuiscano alla costruzione di beni per lo sviluppo della personalità e della cultura. Il consumismo conduce la società in una palude senza uscita, alla catastrofe demografica ed ecologica. Nella genesi di questo orientamento vi sono le tradizioni dell'edonismo e dell'eudemonismo (dal greco eudaimon “fortunato” “possessore di un buon genio”). Il consumismo, nemico di ogni spiritualità, non pone al primo posto l'essere umano, ma il denaro, gli oggetti, il lusso, il soddisfacimento dei capricci, la moda ecc. |
| Contratto sociale | Secondo i classici dell'illuminismo europeo il contratto sociale, cioè il patto tra cittadini, è l'unica fonte del diritto, del potere e dello Stato. Il sistema democratico parte dal concetto di contratto sociale, secondo cui ai diritti dei cittadini corrispondono simmetrici obblighi civili. Tale concezione considera il sistema politico come un equilibrio certo tra i poteri. Idea relativa al sorgere dello Stato sulla base del contratto cosciente tra gli esseri umani in contrapposizione all'epoca dell'anarchia e della barbarie, della “guerra di tutti contro tutti”. Secondo tale concezione, gli uomini hanno limitato coscientemente la loro libertà a favore dello Stato per garantirne la sicurezza e l'ordine. Questa idea è stata sviluppata in maniera più articolata dal filosofo J. J. Rousseau, il quale riteneva che il contratto sociale potesse proteggere i diritti di tutti. Il contratto sociale viene anche considerato come una specie di intesa tra diverse classi sociali, come cooperazione tra i cittadini e lo Stato, con l'obiettivo di eliminare scioperi, guerre civili e altre forme di conflitti violenti. |
| Cooperazione | (dal lat. cum, insieme e operari, operare) 1. Rapporti che si formano in un processo d’insieme e in cui si stimolano e si moltiplicano i risultati delle azioni comuni. Presuppone interessi e obiettivi condivisi e l'individuazione dei mezzi adeguati a realizzarli nella pratica. In questo senso rappresenta parte essenziale dell'attività sociale e politica del Nuovo Umanesimo. Comprende lo scambio di esperienze e di iniziative personali dei partecipanti all'azione comune. 2. Forme della produzione e della proprietà collettiva. |
| Corporativismo | Corrente ideologica che ritiene la corporazione (associazione di persone che praticano la stessa professione od operano nello stesso ramo di attività) fondamento della società e considera il regime corporativo come sistema ideale. |
| Cosmopolitismo | (der. di cosmopolita, dal gr. kósmos, mondo e polítes, cittadino) Corrente ideologica che considera l'essere umano cittadino del mondo. Si formò durante la rivoluzione francese del 1789, ponendosi in qualche misura come reazione al costituirsi dello Stato nazionale e, in seguito, alle guerre di rapina napoleoniche. Si trattò, quindi, di una posizione critica nei confronti dello èsciovinismo ufficiale. |
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