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Dizionario del nuovo umanesimo |
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| | Tutti i termini | | Ci sono 214 termini nel glossario. | | Pagine: 1 |
| Adattamento | (der. di adattare, dal lat. tardo adaptare, comp. di ad- e aptare) Capacità degli esseri viventi che consente loro di sopravvivere quando mutano le condizioni ambientali. Accordo di una struttura con il suo ambiente. Senza entrare nel merito della discussione sul significato di èstruttura e di èambiente, e solo a titolo di citazione, diremo che: 1. si chiama adattamento crescente lo sviluppo di una struttura che interagisce con il proprio ambiente; 2. nell'adattamento stabile una struttura può rimanere più o meno invariata, ma tende a destrutturarsi a causa dei cambiamenti dell'ambiente; 3. nell'adattamento decrescente, la struttura tende all'isolamento dall'ambiente e, di conseguenza, cresce la differenziazione tra i suoi fattori interni. 4. Nel caso dell'inadattamento, si possono osservare due varianti: a) la situazione di adattamento decrescente per isolamento o per decomposizione dell'ambiente; b) la situazione di superamento di un ambiente che risulta insufficiente a intrattenere relazioni interattive. Ogni adattamento crescente conduce alla modificazione progressiva della struttura e del suo ambiente e, in questo senso, comporta il èsuperamento del vecchio da parte del nuovo. Infine, in un sistema chiuso, si produce la disarticolazione di struttura e ambiente. In termini generali, il Nuovo Umanesimo incoraggia comportamenti personali e sociali di adattamento crescente, e nello stesso tempo contesta il conformismo o l'inadattabilità. | | | | | Aggressione | (dal lat. aggressio, -onis, der. di aggredi, comp. di ad- e gradior, lett. muovo il passo verso. Di qui il significato di muovere contro, aggredire; l’uso dell’aggettivo “aggressivo” nel senso di dinamico, attivo e intraprendente è un anglicismo)) Azione ed effetto dell'aggredire, atto contrario al diritto dell'altro. Attacco armato di una nazione contro un'altra nazione, in violazione del diritto internazionale. L'aggressione non si esprime soltanto in forma di aggressione fisica, ma anche con parole, gesti o atteggiamenti (aggressione morale). L'aggressione è l'assunzione dell'iniziativa in ogni azione di èviolenza. | | | | | Alienazione | (l'alienatio, dall'agg. lat. alienus, a sua volta der. di alius, altro, è propriamente il trapasso di proprietà, il cedere la proprietà di una cosa ad un altro) Alterazione dell'equilibrio dei fattori dell'attività individuale e sociale verso la cosificazione dei valori e a danno degli intangibili psicologici che contribuiscono allo sviluppo dell'essere umano. La parola “alienazione” come la definisce Hegel nella sua “Fenomenologia dello Spirito” può anche essere tradotta con espropriazione, allontanamento o estraniazione: L’alienazione, in questo autore, sembra incarnare una “coscienza infelice”, una “coscienza di sé come natura divisa”. Hegel pensa che la coscienza possa sperimentarsi come separata dalla realtà di cui fa parte; questo fa sentire la coscienza “lacerata” da se stessa. La diffusione di questa idea è cresciuta quando Feuerbach la prende nel suo aspetto “naturale-sociale”; questa concezione influisce nell’interpretazione che ne dà Marx nei suoi “Manoscritti economico-filosofici” del 1844. Con lo sviluppo dello Stato e man mano che diventa più complicata l'organizzazione della vita sociale, l'individuo è sempre più schiacciato dall’ambiente sociale, innanzitutto a causa dell'autorità e del potere altrui che sacrificano la sua libertà e il suo interesse. Ma nella misura in cui la società civile evolve, si allarga lo strato dei cittadini che partecipano in forme diverse agli affari sociali e statali, all'assunzione di decisioni e alla gestione sociale, fino ad arrivare alla èproprietà del lavoratore delle fonti e dei mezzi di produzione. I limiti inizialmente esigui della democrazia si allargano fino ad abbracciare la maggioranza della popolazione adulta anche quando questa democrazia continui ad avere, fino ad oggi, un carattere più o meno formale. Gli stranieri e i senza patria, inizialmente privi di diritti civili, conquistano taluni diritti stabiliti sul piano nazionale e internazionale. Lo sviluppo della tecnica, se da un lato testimonia la forza e le vittorie dell'essere umano, dall’altro lo subordina sempre di più alla macchina, cambiando il suo ritmo di vita e meccanizzando molte delle sue funzioni organiche. Il progresso nella sfera scientifico-tecnica assicura alle persone il dominio sulle forze della natura con un’ampiezza sempre maggiore, e ciò conferisce loro inusitata mobilità nello spazio accelerando il “tempo” sociale, consentendo comunicazioni sempre più articolate, aprendo la strada che porta nel cosmo, permettendo loro di creare ambienti artificiali corrispondenti alle loro necessità. Tuttavia, questi successi hanno generato nuovi pericoli, hanno messo in pericolo l'esistenza della vita sulla Terra. Lo sviluppo della cultura e soprattutto quello del flusso informativo in generale, dà conto del progresso intellettuale, ma allo stesso tempo mostra il crescere del controllo soggettivo sull'esistenza individuale, che viene subordinata a impulsi e pensieri altrui. Nella sfera della cultura e dell'arte l'essere umano va verso la creazione di un mondo nuovo con proprietà non esistenti in natura. È fortemente cresciuta la diversità ma insieme all'allargamento dei confini umani della cultura si rivela una pericolosa tendenza all'uniformità, e ciò può condurre ad un sistema chiuso ed al blocco della civiltà. La crescente divisione del lavoro, l'ampliamento del mercato, la diffusione della tecnologia e delle comunicazioni va di pari passo con la generale destrutturazione delle vecchie forme istituzionali e delle modalità dei rapporti sociali, mentre si sono accentuati cambiamenti anche nel comportamento collettivo e personale che rendono squilibrato l'èadattamento crescente alle nuove situazioni. Da un lato, l'inerzia sociale delle istituzioni e forme di relazione obsolete non favoriscono il transito verso la fase di cambiamento che si sta rendendo evidente; dall'altro, le esigenze del progresso non mostrano una chiara direzione di sviluppo. Questa situazione viene sperimentata come una delle tante alienazioni che bussano alle porte della civiltà. Queste perturbazioni si esprimono come aumento dell’aggressività, nevrosi, suicidi ecc. Si afferma la feticizzazione dei meccanismi sociali e tecnologici a scapito dei rapporti interpersonali propriamente umani e a danno della perfezione spirituale e morale degli esseri umani. Il potere, la cultura, la vita spirituale si concentrano nelle mani di élite ristrette, e di conseguenza gli individui si trovano in condizione di dipendenza a causa della loro separazione dai beni e dai valori vitali. La personalità si trasforma in oggetto di manipolazione e di sfruttamento, l'isolamento e la solitudine crescono e ogni persona si sente sempre più inutile, abbandonata e priva di forze. Tutto ciò rende possibile la manipolazione delle coscienze e dei comportamenti dei popoli. Il Nuovo Umanesimo vede nell'alienazione non tanto un problema economico quanto esistenziale, vitale e morale, e pone come obiettivo la diminuzione del livello di deprivazione quale stato pericoloso che deforma la personalità. La crisi della civiltà contemporanea è generata in larga misura dall'ipertrofismo di alterazione e violenza, da un lato, e dalla ricerca delle vie per il suo superamento, dall'altro. L'umanità aspira a progredire in questi nuove cammini senza che si allarghi l'alienazione. In futuro non mancherannno elementi di deprivazione, ma l'essere umano può agire in modo cosciente in una determinata direzione sull’ambiente sociale e su se stesso, per armonizzare fattori esterni e interni della sua vita. In questo senso, il Nuovo Umanesimo rappresenta un grande movimento contro il pericolo dell'alienazione crescente. | | | | | Altruismo | (der. da altrui, lat. volg. alterui per alteri, dativo di alter, l'altro, sul modello del fr. altruisme) Attenzione e interesse per il bene altrui, anche a costo del proprio, e per motivi puramente umani. Si tratta del servizio prestato in nome del benessere degli altri, della disposizione a sacrificare gli interessi personali sull'altare del beneficio dei più. Il termine fu introdotto nel linguaggio scientifico e filosofico da Comte, che lo usò per costituire la dottrina morale del positivismo. Nell'esperienza dell'altruismo, Comte vide inoltre una forma di esperienza capace di opporsi all'egoismo quotidiano, come pure all'egoismo quale fattore di progresso, sostenuto dal liberalismo. L'altruismo, come la èsolidarietà e la èreciprocità, sono propri dell'etica umanista, perché contribuiscono al progresso, alla soluzione giusta e favorevole dei conflitti interpersonali e sociali. | | | | | Amministrazione | (dal lat. administrare, da minister, addetto al servizio di qualcuno, e il pref. ad.) Gestione, direzione. Attività professionale mirante a stabilire gli obiettivi e i mezzi per il loro conseguimento, a definire l'organizzazione di sistemi, a elaborare la strategia dello sviluppo e ad attuare la gestione del personale. Si distinguono: l'amministrazione diretta, di comando, e quella indiretta, attuata mediante incoraggiamenti e punizioni. Inoltre, si possono osservare tre stili: democratico, con la partecipazione della collettività; autoritario, basato sul comando unipersonale; liberale, che prevede compromessi e attenua la rigidità nell'eseguire le decisioni. Questi metodi vengono applicati con combinazioni diverse in diversi sistemi. I metodi di gestione delle forze armate, delle aziende, degli istituti d'insegnamento, delle organizzazioni sociali, si differenziano in base alla natura di ciascuna di queste istituzioni. In epoche e situazioni diverse, i metodi di direzione non possono essere uguali. Nessuno Stato può funzionare senza apparato amministrativo. Qualunque gruppo o istituzione ha bisogno della gestione, della elaborazione di obiettivi e mezzi, della mobilitazione dei suoi membri per realizzarli, della manifestazione della volontà collettiva ecc. Senza direzione il sistema perde l'orientamento. I quadri amministrativi devono essere formati secondo procedimenti democratici, ma la loro qualificazione richiede specializzazione, frequenza di centri di apprendimento qualificati e la comprensione e la pratica di attività sociali. | | | | | Amore | (dal latino amor, -oris) Affetto che spinge a cercare un bene vero o immaginario desiderandolo. La parola ha significati molto diversi, ma rappresenta comunque una inclinazione nei confronti di qualcuno o di qualcosa. Si considera una specie di amore l'attenzione con cui ci si dedica a un'opera ricavandone diletto. Si definisce anche amore la passione sessuale e la relazione con la persona amata. Quanto all'amor proprio, gli viene attribuito significato positivo quando lo si interpreta come sforzo per migliorare il proprio agire, e significato negativo quando è smodata stima di sé. Gli umanisti considerano l'amore una forza psicologica fondamentale che assicura reciproco aiuto e èsolidarietà tra gli esseri umani al di sopra delle frontiere stabilite tra gruppi sociali e Stati. | | | | | Anarchismo | (nome composto dal gr. a-, alfa privativa, senza e árkho, comando) Corrente politico-sociale il cui principio fondamentale è la negazione dello Stato che viene considerato strumento di violenza. In generale, l'anarchia nega anche la proprietà privata e la religione, che indica quali fattori che attentano alla libertà assoluta dell'essere umano. Dal punto di vista teorico, l'anarchismo è eclettico e può accettare tanto le proposte più ispirate alla violenza, quanto l'anarco-individualismo di M. Stirner, l'anarco-comunismo di P. Kropotkin e l'anarco-sindacalismo, fortemente influenzato da quest'ultimo. L'anarco-sindacalismo nega importanza alla lotta politica e al ruolo di guida del partito nel movimento operaio, mentre assegna al sindacato anarchico la più forte valenza rivoluzionaria. M. Bakunin sostiene che dall'anarchia nascerà spontaneamente il nuovo ordine, tesi prossima a quella di P. J. Proudhon, che concepisce la nuova società come un'organizzazione di scambio di servizi e di mutualismo in cui non manca la cooperazione né il principio di èautogestione. Alcuni studiosi hanno visto in Nietzsche un anarchico assiologico e in Tolstoj e Gandhi espressioni pratiche dell'anarchismo etico, socialista e nonviolento. | | | | | Antiumanesimo | Ogni posizione pratica e/o teorica che tenda a sostenere uno schema di potere basato sugli antivalori di èdiscriminazione e di èviolenza. | | | | | Ateismo | (der. da ateo, dal greco aprivativo e theos, dio) Letteralmente, negazione della divinità. Di conseguenza, rifiuto della religione e negazione di qualunque forza sovrannaturale e ignota. In generale, l'ateismo non accetta i paesaggi proposti dalla religione, come inferni e paradisi, e neppure l'esistenza di entità psichiche indipendenti dal corpo, come angeli, spiriti ecc. L'ateismo ammette credenze diverse a proposito dell'origine e del funzionamento della natura, ma in tutti i casi esclude l'intervento di una intelligenza o di una ragione o di un logos nello sviluppo dell'universo.
Esiste un ateismo teorico, che si basa su giudizi relativi alla condizione in cui si trova lo sviluppo della scienza in un determinato momento; esiste anche un ateismo empirico, che non presuppone sviluppi né giustificazioni teoriche. Esiste un ateismo autentico e un ateismo apparente.
Nel corso dello sviluppo dell'umanità, e in diverse culture, la religione e l'ateismo si sono sviluppati in maniera parallela. Allo stesso tempo i fedeli di ognuna di queste posizioni sono stati perseguitati o massacrati dalla parte avversa.
L'ateismo va difeso alla pari di ogni fede, così come vanno difesi i diritti alla sua propaganda e al suo insegnamento senza che siano sottoposti ad alcuna richiesta uniformatrice.
I sostenitori del Nuovo Umanesimo sono disposti a discutere amichevolmente con le diverse forme di ateismo e con le confessioni e gli organismi di ispirazione religiosa, siano questi istituzioni sociali, partiti, sindacati ecc., con l'obiettivo di agire in modo congiunto e solidale a vantaggio dell'essere umano e del progresso sociale, della libertà e della pace. | | | | | Atteggiamento antiumanista | (der. dal lat. actum, propriamente esprimere con gli atti) Non si tratta di una posizione dottrinaria ma di un comportamento che, in pratica, è l'immagine opposta dell'èatteggiamento umanista. Non si riferisce neppure a situazioni particolari né a una esecuzione contingente di azioni riprovevoli dal punto di vista dell'etica umanista. In definitiva, l'atteggiamento antiumanista è un modo personale di porsi nel mondo, un modo relazionale “oggettivante” caratterizzato dalla negazione della intenzione e della libertà di altri esseri umani. | | | | | Atteggiamento umanista | Esisteva prima che fossero coniate parole come “umanesimo”, “umanista” e altre simili. Per quanto riguarda l'atteggiamento in questione, costituiscono posizione comune degli umanisti nelle diverse culture: 1. l'assunzione dell'essere umano come valore e come interesse centrale; 2. l'affermazione dell'eguaglianza di tutti gli esseri umani; 3. il riconoscimento della diversità personale e culturale; 4. la tendenza allo sviluppo della conoscenza al di sopra di quanto viene accettato o imposto come verità assoluta; 5. l'affermazione della libertà in materia di idee e di credenze; 6. il rifiuto della violenza. | | | | | Autogestione | (parola composta, dal gr. aütós, da sé, e il lat. gestio, -onis, der. del vb. gerere, condurre) Autoamministrazione, autogoverno.
All'interno del sistema politico democratico, questo termine si applica agli organi territoriali eletti dal popolo a livello locale e anche alle autorità elettive delle società cooperative e agli organi eletti dalle organizzazioni sociali democratiche.
L'autogestione è un ideale dei sistemi anarchici e di alcune correnti socialiste, di movimenti giovanili di protesta, femministi, ecologisti ecc.
Gli umanisti contemporanei appoggiano gli sforzi dei movimenti popolari a livello dei quartieri, dei centri di apprendimento, dei club ecc. per organizzarsi democraticamente secondo il principio di autogestione, che viene inteso come una variante della democrazia diretta e partecipativa. Gli umanisti cercano di collaborare con i cittadini nell'attuazione dei loro diritti civili e costituzionali per allargare i confini della democrazia e costituire organi di potere locale, municipale, sulla base del principio di autogestione, come espressione democratica della loro volontà, della cultura del consenso e della nonviolenza, della solidarietà umana. | | | | | Autoritarismo | Autoritarismo (neol. in -ismo dall'agg. autoritario, a sua volta der. di autorità, lat. auctoritas, -atis, potere, forza, ordine, dignità) 1. Fede e obbedienza irrazionali nei confronti della personalità, dell'istituzione e del gruppo sociale che sono considerati fonti dell'autorità. 2. Regime politico antidemocratico basato sul potere illimitato di una persona, di una istituzione o di un gruppo sociale che si basa sulla manipolazione e sulla violenza. 3. Una delle forme del dogmatismo che considera l'autorità come unica e suprema fonte della sapienza o dell'etica. Il Nuovo Umanesimo condanna tutte le forme e le manifestazioni di autoritarismo in quanto incompatibili con la libertà della persona e indica la via e i metodi di lotta per eliminarlo attraverso la democratizzazione e la modernizzazione della società. | | | | | Azione | Azione (dal lat. actio, -onis, der; di agere, fare) Nel campo delle relazioni umane, ogni manifestazione di intenzione o di espressione d'interesse capace di influire su una situazione data. Per esempio, azione sociale (sciopero, protesta pubblica, dichiarazione attraverso i mezzi d'informazione), azione politica (partecipazione a elezioni, manifestazione, trattative, intervento parlamentare), azione diplomatica, azione militare ecc. Alcune posizioni estreme non annullano l'enorme gamma di possibilità che si possono presentare di fronte all'azione in generale. Gli anarchici assolutizzano il ruolo dell'azione diretta. I buddisti, al contrario, sono propensi a sopravvalutare l'atteggiamento passivo. Nella vita personale, si osserva un insieme di azioni più o meno codificate che vengono definite “condotta” o “comportamento”. La èpsicologia umanista scopre nell'èimmagine la direzione della coscienza verso il mondo, e intende questa come attività intenzionale, in nessun modo come passività, semplice riflesso, o deformazione della percezione. Il Nuovo Umanesimo afferma: 1. il riconoscimento della libertà di azione all'interno di un campo di condizioni situazionali e di responsabilità di fronte a se stesso e di fronte ad altre persone; 2. la valutazione dei fini e delle forme dell'azione in relazione ai valori dell'umanesimo. Rispetto alle precedenti affermazioni, si suole parlare di coerenza o incoerenza nell'azione. | | | | | Bene sociale | Bene sociale Benessere. Oggetto e misura del progresso della società. Si riferisce anche all'autorganizzazione, all'uguaglianza e alla prosperità dei cittadini, all'ampiezza dei loro diritti e delle loro libertà. Il bene sociale è indice del livello materiale e spirituale dello sviluppo della società, da un lato, e obiettivo permanente verso il miglioramento, dall'altro. I principali indicatori del bene sociale sono: il livello dei redditi procapite; le condizioni reali di vita (alimentazione, abitazione, abiti); il grado di sviluppo dei diritti democratici della persona; la libertà di coscienza e le garanzie sociali di soddisfacimento dei bisogni vitali in materia di lavoro, sanità, istruzione e sicurezza sociale. Per il Nuovo Umanesimo, il bene sociale è una delle principali e più dinamiche categorie attraverso cui si tenta di armonizzare il bene individuale e il bene comune. | | | | | Borghesia | (dall'agg. borghese, da borgo, sul modello del fr. bourgeois e bourgeoisie. Cfr. tardo lat. burgus; germanico burgs). Classe dominante della società capitalistica, proprietaria dei principali mezzi di produzione nell'industria, nell'economia, nel campo finanziario, nei trasporti. La borghesia moderna possiede anche la terra (proprietari terrieri borghesi) e il sottosuolo. La borghesia accumula la propria ricchezza e, di conseguenza, il potere per sfruttare il lavoro salariato di operai e impiegati. Esistono diversi strati di borghesia: alta, media e piccola. Lo strato più vasto è quello dei piccoli imprenditori e dei commercianti. Lo strato superiore, quello dei miliardari, è poco numeroso ma detiene una enorme potenza industriale-finanziaria e spesso subordina il potere dello Stato ai propri interessi: orienta la politica interna ed estera, imponendo la propria volontà a tutta la società. Su scala internazionale, l’alta borghesia di diversi paesi costituisce corporazioni e banche internazionali che spartiscono il mondo in zone di influenza. In un determinato periodo, la borghesia ha svolto un ruolo di progresso nella storia (nella rivoluzione inglese, nella grande rivoluzione francese, nella guerra d'indipendenza degli Stati Uniti, nelle riforme del XIX e del XX secolo). Oggi, soltanto la piccola e in parte la media borghesia sono in grado di intervenire da posizioni democratiche e progressiste. L’alta borghesia, nel presente, accelera il processo di informatizzazione, lo sviluppo di nuove tecnologie e, in generale, la èglobalizzazione. Senza dubbio svolge un ruolo frenante nel percorso di umanizzazione della vita sociale, distorcendo la direzione della libertà individuale e collettiva allorché predica idee di violenza, di esclusivismo e di discriminazione. Il Nuovo Umanesimo agisce affinché la borghesia sia controllata dalla società attraverso l'introduzione di tasse proporzionali alla proprietà e alla ricchezza, e per ottenere lo sviluppo di una legislazione antimonopolista. | | | | | Burocrazia | (composto dal fr. bureau, ufficio pubblico, e il gr. krátos, forza) Categoria particolare di funzionari professionisti che servono lo Stato e, di conseguenza, direttamente coinvolta nell'amministrazione della società. In linea di principio, lo Stato non può funzionare senza tale apparato. La corporazione dei funzionari-amministratori, in generale, non si occupa di organizzare la prosperità sociale, ma di difendere gli interessi dei gruppi dominanti e in primo luogo i suoi stessi interessi, facendo però finta di preoccuparsi degli interessi sociali di tutti i cittadini. La burocrazia si oppone alla democrazia reale, la sostituisce con il potere degli impiegati dell'apparato di governo (cancellerie, ministeri, uffici) e dei funzionari (prefetti, amministratori). Il potere attuale non può esistere senza burocrazia, poiché questa detiene l'informazione, l'esperienza amministrativa e gli strumenti legali. Il funzionario identifica la società civile con lo Stato o con la corporazione in cui lavora. Il pericolo maggiore rappresentato dalla burocrazia consiste nel fatto che i funzionari mantengano il monopolio sull'ideologia, sui mezzi di comunicazione, sulla cultura e sulla tecnologia, a causa della loro tendenza a manipolare la società a favore degli interessi dei gruppi, dei partiti o dei settori dominanti. La burocrazia ha struttura gerarchica e, fatta eccezione per gli alti funzionari, i suoi membri appartengono alla classe media. L'amministrazione costituisce una funzione molto importante della politica e perciò la burocrazia politica assolve dovunque un ruolo centrale e spesso impone la propria volontà ai governi. La burocrazia contribuisce all'alienazione dello Stato dalla società civile, si frappone tra l'uno e l'altra. La burocrazia è interprete particolare delle funzioni del potere. In linea di principio, è esente da ogni orientamento morale; pone lo Stato, il ministero, la corporazione al di sopra di ogni cosa, sottomettendo la società al potere formale e alla sua volontà professionale. In alcuni casi, i funzionari amministrativi pubblici svolgono il ruolo di una vera e propria classe politica, che gestisce completamente l'amministrazione dello Stato, della proprietà, della produzione e delle relazioni sociali. Il principale strumento di lotta contro la burocrazia è lo sviluppo della democrazia diretta, il controllo del popolo sul potere, la partecipazione dei cittadini a tutti i settori e a tutti i livelli di amministrazione e lo sviluppo della “glasnost” (trasparenza e comunicazione pubblica attraverso i mezzi di diffusione delle attività dei funzionari). | | | | | Capitalismo | La sociologia dei secoli XIX e XX definisce così il regime economico-sociale la cui spinta propulsiva è costituita dall'accrescimento del capitale. Le varie scuole sociologiche forniscono diverse interpretazioni del contenuto e del ruolo storico di questo regime. I sociologi positivisti ne individuano l'esistenza non soltanto nei tempi moderni, ma anche nell'antichità e nel medioevo. I marxisti vedono nel capitalismo una “formazione socio-economica”, una fase necessaria e inevitabile nell'evoluzione storica universale. I sociologi neoliberali ritengono questo regime il fine della storia universale. Tali punti di vista sono inficiati da un riduttivismo economicista, in quanto limitano la crisi della società contemporanea alla crisi di un determinato regime socio-economico (sia esso “capitalista” o “socialista”). Il regime economico-sociale è parte di una struttura sociale molto più complessa del sistema socio-culturale storico concreto. La base economica del capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione e lo sfruttamento del lavoro salariato. Le classi principali sono la èborghesia e il proletariato (la classe operaia), anche se la composizione di queste due ultime ha subito radicali mutamenti. Il Nuovo Umanesimo critica con forza l'amoralismo e il carattere sfruttatore di questo regime. Gli umanisti difendono gli interessi dei lavoratori lottando anche contro la tendenza del capitalismo attuale, responsabile di creare disoccupazione e crescente emarginazione in larghi strati della società e in vaste regioni del mondo. | | | | | Carità | (dal lat. caritas) Per alcune correnti filosofiche e religiose, è sinonimo di “compassione”. È diverso da ètolleranza. Qualità morale di chi pratica l'amore attivo rivolto verso tutti gli esseri – innanzitutto gli esseri umani – che versano in stato di necessità. Comprende il sentire il dolore dell'altro come dolore proprio e l'intenzione di prestare l'aiuto e la cooperazione opportuni. Fa parte del fondamento etico di tutte le religioni universali. La carità consente di superare ostilità e intolleranze tribali e corporative e classiste. Pretende il superamento dell'uso di dividere gli esseri umani in prossimi ed estranei. Questa caratteristica è tipica della personalità umanista. A loro volta, varie attività dell'èumanitarismo sono mosse da sentimenti di carità. | | | | | Casta | (dal lat. castus, casto, pulito) Gruppo sociale e religioso delle società dispotiche dell'antico Oriente e dell'America precolombiana (caste di sacerdoti, di guerrieri, di agricoltori, di artigiani ecc.). In generale, le caste si dividono in superiori e inferiori. La posizione di ogni essere umano è determinata per via ereditaria, di padre in figlio, e ogni mobilità tra gruppi è proibita. I residui del regime di casta sopravvivono fino a oggi in alcuni gruppi dell'India, del Giappone e in altri paesi asiatici. Il governo dell'India ha concesso agevolazioni ai rappresentanti delle caste inferiori per accedere ai centri d'istruzione, al lavoro e alla terra, per assicurarne l'integrazione nella società e cancellare gli elementi residui di quel regime.
| | | | | Centri di comunicazione umanista | Locali umanisti, a livello di quartiere o di vicinato, dove si concentrano le attività delle organizzazioni di base e dei diversi èfronti d'azione. Prima della loro attivazione si avvia di solito un organismo minimo di diffusione, in grado di trasmettere tempestivamente proposte alla base sociale e di convocarla su temi specifici. | | | | | Centrismo | (der. da centro. Lat. centrum, dal gr. kéntron, il pungolo, poi punto centrale) Una determinata corrente politica o ideologica più o meno equidistante dagli “estremi” o dalle posizioni più radicalizzate. Il centrismo preferisce di regola la via del compromesso, l'ammorbidimento del conflitto, la pacificazione. Piuttosto frequentemente il centrismo viene accusato di mancare di principi, di risultare inconsistente e vile. In realtà, questa corrente svolge sempre un ruolo importante, occupando uno spazio particolare tra le correnti di “destra” e di “sinistra”. All'interno di diversi partiti e correnti possono esistere gruppi centristi o moderati che si collocano in posizioni differenti. Nella maggior parte dei casi, il centrismo fa tradizionalmente proprie le posizioni del non-scontro e del dialogo. In casi particolari, il centrismo può svolgere un ruolo reazionario. | | | | | Centro delle culture | Organizzazioni umaniste che coordinano azioni in difesa delle minoranze etniche e culturali in un determinato paese. Lavorano soprattutto con immigranti e rifugiati, collaborando con questi alla difesa dei loro interessi; fornendo assistenza legale e medica; facendo ricorso agli organismi statali interessati e rendendo pubbliche le loro richieste con lo scopo di informare l'opinione pubblica nazionale e internazionale sulle violazioni arrecate ai loro diritti umani. Spesso operano in collaborazione con i èclub umanisti che hanno sede nei paesi d'origine di quelle minoranze che si sono viste costrette a emigrare. | | | | | Centro mondiale di studi umanisti | Per decisione del èForum umanista, è stata disposta la creazione del Centro mondiale di studi umanisti. Si tratta di un’organizzazione per lo studio e la ricerca nelle scienze sociali (in particolare: storiologia, storia delle culture, antropologia, politologia e psico-sociologia) che è stata costituita ufficialmente a Mosca il 24 novembre 1993. E’ un’organizzazione non governativa e volontaria orientata dal Nuovo Umanesimo. Realizza di frequente pubblicazioni e organizza conferenze e incontri multidisciplinari. È intenzione del Centro produrre studi e contributi che favoriscano l'umanizzazione della scienza e della tecnologia, con particolare attenzione ai problemi dell'istruzione. Sebbene all'origine sia stato costituito essenzialmente da accademici, tende a dare partecipazione a persone di un ambito sempre più vasto. | | | | | Ceti medi | (aspetto particolare della figura del “ceto sociale” contemplata in sociologia) Categoria sociologica che indica una parte importante della struttura sociale della società moderna e della società in transizione dal tradizionalismo al modernismo. Comprende i settori situati tra i ceti superiori e inferiori nella piramide sociale e contribuisce alla stabilità sociale. La struttura interna dei ceti medi risulta contraddittoria. Il settore più dinamico e moderno è costituito dagli strati che si sviluppano con il progresso scientifico-tecnico e informativo (piccoli imprenditori di aziende industriali, agricole e zootecniche, commerciali e terziarie, dipendenti qualificati, professionisti ecc.). Un altro settore è costituito dai ceti medi ereditati dalla società industriale (operai specializzati, impiegati, agricoltori ecc.). Una parte importante dei ceti medi è costituita dai dipendenti pubblici (maestri di scuola e di altri centri di insegnamento, personale medico salariato, funzionari non dirigenti ecc.). Esistono ceti medi ereditati dalla società tradizionale (artigiani, maestri d’arte, titolari di piccole attività commerciali, di imprese di trasporto, di centri di servizio, fattori agricoli ecc.). Nei paesi moderni, i ceti medi costituiscono l'ossatura della società civile, in quanto ne garantiscono lo sviluppo democratico e la stabilità sociale e politica, contribuendo al consenso nazionale. Questi ceti sono le forze più attive, più dinamiche, più aperte alle innovazioni.
Nelle società in transizione il ruolo dei ceti medi è contraddittorio e il loro comportamento sociale e politico non può essere definito omogeneo. Mentre i loro settori più moderni (e meno consistenti dal punto di vista numerico, evidentemente) mostrano dinamismo e tendenze democratiche in molte situazioni, i settori tradizionali sono portatori della propensione al fondamentalismo e al radicalismo di destra e di sinistra.
Nei periodi di crisi, i ceti medi tradizionali possono costituire la base sociale per tendenze autocratiche e perfino totalitarie, incoraggiando la mentalità corporativista, sciovinista (èsciovinismo) e statalista. Il loro comportamento corrisponde al modello clientelista. Ma in questo caso si tratta dei ceti medi impoveriti e declassati, finiti in rovina, che acquisiscono esperienza diretta nella pratica della violenza all'interno delle forze armate e di raggruppamenti paramilitari. Un tale comportamento è conseguenza della partecipazione alle guerre di rapina, alle avventure colonialiste, alle guerre civili e ai conflitti interetnici e intercofessionali. I ceti medi sono allo stesso tempo i più portati ad assimilare le tradizioni umaniste e a ripudiare la violenza e l'ingiustizia in tutte le loro manifestazioni.
Il comportamento dei ceti medi non è predeterminato fatalmente dalla loro condizione sociale, ma è il risultato delle scelte personali e della interazione di forze politiche e ideologiche.
| | | | | Classe | Gruppi di persone più o meno consistenti che si differenziano gli uni dagli altri per il loro rapporto con i mezzi di produzione (alcuni li possiedono: borghesia, proprietari terrieri, banchieri; altri non possiedono altro che la capacità di lavorare: operai, impiegati, braccianti); che occupano posizioni diverse nel sistema della divisione del lavoro (alcuni dirigono e organizzano, altri producono ed eseguono gli ordini); che hanno diverse forme di reddito (profitto, rendite terriere, salario) e diversi volumi dello stesso (ricchi, medi, poveri); con diverse forme di interazione rispetto al potere e allo Stato (classi dominanti e classi sfruttate). Le classi si differenziano anche in base al loro livello di istruzione e di cultura, ma queste differenze sono secondarie. La società non si divide soltanto in classi ma anche in diversi ceti, strati e gruppi. La classe operaia, i contadini e i ceti medi sono, per ora, i più numerosi nel mondo. La grande borghesia, i proprietari terrieri, sono i più ricchi. La gente non è sempre capace di stimare in maniera adeguata il proprio status sociale, e tende spesso a sopravvalutarlo. Quindi, molti operai si considerano “classe media”. I marxisti hanno ritenuto che la classe operaia fosse la più rivoluzionaria e progressista. La storia del movimento operaio internazionale è stata assai ricca di infuocate battaglie rivoluzionarie e di grandi scioperi. Attualmente, la lotta di classe ha superato le vecchie forme di radicalismo e ha assunto il carattere di lotta più o meno pacifica. L'idea di accordo sociale e di impegno prevale sull'idea di rivoluzione e di aperto confronto delle classi. Nel momento attuale gli obiettivi principali del rapporto tra classi sono quelli di stabilire nuove forme di distribuzione della proprietà, del potere, di cambiamenti nello status sociale e nel livello di vita. | | | | | Club umanisti | Organizzazioni decentrate, non formali né di partito, in cui si svolge il dibattito e si perfezionano le proposte del Nuovo Umanesimo in settori specifici stabiliti dagli interessi dei loro membri. Il primo club è stato fondato a Mosca il 27 maggio 1991. I club umanisti aderiscono di solito al èdocumento del movimento umanista. I rapporti tra club umanisti sono in genere molto attivi. | | | | | Coalizione | 1. alleanza politica o militare di due o più Stati contro il nemico comune (l'“Intesa” negli anni della prima guerra mondiale, la coalizione antihitlerista negli anni della seconda guerra mondiale); 2. accordo per portare avanti azioni in comune tra partiti o tra uomini pubblici. La politica di coalizione produce vantaggi per ciascuno dei partecipanti, spesso si fonda sul compromesso e sulle reciproche concessioni, ma può anche comportare seri svantaggi se una delle forze pretende di egemonizzare l'insieme. La coalizione può essere un'unione ufficialmente costituita da diversi individui, raggruppamenti politici o Stati, contro altri, per raggiungere un obiettivo comune. I membri della coalizione conservano la loro autonomia e agiscono secondo la convergenza dei rispettivi interessi. Si costituisce sulla base del reciproco impegno e ha carattere limitato nel tempo. Con il raggiungimento dell'obiettivo o con il mutamento delle circostanze, la coalizione cessa di esistere, si disfa. In altri casi la coalizione conduce alla fusione organica dei membri. La coalizione di Stati può avere carattere economico, politico, militare o unire diversi aspetti: può essere bilaterale, subregionale, regionale o internazionale. Ad esempio l'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), è nata come coalizione di Stati che combattevano il fascismo durante la seconda guerra mondiale. L'OSA (Organizzazione degli Stati Americani) si è costituita come una coalizione per respingere il pericolo di una aggressione extracontinentale. | | | | | Collettivismo | (da collettivo, dal lat. colligere, raccogliere; attraverso il fr. collectivisme) Dottrina, sistema sociale e movimento politico i cui ideali sono la comunità di beni e servizi e che si propone di trasferire allo Stato la distribuzione della ricchezza. Si tratta di un movimento molto contraddittorio, che ha contribuito al sorgere delle correnti socialista, comunista, anarchica e a diverse correnti nazionaliste. Parte dalla contrapposizione tra sociale e individuale, e considera prioritario il collettivo. Questa dicotomia crea difficoltà dato che la società non può essere ridotta a un organismo biologico o a una specie né l'essere umano a un semplice animale. Ma il collettivismo rappresentava storicamente una reazione contro l'individualismo esacerbato. L'esperienza storica ha confermato l'inconsistenza teorica e pratica delle tesi del collettivismo e dell'individualismo; ne ha mostrato i limiti e le conseguenze negative ogni qual volta si scelga a favore di uno dei poli di questa dicotomia. In realtà, gli interessi dell'essere umano in quanto personalità non sono né possono essere in contrapposizione alle necessità del progresso sociale. Lo sviluppo integrale della persona, delle sue capacità, è una condizione inalienabile dell'avanzamento della società. Al contrario, quando l'essere umano viene ridotto alla condizione di ingranaggio del collettivo, a lungo andare si giunge alla morte di una civiltà. Il collettivismo parte da principi morali e da sentimenti di solidarietà tra persone nel lavoro, nella vita comune, nella lotta politica, nella cultura. È contrario all'individualismo e all'egoismo. Le tradizioni del collettivismo determinano l'azione della persona nei confronti della società, di altre persone e orientano il comportamento sociale, contribuendo alla formazione di determinati valori umanisti (aiuto reciproco, rispetto reciproco, solidarietà). In alcuni casi il riconoscimento della priorità degli interessi collettivi e più in generale sociali (compresi quelli statali) può contribuire al soffocamento della libertà della persona, dei suoi interessi esistenziali e delle sue necessità. Simile situazione è caratteristica delle società totalitarie. | | | | | Colonialismo | (der. di coloniale, dal lat. colonia, e questo da colere, coltivare) Dottrina che tende a legittimare il dominio politico ed economico di un territorio o di una nazione esercitato dal governo di uno Stato straniero. Viene così chiamato il processo iniziato nel XV secolo con la conquista, l'insediamento e lo sfruttamento, da parte dell'Europa, di territori in America, in Oriente e in Africa. Furono la Spagna, il Portogallo, l'Inghilterra, la Francia e i Paesi Bassi ad avviare le attività coloniali. A partire dal 1880 e fino agli inizi del XX secolo, la ricerca di nuovi mercati e di materie prime provocò il risorgere del colonialismo con la divisione dell'Africa tra le grandi potenze europee, soprattutto Inghilterra e Francia (èneocolonialismo, èimperialismo).
| | | | | Comunismo | Sistema sociale in cui la proprietà è posseduta in comune da tutto il popolo secondo il principio “Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità”. Per buona parte del XIX secolo, comunismo fu sinonimo di socialismo, ma dopo il Manifesto comunista del 1848 e dopo altre opere di K. Marx e di F. Engels, i due termini si separarono. Nella teoria di Marx, il èsocialismo rappresenta una fase a cui seguirà la società comunista. Il èmarxismo interpretato come èmarxismo-leninismo comporta una decisa distinzione tra partiti socialisti e comunisti. | | | | | Comunità per lo sviluppo umano | Organizzazione sociale e culturale del Nuovo Umanesimo fondata da Silo (èsiloismo). E’ sorta in Argentina e in Cile all'epoca delle dittature militari. Le sue prime forme di organizzazione risalgono agli anni Settanta, ma i suoi primi documenti sono stati pubblicati l'8 gennaio 1981. Le sue posizioni nonviolente, antidiscriminatorie e antiautoritarie le hanno valso numerose persecuzioni. In quanto appartenenti alla Comunità, molti membri furono cacciati dal lavoro, incarcerati, mandati in esilio. L'istituzione ricorda l'assassinio di alcuni dei propri militanti per mano di bande paramilitari, tra cui la nefasta “Triple A” (Associazione Anticomunista Argentina). Dopo numerose intimidazioni e detenzioni, il fondatore della Comunità ha subito vari attentati, tra cui quello del 12 agosto 1981. Molti simpatizzanti andarono in esilio nei paesi europei e lì cominciarono a diffondere le loro attività. La persecuzione contro diverse organizzazioni del Nuovo Umanesimo non è cessata, ma poiché nel frattempo è mutato il contesto sociale ormai più nessuno può continuare a muovere le stesse accuse di “guerriglierismo” e di “sovversione” che venivano rivolte loro nei decenni trascorsi. I settori più reazionari della destra e i fondamentalisti delle confessioni religiose si limitano ora alla diffamazione grazie alla manipolazione di alcuni organi d'informazione oppure tentano di censurare e di togliere dalla circolazione gli scritti, le dichiarazioni e i documenti della Comunità. (ècentri di comunicazione umanista, èCentro mondiale di studi umanisti, ècentri delle culture, èclub umanisti, èforum umanista, èmovimento umanista) | | | | | Conformismo | (sul modello del fr. conformisme, dall'agg. lat. conformis, -e, che ha la stessa forma) 1. Tratto caratteristico del comportamento sociale di accettazione acritica dell'ordine esistente e dell'ideologia, dei valori e delle norme dominanti. 2. Caratteristica psicologica di un individuo che si subordina alla pressione del gruppo e si adatta alle opinioni della maggioranza. Incapacità di elaborare una posizione propria e di assumere una qualche decisione in maniera indipendente. Indubbiamente, per la èburocrazia dello Stato il comportamento sociale conformista riveste un’importanza centrale perché rafforza il suo potere e facilita la manipolazione. Per il Nuovo Umanesimo, una adeguata formazione della personalità comporta il superamento del conformismo, l'educazione ad affrontare le scelte per proprio conto, al di là dei pregiudizi dominanti nella società contemporanea. | | | | | Consenso | (dal lat. consensus, da consentire, sentire insieme) Unanime accettazione da parte di tutte le persone che compongono una corporazione o un gruppo. Contratto costituito dall'accordo delle parti. La coincidenza di opinioni riguardo ad un problema di reciproco interesse consente di stabilire un'azione comune. Un certo grado di consenso riguardo alle opinioni e alle azioni è necessario per qualunque forma di relazione sociale. In senso lato, il consenso rappresenta il livello di armonia e di solidarietà cosciente; il superamento dei conflitti, delle divergenze e delle inimicizie. Il consenso è anche un metodo per raggiungere l'obiettivo, è un compromesso, un accordo, un desiderio di comprensione reciproca e un minimizzare le contraddizioni tra le parti. Nella sociologia positivista, il consenso è stato interpretato come solidarietà concepita razionalmente. Il principio del consenso o dell'unanimità viene largamente utilizzato nell'attività parlamentare e nella pratica diplomatica. La realizzazione del principio del consenso rende inutile il ricorso al voto e l'imposizione dell'opinione della maggioranza che ignora i punti di vista della minoranza. In questo senso il procedimento del consenso rafforza la solidarietà umana perché prende in considerazione l'esperienza e gli interessi legittimi di tutti e non soltanto di una parte della società. Non esiste consenso pieno e assoluto, come pure non è possibile l'assimilazione e l'identificazione di tutti gli interessi in gioco. Qualsiasi consenso è relativo e spesso di breve durata. Il consenso ottenuto con maggioranza formale può discriminare gli interessi della minoranza. Il principio del consenso è un metodo per evitare le votazioni, esaurendo la discussione per risolvere disaccordi e assicurare così lo spirito di cooperazione all'interno di un gruppo. Non esiste processo sociale che non comprenda diverse forme e diversi livelli di consenso. Quanto più ricco e consistente risulti il consenso, tanto più armonico sarà lo sviluppo sociale. Nel mondo attuale, la forma più sana di consenso sociale può essere proprio l'orientamento umanista. | | | | | Conservatorismo | (der. di conservatore, dal lat. conservator, da conservare, cum e servare, che mantiene o conserva un oggetto, stato o situazione) Dottrina politica propria dei sostenitori della necessità di conservare e perpetuare il regime esistente, attribuendo valore di feticcio alle tradizioni e al passato, rinunciando a qualsiasi cambiamento nei rapporti economici e sociali. Difesa delle basi esistenti, tra cui forme reazionarie e antiquate. Di regola, questa linea è propria dell'élite dominante che non vuole perdere potere e ricchezza e neppure i privilegi conquistati. Spesso i conservatori intervengono sventolando la bandiera della difesa dell'ordine e della stabilità. Storicamente, i conservatori e i liberali hanno combattuto tra loro durante molti anni per il potere, anche se con una certa frequenza gli stessi liberali hanno occupato posizioni ispirate a conservatorismo allorché altre forze hanno minacciato il loro dominio. Il conservatorismo è nato come movimento aristocratico ed anche clericale per salvare i privilegi feudali ai tempi della rivoluzione borghese, come espressione degli interessi dei grandi proprietari terrieri e dei loro clienti. Per questo fin dall’inizio si è opposto al liberalismo, difendendo tradizioni, privilegi e proprietà della chiesa, soprattutto cattolica, ma poi anche della chiesa anglicana, cristiana orientale ecc. È stato nemico acerrimo dell'indipendenza degli Stati Uniti, dell'America latina e della Grecia. Dopo la Rivoluzione Francese, si è opposto alle rivoluzioni spagnola, portoghese, napoletana e per l'unità d'Italia (Risorgimento). La storia politica dell'Europa e dell'America nel XIX secolo è stata travagliata dalle lotte tra conservatori e liberali. Nel XX secolo, soprattutto nella seconda metà, questo antagonismo si indebolisce quando i due avversari assimilano gradualmente i valori e i concetti uno dell'altro e quando il movimento conservatore classico scompare dall'arena politica della maggioranza degli Stati americani ed europei. | | | | | Consumismo | (der. da consumare. Cfr.: lat.consumere, comp. di sumo, prendo per usare che si è venuto praticamente a fondere con consummare, cum e summa, somma) Consumo delle cose che si distruggono con l'uso. Si parla spesso di “società dei consumi” sottolineando il fatto che si verifica nelle società industriali avanzate in cui le necessità primarie sono soddisfatte nella maggior parte della popolazione e dove una intensa pubblicità propone nuovi beni che incitano a un consumo continuo. Si tratta di un modo di fare molto esagerato che mostra l'incapacità della società a muoversi verso intangibili e valori che contribuiscano alla costruzione di beni per lo sviluppo della personalità e della cultura. Il consumismo conduce la società in una palude senza uscita, alla catastrofe demografica ed ecologica. Nella genesi di questo orientamento vi sono le tradizioni dell'edonismo e dell'eudemonismo (dal greco eudaimon “fortunato” “possessore di un buon genio”). Il consumismo, nemico di ogni spiritualità, non pone al primo posto l'essere umano, ma il denaro, gli oggetti, il lusso, il soddisfacimento dei capricci, la moda ecc. L'élite dominante propaganda con tutti i mezzi e impone il culto del consumismo, irretendo le persone nei lacci del mercato, del credito, dei giochi di borsa, abbassando il livello dei loro interessi e delle loro necessità fino a cosificarle. Ogni persona vuole vivere nel benessere e avere tutte le cose e i prodotti necessari, ma i suoi interessi sono infinitamente più vasti ed elevati del semplice consumismo, della schiavitù esercitata dagli oggetti. Purtroppo, il consumismo ha conquistato e continua a conquistare la volontà di enormi masse di persone. Opporsi a questa tendenza pericolosa è difficile ma necessario. Il Nuovo Umanesimo ha trai suoi compiti la lotta contro il consumismo. L'essere umano non è consumatore ma creatore. (èalienazione).
| | | | | Contratto sociale | Secondo i classici dell'illuminismo europeo il contratto sociale, cioè il patto tra cittadini, è l'unica fonte del diritto, del potere e dello Stato. Il sistema democratico parte dal concetto di contratto sociale, secondo cui ai diritti dei cittadini corrispondono simmetrici obblighi civili. Tale concezione considera il sistema politico come un equilibrio certo tra i poteri. Idea relativa al sorgere dello Stato sulla base del contratto cosciente tra gli esseri umani in contrapposizione all'epoca dell'anarchia e della barbarie, della “guerra di tutti contro tutti”. Secondo tale concezione, gli uomini hanno limitato coscientemente la loro libertà a favore dello Stato per garantirne la sicurezza e l'ordine. Questa idea è stata sviluppata in maniera più articolata dal filosofo J. J. Rousseau, il quale riteneva che il contratto sociale potesse proteggere i diritti di tutti. Il contratto sociale viene anche considerato come una specie di intesa tra diverse classi sociali, come cooperazione tra i cittadini e lo Stato, con l'obiettivo di eliminare scioperi, guerre civili e altre forme di conflitti violenti. | | | | | Cooperazione | (dal lat. cum, insieme e operari, operare) 1. Rapporti che si formano in un processo d’insieme e in cui si stimolano e si moltiplicano i risultati delle azioni comuni. Presuppone interessi e obiettivi condivisi e l'individuazione dei mezzi adeguati a realizzarli nella pratica. In questo senso rappresenta parte essenziale dell'attività sociale e politica del Nuovo Umanesimo. Comprende lo scambio di esperienze e di iniziative personali dei partecipanti all'azione comune. 2. Forme della produzione e della proprietà collettiva. Il movimento sociale noto come “cooperativismo” usa un metodo di azione economica attraverso il quale persone che hanno interessi comuni costituiscono un'impresa in cui i diritti di tutti alla gestione sono uguali e i guadagni ottenuti vengono ripartiti tra gli associati. L'idea di trasformare questo metodo di azione in sistema sociale (come una rete complessa di cooperative di produzione, di distribuzione dei beni e di consumo) è stata in voga nella seconda metà del XIX e nella prima metà del XX secolo. La sua influenza si è sentita nei paesi anglosassoni, soprattutto nella piccola industria e nell'agricoltura e in misura minore nella sfera dei servizi. I progetti di trasformare tutta la società in base alla proprietà cooperativa (socialismo cooperativo) sono stati deformati a causa del fatto che molte di queste organizzazioni (che richiedevano credito e talune esenzioni impositive) si videro applicare regole che finirono per trasformarle in società anonime. In altri casi, la regolamentazione statale le trasformò in semplici appendici di una politica sottoposta a regime. D'altra parte, la tendenza generale dello sviluppo scientifico e tecnico ha contribuito a ridurre l'efficacia di tale sistema di gestione e di distribuzione degli utili. Tuttavia, l'esperienza cooperativa è diffusa in numerosi paesi ed esistono casi di cooperative ad attività complessa di estrema efficienza, come dimostra il caso di Mondragón in Spagna. Attualmente, non si deve sottostimare l'importanza delle cooperative nella vita sociale e, in sintonia con i nuovi tempi, si riscontra una rivalutazione di questo schema adattato allo sviluppo delle nuove tecnologie. | | | | | Corporativismo | Corrente ideologica che ritiene la corporazione (associazione di persone che praticano la stessa professione od operano nello stesso ramo di attività) fondamento della società e considera il regime corporativo come sistema ideale. Il sistema corporativo di organizzazione della società fu impiantato nella sua forma più precisa nell'Italia fascista, nel Portogallo di Salazar e nel Brasile di Vargas (Estado Novo dal 1937 al 1945). In tale sistema, le corporazioni di interessi (industriali, commerciali, bancari, terrieri ecc.) avevano la loro rappresentanza ufficiale nelle camere, a danno della rappresentatività parlamentare propria delle democrazie. Il controllo ideologico e politico sulle corporazioni tendeva a trasformarle in strumento del potere totalitario. Il Nuovo Umanesimo vede nel corporativismo un pericolo per la dignità e le libertà della persona umana, perché in un sistema siffatto si cerca di sostituire i diritti umani con gli interessi corporativi, annullando le persone nella corporazione come se questa fosse un ente al di sopra delle persone. | | | | | Cosmopolitismo | (der. di cosmopolita, dal gr. kósmos, mondo e polítes, cittadino) Corrente ideologica che considera l'essere umano cittadino del mondo. Si formò durante la rivoluzione francese del 1789, ponendosi in qualche misura come reazione al costituirsi dello Stato nazionale e, in seguito, alle guerre di rapina napoleoniche. Si trattò, quindi, di una posizione critica nei confronti dello èsciovinismo ufficiale. In Russia (dal 1936-37 fino alla “perestroika”) il cosmopolitismo fu considerato un atteggiamento contrario agli interessi dello Stato. L'accusa di essere sostenitore del cosmopolitismo era un pretesto per le repressioni politiche più crudeli, e serviva a mascherare l'antisemitismo della politica ufficiale dell'URSS. I difensori dei diritti umani furono dichiarati cosmopoliti e la Carta dell'ONU considerata come un documento sovversivo. L'umanesimo ha sempre espresso, e continua a esprimere con il Nuovo Umanesimo, la propria simpatia nei confronti dell'idea del superamento di ogni tipo di frontiera tra gli esseri umani, dell'idea del mondo uno e diverso insieme. Cosmopolitismo è l'opposto di patriottismo e di nazionalismo. Frequentemente il cosmopolitismo viene confuso con l'èinternazionalismo. La differenza consiste nel fatto che il primo consente di minimizzare le tradizioni e i valori nazionali a vantaggio di alcuni obiettivi planetari, mentre il secondo cerca la via verso la loro armonizzazione e combinazione. Il primo, in larga misura, riflette gli interessi della borghesia mondiale; il secondo, parte dalla priorità dell'unità degli interessi degli oppressi su scala mondiale, contro l'èimperialismo e contro i diktat delle superpotenze. Nelle condizioni attuali, il cosmopolitismo deve essere orientato verso il raggiungimento del consenso internazionale per la soluzione dei problemi globali: fame, sanità, disarmo, ecologia e demografia. | | | | | Ecologia | (composto con eco-, dal gr. oîkos, casa e -logo, dal gr. lógos, discorso) Dobbiamo a Lamarck e a Treviranus le basi e il nome della nuova scienza che cominciò a esser chiamata “biologia” a partire dal 1802. Inoltre, la vecchia storia naturale venne rimodellata da E. Haeckel nel 1869, e cominciò a far parte della biologia sotto la denominazione di “ecologia”. Questo ramo del sapere ha sempre mirato ad osservare il rapporto tra gli organismi e l'ambiente in cui essi vivono. Oggi l'ecologia studia l’adattamento delle diverse specie sulla base dei loro bisogni energetici, nutritivi e riproduttivi. A livello scolastico, si divide in ecologia vegetale, animale e umana. In termini generali, l'ecologia si interessa all'adattamento delle specie e ai fattori che intervengono su di esse (terreni, climi e altre specie). Uno dei temi fondamentali dell'ecologia è quello che riguarda gli ecosistemi (l'ecosistema è un insieme di esseri viventi e non viventi in relazione tra loro e legati a uno stesso ambiente). Gli ecosistemi sono sistemi termodinamicamente aperti che ricevono energia dall'esterno e la trasmettono agli ecosistemi vicini. Il loro studio si basa sulla teoria dei sistemi e sulla cibernetica, in cui l'ecosistema viene assimilato a un insieme di elementi biotici (specie) e abiotici in costante interazione. Attualmente, l'interesse ecologico ha oltrepassato gli ambienti accademici e ha raggiunto vasti settori della popolazione. Gli effetti delle aziende inquinanti sono sotto gli occhi di tutti: squilibri di ogni tipo nell’aggressione a flora e fauna, immissione nell'ambiente prodotti tossici e rifiuti non biodegradabili, uso di centrali nucleari come fonte d'energia, inquinamento ambientale e le piogge acide. A ciò si aggiunge la crescita delle macrocittà, l'impoverimento della resa dei campi stimolati irrazionalmente da fertilizzanti chimici e pesticidi, la desertificazione di vaste zone ecc. Tutto ciò costituisce motivo di forte preoccupazione per quanti sono interessati a conservare flora, fauna e clima in un ambiente equilibrato che garantisca la sopravvivenza umana. Questa tendenza a porre in rilievo le crescenti difficoltà ecologiche delle società di oggi, e che è stata genericamente chiamata èecologismo, rappresenta un importante avanzamento nella presa di coscienza da parte delle popolazioni di uno dei problemi più gravi del momento. Sebbene non esista tra i sostenitori dell'ecologismo una interpretazione omogenea del deterioramento ambientale né dei metodi da seguire per superare questa pericolosa situazione, in poco tempo è cresciuta una sensibilità collettiva che ha condotto all'assunzione di alcuni provvedimenti legali contro le attività antiecologiche. Certamente ciò non si potrà risolvere appieno fino a quando quelle attività non saranno incluse tra i crimini contro l'essere umano. Del resto, sebbene si possa procedere in tale direzione, bisogna comprendere che il sistema inumano in cui viviamo oggi reca nel proprio sviluppo la decomposizione di sé e di tutto ciò di cui si appropria. La necessità di un mutamento radicale nello schema del potere e nell'organizzazione delle società diviene evidente alla luce del crescente disastro ecologico. | | | | | Ecologismo | Estensione e generalizzazione dei concetti dell'ecologia che vengono trasferiti sul terreno della realtà sociale. Sorto negli anni Sessanta dai movimenti per la protezione della natura e dell'ambiente, l'ecologismo ha comportato la presa di coscienza della rottura tra l'essere umano e il suo ambiente naturale, rottura provocata dalla civiltà industriale che contamina, distrugge una parte delle risorse non rinnovabili e pone in pericolo la sopravvivenza stessa della specie. L'ecologismo sostiene la necessità della ricerca urgente di forme di sviluppo in equilibrio con la natura, basate sull'uso di energie rinnovabili e non inquinanti. La loro applicazione potrà avvenire soltanto attraverso la massima decentralizzazione dei centri decisionali e l'applicazione di misure di autogestione per far sì che ogni individuo si senta pienamente responsabile del proprio avvenire. | | | | | Economia | (dal gr. oikonomía, da oîkos e -nomia, l'amministrazione della casa) Sistema di rapporti di produzione, distribuzione e servizi, e delle aziende relative, dal livello familiare fino a quello internazionale. Ramo della scienza che studia tali rapporti e il sistema economico in generale. Abitualmente si parla di economia domestica o privata e di economia pubblica per porre in rilievo l'estensione del fatto economico; di economia rurale o urbana, per sottolineare l'ambiente in cui si svolgono le operazioni produttive; di economia concertata per porre in evidenza il sistema economico intermedio tra l'economia liberale (che presuppone l'assenza di interventi dello Stato) e l'economia guidata o pianificata (contraddistinta da ingerenza statale al massimo grado). Inoltre, si parla di una economia di scala in cui i guadagni di un'azienda si accrescono mediante la riduzione dei costi medi di produzione ottenuta grazie ad un aumento delle dimensioni; di economia esterna quando ci si riferisce a quella realizzata da aziende al di là del loro stesso impegno e che è il risultato di una generale condizione economica favorevole e anche di economie rudimentali, sommerse e floride a seconda del taglio interpretativo che si dà al fenomeno della produzione. Il Nuovo Umanesimo presenta in ogni situazione concreta uno schema economico in cui i rapporti di produzione, di scambio e di consumo sono regolati dalla èproprietà del lavoratore e dagli interessi della maggior parte della popolazione. Questa proposta tende all'umanizzazione dell'economia partendo dalla concezione che i fattori economici debbano esere strumenti al servizio dell'essere umano. L'umanizzazione dell'economia sostenuta dal Nuovo Umanesimo va radicalmente contro tutti gli schemi di radice economicista basati sul riduzionismo interpretativo che fanno dell'individuo, della società e del fatto politico epifenomeni o semplici riflessi delle condizioni economiche o macroeconomiche. La proposta di umanizzazione dell'economia è definita in linee generali nel documento del Nuovo Umanesimo (umanista, documento). | | | | | Educazione | (dal lat. educatio, -onis, azione che sviluppa le facoltà fisiche, intellettuali e morali) Sistema di trasmissione ed estensione di conoscenze, capacità e norme di comportamento e di comunicazione sociale che comprende le relative teorie (scienza pedagogica) e le istituzioni docenti. Si divide in educazione prescolare, scolare, media, a indirizzo tecnico, superiore, per adulti, istruzione specializzata (per sordomuti, per ciechi ecc.), educazione a distanza, autoistruzione e altri settori. Si distingue tra educazione statale, comunale, privata e a gestione associativa. L'educazione è preparazione dell'individuo alla cultura, al lavoro, alla scienza, alla morale, all’arte. L'educazione è la fonte più importante e tradizionale della socializzazione tra persone in quanto contribuisce alla formazione della loro ideologia, della loro cultura, della loro morale, ai loro orientamenti di vita e di lavoro. Si è soliti parlare di educazione in almeno due significati diversi: il primo si riferisce alla trasmissione di dati e di conoscenze dall'educatore all'educando (in italiano, istruzione N.d.T.) e, in questo senso, le nuove tecnologie di informazione tendono a sostituire progressivamente la figura dell'educatore; il secondo considera l’educazione una preparazione, un adeguamento dell'educando al mondo in cui vive. Il termine “mondo” si riferisce tanto alle cose considerate dal punto di vista fisico quanto a elementi intangibili quali i valori e i rapporti umani. L'educazione, in questa seconda accezione, intende abilitare a vari modi di comprensione, punti di vista non uniformi, prospettive differenti per comprendere tanto le realtà degli oggetti materiali e culturali quanto quelle della stessa interiorità. Un’educazione che si limiti sempre più alla trasmissione di dati oggettuali è un fattore importante di “svuotamento” di soggettività e di senso delle azioni umane. Tale tipo di educazione richiede profonde riforme. Il problema dell'educazione è, senza dubbio, uno dei più stimolanti del mondo odierno. L'educazione di massa attraverso l'uso delle nuove tecnologie elettroniche apre un campo immenso di possibilità allo sviluppo della conoscenza collettiva. Bisogna segnalare, tuttavia, che la diffusione della conoscenza (per quanto si voglia considerare quest'ultima neutra o scientifica) reca in sé il segno dell'ideologia dominante, cosa che si può osservare con evidenza nel campo delle scienze umane (filosofia, storia, psicologia, sociologia, diritto, economia ecc.). Del resto, ciò è accaduto e accade per qualsiasi metodo di istruzione, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata. In Umanizzare la Terra, Silo scrive: “1. [...]credo che educare consista principalmente nel rendere le nuove generazioni capaci di una visione non ingenua della realtà, nel senso che il loro sguardo consideri il mondo non come una presunta realtà obiettiva in sé, ma come un oggetto di trasformazione sul quale l’essere umano applica la propria azione. Qui non sto parlando dell’informazione riguardo al mondo, quanto piuttosto dell’esercizio intellettuale di una particolare visione dei paesaggi [èpaesaggio esterno] priva di pregiudizi, e di un’attenta pratica del proprio sguardo. Un’educazione elementare deve mirare allo sviluppo di un modo di pensare basato sulla coerenza. Qui non si sta parlando di conoscenza in senso stretto, ma del contatto con la propria esperienza del pensare. “2. In secondo luogo, l’educazione dovrà stimolare la sensibilità e facilitare lo sviluppo emotivo. Per questo, al momento di pianificare una formazione integrale, bisognerà tenere presente l’esercizio della rappresentazione e dell’espressione, insieme allo sviluppo della capacità di padroneggiare l’armonia e il ritmo. Ma quanto detto non ha lo scopo di mettere a punto procedimenti atti a “creare” talenti artistici; la sua intenzione sta piuttosto nel far sì che gli individui stabiliscano un contatto emotivo con se stessi e con gli altri, senza la confusione a cui porta un’educazione basata sulla separatezza e l’inibizione.” “3. In terzo luogo, si dovrà ricorrere a qualche pratica che metta in gioco tutte le risorse corporee in modo armonico; ma una disciplina di questo tipo somiglia più ad una ginnastica portata avanti con arte che ad uno sport, poiché lo sport non forma in modo integrale ma unilaterale. Il punto chiave, infatti, sta nel prendere contatto con il proprio corpo e nel governarlo con scioltezza. Per questo lo sport non dovrà essere considerato un’attività formativa; sarà però importante coltivarlo se la disciplina suddetta ne costituisse la base.” “4. Fin qui ho parlato dell’educazione, considerandola dal punto di vista delle attività formative per l’essere umano nel suo paesaggio umano, ma non ho parlato dell’informazione che ha a che vedere con la conoscenza, con l’assimilazione di dati grazie allo studio ed alla pratica intesa come forma di studio.”. | | | | | Effetto dimostrazione | Questa espressione si usa, nel Nuovo Umanesimo, per indicare un evento sociale capace di agire da esempio su punti contigui o anche molto distanti. In quest'ultimo caso, le comunicazioni sempre più veloci e frequenti contribuiscono a ridurre le distanze, e di conseguenza l'effetto dimostrazione tende a essere più frequente. D'altra parte, la similitudine di situazioni strutturali in un sistema che si avvia a diventare mondiale fa sì che l'effetto dimostrazione venga “importato” ed “esportato” con maggiore facilità. L'importanza del fenomeno consiste nel fatto che mostra la possibilità del suo inserimento in ambienti più vasti di quelli in cui ha avuto origine. È un caso di influenza “debole” che segue un percorso inverso rispetto a quello delle correnti “forti” che si impongono alle culture o ad ambienti sociali sempre più dipendenti. Il fenomeno delle influenze reciproche tra ambienti distanti è oggi osservabile in diverse attività. Bisogna considerare che nessuna formazione sociale o culturale rimane passiva, ma interagisce con l'effetto dimostrazione di piccola o grande scala e che questo a sua volta si modifica entrando in contatto con un nuovo ambiente. La serie di effetti dimostrativi che può generare la diversità culturale arricchisce, senza dubbio, l'attuale processo di èmondializzazione. | | | | | Elezione | Azione di eleggere; nomina attraverso suffragio o votazione; procedimento democratico essenziale per inaugurare una istituzione, una carica pubblica o per costituire organi di potere mediante la delega di poteri da parte di ciascun cittadino o membro di una associazione. Vi sono diversi sistemi elettorali, per esempio quello maggioritario, che si realizza quando in ogni circoscrizione elettorale vince il candidato che ottiene la maggioranza assoluta o relativa dei voti. Le elezioni possono essere generali o limitate secondo criteri selettivi determinati; segrete o a voto palese, o ancora per acclamazione; dirette o indirette. Allo scrutinio devono partecipare i rappresentanti ufficiali delle forze che presentano candidati e anche osservatori neutrali. | | | | | Elite | Il nucleo più scelto e distinto di leader informali che si manifesta all'interno di ogni gruppo sociale o corporazione, e che elabora e divulga valori etici, estetici ecc. e norme di comportamento sociale all'interno del gruppo. Vi sono varie teorie che forniscono definizioni diverse di questo fenomeno, della sua natura, del suo status sociale e del suo ruolo nella società (dalle interpretazioni biologiche, che non rivelano differenze essenziali tra élite naturali e sociali, a quelle meccanicistiche, sistemologiche e culturologiche).
| | | | | Emancipazione | (der. dal lat. emancipare, liberare dalla tutela o dalla schiavitù) Processo e obiettivo della liberazione dallo stato di soggezione. Recupero della libertà, della sovranità, dell'autonomia e dell'indipendenza. Nei rapporti sociali, si tratta dell'emancipazione dei gruppi o degli strati oppressi (servi, schiavi, donne, omosessuali, minoranze etniche o religiose ecc.). Nelle relazioni internazionali si tratta della liberazione dei paesi coloniali e oppressi, della proclamazione della loro indipendenza e della parità di diritti con altri Stati. Si possono distinguere diverse forme di emancipazione: spirituale, culturale, politica, economica ecc. La lotta per l'emancipazione prevede forme violente e nonviolente. Gli umanisti scelgono le seconde. La ricerca di possibilità diverse per eliminare tutti i fattori di oppressione affinché l'essere umano possa sviluppare la propria libertà, le proprie qualità e le proprie forze creatrici è l'obiettivo principale dell'attività del Nuovo Umanesimo. | | | | | Esercito | (dal lat. exercitus, der. di exercere, tenere costantemente in esercizio) Insieme delle forze militari di uno Stato, in particolare quelle di terra. È una delle istituzioni armate dello Stato che contribuisce a realizzare la funzione esterna di difesa. Inoltre, lo Stato usa l'esercito non soltanto per la difesa del paese, ma per aggredire e sottomettere altri paesi e popoli, cioè per la sua espansione. Ma ciò viene considerato infrazione alle norme del diritto internazionale (èaggressione). Un altro uso improprio dell'esercito consiste nel coinvolgerlo nella soluzione armata di conflitti interni. Esistono Stati che non hanno eserciti e assolvono le loro funzioni di difesa con altri metodi. In alcuni paesi, l'esercito è professionale e agisce come una corporazione, i suoi membri sono vincolati da contratto e i loro doveri e diritti sono specificati nel contratto concordato con lo Stato. In altri paesi esiste il servizio militare obbligatorio per i cittadini di determinate età. Esistono inoltre sistemi misti. Il Nuovo Umanesimo condanna l'uso della violenza in tutte le forme, ivi compresa la forza armata. Tuttavia, per la realizzazione di questo principio sono richieste opportune condizioni esterne e interne allo scopo di escludere la violenza dalla vita quotidiana e dalla pratica sociale sia nazionale sia internazionale. Nel frattempo, per procedere in questa direzione è necessario limitare progressivamente l'uso dell'esercito, democratizzarne il funzionamento e i suoi rapporti con la società civile, porlo sotto il controllo pubblico, discutere sui mezzi di comunicazione la sua vita interna e le sue relazioni, il suo bilancio e la dottrina militare dello Stato. Dal punto di vista umanista è inammissibile qualunque intervento dell'esercito nella vita politica, e i militari in servizio attivo non possono avere diritti elettorali né rilasciare dichiarazioni pubbliche sulla politica statale. Riprendono questo diritto nel momento in cui entrano in congedo, come comuni cittadini. | | | | | Esistenzialismo | (der. di esistenziale, sul modello del ted. Existentialismus e del fr. existentialisme. Dal lat. exsistere, ex, fuori e sisto, sto, propr. levarsi fuori, apparire) È uno dei sistemi filosofici e culturali che hanno esercitato maggiore influsso; una tendenza particolare della concezione umanista che ha per obiettivo l'analisi e la descrizione del senso e delle contraddizioni della vita umana. Dal punto di vista dell'esistenzialismo, l'individuo non è una parte meccanica di un tutto unico (generazione, classe, ambiente sociale) ma è l'integrità in sé e per sé. Nella filosofia dell'esistenzialismo si distinguono numerose tendenze, tra cui quella religiosa e quella atea. Sono unite insieme da una problematica comune, ma ciascuna ha un proprio punto di vista riguardo alla definizione del senso della vita. Nella prima si attribuisce priorità al rapporto dell'uomo con Dio. La tendenza atea considera l'individuo come l'unico dio. Tali concezioni, tuttavia, si influenzano reciprocamente, manifestando la medesima preoccupazione per le sofferenze dell'uomo, proclamando gli stessi principi etici e sperimentando le stesse delusioni in merito a quanto di assurdo e insensato vi è nella vita. Lo spirito di pessimismo, e a volte di disperazione, caratterizza tutte le tendenze del movimento esistenzialista. Uno dei precursori della dottrina esistenzialista è Søren Kierkegaard (1813-1855), filosofo e teologo danese, che ha analizzato in modo dettagliato e approfondito tratti dell'esistenza dell'uomo come afflizione, paura, amore, colpa, bene e male, morte, coscienza, spavento ecc. Lo spavento permanente che l'individuo patisce è frutto del senso di abbandono nell’attesa dell'inevitabile morte. La fede sincera è la sola cosa che consenta all'individuo di vivere la propria vita coscientemente. Questa linea del pensatore protestante viene perseguita da Nikolaj Berdjaev (1874-1948), filosofo ortodosso russo, fondatore del cosiddetto “nuovo cristianesimo”. È sua opinione che l'esistenza dell'individuo si basi sulla libertà, mentre il senso della vita si basa “sulla nascita di Dio nell'individuo e dell'individuo in Dio”. Esiste soltanto l'individuo, mentre tutto il resto “c'è” ma non esiste, poiché non ha coscienza della propria esistenza e si adatta soltanto a condizioni oggettive. In questa forma di esistenzialismo si scontrano tre fattori: la libertà, la predestinazione divina e la responsabilità e l'energia personale di un essere che sa pensare, sentire e produrre. L'individuo deve sempre rinnovarsi, vale a dire, riuscire a essere sempre più umano. Karl Jaspers (1883-1969) intese questo problema a modo proprio, proponendo di separare il “tempo assiale” dalla storia e di centrare l'attenzione sugli aspetti di continuità che si trovano nella vita (malattia, morte, sofferenza) e determinano il senso principale dell'esistenza. Secondo Jaspers, ogni essere deve cercare la propria individualità nella vita presente. Nella filosofia e nella letteratura spagnole è Miguel de Unamuno (1864-1936) ad aver sviluppato la concezione esistenzialista. Attribuì un particolare significato all'idea del “donchisciottismo”, secondo cui l'uomo conduce una lotta permanente (allo stesso modo di don Chisciotte) per un ideale irreale. Ogni esistenza concreta reca in sé contrasti tra categorie correnti e sublimi, tra pragmatismo e lucidità spirituale. Per molti esistenzialisti, un'altra fonte di questa corrente di pensiero, oltre che da Kierkegaard, è costituita da Friedrich Nietzsche (1844-1900). Allo stesso modo in cui i marxisti hanno fatto uso del metodo dialettico di Hegel, gli esistenzialisti più recenti ricorrono per le loro descrizioni al rigoroso metodo fenomenologico di Husserl. Martin Heidegger (1889-1976) e Jean-Paul Sartre (1905-1980) sono due altri pensatori che hanno contribuito considerevolmente allo sviluppo dell'esistenzialismo. Può essere considerato a sua volta come appartenente a questa corrente José Ortega y Gasset (1883-1955), anche se la sua linea di pensiero razional-vitalista si distacca in molti punti dalle formulazioni fondamentali dell'esistenzialismo. Indipendentemente dalla diversità che caratterizza il punto di vista esistenzialista sulle situazioni della vita umana, tale concezione è contraddistinta anche dalla sensibilità nei confronti di tutti i problemi dell'esistenza individuale, come pure dalla fiducia nelle forze creative personali. L'affermazione di molti esistenzialisti secondo cui “l'esistenza significa l'essere umano, l'essere umano significa l'esistenza” corrisponde esattamente alla concezione del Nuovo Umanesimo. | | | | | Essere umano | Il riferimento dell'essere umano in una situazione è il proprio corpo. In esso il suo momento soggettivo si pone in rapporto con l'oggettività e attraverso esso si può comprendere come “interiorità” o “esteriorità” secondo la direzione che dà alla propria intenzione, al proprio “sguardo”. Di fronte all'essere umano si trova tutto ciò che non è esso stesso e che non risponde alle sue intenzioni se non attraverso il corpo. Quindi, il mondo in generale e altri corpi umani di fronte ai quali il corpo stesso può agire e registra la sua azione, pongono le condizioni in cui si costituisce l'essere umano. Tali condizionamenti si presentano anche come possibili nel futuro e nella relazione futura con il corpo stesso. In questo modo, la situazione presente può essere considerata come modificabile in futuro. Il mondo viene sperimentato come esterno al corpo, ma il corpo è visto anche come parte del mondo poiché è in esso che agisce ed è da questo che riceve la sua azione. La corporeità è anche qualcosa che cambia e, in questo senso, è una configurazione temporale, una storia viva lanciata verso l'azione, verso la possibilità futura. Il corpo, per la coscienza umana, diventa protesi dell'intenzione, risponde all'intenzione, in senso temporale e in senso spaziale. Temporalmente, in quanto può attualizzare in futuro il possibile dell'inten | | |