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Critiche e denunce dal mondo
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Prima di iniziare vi devo dire che questa bellissima analisi è di Guillemo Sullins un argentino e si riferisce alla condizione Argentina! Il contesto nel quale si dà questa crisi In questi giorni stiamo assistendo all'approfondimento di una enorme crisi finanziaria, con l'epicentro negli Stati Uniti ma con delle conseguenze in tutto il mondo. In realtà questa crisi è cominciata a mostrarsi da un anno, ma si stava generando già nel 2006, e le sue radici sono anteriori. Potremmo sicuramente dire che la “terra fertile” per lo sviluppo di tali radici, sono state arate da decadi.
Nell'anno 2000, quando abbiamo pubblicato “Economia Mista”, dedicammo dei paragrafi a quello che denominammo “la trappola del credito”, come il fenomeno con il quale si stimola le persone ad anticipare il consumo mediante l'indebitamento. In un primo momento il livello di consumo si incrementa (perché le persone spendono l'equivalente di quello che guadagnano, in più l'equivalente a ciò di cui si fanno debitori), e in un secondo momento i loro consumi diminuiscono perché i debiti devono ridurre le loro spese regolari, per generare un risparmio che gli permette di pagare ciò di cui sono debitori, più gli interessi incorporati, che nel caso del credito a lungo tempo, possono arrivare a duplicare il valore di ciò che si è acquistato. Da una parte genera un trasferimento di ingressi dall'economia produttiva verso la banca, e da un'altra parte genera cicli di successiva espansione e contrazione nell'economia.
Questo perché, mentre quando si espande il credito, il maggior consumo, genera una crescita dell'economia reale, (e quindi la gente aumenta i loro ingressi e si crea le condizioni per affrontare le sue spese e i suoi debiti), siccome il ritmo di crescita reale è sempre minore rispetto la crescita del credito, si generano le famose “bolle”, che inevitabilmente scoppiano.
Quando parliamo di questi temi di “Economia Mista”, menzioniamo anche al livello di indebitamento che avevano già nella società Statunitense, ed abbiamo detto che in qualche momento questa situazione sarebbe scoppiata. Tutto indica che questo momento si sta avvicinando. Non è per nulla facile stimare i tempi di queste cose. Quando nel 1998 abbiamo anticipato la caduta della convertibilità Argentina, abbiamo potuto realizzare l'analisi su una economia molto più piccola, più semplice, e limitata ad un solo paese.
L'economia degli Stati Uniti invece, oltre ad essere enormemente maggiore e più complessa, ha potuto “esportare” i suoi problemi, e si dovrebbe avere un enorme quantità di informazioni da tutto il mondo, per fare previsioni più precise. Però non vi sono dubbi che la tendenza sia verso una crisi ogni volta più profonda. Prima di riferirci al detonante della crisi attuale, c'è da capire come funziona la società statunitense rispetto al credito, al consumo e all'investimento speculativo.
In questo paese esiste una cultura molto radicata rispetto l'indebitarsi per salire nella scala sociale (mediante il consumo). E chi ha capacità di risparmio, ha una cultura molto diffusa nell'investire in azioni, fondi di finanziamento, e tutta una serie di complessi strumenti finanziari, che qui per la gente comune non capisce neanche di che si tratta.
Negli Stati Uniti la maggior parte della popolazione si indebita per comprare elettrodomestici, auto e case, e quando li termina di pagare si indebita per rinnovarli. Gli studenti universitari si indebitano per pagare i loro studi e dopo pagano i loro crediti quando li ricevono. E' una società indebitata, al punto tale che nel momento attuale, il livello di indebitamento medio delle casalinghe è del 120% dei loro ingressi annuali; ovvero in media, se i cittadini statunitensi potessero stare un anno senza spendere un dollaro neanche per mangiare, ugualmente dovrebbero lavorare tutto questo anno e qualche mese in più per pagare quello che devono.
Il 75% di questi debiti corrispondono a debiti ipotecari, detonanti dell'attuale crisi. Però questo livello di indebitamento dei cittadini Statunitensi, non è solamente interno (tra di loro), ma oltre a questo si sta finanziando con l'enorme deficit che ha questo paese tanto nella bilancia commerciale, come nella bilancia dei pagamenti, visto che è il governo più indebitato del pianeta.
Tra Cina e Giappone accumulano titoli del debito Statunitense di un valore quasi di 2 bilioni di dollari, grazie al loro surplus commerciale con quel paese.
Gli antecedenti della crisi attuale All'interno del contesto di una società abituata ad indebitarsi crescentemente, da una parte, e a generare bolle di investimenti dall'altra, è lì che comincia a crescere la bolla immobiliaria tra il 2002 e il 2005. In quegli anni la Riserva Federale aveva abbassato i tassi per attivare l'economia, dopo l'impatto recessivo che generò i timori a partire dagli attentati dell'11 settembre. Le banche quindi potevano indebitarsi per il 2 % annuale, e fare prestiti per l'8% annuale a chi voleva comprare o costruire una casa. Era un grande negozio finanziario, per se stesse, però la voracità delle banche non si conformava con ciò; per attirare molti più clienti che prendessero il loro credito ipotecario, rilassarono le loro regole e i loro controlli e aggiudicarono crediti a persone con meno solvenza (ipoteca “subprime”), e fu l'auge dell'affare immobiliare, che fece salire e salire il prezzo delle proprietà. Però a loro volta per poter prestare a ogni volta più clienti, le banche avevano bisogno di attrarre fondi nel mercato, così fu quando cominciarono ad offrire in garanzia le stesse ipoteche che avevano nelle cartelle dei loro clienti.
Fecero questo una e un'altra volta, e le ipoteche si trasformarono in supporti di tutta una complessa trama di strumenti finanziari dei quali arrivarono a partecipare anche le banche europee.Milioni di risparmiatori, attraverso delle banche, fondi di investimento, e imprese quotate in borsa, finanziarono la crescita della bolla, la maggioranza delle volte senza sapere quale era la garanzia finale dei loro investimenti.Tutto questo d'accordo con il prestigioso rating di rischio che tanto si sono occupati di squalificare le economie emergenti, e mai hanno avvertito i risparmiatori sul rischio di questi irrazionali strumenti di credito del primo mondo. Tutto è stato un affare prospero mentre le proprietà salivano di valore e la ruota dell'indebitamento e dei pagamenti delle quote seguiva funzionando. Però come tutte le bolle un giorno è scoppiata.
La Riserva Federale cominciò ad aumentare i tassi fino a superare il 5% per contenere l'inflazione, e così le banche aumentarono anche loro i tassi dei crediti ipotecari già aggiudicati ( quelli a tasso variabile).Molti proprietari che non erano molto solvibili, già iniziavano ad entrare in mora; con l'aumento dei tassi la mora si moltiplicò e già nel 2006 si ebbe 1,200,000 esecuzioni ipotecarie. Il valore delle proprietà, che era arrivato a livelli irrazionali, cominciò a sgonfiarsi, prima per la logica dei valori relativi, però questo sgonfiamento si accellerò quando molti proprietari misero in vendita le loro case perché non potevano pagare le quote della loro ipoteca.
Questo calo della proprietà fece che molti proprietari avessero con la banca un debito maggiore al valore della loro casa, con il quale l'avevano messa in vendita, valore che a sua volta condizionato dalle vendite continuò ad abbassarsi. Al giorno di oggi si stima che più di 5,000,000 famiglie hanno in vendita la loro casa perché non possono pagare l'ipoteca, e ci sono 2,000,000 che stanno per perderla in una esecuzione ipotecaria.
Quando scoppiò la crisi in agosto del 2007, si stimava che avevano morosità accumulate di più di 500,000 milioni di dollari nel mercato delle ipoteche.
Però molto maggiore era la perdita di valore dei titoli e azioni che stavano supportati dalle chiamate “ipoteche spazzatura”. In altre parole, molte delle banche vincolate in affari immobiliari non poterono affrontare i loro debiti perché evaporarono i loro attivi, supportati da ipoteche non creditizie e svalutate.
In questa complessa trama finanziaria, l'effetto domino iniziò a portare al fallimento molte entità relazionate in qualche modo con questi strumenti finanziari appoggiati ad una fragile bolla. I casi più risonanti furono Freddie Mac, Fannie Mae, Bearns Stearns, e più recentemente Lehman Brothers e AIG, ci sono state un centinaio di entità danneggiate in USA e alcune in Europa che hanno dovuto sostenere.
Questo effetto domino ha già un anno, e ancora non è arrivato alla sua fine. Il governo degli Stati Uniti e la Riserva Federale iniettano centinaia di migliaia di milioni per moderare il terremoto, però niente è sufficiente, e la crisi delle ipoteche ha contaminato tutti i mercati finanziari e di borsa. I finanziatori tolgono il denaro dalle banche e dai fondi di investimento per panico e sfiducia, con questa azione debilitano ancora più il sistema finanziario. Gli intestatari di buoni o azioni cercano di venderli per avere contanti, o perché prevedono una maggiore svalorizzazione degli stessi, e nel farlo gli stessi perdono di valore sempre più. Cioè, si sta passando dalla dimensione ipotecaria (di per se enorme), alla dimensione della profezia auto compiuta di una corrida bancaria e di borsa che genera fallimenti a catena. Oggi è questo il problema che sta affrontando gli Stati Uniti.
Fino a dove arriverà la crisi? È molto difficile sapere quando si toccherà il fondo.
In primo luogo perché anche se non si sa bene dove è arrivata la contaminazione degli strumenti finanziari supportati con le “ipoteche spazzatura”, data la complessità di tali strumenti.
In secondo luogo perché oltre al problema finanziario di origine, appare il fattore psicologico della sfiducia dei risparmiatori, molto più difficile da misurare e prevenire, che seguirà ad approfondire le sue ripercussioni nell'economia reale, fondamentalmente attraverso la restrizione del credito per gli investimenti e il consumo e attraverso la perdita di capacità di spendere della popolazione, si andrà accentuando la spirare recessiva.In terzo luogo, perché la interdipendenza tra l'economia del mondo con quella degli Stati Uniti, aprono una ventola di molteplici conseguenze che si andranno retro alimentando.
L'economia degli Stati Uniti rappresenta il 25% dell'economia mondiale, ed è sommamente interdipendente con Cina, Giappone ed Europa, insieme con i quali teniamo più del 50% dell'economia mondiale danneggiati direttamente dalla crisi. Quindi praticamente nessun paese sta isolato dalle conseguenze, anche se indirettamente ed in differenti gradi.
Una recessione negli Stati Uniti implica una forte diminuzione del consumo del principale compratore di prodotti fabbricati in Cina e Giappone. Un rallentamento nell'economia cinese come conseguenza della diminuzione di esportazione, implicherà meno importazione di materie prime da parte di questo paese al resto del mondo.A sua volta la sfiducia verso gli investimenti di rischio danneggerà il flusso degli investimenti nei denominati paesi emergenti. Però in quale profondità e per quanto tempo si darà questo, impossibile anticiparlo. Il governo degli Stati Uniti, contraddicendo i loro propri “principi” di ortodossa liberale, di lasciare che i mercati si auto regolino e falliscano chi deve fallire, sta facendo un appello a risorse eterodosso, iniettando centinaia di migliaia di milioni di dollari nel barile senza fondo della crisi finanziaria. Se lo continuerà a fare, forse eviterà l'Apocalisse di un nuovo crack maggiore di quello del 1929, però a costo di portare i suoi indebitamenti come nazione a dei limiti inimmaginabili. Ma più in là della poca o maggiore spettacolarità che abbia la caduta, quello che è sicuro è una recessione e un indebolimento prolungato nella maggiore economia del mondo. Come danneggerà l'Argentina In una economia globalizzata, le ripercussioni di una simile crisi arrivano da per tutto, però nella misura in cui gli effetti vengono per rimbalzo sono sempre meno prevedibili nel breve tempo, e poco misurabili nel medio tempo.Per esempio, lo sproporzionato aumento del prezzo internazionale del petrolio e delle materie prime che si è dato fino a pochi mesi fa, e la loro recente e bruta caduta, riguarda il fatto che molti investitori che uscirono dal mercato immobiliario, fuggirono verso le commodities e formarono una passeggera bolla in questo mercato, che ora si sta dissolvendo. Però fino a che questi capitali si inclinino definitivamente verso un qualche tipo di investimento di medio tempo, seguiranno provocando turbolenze difficili da prevedere.
Al momento molti capitali stanno andando ai buoni del tesoro degli Stati Uniti (che in oltre sta emettendo obbligazioni a man salva che servono a detenere fondi per il salvataggio del mercato finanziario), perché li si considera sicuri, anche se non danno praticamente garanzia. Per ora si vendono obbligazioni del debito argentino, con i quali abbattono il prezzo ma mettono a rischio il paese, in oltre con la loro vendita salgono i tassi di interesse con i quali l'Argentina potrebbe ottenere credito. Al momento sono abbassati i prezzi dei prodotti agricoli che esporta Argentina, per lo sgonfiamento della bolla transitoria, ma i prezzi restano ancora redditizi per i produttori. Però tutto questo è per questo momento.Potrebbe succedere che quando passa il panico, qualche investitore consideri che certi prodotti in Argentina sono meno rischiosi che i mercati speculativi del primo mondo, o forse no.
Potrebbe succedere che il calo dei prezzi delle materie prime faccia diminuire la pressione inflazionistica, e questo porti sollievo. Sicuramente che una recessione in USA contagerà la Cina e il Brasile, che hanno una maggiore relazione commerciale con gli Stati Uniti di quella che tiene Argentina; però siccome Argentina ha molte relazioni commerciali con il Brasile e la Cina, resta danneggiata indirettamente. Però come si può sapere la misura degli effetti indiretti, se neanche se si vuole si può misurare nel caso siano effetti diretti? Quello che si sappiamo è che Argentina non è nella lista di quelli che si vedranno più danneggiati. Perché anche se potrà avere problemi per ottenere crediti, li ha avuti anche in questi ultimi anni e nonostante questo è cresciuta, “vivendo con il nostro”, come dice Aldo Ferrer. Perché sebbene alcuni paesi possono diminuire la domanda di alcuni dei prodotti che esporta Argentina, c'è da considerare che prima, in alcuni settori ha dovuto limitare le esportazioni al fine di garantire le forniture interne e non per questo sono diminuite per questo tanto le esportazioni.
Le riserve accumulate in Argentina, il margine che ancora ha di avanzo fiscale e commerciale, le danno una copertura che le permettirà di ammortizzare fino ad un certo punto gli effetti collaterali della crisi degli Stati Uniti.
Però ora più che niente si dovrà lavorare in un piano economico e una riforma tributaria che assicuri, oltre all'avanzo fiscale il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali, per raggiungere uno sviluppo e redistribuzione della ricchezza, finora in grado di contrastare qualsiasi collasso di recessione in alcuni settori più esposti alla crisi internazionale.
ConclusioniIn definitiva, questa crisi del capitalismo e della globalizzazione, dimostrano una volta in più che si deve smettere con la speculazione finanziaria nel mondo, forzando il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali. Il mondo non può essere governato dalla tirannia del capitale speculativo, che genera povertà e caos dovunque. Il mondo deve avanzare verso una Nazione Umana Universale, nella quale i popoli, attraverso la democrazia diretta, trovino una soluzione al fatto che le immense risorse che oggi si destinano alla speculazione finanziaria, all'usura e agli armamenti, vadano invece a contribuire allo sviluppo che faccia terminare la povertà.In questo senso ci sarà da stare attenti, perché questa implosione finanziaria nell'impero lo sta debilitando, ma come una belva ferita, che al fine di riconquistare il potere, può pretendere di ricorrere alla forza bruta, più di quanto ha fatto finora.
Guillermo Sullings
18/09/08 |
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Critiche e denunce dal mondo
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Ecco come lavano i promotori finanziari Mediolanum, ma questi signori sono veramente convinti di quello che fanno!E pensare che c'è gente che si commuove a queste manifestazioni così enfatiche, sono proprio queste le manifestazioni che mi danno forte tristezza!Che dire ovvio che non sono solo i promotori finanziari mediolanum ma diaciamo che tutti coloro che lavorano sul profitto spinto! Le altre banche non sono nè peggiori nè migliori dal punto di vista etico! |
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Buonenuove buone notizie dal mondo
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Si discute la teoria e la pratica della rivoluzione non-violenta , confrontando l'influenza culturale di concetti derivanti dai campi dell' umanesimo, psicoanalisi, sociologia e psicologia comportamentale. Si critica il darwinismo sociale come una semplice giustificazione teorica per la concentrazione di ricchezza e di potere in poche mani e si chiede una comprensione alternativa della psiche umana che potrebbe essere utilizzata per produrre le trasformazioni desiderate sia nella dimensione sociale che in quella personale .
Il libro opina che la violenza è degli stupidi e mostra come le diverse forme della violenza opprimono e sopprimono la persona umana. Sensibilizza il lettore ai modi in cui la lingua può essere utilizzata per promuovere gli obiettivi del potente e analizza anche alcune delle recenti guerre per mostrare in che modo gli interessi commerciali e la necessità di ottenere vantaggi elettorali può aver innescato e sostenuto un conflitto armato.
Inoltre mette in guardia circa la scorretta applicazione e interpretazioni della scienza, sostenendo che la scienza deve essere umanizzata nella sua direzione per consentirle di svolgere il suo ruolo per l'umanità. Il libro propone il concetto di nuovo umanesimo in cui l'umanità piuttosto che il denaro è il valore centrale, e articola un manuale di istruzione per la nonviolenza che potrebbe contribuire ad attivare l'intenzionalità umana come un potente strumento per sconfiggere l'impossibilità di cambiare.
Silvia Swinden, è un medico che ha lavorato nei settori di Medicina Interna, Psichiatria e Rianimazione. Ha aderito a campagne per i diritti umani e viaggiato in tutta Europa, Africa e Americhe per l'insegnamento e la formazione degli insegnanti, dei leader della comunità, degli studenti e gli altri attivisti in materia di istruzione per la non violenza - con un programma basato sulla Psicologia del Nuovo Umanesimo. Ha presentato il suo lavoro a varie conferenze internazionali. L'ultimo capitolo è di 2 corsi di istruzione per la non violenza che ha scritto con Tony Robinson e Silvia Bercu |
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Poesie
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Dedichiamo una bellissima video poesia al nostro amato Ministro Gelmini |
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Critiche e denunce dal mondo
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"I nostri insegnanti lavorano poco, quasi mai sono aggiornati e in maggioranza non sono neppure entrati per concorso, ma grazie a sanatorie. E poi 1.300 euro sono comunque due milioni e mezzo di vecchie lire, oggi l'insegnamento è part-time e come tale è ben pagato". RENATO BRUNETTA, "la Repubblica", 9 ottobre 2008. Io potrei finire qui, però cerco di respirare profondamente, poi commento. Sono calma, molto calma. Brunetta ha ragione. Infatti gli insegnanti, di cui lui fa parte, guadagnano effettivamente troppo visto l'assenteismo diffuso presso la loro categoria. Solo mi sfuggono i 1.300 euro al mese perché, per quanto ne so, un docente ne guadagna circa 6.000, facendo un orario estremamente ridotto.
...Perché sicuramente stava parlando degli insegnanti universitari, dei docenti come lui, dei suoi colleghi insomma. Perché quello che avevo scritto oltre due anni fa si avvera, il disprezzo maschile per la "manovalanza" nelle superiori, e lo stipendio miserrimo, ha determinato una fuga degli uomini dalle scuole "d'obbligo" (per me sono tali anche gli istituti e i licei, chi si ferma più alle medie, ormai?). Ma, guarda il caso, gli stessi magicamente ricompaiono nelle Università, i rettori sono quasi tutti maschi e così la stragrande maggioranza dei docenti degli atenei, e lì sì, che abbiamo fior di stipendi, fra cui quello di Brunetta (unito, ovviamente, alle regalie come parlamentare). Sicuramente se la stava pigliando con quelli. Coi suoi.
Ma, un momento! Mi dicono che no, che lui si riferisce proprio a quelli come me, a quelli che, per la verità, prendono anche un po' meno di 1.300 euro (quest'ultima è una media nazionale, ma è pure probabile che B. non conosca la cifra esatta), quelli che di norma si fanno una ventina d'anni di precariato in scuole d'ogni tipo (io ne ho accumulate 14), quelli che, per arrivare a fine mese, devono sperare negli aiuti di qualcuno (coniuge, genitori, parenti...), sennò col cavolo che possono permettersi financo una casa di proprietà. Quelli che non lavorano affatto part-time, perché stare con dei ragazzi non è esattamente come passare il tempo dietro una guardiola a farsi la "Settimana enigmistica", e di norma correggere i compiti, aggiornarsi, preparare le lezioni per il giorno dopo, coordinare le classi ecc. non è un giochetto. Se ci vuole una laurea magari un minimo di senso c'è. Ma per Brunetta non c'è. Le lauree, si sa, si regalano. Quanto alle sanatorie, ignoro a cosa voglia alludere, io so che ho superato ben due concorsi ma questo non mi ha permesso un accesso al lavoro né immediato né facile. Poi certo, "rubo" circa mille euro al mese, che potrebbero benissimo essere impiegati per cose più fruttuose, che so, alimentare le spese militari che già con Prodi erano triplicate sacrificando, al solito, sanità e istruzione, oppure il nucleare, oppure ancora far star meglio i nostri poveri e impegnatissimi parlamentari, col loro stipendio così risibile. Potrei fare ancor meglio, certo. Potrei auto-eliminarmi, così finirei di pesare sulle casse patrimoniali, tanto più che io, come quasi tutti gli appartenenti alla mia "razza", sono antiberlusconiana e quindi una nemica. Il mondo della scuola è nostro nemico: il Cav. l'ha dichiarato in più occasioni. Dunque guadagno troppo e non faccio un casso. Ringrazio Brunetta, e tutti sappiano che da oggi sono ufficialmente considerata, da un ministro dello Stato italiano e dal (non) mio sgoverno, una persona inutile, un esubero, un rifiuto! Scriviamo al Presidente della repubblica chiedendo di non firmare il decreto Gelmini. E' sufficiente andare sul sito www.quirinale.it , cliccare su La posta e compilare il format. Ne stanno arrivando a migliaia... Coraggio! |
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Azione nonviolenta
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Continua la “politica della paura” della Lega Nord. Gli emendamenti per il ddl sulla sicurezza presentati da alcuni parlamentari contraddistinti dal fatidico fazzoletto verde prevedono che il permesso di soggiorno per i migranti sia “a punti”, proprio come la patente di guida, e che chi viola le leggi o non è in regola perda punti fino a esaurimento, il che coincide ovviamente con l'espulsione. Inoltre tali emendamenti prevedono che un immigrato non possa sposarsi senza aver prima ottenuto il permesso di soggiorno ed essere in regola, che ci siano referendum comunali per costruire edifici di culto per confessioni religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato e varie limitazioni per l’accesso ai servizi sociali.
La “paura dell’uomo nero” si sta trasformando in vero e proprio panico. La senatrice leghista Rosi Mauro – firmataria dei suddetti emendamenti, nonché vicepresidente del Senato – dichiara: “Oggi non si è più sicuri neppure di giorno. Quando chiudo la porta alle mie spalle, la sera, qualche volta mi chiedo se il giorno dopo potrò ancora svegliarmi”. Se pensiamo che questa persona è stata delegata a fare da vice alla seconda carica dello Stato c’è poco da stare tranquilli.
La “politica della paura” porta solo al panico sociale e, in un circuito perverso, alla richiesta di misure sempre più repressive che alimentano ulteriormente la politica discriminatoria e violenta nei confronti delle fasce sociali più deboli.
Partecipando alla manifestazione nazionale antirazzista del 4 ottobre scorso a Roma, 20mila persone, di tutte le etnie e di tutte le culture, hanno dimostrato che non c’è nulla di cui aver paura. Hanno dimostrato che il panico sociale, alimentato dai partiti di destra, non ha ragione di esistere e che solo una politica che favorisca la convivenza è in grado di darci sicurezza.
Ma noi siamo generosi e crediamo che in fondo chi, come i leghisti in questione, è in preda a tale panico stia chiedendo di essere contenuto perché da solo non ce la fa. Per cui, nel chiedere che tali emendamenti vengano immediatamente respinti dal Parlamento e che venga ritirato il decreto-sicurezza nella sua interezza, proponiamo che venga istituito un “permesso di soggiorno a punti nelle istituzioni”, in virtù del quale chiunque proponga o emani provvedimenti discriminatori - e quindi anticostituzionali – sarà sanzionato e perda punti fino ad esaurimento. Nel caso vengano persi tutti i punti a disposizione la persona in questione non potrà più ricoprire la carica che sta ricoprendo, qualunque essa sia, da quella di presidente della repubblica a quella di assessore municipale. In tal modo si potrebbe rispondere in modo efficace alla tanto impellente quanto inconsapevole richiesta di aiuto di tutti i politici che, in preda alla “paura dell’uomo nero”, stanno avvelenando il clima sociale con proposte dall’inconfondibile sapore razzista.
Roma, 8 ottobre 2008
Carlo Olivieri Partito Umanista |
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Azione nonviolenta
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La crisi aumenta e di conseguenza anche il panico generalizzato, è notizia di questi giorni che anche l'opposizione appoggerà le scelte del governo, insieme per rimettere in sesto la grave crisi finanziaria che sta soffiando su tutto l'occidente, meno male che si uniscono per aiutarci!
Che bello adesso mi sento veramente più al sicuro! Unico dramma che mi affligge è sapere che sono stati proprio loro i primi responsabili di questo profondo disastro ebbene sì i nostri signori sia del governo che dell' opposizione hanno continuato a promuovere e sostenere questo sistema fallito fino a ieri e oggi fanno finta che sia stata solo una sciagura imprevedibile! Suvvia siamo seri volete veramente farci credere che non lo avevate previsto?
Ma chi state prendendo in giro, avete fior fiore di economisti alle vostre dipendenze, vi siete arricchiti sulla speculazione, avete fatto l'interesse delle multinazionali ed ora ci venite a dire che vi unite per salvare i nostri conti correnti, che fino a ieri avete cercato di uccidere!
Perfavore non credetegli, non credetegli ancora una volta vi prego stanno solamente continuando il loro grande show, solo che ora hanno veramente paura di rimanere col culo per terra. In questi momenti di grande crisi è opportuno riuscire ad autorganizzarsi con le persone che ci circondano, cercando risposte nonviolente e costruttive, noi intanto stiamo continuando con le nostre campagne di sensibilizzazione e poi in fondo ve lo avevamo detto il prossimo potresti essere tu!
e se vuoi partecipare anche tu clikka qui Il prossimo sono io |
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Azione nonviolenta
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Lunedì 13/10 ci sarà una "Fiaccolata" per il ritiro del decreto Gelmini. Decreto che prevede: - il taglio di 150.000 posti di lavoro tra scuole materne, elementari, medie e superiori. - L'abolizione del tempo pieno e l'istituzione di un doposcuola a pagamento per le famiglie che lo chiederanno. - L'istituzione del maestro unico e il taglio di ore di scuola alle superiori che comporteranno meno istruzione e di minor qualità per le nuove generazioni. L'impossibilità di svolgere recupero e sostegno per gli studenti che hanno difficoltà o che non conoscono la lingua italiana... - La chiusura di tutte le università che non avranno abbastanza fondi per trasformjarsi in fondazione privata. L'università di Firenze quindi probabilmente chiuderà. Ovvero un vero e proprio smantellamento del sistema formativo...Quale futuro per la scuola? Quale futuro per i popoli senza un'educazione degna di questo nome? La scuola ha bisogno di una riforma, ma non certo di questa. Ha bisogno di fornire strumenti per lo sviluppo del pensare, del riflettere, di contribuire alla formazione di esseri umani che siano costruttori di un mondo multietnico, multiforme, solidale e nonviolento. Oggi più che mai ha bisogno di investimenti, non di tagli. Partenza ore 21 da p.zza SS Annunziata, dove c'è l'ospedale degli Innocenti, e terminerà in piazza della Signoria. Insegnanti, genitori, associazioni e tutti coloro che sentono la scuola come un patrimonio comune, di tutti e per tutti sono invitati a partecipare. Visto il regolamento del Cioni secondo cui le fiaccole non sono più ammesse in strada, faremo questo corteo portando torce elettriche, tubi fosforescenti, girandole stile capodanno e tutto ciò che la fantasia di ognuno che parteciperà suggerirà. Visto che ci lasciano al buio...insegnanti, bambini e chi vorrà ci vestiremo da fantasmi a simboleggiare la morte della diffusione della conoscenza e quant'altro... Giocolieri e teatranti di strada realizzeranno uno spettacolo in piaza signoria in tema con la manifestazione. Aderiscono: Coordinamento genitori insegnanti di Firenze e Provincia Scuole: Circolo 2, IC Manzoni-Baracca, Circolo 11, IC La montagnola, IC Galluzzo, Circolo 6, Circolo 7, IC Gandhi, Scuole Bagno a Ripoli, Scuole Pontassieve, Circolo1 di Sesto F.no, Scuola Città Pestalozzi, IC Piero della Francesca, IC Barsanti, Primaria Impruneta, Liceo Pascoli,Circolo 12, Circolo 13, Primaria Coverciano, Scuola Media Marconi, IC Pirandello, e molte altre. Studenti dei licei di Firenze, Polo Scientifico di Sesto.F.no, Partito Umanista, La Comunità per lo sviluppo Umano, La tribù, Artisti per la nonviolenza,Socialismo Rivouzionario,Cobas scuola Gilda, CGIL, CISL, UIL |
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Fumetti e Fumettisti
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Foto simpaticissima offri un dito a Maroni contro la proposta di raccogliere le impronte digitali agli stranieri! |
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