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Tra Qi gong e kundalini per arrivare al Tantra
(giovedì 31 luglio 2008) Scritto da Manipura

Da circa tre anni pratico Qi gong che è proprio un lavoro sull’energia corporea e devo dire che mi ha consentito di percepire per la prima volta l’energia nel corpo e poi col tempo di “gestirla” con l’intenzione ed il respiro. Questo risultato l’ho ottenuto dopo circa un anno di pratica.

Da quasi due anni, prima in forma di seminario e poi con frequenza quindicinale mi sono avvicinato allo yoga kundalini, e la differenza mi è apparsa subito evidente soprattutto dopo aver frequentato vari stage e seminari in cui le due discipline per la prima volta venivano accostate e sperimentate insieme.

Prima di parlare delle differenze, qui voglio fare un inciso curioso ma per altri versi significativo, sul fatto che la partecipazione ai seminari suddetti vedeva una presenza prevalente se non totale di praticanti di qi gong piuttosto che di kundalini (ho poi saputo che alcuni si erano rifiutati di venire per non praticare qi gong che ritenevano una disciplina quasi contaminante rispetto al loro percorso, altri perché lo trovavano “noioso” ) ma di questo ne riparleremo perché offre interessanti spunti di riflessione.

Tornando alle differenze, devo subito utilizzare, per rendere l’idea, un’analogia che spesso uso in analoghe occasioni: il qi gong è come un motore diesel, mentre la kundalini è un turbo benzina.

Avendo praticato entrambi posso con cognizione dire che il primo mostra tutta la sua efficacia e potenza dopo una certa “carburazione” e richiede più tempo e pazienza perché renda al massimo (a volta anche anni, a seconda di chi pratica). La Kundalini con il suo “dinamismo” fa sentire più presto gli effetti. Anche nei movimenti degli esercizi si avverte la differenza, inoltre la seconda utilizza di più mantra e musica, anche la respirazione è diversa, più lenta e legata all’intenzione quella del qi gong, più enfasi e velocità in certi casi per la kundalini (soprattutto il respiro di fuoco).

A livello corporeo ho potuto apprezzare una maggiore velocità di scorrimento dell’energia con la kundalini rispetto al qi gong. Anche per quanto riguarda il superamento dei livelli di resistenza negli esercizi c’è una diversità nell’effetto sul corpo, la prima scuote e fa vibrare le parti del corpo interessate in modo più evidente e profondo, il secondo agisce a “strati” e con gradualità prima di arrivare allo stesso punto di incisività.

Il punto di forza poi della kundalini sono le meditazioni, che intervengono in modo diretto sia sulla struttura fisica che su quella psichica che spesso riesce a collegare tra loro. Inoltre un maggiore utilizzo dei suoni e dei mantra rende più “affascinante”, “suggestivo” e coinvolgente l’esercizio.

Proprio la pratica delle meditazioni che faccio da un anno hanno provocato dentro di me i cambiamenti più evidenti, tra quelli più significativi, oltre ad una maggiore consapevolezza, la percezione di essere altro dalla mente e la possibilità di essere testimone di quello che faccio.

Viceversa il qi gong, e questa è sempre una mia percezione, non provoca “sdoppiamenti” appare meno cerebrale o intellettivo, comunque meno immaginativo e proiettivo, puntando direttamente all’indentificazione tra il se e il corpo come energia. Di qui l’impressione che sia più “pesante” rispetto alla leggerezza e al sapore frizzante della kundalini.

Per quel che mi riguarda trovo che l’uno non escluda l’altro (checchè ne pensino i “puristi” di quest’ultima), e che il percorso che sto facendo al riguardo abbia una sua continuità e coerenza di sviluppo proprio per i passaggi e la percezione delle differenze, tra l’uno e l’altro.

In pratica il qi gong mi ha dato la possibilità di scoprire e sentire il mio corpo come energia che ho attivato proprio grazie a questa pratica, lo yoga kundalini, nello specifico le meditazioni e in parte il Karam Kriya, è stato il naturale sviluppo della prima esperienza nel senso che mi ha portato ad un potenziamento dell’energia che ora sento scorrere in modo più dinamico e veloce e allo sviluppo di una sempre maggiore consapevolezza e a quegli stadi di percezione che ho citato sopra portandomi “naturalmente” allo sbocco successivo che è il percorso tantrico che ho inziato da poco meno di un anno.

Tuttavia non mi sono lasciato “fuorviare” dalla linearità e consequenzialità di questo cammino, nel senso che tuttora pratico in contemporanea le tre discipline, perché quello che conta è la sperimentazione verticale e tutti e tre offrono ognuno per al sua parte e peculiarità l’opportunità di lavorare alla “demolizione” dell’ego.

Lo yoga kundalini per alcune similitudini rituali e per alcune tecniche che scavano a fondo sul mondo interiore, in sostanza per la sua caratteristica alchemica, lo sento più vicino al Tantra, per questo spesso mi viene di definirlo, per la mia esperienza, propedeutico a quest’ultimo.

 
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