|
Eventi - recensioni - comunicati
|
Locali Madonna della Neve (Complesso Ex Murate) apertura mostra: lunedì 17 novembre 2008 - orario: tutti i giorni 16,00 / 19,00 aperitivo con gli artisti domenica 23 novembre alle ore 17,00 per il finissage  Castello di carte opera di ignazio Fresu esposta alla mostra "Entropia" . Entropia, parola derivata dal greco è un concetto, uno strumento interpretativo che coinvolge e può modificare la nostra immagine del mondo: la natura ha le sue leggi e il concetto di entropia è necessario per comprenderla ed esprimerne una parte fondamentale. La seconda legge della termodinamica, nota come “Legge dell’entropia”, fornisce una misura del degrado degli elementi che costituiscono il sistema: molti dei danni che provochiamo alla terra non sono rimediabili. La logica del recupero, per quanto necessaria, non è sufficiente perché l’aumento di entropia è enorme. Anche spendendo energia e denaro non si vince l’irreversibilità dei processi naturali: non resta dunque che riflettere su quello che facciamo. La mostra che proponiamo è un’occasione per affrontare il problema attraverso un punto di vista differente: attraverso la creatività e l’arte. Un mondo diverso è possibile e necessario, un mondo a bassa entropia. Una mostra che proponga stimoli alla nostra consapevolezza; una mostra non strettamente sul riciclaggio e il recupero ma per riaffermare l’eccezionalità e la preziosità della vita sul pianeta e dei suoi delicati equilibri, ad evidenziare la necessità di assumere una posizione solidale in sua difesa, cioè, in ultima analisi, in nostro favore. Espongono: GIOVANNA SPARAPANI (fotografia) IGNAZIO FRESU (installazione scultorea) ENZO CORRENTI (pitto-scultura) FIORELLA NOCI (pittura) ANTONIO DE ROSE (poesia visiva) ZIQQURAT "Ugo Zatini" (video-art e fotografia) --- A cura di Art-Art Impruneta (Firenze) www.ignaziofresu.it |
|
|
Critiche e denunce dal mondo
|
|
Berlusconi decurterà 8 miliardi alla scuola pubblica e manderà a casa 130.000 docenti. Oltre al danno, la beffa: egli afferma infatti di essere vittima (come al solito) della campagna di disinformazione dei media i quali, pur appartenendo a lui per il 75%, lo avverserebbero. Quali conseguenze!
Ordunque, dal prossimo settembre, un considerevole numero di persone non avrà più un lavoro, neppur precario. Dalle simulazioni effettuate sulla base dei documenti ufficiali sul piano Gelmini-Tremonti depositati in Parlamento risulta evidente che, solo nel 2009-10, ci saranno 36.000 supplenze in meno (27.000 docenti e 9.000 personale non docente) oltre a circa 10.000 insegnanti di ruolo soprannumerari (fonte Cgil).
Ciò nonostante, il Capo ci assicura che non licenzieranno nessuno. Il che è vero, a rigor di termini: nel senso che i supplenti, non possedendo un contratto a tempo indeterminato, non sono propriamente "assunti".
Inesistente la premessa, insensata la paura: his fretus, i precari non potranno esser licenziati. Semplicemente, non verranno riconfermati.
E lo si accusa di maltrattare la lingua italiana! Nulla di più sbagliato: è un fine sillogista, in confronto a lui Azzeccagarbugli sembra un pivello.E poi, e poi, piano un poco con questi tagli. Si verificheranno, sì, ma solo per la scuola pubblica che, lo sappiamo, è un ricettacolo d'immondizia, un covo della sovversivi, una fucina di fannulloni. Niente paura, comunque: nessuna scure per le scuole cattoliche. Anzi, l'Imperatore si è già inginocchiato a Canossa, pentendosi e dolendosi per l'empia svista: "Ho una grossa colpa: non mi ero accorto che nella Finanziaria era previsto questo taglio alle scuole private e cattoliche". Le agenzie, informano che il "Premier" "assicura il suo impegno per evitarlo". Pare che in Vaticano siano soddisfatti. D'altro canto era ora di finirla con questi plagiatori di giovani menti, relativisti, licenziosi e libertini. Capaci anche di persuadere gl'innocenti virgulti che davvero la Terra gira attorno al Sole, secondo le malediche teorie di quel miscredente Galileo (no, non Cristo, l'altro. O viceversa?). Bisognava dare un taglio, appunto. E vi confesso che anch'io ho tanta voglia di tagliare. La corda! |
|
|
Critiche e denunce dal mondo
|
|
Proprio qualche giorno fa mi domandavo: "Ma a noi bloggers, quando pensano?". Già lo scorso anno, infatti, lo pseudo-governo di pseudo-sinistra, supportato da "Mr. Nessuno" Ricardo Franco-Levi, aveva tentato il colpaccio. Volevano (virtualmente?) metterci a tacere, ma non vi riuscirono. Beppe Grillo lanciò l'allarme, il popolo dei naviganti (ancorché santo e poeta) rispose entusiasta e sdegnato. E il dissennato golpe istituzionale fallì. Adesso, però, siamo in presenza di un governo, cioè d'un potere, di destra estrema, e per nulla virtuale: anzi, molto reale. Questo potere gestisce e controlla la quasi totalità dell'informazione. Dessimo retta a giornali e tv, non sapremmo nulla dello sfacelo della scuola pubblica, del ritorno di Gelli, delle minacce coss ighiane e degli assalti ai pochi cronisti rimasti liberi, della disoccupazione galoppante e il conseguente impoverimento del Paese. Restava il web. Lo sapevano benissimo, al punto che il Capo aveva proposto, nella sua campagna per gli acquisti, cioè elettorale, di qualche anno fa, le famigerate "tre I": Internet, inglese, impresa. Da applicare a suo uso e consumo, però. Ecco pertanto pronta la nuova "legge" ammazza-blog. Pare che dietro ci sia ancora lui, il Franco-Levi, lo spettro che s'aggira per la Rete. In questo caso, però, tutto tace. Il Grillo, da quando è tornato in sella B., si è tramutato all'improvviso in placida pecorella. Non manda a quel paese più nessuno, ricomparendo solo fra gli studenti, che l'hanno (a denti stretti) ringraziato ma messo subito in riga: qui non servono primedonne. Poi è rientrato nel suo cantuccio. Un pacato silenzio, nelle case dell'Italietta felice, per non turbare i meritati sonni dei tranquilli connazionali. "Diffondere ottimismo, non ansia" (o forse intendeva "ansa"?), ecco il nuovo motto del Capo di Famiglia. E il fido Dell'Utri chiosa e - dopo il consueto encomio di Mussolini, Mangano e Gelmini e la "presa di distanza" (chiamiamola così) da Saviano e Caselli, precisa: vero, finiamola una buona volta coi giornalisti-dark. Ma chi più "dark" dei bloggers? Non li si può nemmeno definire giornalisti (e infatti non lo sono). Gente indecifrabile, sfuggente, che trama dal monitor, velata dietro inquietanti nick, sicuramente degli insoddisfatti sessuali, degenerati insomma. Da fermare a ogni costo. Per il bene nostro e dei cittadini felici, amen. Spetta ai cittadini felici decidere se soccombere in dissennata letizia nella falsa pace d'una democrazia da supermarket. Noi, la risposta l'abbiamo già data: non ci avrete. |
|
|
Critiche e denunce dal mondo
|
|
Sospetto sempre più che dietro le spregevoli battute di Berlusconi su Obama, precedute dalla sortita del suo compare Gasparri, si nasconda qualcosa di ben diverso, e assai più inquietante, della dissennatezza d'un "ganassa" brianzolo e del delirio d'un (ex?) neofascista. Razzismo a parte.
E, come da copione, l'insipiente "sinistra" italiota, o quel che ne resta, non trova di meglio che stracciarsi le vesti, scagliare strali (brr, che paura), bacchettare, impancarsi a giudice delle cause perse. Come se non si sapesse che Berlusconi, prontamente emulato dalla sua scimmietta ammaestrata - pardon: maestrina dalla penna nera - è un uomo privo di qualsiasi cultura, non solo di Stato ma generale, che delizia i sottoposti con le sue storielle da Bar Sport.
E intanto, per perdersi dietro a degradanti fatuità, si trascurano i problemi reali, da cui potremo liberarci soltanto noi, non certo Obama, che di grattacapi dovrà affrontarne parecchi.
Il più contento sarà, come sempre, il cav. Silvio. A lui non importa un piffero dell'altrui indignazione, per planetaria che sia; già l'ha detto, e ripetuto, che siamo tutti coglioni. La vergogna è un sentimento nobile e non alberga in certi animi. Suvvia. Focalizzata l'attenzione sulle sue idiozie, ci si dimentica delle urgenze del Paese, prima fra tutti la scuola. Gli studenti continuano a protestare, ma i riflettori attorno a loro si stanno spegnendo. E cosa avviene? Avviene che Cossiga torna alla carica , e lo fa in tutta tranquillità, anch'egli senza vergogna e anzi con impertinente sicumera. Provocare scontri, insiste, meglio se ci scappa il morto, magari donna o bambino, in modo da convogliare l'odio della gente verso gli studenti. Quindi "agire", come successe con Giorgiana Masi. Cossiga non si pèrita nemmeno più di nascondere il suo pensiero. Lo dichiara apertamente, e si capisce, dal momento che, di fatto, il fascismo è tornato e la sua filosofia ha libera cittadinanza nel nostro Paese. Non stupisce neppure l'odioso accenno all'arcivescovo di Milano: secondo la logica sanfedista, il cardinale Tettamanzi, come il suo predecessore Martini, sarebbe un esponente di quella Chiesa "progressista" o, come dicono loro, cattocomunista da debellare a tutti i costi. 
Hai voglia a raccoglier firme. Non accade nulla, e Cossiga resta al suo posto, riverito e ammirato. Dominati da vecchi razzisti e manganellatori, chiusi in logiche da condominio e frenesie d'atavici terrori, mentre tutto il mondo si apre, espande e guarda al futuro, gli italiani continuano a celebrare con macabra allegria il loro funerale dal consesso civile. E lasciano naufragare un paio di generazioni - i giovani senza futuro e i quarantenni che non l'hanno mai avuto - per la loro ottusa sazietà di satrapi. Après moi, le déluge. Il mondo finisce con me, in malora tutto il resto. E nel frattempo si baloccano dietro le impudiche sciocchezze d'un altro vecchio dalla corta vista e dalla pancia piena. Mala tempora currunt: ma concedetemi almeno una maledizione, per questi catorci malvissuti. |
|
|
Eventi - recensioni - comunicati
|
|
Se n'è andata all'improvviso, subito dopo l'esibizione per Roberto Saviano. Aveva 76 anni Miriam Makeba: simbolo della terra ha avuto il destino del vento, che soffia in ogni dove, e non si ferma mai.
E' morta lontano dalla sua patria, perché lei, così profondamente africana, non conosceva alcun padre. Lei era solo e definitivamente madre, "Mamma Africa", e, come tutte le madri, si riuniva in ogni dove, risorgeva nel più sperduto anfratto, si trovava lì, quando echeggiava nella notte il lamento d'un figlio.
Solo una madre è sempre uguale a sé stessa. Non cittadina del mondo, bensì mondo: cosmo, pianeta. Simbolo anche, certo. Ma simbolo di carne, simbolo perché donna, perché umana. Nata nel Paese simbolo del più odioso dei simboli, il Sudafrica dell'apartheid, era normale per lei accorrere e soccorrere le mille apartheid quotidiane, le apartheid dei bianchi che dall'Africa hanno tratto origine, i Sudafrica italiani che impediscono a uno scrittore di creare, perciò di vivere. I Sudafrica che spengono le voci libere, i Sudafrica delle squadracce fasciste che, fedeli alla loro linea di morte e di sangue, assaltano senza vergogna i canali della pubblica informazione. I Sudafrica d'una polizia con lo sfollagente che, per tua somma umiliazione, non trova di meglio che apostrofarti come "comunista" o "frocio". I Sudafrica della "gente perbene" che scheda i clochard, i Sudafrica dell'ignoranza, del maschilismo e della miseria. I Sudafrica in cui noi stessi ci rinchiudiamo, quando la rassegnazione, lo sconforto, la desolazione ci afferrano e ci dilaniano. Quando ci arrendiamo al Male.
Miriam Makeba cantava la gioia. Che non è solo assenza di dolore, né si limita alla superficiale felicità. Cantava un sentimento intimo, esclusivo, irrinunciabile, il sentimento dell'appartenenza al sangue, la fierezza e l'orgoglio di sentirsi figli e integri, quel valore della quotidianità che nessun tiranno potrà mai scalfire, perché la dignità umana è dentro di noi, scolpita nel volto di ognuno.
I regimi dittatoriali non si accaniscono subito sulle persone. Bensì sui simboli. Perché, se è vero che il simbolo può diventare feticcio, è anche vero che rappresenta l'icona dell'ineffabile. Uno dipinto, un racconto, un brano musicale, un ritmo di tamburi riecheggiano ataviche libertà, primordiali struggimenti, fermano l'occasione, l'anello che non tiene, aprono le porte della conoscenza. Intessono, con finissimi sistri d'argento, un inno alla nostra inafferrabile unicità.
Ma le dittature, inumane e immanenti, non possono che sterminare l'involucro. Materia bruta, annientano la materia. Ma il canto, la poesia, il colore è cielo. E il cielo, quando sposa la terra, la rapisce da sé. Miriam lo sapeva. Grazie, eterna madre.
****
Travolgente, indimenticabile . Ciao... |
|
|
Critiche e denunce dal mondo
|
|

Uno striscione delle manifestazioni che merita sicuramente di essere condiviso!!! |
|
|
Eventi - recensioni - comunicati
|
Percorsi di pace 6 novembre 2008, ore 12 Ca’ Farsetti (sede del Comune di Venezia), Rialto, Venezia. Un incontro con il regista, gli artisti e i protagonisti del progetto illustrera’ gli sviluppi futuri di Percorsi di pace. All’incontro prendono parte tutti gli artisti, il regista Ferdinando Vicentini Orgnani, Massimo Cacciari Sindaco di Venezia, Alberta Basaglia responsabile del Servizio Partecipazione Giovanile e Culture di Pace del Comune di Venezia, alcuni dei ragazzi che hanno portato avanti l’esperienza di "Tu, noi, dialogo tra culture", e Maurizio Scaparro, direttore della Biennale Teatro.
|
|
|
Critiche e denunce dal mondo
|
Li abbiamo attesi invano, in questi giorni. Abbiamo aspettato i loro pullman, i loro pupi vocianti, i loro striscioni festosi. Abbiamo atteso, persino, i loro magnifici volantini. Un po' miserando definirli tali, con quella carta patinata, impreziosita da riproduzioni di Chagall e da versi di grandi poeti. Correva l'anno di grazia 2007 - un secolo fa -, e l'immenso popolo del Family Day era in pieno fermento.
Il Paese attraversava un'autentica emergenza educativa, assicuravano allarmati. E non solo il Paese: i fondamenti stessi dell'umanità rischiavano di venir scardinati. Correva l'anno di grazia 2007, un secolo fa, e il governo era guidato da un pericoloso bolscevico, Romano Prodi. Due sue improvvide, furenti ministre libertarie, Bindi & Pollastrini, avevano appena presentato il disegno di legge sui Dico. Papa, vescovi, oratori, scout, associazioni, stampa, affiancati dalla crème dell'intellighenzia teoco(jo)n - "Il Giornale", "Il Foglio", Marcello Pera... - suonarono le fanfare contro il mostro relativista e vizioso. E a chi, timidamente, osava belare che, in fondo, i problemi del Paese gli sembravano un po' più gravi delle faccende intime di qualche omosessuale, replicavano sdegnati che gli omosessuali non c'entravano niente. Oddio, un po' c'entravano, visto che il Vaticano continuava ad additarli come la fucina di tutte le perversioni - ma il suo linguaggio, paragonato a quello dei teoco(jo)n, risultava addirittura civile -, però acciderba, non fateci passare per quelli che non siamo: reazionari, intolleranti, spietati, lontani mille miglia dallo spirito evangelico che pur si pretende d'incarnare. No, no, spergiuravano gli alfieri del Family, oggi il problema più serio sono i Dico, ma in futuro saremo implacabili verso chi, di qualunque partito, osi intaccare i diritti dell'unica Famiglia. Emergenza educativa, s'è detto: giusto. Quindi la nostra voce si udrà ogni volta che tali diritti verranno lesi: nel campo scolastico, in quello lavorativo, culturale e sociale. Giunse la radiosa giornata, giunsero le Famiglione, giunsero anche, molto applauditi, i pavoni pluridivorziati seguiti da concubine e figli sparsi tra i letti, salmodianti zitelle in cilicio, affaristi multimiliardari con l'aria di adorare più Mammona che Mamma; col pregio, però, di essere eterosessuali e, soprattutto, seriamente intenzionati a sloggiare a calci la sinistra accozzaglia che ci sgovernava. Il resto è noto. I Dico vennero affossati, assieme a Prodi il bolscevico. Tornò in sella il supercattolico Berlusconi. Pericolo scongiurato, la Famiglia era salva. Poi è accaduta una cosa strana. La Famiglia non campava nemmeno la fine del mese. La Famiglia cominciava a rinunciare a beni di prima necessità: pane e latte. La Famiglia, ma pure le piccole, minuscole famiglie, s'irrancidivano dietro cumuli di rifiuti (è ormai vietato occuparsene, ma restano lì, esalanti e pestilenziali), si annientavano in faide tra poveri, aizzate dall'iracondo razzismo dei nuovi potenti, si asserragliavano tra le pareti nelle città laide e impaurite, covavano un sordo rancore, misto a una truce invidia, verso chi poteva permettersi di piegare la giustizia a suo piacimento, mentre a loro, sporchi, brutti e cattivi, non sarebbe stato risparmiato nemmeno uno spicciolo. S'incanaglivano, spenti di futuro, perché l'unico consiglio che il Capo poteva spendere per i loro figli era di sposarsi un milionario. Più che emergenza educativa, ci si trovava di fronte a un'urgenza antropologica. Le nuove generazioni venivano infatti addestrate a diventare cani feroci, per non finire darwinianamente schiacciate dal più forte. Ma le voci del Family Day restavano afasiche. Anzi, proprio mute. Riflettevano, forse pregavano, dimenticando che la preghiera senza opere è morta (S. Paolo); ma, di nuovo gaudenti nel campetto oratoriano, si beavano del solicello autunnale, carezzevoli e tiepide, ascoltavano con placidezza le Beatitudini senza minimamente pensare, come afferma il card. Martini, che Gesù voleva giustizia, e non negli svaporati ed eterei cori angelici, ma qui, adesso, su questa dura terra.
I ritmi erano tornati cadenzati e meditabondi, piacevolmente prevedibili, per gli amici del Family. Ma quando tante altre family si son radunate, l'altro giorno, coi bambini, che dappertutto son sempre gli stessi, coi figli adulti, coi professori, abbiamo sperato cogliessero il miracolo; loro, tanto usi a pregare per la concordia fra generazioni, hanno perso l'attimo, obliato l'evento.
Non li abbiamo visti. Ma - ciò che, per alcuni versi, è più grave - non li abbiamo nemmeno letti. La sezione Scuola, sul loro sito, appare ancor oggi desolatamente sguarnita , e solo in questi ultimi due giorni qualcuno s'è affrettato a rimpolparla con altri contributi (rigorosamente bypartisan, e senza nemmeno un commento; e la totale imparzialità, ricordava Pasolini, cela sempre una faziosità smaccata). Fino al 31 ottobre, infatti, l'unico accenno alle vicende attuali si trovava in una lettera al "Secolo XIX", dove un bravo signore si scandalizzava per l'uso strumentale dei fanciulli in manifestazione; e caragrazia che il direttore del quotidiano ha saputo rispondergli a tono.
Persino "Famiglia Cristiana", che pure aveva impegnato tutta la sua energia per sconfiggere Prodi, si è resa conto che così non va, è troppo, è insopportabile; che le classi ponte della Lega adombrano nient'altro che odioso razzismo, che un politico non può apostrofare gli immigrati come "negri", e che la "riforma" Gelmini, tanto cara a Gelli e a Berlusconi, consiste soltanto - lo annota il filosofo Antiseri - in una scellerata serie di tagli.
Non crediate, comunque, di trovare tutte queste riflessioni nell'"aggiornata" rassegna stampa del Family. Forse sembrano troppo critiche nei confronti del governo amico; ché se poi cade (ma, da questo punto di vista, stiano tranquilli!), magari torna il bolscevico o, peggio ancora, le ministresse erinni, e ci riprovano coi diabolici Dico... Casa, lavoro, scuola a pezzi: non sono evidentemente queste, le emergenze educative per il popolo del Family Day, malgrado gli altisonanti proclami. Credo, tuttavia, che li risentiremo presto. Ieri, dopo un lungo oblio, è tornata a tuonare la vecchia vergine ciliciata. Anche lei preoccupata delle emergenze educative, ma quelle vere, non le bagattelle. Perché dunque stupirsi delle sue esternazioni sui preti gay? Se il Vaticano chiama [cfr. il testo completo del provvedimento], i crociati rispondono. E il problema grosso, il problema serio, l'unico problema, il Problema, insomma, sono sempre loro, i dannatissimi gay, ormai degni eredi di donne, ebrei, infedeli e streghe. La vecchia vergine, come tutte le vergini, è molto sensibile ai peccati carnali, e si è buttata con entusiasmo nella rinnovata impresa ch e, fra l'altro, nelle radiose giornate, le aveva procurato un bel po' di popolarità. La fama la solletica molto. Tempo fa ho intrattenuto una simpatica corrispondenza con lei, quindi i suoi bizzarri accostamenti tra omosessualità e pedofilia non possono sorprendermi. E non rompetele l'anima rammentando che certi paragoni sfregiano sia gli omosessuali (di cui non gliene frega niente) sia le vittime dei pedofili (di cui dovrebbe fregargliene di più). Il fine giustifica i mezzi; se poi volete conoscere qualcosa di serio sulla pedofilia, vi rimando a una mia vecchia intervista. Ma perché complicarsi la vita? Lasciate questo passatempo ai prof lazzaroni che la Gelmini rispedirà presto a casa. Tornano, dunque, i desaparecidos. Riempiranno altre piazze, perché è ora di finirla coi sodomiti, prima nella società, ora (?) nella Chiesa. Riempiranno quelle piazze, e oscureranno la nostra, ché altre sono le emergenze. Parafrasando Michele Serra, si stava meglio quando si stava meglio. |
|
|
Poesie
|
Approdato a porto sicuro declina il volto e scioglie l'àncora.
 Ha spento i conti col destino selvaggio, l'ha reso vento e impalpabile gloria.
Solo a tratti nel soffitto dei pensieri i suoi occhi assonnati e vagabondi
s'imbattono in giovani vite straniano in dorature immense in stonati meriggi in oblique voluttà.
Come antichi risvegli dileguati e azzurri e pigri, venati di caffè, di baci smozzicati,
di sorrisi imprevisti, di mattine curiose, di labbra non dette nel chiarore stupefatto.
Ma l'attimo scorre. Risuona il silenzio. Si concede un sospiro ed è sazio di sé. |
|
|
Buonenuove buone notizie dal mondo
|
Ventosa, lacustre, slavata, poi cristallina e linda, come bucato di Dio: piazza squillante, femminile. Femminili i volti, cerchiati e orizzontali, femminile l'universo, perché la scuola richiama sempre il tepore materno. Femminili gli studenti, nella loro composta ed esitante giocosità, in quell'aprirsi al sorriso quasi timoroso. Femminili i canti e la musica, i cori, i cimbali, quell'allegria meticcia e paziente. Femminili i bimbi, di un'innocenza così esclusiva e totale da far retrocedere lo sguardo, colpevole e ambiguo, degli adulti.
Era la nostra piazza: una piazza pulita, una piazza in cui hanno parlato i volti e i corpi. Una piazza iridata che ha ammorbidito, per una lunga mattina, la cupezza ferrigna di quest'indurita città. Lascio spazio a quei volti e a quei corpi. Sarà la loro ferma immagine a sconfiggere le feroci vuotaggini di chi li vuole mestatori, sobillati, scansafatiche e farab  utti. Sarà la loro presenza a smentire chi, strumentalizzando Pasolini (vedi anche l' ambigua “inchiesta” di “Repubblica”
Da sinistra in alto e in senso orario: l'originale striscione degli studenti di Brera; uno striscione in difesa della scuola pubblica; il "futuro" che vuole la Gelmini; gli studenti di Scienze politiche; sotto, un gruppo di genitori umanisti.
Cara Daniela, [...] grazie per le bellissime foto che hai inserito nel tuo blog. Anche per me è intollerabile che si tenti sempre di "iscrivere" Pasolini al "partito" di turno. Già quando lui scrisse la poesia sugli studenti cui tutti quanti si riferiscono in questi giorni - dimenticando che di pagine, oltre a quella, ne ha lasciate altre decine di migliaia - lui stesso sentì la necessità di definirla non solo "brutta", ma anche e soprattutto provocatoria. E in seguito spartì con i giovani le lotte che a quei tempi riempivano le piazze. Ma quelli che scrivono oggi su Pasolini in realtà non ne conoscono l’opera, e quindi si limitano al “sentito dire” senza approfondire e probabilmente senza neppure aver letto integralmente “quella” poesia. Peggio per loro. Beh, oggi più che mai sono convinta anch’io che lui sarebbe dalla parte degli studenti che stanno lottando per la difesa del loro futuro... Grazie ancora e un caro saluto da Angela |
|
|