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Nuovo Umanesimo
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Dialogo l'unica via possibile affinchè l'umanità evolva e non cada in un nuovo periodo oscurantista, questo è uno degli spot che abbiamo creato per fronteggiare la situazione e diffondere nuovi punti di vista! |
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Eventi - recensioni - comunicati
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Ho conosciuto Daniela Tuscano prima con i suoi scritti “spumeggianti”, poi de visu due estati fa, mentre ero in vacanza in Liguria. Ci siamo incontrati curiosamente nei pressi del Teatro Ariston sede del Festival, luogo più famoso in assoluto. Per me fino ad allora Daniela Tuscano era ciò che scriveva: leggevo gli interessanti e approfonditi articoli su argomenti i più vari che mi mandava puntualmente per essere pubblicati, il mese dopo, su "Tempi di Fraternità". Da cui però veniva fuori netto il suo punto di vista. Poi l'incontro, io con moglie e figli appresso, lei vulcanica, con una chioma di capelli ricci alla Lucio Battisti: una lunga passeggiata, una chiacchierata in un parco dove, pian piano è venuta fuori una interessante personalità, un concentrato di idee con mille argomenti da proporre. Mi immagino Daniela, che è anche insegnante di lettere in un istituto superiore del Milanese, come deve essere a scuola con i suoi allievi: bisognerebbe ascoltarne qualcuno di loro per capirlo.  Da poco Daniela, 44 anni, collaboratrice di varie testate giornalistiche, ha pubblicato un libro, Pagine aperte, autoproducendoselo . Una scelta singolare questa, Daniela. Come mai?
«Ho approfittato di quest’opportunità. Si tratta di un’idea proveniente dagli Stati Uniti e figlia dei nostri tempi: cerca di coniugare il gusto “antico” della pagina scritta con la velocità dei mezzi informatici: nel giro di pochissimi giorni il libro è realizzato e può esser venduto, sia on line sia tramite i canali tradizionali. Esiste inoltre l’opportunità, attraverso varie iniziative, di ampliare le proprie conoscenze, di confrontarsi con altri utenti, di partecipare a concorsi e di venire in contatto con l’opera dei grandi autori. Non escludo certo, in futuro, di rivolgermi ai “classici” editori, ma in questo come in altri campi stiamo assistendo a un’evoluzione forse irreversibile, a un diverso modo di trasmettere i propri pensieri». A che età hai cominciato a scrivere? «Da quando ho cominciato a tenere la penna in mano… [risate]. Non scherzo, è proprio così. A costo di sembrare prevedibile, penso che la risposta per tutti quelli che, come me, amano esprimersi in un determinato modo, sia un po’ la stessa: scrivere è un’esigenza irrinunciabile, un piacere, un godimento anche fisico». Al primo impatto il tuo libro sembra una raccolta di articoli vari che hai scritto per alcune testate con cui collabori da tempo. Eppure ci sono più fili conduttori conduttore tra di loro: fede, politica (intesa propriamente come “arte della polis”), arte, cultura. A chi ti sei ispirata per questo lavoro?
«La tua osservazione mi fa piacere. Non mi sono infatti limitata a raccogliere cronologicamente alcuni dei miei pezzi più riusciti, ma ho cercato di dar loro una continuità logica, anche filosofica, se vuoi. Ispiratori? Sicuramente il Pasolini “corsaro” ma anche il Testori che, dal “Corriere della Sera”, non mancava di far sentire la sua voce appassionata e “spudoratamente” sincera. Provo molta nostalgia per questi intellettuali. Oggi va di moda il “tuttologo”. Essi, invece, coltivavano una visione della vita (e, conseguentemente, dell’arte) ontologica. E rischiavano di persona. L’artista non è un vate, ma attraverso la sua creatività svela, in modo anche inconsapevole, i meccanismi che muovono le azioni degli uomini e, conseguentemente, del mondo in cui vivono. Penso alla vicenda di Roberto Saviano, cui va tutta la mia solidarietà [le firme per lo scrittore si possono raccogliere al seguente link, n.d.A. ]» Nella prefazione Dedo Deflavis ti definisce «a tutti gli effetti, un’artista perché curiosa della vita, perché trova stralci di poesia in tutte le realtà che avvicina, perché è umile, perché sa ascoltare. Perché apprezza il mondo nei suoi infiniti colori. Perché è animata da una forte tensione morale e civile, grazie alla quale tutto si tiene e qualsiasi argomento è “serio”: dalla guerra in Medio Oriente alla questione femminile, dalla politica alla musica pop, dalla critica d’arte alla disoccupazione, dalla religione alle diversità più o meno conosciute». Ti ci riconosci? Chi ti conosce bene ritiene che tu sia veramente così? «Chi mi conosce mi legge con simpatia e partecipazione, e mi sostiene. Se mi sono decisa a pubblicare questo libro è soprattutto grazie al loro incoraggiamento». Tu passi a scrivere su argomenti impegnative in campo sociale come ad esempio la guerra, la scuola, xenofobia e povertà o gli omosessuali (soprattutto) credenti , a tematiche di fede e legate alla Chiesa (memorabile, fra gli altri, il pezzo La Passione di Cristo, il Vangelo secondo Mel), ma anche ad argomenti come la musica leggera e l’amore (ad esempio Renato Zero: dove va l’alchimista dell’Amore?), passando per Lella Costa attrice di teatro. Come ti riesce questa versatilità?
«Per temperamento e generazione ho sempre rifiutato il distinguo, aristocratico e vagamente razzista, tra cultura alta e cultura cosiddetta “bassa”. La cultura è una: o c’è o non c’è. E si manifesta nelle forme più svariate. Da tempo i testi dei cantautori più validi convivono nelle antologie scolastiche accanto alle poesie di Montale o di Pascoli, che addirittura è stato considerato, per certe sue intuizioni, proprio un antenato della musica nostrana (ricordo, a tal proposito, un salace commento di Arbasino…). Insomma, chi ha la mia età sa bene che “non sono solo canzonette” ma, quando c’è, arte. Anche in questo caso Pasolini fu un precursore: nessuno potrà considerare il suo necrologio di Marilyn meno “profondo” delle critiche alla classe dirigente italiana. Identico discorso per gli inni alla Callas, ad Anna Magnani, all’amata Laura Betti, e per la stessa decisione di fare cinema, lui, poeta di solida e classica preparazione. Prima di Pier Paolo, comunque, c’è stato Proust, che elogiò la cultura popolare non solo a livello socio-psicologico ma per la sua intrinseca validità». Il tuo modo di scrivere certamente trasuda passione, è molto coinvolgente tant’è che i tuoi pezzi nella nostra rivista sono tra i più apprezzati, soprattutto dal presidente della nostra cooperativa-editrice. Molto spesso, infatti, ci chiede “E’ la Tuscano, com’è che non scrive più? Non ho più visto nell’ultimo numero uscito i suoi scritti. E’ veramente brava, e scrive proprio bene!”. Cosa rispondi a questi apprezzamenti che ti fanno? Ti emoziona saperlo? «Beh, certo! Mi emoziona e m’infonde coraggio. Scrivo per passione, come recita il sottotitolo del libro, e sono contenta che qualcuno mi apprezzi». Qual è l’ultimo libro che hai letto? Di solito che genere preferisci?
«Le Lettere al dottor G. di Alda Merini. Quanto al genere, vado a periodi. Da adolescente leggevo principalmente romanzi, ma anche molti saggi. Di recente ho riscoperto il racconto e la poesia: Ungaretti, Saba, la già citata Merini, ma anche Rumi e Attar: un grandissimo». Hai ancora un libro che vorresti scrivere? Quali i tuoi progetti letterari futuri? «Sì, ho in mente un altro libro, questa volta di racconti brevi e di “frammenti”, come li chiamo io. Non ho la pretesa di definirli poesie, sono accenni, cose leggere e vaganti, altri modi di mettere alla prova (e di affinare) le mie potenzialità espressive. Comunque, essendo pubblicista, non intendo abbandonare gli articoli e in genere la saggistica». Ma “da grande” vuoi fare la scrittrice o l’insegnante, quale già sei? «Se devo essere sincera, tutt’e due. Sarebbe davvero il massimo… [risate]. Mai come in questo momento, d'altronde, mi son sentita insegnante: di fronte a tagli sconsiderati all'istruzione spacciati per riforma, alla sadica impudenza d'un ministro che ci considera fannulloni superstipendiati, e, dulcis in fundo, a un Presidente del Consiglio che minaccia, anzi promette con gongolante ferocia novelli Bava Beccaris per reprimere le proteste universitarie... di fronte a tale scempio, mi sento orgogliosa d'aver scelto il mestiere più disprezzato e, per questo, più bello del mondo». Davide Pelanda (“Tempi di Fraternità”)
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Eventi - recensioni - comunicati
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Vicino ad un milione di marciatori, festeggiano nei pressi della piazza Murillo, la promulgazione della legge per il referendum abrogatorio e di approvazione del progetto della nuova costituzione politica dello stato e altri mille, dentro e fuori dal nostro paese, sentiamo la felicità per questa grande opportunità che il popolo boliviano in generale, potrà partecipare e decidere il futuro del nostro paese.
Una volta in più le persone diseredate hanno fatto la storia, è un giorno di allegria per donne e uomini che sono sempre stati esclusi, discriminati e tante volte massacrati. Dopo una sacrificante e moltitudinaria marcia, le persone di tutte le regioni del nostro paese, una volta in più, hanno fatto conoscere la loro volontà di richiedere l'approvazione della legge referendaria, appoggiando il processo di cambiamento. Ascoltando le radio per internet, commuovevano le espressioni di allegria di queste eterne lottatrici, rafforzate dalla speranza e la decisione irrinunciabile di costruire un paese migliore.
Queste voci umili e oneste, ringraziano, l'appoggio e la solidarietà della gente nella città, che ha donato alimenti per i marcisti e ha fatto una colletta comune; la signora Natalie dice: “ringraziamo la gente che ci ha appoggiato; ora siamo felici, perché questo non è solo nostro, questa lotta è anche per i nostri figli e nipoti, perché l'unica cosa che chiediamo è vivere in modo migliore, perché non ci discriminino e ci rispettino...”.
Il 25 di gennaio del 2009 sarà la prima volta nella nostra storia, che i popoli originari parteciperanno nella rifondazione del paese, un diritto che gli fu negato durante i secoli, da posizioni meschine e razziste, dei gruppi di famigle che detenerono e si beneficiarono del potere, per generazioni.
Con questo grande passo, una volta più si conferma la volontà e lo spirito assolutamente democratico e umanista, del processo di questo cambiamento, che mai ha rinunciato al dialogo per arrivare agli accordi, che paziente e generoso scommesse sul cammino democratico; nonostante quelli che dicevano e facevano gli ipocriti mostrando una maschera democratica e dicendo che volevano dialogare e vigliacchi si mettevano contro la gente indifesa e di colore di pelle differente.
Questa dolorosa tappa ha dato i suoi frutti, è la speranza rafforzata, che nonostante i fatti successi a settembre, non è morta; la cultura della vita, una volta più ha mostrato al mondo, che questa patria profonda è sempre stata e sarà unita, là dove si lotti per il bene comune, per una patria includente dove si rispettino i diritti umani, terminando con il colonialismo interno, rispettando i differenti e diversi e tutti/e esercitiamo il dovere del sorriso.
Il lavoro che resta da fare per appoggiare, è continuare con questo processo di cambiamento, è socializzare il progetto della NPCE, far conoscere questo documento, accedere ai chiarimenti e spiegazioni necessarie, perché il nostro popolo intero conosca i dettagli e gli obbiettivi di questo importante documento e manifesti la sua volontà in maniera democratica con il suo voto. Testo della legge speciale
legge speciale di Convocazione al Referendum abrogativo e di approvazione della Nuova Costituzione Politica dello Stato.
Articolo Primo
Si determina convocare al referendum abrogativo e di approvazione del progetto della nuova costituzione politica dello stato (CPE) per il 25 gennaio del 2009
Articolo secondo
Si approva e si incorpora nel testo del progetto della nuova costituzione politica dello stato gli aggiustamenti effettuati dagli onorevoli del congresso nazionale sulla base del lavoro realizzato nel dialogo nazionale tra il governo e i prefetti e i rappresentanti municipali sulle autonomie e dalla commissione speciale di accordo del Onorevole Congresso Nazionale, secondo il testo annesso che consta di 41 articoli e dieci disposizioni transitorie, una disposizione abrogatoria, e una disposizione finale.
Articolo terzo
Le domande per dirimere l'articolo 398 della nuova Costituzione politica dello stato saranno le seguenti:
- 1.state voi d'accordo con la proposta de maggioranza dell'assemblea costituente perché l'articolo 398 del progetto della nuova costituzione politica dello stato sia incorporato con la seguente dicitura: Si proibisce il latifondismo e la doppia titolazione per il fatto di essere contrario all'interesse comune e dello sviluppo del paese, si intende per latifondismo la tendenza improduttiva della terra, la terra che non compie la funzione economico sociale, lo sfruttamento della terra che applica un sistema di servitù, semi schiavismo o schiavitù nella relazione lavorativa o nella proprietà che sorpassa la superficie massima zonificata stabilita nella legge. La superficie massima in nessun caso potrà eccedere i dieci mila ettari.
- 2.state voi d'accordo con la proposta della minoranza dell'assemblea costituente perché l'articolo 398 del progetto della nuova costituzione politica dello stato sia incorporato alla nuova costituzione con le seguenti diciture: si proibisce il latifondismo e la doppia titolazione perché contraria all'interesse collettivo e allo sviluppo del paese, lo sfruttamento della terra che applica un sistema di servitù, semi schiavitù o schiavitù nella relazione lavorativa o che la proprietà sorpassi la superficie massima zonificata stabilita nella legge. La superficie massima in nessun caso potrà eccedere di cinque mila ettari.
Articolo quarto
la domanda per controfirmare il testo del progetto della nuova costituzione politica dello stato sarà la seguente:
Siete voi d'accordo con controfirmare il testo del progetto della nuova costituzione politica dello stato presentata dall'assemblea costituente e aggiustato dalla commissione speciale di concertazione dell Onorevole congresso nazionale che include i consensi raggiunti nel dialogo tra governo con i prefetti e rappresentanti municipali sulle autonomie incorporando il risultato della consulta sull'articolo 398 che si risolverà in questo stesso referendum e che sia promulgata e messa in vigore come nuova legge fondamentale dello stato boliviano.
Articolo quinto
lo scrutinio di votazione del referendum nazionale costituente avrà le seguenti caratteristiche:
- 1.sarà divisa orizzontalmente in due parti uguali
- 2.nella parte superiore si consulterà per dirimere la redazione finale dell'articolo 398 del testo del progetto della nuova costituzione politica dello stato insieme ad ognuna delle domande sarà indicata una casella, il segno fatto nella casella indicherà quale opzione o volontà del cittadino votante è d'accordo.
- 3.nella parte inferiore si consulterà se si è d'accordo o no con controfirmare (approvare) il testo del progetto della nuova costituzione politica dello stato, insieme alla domanda ci sarà una casella che si intitolerà SI e una NO. Il segno nella casella SI esprimerà l'accordo di controfirmare (approvare) il testo del progetto della nuova costituzione politica dello stato.
Articolo sesto
la corte nazionale elettorale e tutti gli organi elettorali che segnalino l'articolo 225 della costituzione politica dello stato organizzeranno e amministreranno il referendum conformemente alla legge speciale, concluso il processo la corte nazionale elettorale rimetterà i risultati finali al presidente del congresso nazionale.
Articolo settimo
nel caso che sia controfirmato il testo del progetto di costituzione politica dello stato per maggioranza assoluta di voti, la corte nazionale elettorale rimetterà i risultati sulla consulta sulla redazione dell'articolo 398 al presidente dell'Onorevole del congresso nazionale perché sia incorporata la redazione finale del testo di detto articolo nel progetto di costituzione politica dello stato compiendo il mandato del popolo sulla redazione di questo articolo. Il presidente onorevole del congresso nazionale rimetterà il testo integro del progetto di costituzione politica dello stato al presidente della repubblica per la sua promulgazione e pubblicazione nella gazzetta ufficiale di Bolivia.
Disposizioni abrogative e derogatorie
si approvano e derogano le disposizioni contrarie alla presente legge
disposizioni finali
disposizione finale unica. Il ministero delle finanze assegnerà un bilancio speciale con risorse nazionali per finanziare il referendum convocato per la presente legge.
Ma. Ivonne Ballesteros Coca. |
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Azione nonviolenta
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Le avevano chiamate “classi ponte”, poi hanno inserito la più diplomatica definizione di “classi di inserimento”. La sostanza però non cambia. Ciò che è previsto dalla mozione della Lega Nord, in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell'obbligo, può essere espresso molto bene con una sola parola: apartheid.
L’accesso alla scuola di ogni ordine e grado degli studenti stranieri è possibile solo attraverso il “superamento di test e specifiche prove di valutazione”. Chi non supera queste prove deve frequentare classi d’inserimento che “consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti”.
Inoltre l’accesso dei ragazzi stranieri nelle scuole deve essere regolamentato affinché ci sia “una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri”.
Ovviamente chi ha proposto ed approvato tali provvedimenti precisa che il loro scopo è quello di “favorire l’integrazione degli studenti stranieri”, dove per integrazione s’intende esclusivamente il conoscere bene la lingua italiana e conoscere le nostre leggi ed imparare a rispettarle.
Il risultato, invece, sarà ulteriore discriminazione razziale, religiosa, politica e culturale. Tale provvedimento, d’altronde, si accoppia perfettamente con la proposta del ministero dell’istruzione attuale. Dopo il maestro unico e il ripristino del voto in condotta, infatti, si potrebbe proseguire all’unisono nel proporre classi per maschi e per femmine, poi classi per biondi e per bruni, classi per figli di padani e classi per figli di luridi meridionali ed infine, perché no, classi per ricchi e classi per poveri.
Ma non è solo una questione di discriminazione. La non-discriminazione non è più questione di integrazione, altrimenti si potrebbe cadere nell’equivoco in cui sono caduti anche i partiti di sinistra, responsabili, come quelli destra, del vigente razzismo istituzionale.
Qui si tratta di capire che il presente è già futuro.
Qui si tratta di capire che quello attuale è già un altro mondo.
Un altro mondo, in cui nessuno si deve integrare in alcunché.
Un altro mondo, in cui nessuno è più clandestino, nessuno è più straniero.
Un altro mondo, perché in un paese nelle cui scuole ci sono 690mila studenti stranieri di 190 nazionalità diverse, far crescere i nostri figli lontano dai figli di un algerino, di un indiano o di un romeno, vuol dire condannarli ad un futuro da disadattati.
Un altro mondo, perché, pur riconoscendo ognuno le proprie radici, i nostri figli non saranno più italiani, algerini, indiani o romeni, ma i discendenti di un’unica razza, la razza umana.
Questo è il nostro mondo. Questo è già l’altro mondo.
Perché dobbiamo continuare a farci governare da chi ci propone un futuro da disadattati? |
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Nuovo Umanesimo
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Siamo già alle minacce. Questo governo, con la sua “politica a mano armata”, non si smentisce. È bastata qualche settimana di proteste contro la legge 133 per far saltare i nervi a Berlusconi, il quale dichiara che manderà la polizia a sgomberare scuole e facoltà universitarie occupate. Ma stavolta la protesta è troppo estesa e difficilmente il governo potrà risolvere la questione mostrando semplicemente i muscoli, come ha provato a fare con le popolazioni che hanno protestato contro le discariche in Campania. Tutti, dagli insegnanti agli studenti e ai genitori, sono contro la legge del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini. Una legge dettata soprattutto dalla volontà di risparmiare su qualcosa, come l’istruzione, che rappresenta, come la sanità, la vita stessa di un popolo.
Tutte le misure della legge Gelmini sono dettate da un imperativo: fare cassa. Il ritorno al maestro unico e la riduzione delle ore di lezione alla scuola media e superiore, lungi dall’essere provvedimenti migliorativi, hanno il solo scopo di tagliare 87.400 cattedre e 44.500 posti di personale Ata. Come rientra in una logica esclusivamente economicista il rischio che circa 2.600 istituzioni scolastiche autonome vengano smembrate e accorpate ad altri istituti e che circa 4.200 plessi con meno di 50 alunni vengano cancellati. A quale logica potrebbe inoltre rispondere, se non a quella di fare cassa, il disegno di legge, già approvato dalla Camera, secondo cui i circa 60mila precari che lavorano nella Ricerca potrebbero non essere mai più stabilizzati se gli enti da cui dipendono non regolarizzeranno la loro posizione entro giugno 2009? Praticamente è una trappola senza vie di uscita, visto che, per ogni cinque professori universitari che andranno in pensione, gli atenei potranno assumere un solo ricercatore. Oltrepassa poi ogni limite di decenza la riduzione annuale, fino al 2013, prevista dalla legge Gelmini, del Fondo di finanziamento ordinario alle università e il taglio del 46% sulle spese di funzionamento. Ciò si tradurrebbe in una riduzione del finanziamento pubblico di circa 1,4 miliardi di euro, costringendo le università, magari mediante la trasformazione in fondazioni, a cercare fondi privati. Nei giorni scorsi, poi, si è aggiunta anche una nota razzista, giusto per dare il “colore” più adeguato a questo ennesimo scempio dell’attuale governo: l'approvazione di una mozione della Lega Nord che istituisce di fatto le classi “per soli stranieri”.
Che dire di una legge così? Il senso di rifiuto è totale, l’esigenza di cancellarla è assoluta. Non si tratta di difendere a spada tratta la scuola e l’università attuali, in quanto certamente non rispondono alla richiesta crescente di sapere e vanno più che profondamente riformate, eliminando tutto ciò che rende difficile, se non impossibile in vari casi, il diritto allo studio per tutti. Ma la legge 133 va in direzione esattamente contraria, mortificando, con pochi ma scellerati provvedimenti, tutti: da coloro che devono insegnare a coloro che devono imparare.
Questa legge va bloccata. Questa legge va cancellata, senza indugi e senza compromessi. Perché l’ignoranza costa molto di più dell’istruzione.
Carlo Olivieri Partito Umanista
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Azione nonviolenta
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Un video bellissimo contro il razzismo con la partecipazione di Luca Toni, tolleranza zero contro il razzismo!!! |
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Eventi - recensioni - comunicati
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Addio, poeta. Non riesco a usare un "ciao" nel salutarti, perché "ciao" deriva, in fondo, da "schiavo", e tu la schiavitù l'hai sempre combattuta. "Addio" ha un andamento venusto e solenne. E la tua pupilla, dietro gli occhiali spessi, nenniani, implacabilmente novecenteschi, splendeva arguta e satura di gioventù. Eppure, non riesco che a pronunciare un commiato antico. Addio. Roccioso come quercia, come zolla smossa dal sole. Libero, sì, del colore rosso della giustizia, dell'umanità secolare, del colore rosso delle bandiere al vento, quando ritrovarsi era lotta e costruzione. Poeta perché uomo, poeta perché minoranza, poeta perché ragazzo, ribelle ragazzo, scardinatore di regole e implacabile come un soldato senz'armi. La tua arma era la lancia acuta del pensiero laico e solenne. Addio, poeta della fiducia. Incrollabile nell'ottimismo, pugnace nell'intravedere un frizzo verde nel fango che ti circondava, che ci circonda. Addio, poeta d'un sole feroce. Addio, poeta dei contrasti e dei colori decisi. Sei mancato quando più avevamo bisogno di te, sei mancato restando fino all'ultimo. E, mancando, ci hai insegnato che ognuno deve percorrere in solitario il suo tratto di strada. Non sei scivolato via. Hai infuso in noi un fuoco immenso. Addio, poeta dei tumulti e dei canti. Non temiamo questo saluto, perché hai comunque vinto. Il tuo tratto era la fierezza, uomo fuggitivo e spigoloso. Degno dell'attimo, ci hai donato tutto. Addio, poeta, nostra metà migliore. |
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Azione nonviolenta
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Questo è una specie di reportage fatto da Julien e Andrea, due ragazzi delle scuole superiori su come si è sviluppata la protesta contro la Gelmini nei licei di Firenze.
E' un lavoro fatto molto bene secondo me e molto interessante perchè descrive senza filtri il punto di vista dei ragazzi delle superiori e rende bene l'idea della grandezza di questo movimento.
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Nuovo Umanesimo
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LA FORZA DELLA NONVIOLENZA Nel più assoluto silenzio stampa domani a Milano ci sarà un evento importantissimo che vedrà partecipare molte persone provenienti da tutta Europa, con l'intento di lanciare progetti e azioni per trasformare profondamente il continente. Ancora una volta i mass media preferiscono dare spazio alla spazzatura, ma non quella di Napoli, ma quella della Mediaset e della RAI. Un evento per la non violenza Tre giorni di conferenze, tavole rotonde, dibattiti, laboratori, testimonianze e spettacoli, esposizioni di artisti vari. 10.000 partecipanti previsti da tutta Europa. Centinaia di associazioni e persone impegnate nel mondo del pacifismo e del volontariato che lavoreranno per la costruzione di un'Europa aperta al futuro, ricca nelle sue diversità, accogliente nelle istituzioni, nonviolenta e solidale. Vale la pena partecipare per contribuire ad un vero cambiamento, però se non puoi venire a Milano puoi seguire streaming tutto l'evento da qui: |
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Riflessioni sull'arte
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Frammenti di immagini, di parole, di segni, di simboli…”affiches lacerèes” e colore, colore vivace che cerca di coprire, di nascondere, di preservare…………Ecco le opere di Pietro G. Pantaleo: l’artista preferisce lasciar intravedere piuttosto che far vedere del tutto, un messaggio è nascosto dietro ciò che si vede appena, opere che agli occhi dei più superficiali sembrano frutto di un casuale e apparente assemblaggio. EGLI sembra essersi lasciato ispirare dalle opere di Kurt Schwitters: artista che ha sviluppato in maniera personale le idee dadaiste e surrealiste. Uno dei maggior esponenti della cosiddetta “arte dei detriti”: un’arte che nasce dall’assemblaggio di materiali di scarto, poveri (giornali, biglietti usati, bottoni, pezzi di legno, sassi…) combinati senza un ordine preciso e abbinati a qualche intervento coloristico.Pantaleo, seguendo le orme di questo stravagante pittore, utilizza una tecnica consistente nella realizzazione di oggetti artistici con la lacerazione, a volte profonda, degli “affiches”, presi anche dalla strada, comunque recuperati o riciclati, strappati, sovrapposti e poi appiccicati strato su strato fino a divenire espressione comunicativa.EGLI è coerente anche con la poetica di quel movimento artistico-letterario, nato nel 1960 in Europa, in contrapposizione al PopArt americano, e battezzato da Pierre Restany come Nouveau Realisme dove nuovi risultano essere appunto gli approcci percettivi del reale. Nella sua tecnica si lascia trasportare dall’evoluzione degli istanti creativi (un work in progress continuo): la sua “fabbricazione” artistica altro non è che la rappresentazione di ciò che già esiste negli spazi della nostra memoria, come un viaggio al centro della coscienza vista questa come luogo di incubazione delle sue ispirazioni, una “cellula di raccolta” di immagini, avvenimenti, ricordi che attraverso una rielaborazione diventano visibili. In questo contesto, Pantaleo è un esploratore attento che vive intensamente i molteplici e variegati aspetti della vita sociale e immagazzina tutto ciò che lo sorprende, che colpisce la sua immaginazione. Egli si lascia trasportare dal quotidiano nel tentativo di sensibilizzare con forti provocazioni segmenti della società su determinati argomenti.Nell’arte di Pantaleo nulla è lasciato al caso e le sue scelte consapevoli di immagini sono tese a sollecitare la nostre coscienze!!Noi, osservatori “distratti”, per cogliere la provocazione e per comprendere il messaggio non dobbiamo far altro che scavare dentro di noi e legare fra loro i frammenti che appaiono inizialmente privi di logica e di significato e cercare di interpretare con una personale chiave di lettura ciò su cui l’artista vuol farci riflettere.L’arte quindi, per Pantaleo, è principalmente comunicazione. Un “mezzo” efficace per narrare, esaltare, denunciare e farci prendere consapevolezza!!Pantaleo in maniera egocentrica e provocatoria, dimostra di saper focalizzare con le sue “invenzioni” un argomento e di saper “racchiudere”, con colori e immagini rivisitate, concetti molto complessi. L’ennesima provocazione del Pantaleo “alchimista”: uomo e artista. Una istallazione che vuole concentrare l’attenzione su un tema, purtroppo, ancora attuale.: Chi è lo straniero nella nostra società? Straniero non è soltanto chi, lontano dal suo paese, dalla sua casa, dalla sua famiglia si trova a vivere in una realtà culturalmente diversa dalla sua.Straniero è anche chi nella propria terra d’origine vive la sua condizione di solitudine, interiore e forzata. Senza affetti, senza lavoro, senza riferimenti, senza cittadinanza.I pregiudizi, la paura ma anche la scarsa disponibilità a donare ci portano infatti, troppo spesso, a giudicare ed emarginare coloro che noi (e chi siamo noi??) consideriamo estranei.Non ci rendiamo conto che quell’individuo contro cui puntiamo il dito, forse, è meno straniero di noi…noi che ci aggrappiamo a dei solidi legami magari per la paura di sentirci SOLI! La performance opportunamente è studiata per coinvolgere nell’opera artistica tutti noi, occasionali passanti di una piazza, in un supermarket, all’incontro con lo straniero e cercare di invertire il percorso da Straniero A Ex Straniero |
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