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Racconti
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Caro amico, so che per te oggi non è una data qualunque. Tanto denso questo numero per te, tanto, forse troppo straripante d'emozione, da imporre semmai un rispettoso, partecipe silenzio. Ma ti conosco e comprendo che tu, invece, hai fame di parole, di voci amiche, come flauti affettuosi sulla pelle. Oggi è il tuo compleanno. Ma assieme a te avrebbe compiuto gli anni anche tua madre. Che invece, lo stesso giorno d'un indecifrato arco di tempo, ti ha lasciato. O, forse, si è solo resa invisibile al tuo, ai nostri sguardi. A quella vista per forza angusta, a un occhio che si fa fessura, e non percepisce le azzurre lontananze, perdute come campane nei sopori d'un pomeriggio. Rarefatto, caldo e lucido, svolazzante come l'anima sui fiori.

M. Moretti, I primi passi.
La ricorrenza è per te un segno tangibile e vivo. Un richiamo, una scossa. Ma mai un rimpianto. Tu non ami voltarti indietro. Disperdi i ricordi come foglie al sole. Tua madre non ti cammina accanto. E' in te. Il suo sorriso riaffiora nelle tue scelte sicure, nella tua ingenua disponibilità al dono, nell'immediatezza delle tue parole. Rivedo la tua stanza, una stanza curiosa, fitta di sgangherati colori, incompiuta e poliedrica come una tavolozza. Il pesante comò, il letto ancora infantile, le pareti tappezzate d'un divo dai capelli infiniti, languidi, saponosi, non una rockstar, ma una diva d'altri tempi. Una stanza, la tua, vagamente e polverosamente rétro, come quelle di ogni artista. O di ogni cuore tumultuante e inquieto. D'un'ansietà torbida, sguazzante, ribalda e inerme. La conosceva troppo bene, tua madre, per punirla o reprimerla. Era solo lo specchio della tua autenticità, e lei lo sapeva.
Ti porgo i miei auguri, auguri corali, certa di non procurarti nessuna pena, ma un gioioso, caldo, commosso abbandono. Perché racchiudi in te due vite, e non ti stanchi di profonderle agli altri, in una circolarità d'amore che conforta le nostre menti inaridite. |
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Eventi - recensioni - comunicati
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"Cosa penso di Zero interprete? Beh, a parer mio solo due tipi di cantanti si prestano a eseguire brani altrui: quelli molto intelligenti o quelli negati per la composizione. Anche se in entrambi i casi occorre lo stesso coraggio: ammettere il proprio limite presuppone un grande senso di autocritica. Ovviamente, Renato appartiene alla prima schiera". Parola di Nicola Brunialti, pubblicitario e scrittore per l'infanzia il quale, assieme al musicista Giancarlo Colonnello (autore di Non ho l'età e di molti jingle pubblicitari), ha regalato al celebre cantautore Dormono tutti, la delicata ninna-nanna che chiude il nuovo album, Presente.
Brunialti, classe 1972, ha all'attivo quattro libri: due di filastrocche (La mucca fa bee e A Natale fanno pace), una vicenda illustrata sul bullismo - La maledizione del lupo Marranno - e il romanzo Pennino Finnegan e la fabbrica di baci, storia d'un bambino che vive in un mondo chiamato Semprefreddo, dove baci, abbracci e carezze si comprano al supermercato perché la gente ha scordato come si dimostra l'amore. Una storia "diversa" per esortare i giovanissimi a non temere i propri sentimenti e a non vergognarsi dei gesti d'affetto. "I bambini - spiega - provano ancora curiosità, a differenza degli adulti. E sono ottimisti: si aspettano ancora un mondo in cui avvenga sempre un lieto fine. Ma non si fanno fregare: sono bassi, ma non stupidi. Ognuno è una storia, un'isola. Ognuno ha già caratteristiche precise. Devi imparare il loro linguaggio per toccarne i cuori. Ma vietato fingere. E' come se uno tentasse d'improvvisare l'inglese in Gran Bretagna senza conoscerne una parola. Gli inglesi lo capirebbero subito. Così i bambini: si accorgono se sei sincero".
- Dai bambini a Renato Zero il passo sembrerebbe, più che lungo, improbabile.
"E invece mi sono accorto che nessuno avrebbe potuto cantare la mia filastrocca risultando credibile quanto lui".
"In ogni caso - prosegue Nicola - qualcosa di tipicamente zeriano si trova anche lì: il parlato introduttivo, il lamento e il commento 'devo aver schiacciato un pisolino' si devono a lui e inseriscono una ironia meravigliosa all'interno di una poesia molto tenera".
"Renato è l'autore, secondo me, della più bella canzone della musica pop italiana: Il cielo. Ed è l'autore di altre decine di pezzi storici, entrati di diritto nella storia della nostra musica, che hanno segnato i tempi, trattando argomenti sempre spinosi, anticipando spesso i tempi, parlando sempre con una irrinunciabile ironia, nascondendo le lacrime dietro un gioco (Triangolo è una canzone triste dal punto di vista dell'amato, che si trova di fronte un terzo incomodo). Lui ha avuto da sempre l'umiltà, l'onestà d'animo e, perché no, l'intuito di capire quando un pezzo aveva valore, quando gli si cuciva perfettamente addosso. E non ha sbagliato mai. Pensando a Il carrozzone [originariamente scritto per Gabriella Ferri, n.d.r.], nessuno potrebbe contraddirmi...".
- Beh, anche Un uomo da bruciare, Spalle al muro, Un altro pianeta... e io aggiungerei la recente Spara o spera: queste ultime tre composte da Mariella Nava.
"Certo, sono pezzi di diritto 'suoi' pur se realizzati da autori...
- ...quasi sempre da autrici: anche questo è interessante.
"Vero, autrici e autori che in quel momento hanno saputo leggere nel suo intimo in modo chiaro e potente. Ci vuole umiltà, appunto. E intuito. Per quanto mi riguarda, poi, cosa dovrei dire? Un cantante del suo livello che inserisce nel suo album, un album così importante dopo tre anni d'attesa e ad un punto così speciale della sua vita, un motivo scritto da uno come me, che non è certo un 'paroliere' di professione? Uno che ha il coraggio di aggiungere alla sua opera una filastrocca, con una splendida musica, con parole poetiche, ma pur sempre una filastrocca? Speriamo non si sia sbagliato proprio questa volta!"
- Ma come è nato precisamente questo brano? In modo casuale, o si pensava già di farne l' "epilogo" dell'album?
"Il brano lo proposi io a Renato, incontrandolo una sera al ristorante. Lui conosceva già Mauro Mortaroli, il socio con cui scrivo da anni le pubblicità (fra cui quella del Paradiso Lavazza e del vigile Persichetti con De Sica). Avevo sempre sognato di farglielo sentire. Lui si dimostrò subito disponibile all'ascolto. Poi avvenne il miracolo, anche grazie alle insistenze di suo figlio Roberto che s'innamorò del pezzo. Puoi immaginare la mia emozione: come affermo sempre...'in dreams we trust!'" 
Nicola Brunialti legge Pennino in una scuola romana. In basso: un'immagine tratta dal suo album fotografico.
- Il pubblico di Zero si aspetta sempre il "gran finale" con un pezzo "a effetto", invece questo è un brano "minimalista", secondo me in linea con l'album...
"Penso rappresenti la conclusione ideale d'un disco che si apre con la campanella di inizio lezioni e percorre la lunga giornata di un'esistenza, simile poi a tante altre. Una giornata in cui si incontra l'amore, la fatica, il ricordo, il medico, gli amici, la fede. E che termina con una voce augurante la buona notte. Chi desidererebbe un giorno migliore?"
- Il miglior giorno della nostra vita... [risate]
"Sì, in un certo senso è proprio così" [risate].
- In Dormono tutti molti hanno trovato affinità con Rodari. A me sembra di ravvisare anche qualche eco pascoliana, senza bamboleggiamenti però (che Arbasino definiva "antesignani di Iva Zanicchi", comunque entrati nella cultura popolare). La scrittura è raffinata. Che ne pensi?
"Beh, le affinità con Rodari sono evidenti, è uno dei miei autori preferiti. Da bambino conoscevo a memoria quasi tutte le sue filastrocche. Storie divertenti che contenevano mondi interi. Anche dietro i vocaboli più semplici. E indimenticabili le filastrocche surreali, i cui i gatti se ne vanno in giro con cartoccetti di prosciutto e i cavalli parlano. Poi amo molto uno scrittore fantasy americano, Jonathan Carroll. Con lui devi abbandonare la razionalità e calarti in mondi in cui i cani pedalano sul triciclo e chiacchierano coi loro padroni. Ma dalla mia biblioteca non può mancare Stefano Benni, quello della Compagnia dei Celestini più di tutti!"
"Anche il richiamo a Pascoli, tuttavia, mi lusinga (e mi imbarazza!). Credo che in un caso di rima baciata, apparentemente banale, sia riuscito, come Rodari e, forse, come Pascoli, a trovare parole e rime nuove. Abbinamenti spiazzanti: dormono i baci dentro le bocche, i salti dentro i ginocchi, i numeri dentro le dita, i pesci nel letto del fiume. Insomma, ho cercato un salto più lungo del solito. Non dormono solo le gomme dentro gli astucci, ma dormono anche le giostre aspettando i bambini. Ma il culmine dello 'spiazzamento' l'ho trovato nel finale: è come scaturito da sé, perchè la canzone sembra conclusa e invece la voce aggiunge che i sogni sono gli unici a restare alzati, mentre tutte le cose vanno a dormire, per far compagnia a chi dorme. Mi sembra molto poetico".
- Il recupero dell'"infanzia" (e forse d'una determinata infanzia quasi rarefatta nel tempo, penso all'uso di certi sostantivi che rievocano un mondo scomparso, gli astucci, le cartelle ecc., o a taluni diminutivi e/o vezzeggiativi) da parte d'un adulto rimane pur sempre un'operazione intellettuale quindi può risultare onesta o disonesta, semplice e profonda oppure opportunistica e banale. Fortunatamente, non ravviso nel testo un rimpianto per il "bel tempo andato" quanto piuttosto un recupero di ciò che conta nella vita, una rincorsa per guardare avanti. Insomma non vi trovo una dolciastra e convenzionale nostalgia.
"Hai ragione, forse la nostalgia emerge nella scelta di alcune parole, scelte per raccontare un mondo fatto di cose semplici. Il mio intento era quello di parlare di un momento magico, quello in cui si mollano le difese e ci si abbandona nelle braccia dei sogni. Cosa c'è di più splendido o di più stupefacente del peso di un bambino che si abbandona fra le tue braccia, quando 'crolla' dal sonno? Ho voluto regalare a loro, e a tutti gli adulti che si addormentano con più o meno fatica, una nuova ninna-nanna. Per i bambini sarà un dolce ricordo quando saranno grandi. Per i grandi è un dolce ricordo di quando erano piccoli".
- Hai detto che Presente è un album molto importante nella carriera di Zero. In questo periodo il Nostro è davvero molto presente, in tv e in radio, ma si ha l'impressione che i motivi profondi non siano meramente promozionali...
"Renato era da subito molto elettrico, pieno di energia, convintissimo del suo lavoro. Ogni tanto mi faceva ascoltare uno stralcio di canzone e gli brillavano gli occhi. Sono sicuro che avvertiva la particolarità di questo disco e credo che l'averlo meditato così a lungo l'abbia aiutato a scegliere il meglio di tutte le meraviglie concepite. Poi si è circondato di persone davvero speciali, grandissimi musicisti, ognuno dei quali ha portato il suo particolare tocco. Li ho visti provare e trovare insieme le sfumature giuste per ogni composizione, con Renato che dirigeva tutto. Davvero una grande esperienza, soprattutto per uno zerofolle come me!"
- La domanda sorge spontanea: conti di scrivere ancora per Renato?
"Sarebbe davvero un grande onore, Renato è un uomo speciale per noi, che con lui, con le sue canzoni, con le sue parole siamo cresciuti. Forse sarebbe chiedere troppo ai sogni. Ma i sogni sono gratis, come l'amore..."
- Prossimi appuntamenti?
"Il 15 maggio il mio Pennino Finnegan sbarcherà alla Fiera del Libro di Torino. Ma se volete conoscere le date del mio "tour" potete iscrivervi al fan club di Pennino su Facebook. Vi aspetto!". |
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Eventi - recensioni - comunicati
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Nel foyer del Cinema Lumiére, il più antico cinema italiano in esercizio, nello storico Palazzo Agostini, dal 4 al 31 maggio 2009, mostra personale di Antonella Sassanelli. |
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Arte e Nuovo umanesimo
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Sottopasso sul binario dell'arte a cura di Olga Gambari, Roberta Gaito, Massimo Fiumanò da maggio 2009 a settembre 2010 Inaugurazione 9 maggio 2009 ore 18:00 sede: binario 1, stazione ferroviaria di Domodossola Nella Stazione Ferroviaria Vigezzina di Domodossola, che collega due culture, due confini, tra la Svizzera e l’Italia, passano ogni anno due milioni di persone. L’associazione Ingremiomatris ha scelto una postazione nel cuore di questa stazione, per aprire una galleria fuori dal comune. Una storica carrozza degli inizi del '900, dagli elegantissimi e spartani interni in ciliegio, recentemente restaurata e tenuta come un'opera d'arte in sé, ferma sul Binario 1, diventa spazio d’arte dove per 17 mesi sfileranno artisti e opere. Osserveranno la gente e proveranno a dialogare, a far fermare qualcuno, a raccontare comunque le loro storie. Useranno il linguaggio visivo, quello del colore, delle emozioni, delle forme, del movimento. Se le gallerie di tutto il mondo lamentano che ormai, dopo la serata dell’inaugurazione, nessuno passa più, quale migliore possibilità di avere un pubblico continuo, ricco, quotidiano, affezionato? La carrozza, ferma sul suo binario, diventerà una galleria a statuto speciale, un esemplare unico. Dai sei grandi finestrini illuminati e orientati verso il marciapiede, le opere saranno visibili dall'esterno, osservabili solo da fuori, da chi passa lì vicino. Per il resto il corpo del vagone sarà chiuso, un luogo a sé un po’ magico. Una galleria come una vetrina, che si protende per cercare il contatto. Un susseguirsi di mostre che dureranno circa un mese e mezzo, con personali e collettive, spaziando dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alla videoinstallazione, etc. Il 9 maggio 2009 si inaugurerà con una collettiva dedicata al volo in cui saranno esposte sei opere di sei artisti: Damiano Andreotti, Vs gravity, 2009, stampa fotografica, cm 50x50 Momò Calascibetta, L’abbraccio, 1984, disegno a matita, cm 50x70 Claudia Gramegna, Senza titolo, 2009, filoplastica in alpacca e argento, cm 55x60x25 Salvatore Melillo, Il primo volo, 2009, olio su tela, cm 50x70 Ario Pizzarelli, Buoni motivi per non rivalutare l’Aeropittura, 2009, tecnica mista, cm 50x70 Giuseppe Ragazzini, Icarooo!, 2009, metamorfosi pittorica su tavoletta grafica, video Sei forme espressive diversamente contemporanee per offrire sin dal primo appuntamento ai visitatori-viaggiatori un'idea della creatività multiforme che abiterà la stazione di Domodossola fino a settembre 2010. Il 27 giugno seguirà la seconda inaugurazione, una collettiva che tornerà ad indagare il tema del volo. Un omaggio a Geo Chàvez, aviatore di origini peruviane che per primo trasvolò le Alpi nel 1910 perdendo la vita, a soli 27 anni, in un tragico incidente proprio a Domodossola. Il 27 settembre 2010, la città celebrerà infatti il centenario della morte di questo personaggio che incantò e commosse il mondo sacrificandosi per il suo sogno. La carrozza sarà insomma un piccolo laboratorio in ebollizione, che andrà a cercarsi il suo pubblico sottoterra, partendo dal sottopasso di una stazione per uscire nel mondo. Un comitato scientifico composto da Roberta Gaito, Olga Gambari e Max Fiumanò sceglierà artisti e lavori, con un’operazione dal sapore avanguardistico e situazionista che connota da sempre lo spirito dell’Ingremiomatris. Alla fine tutta l’operazione sarà documentata da un catalogo, una sorta di diario di bordo di un lungo viaggio d’arte compiuto a bordo di un treno.
Titolo - Sottopasso-sul binario dell’arte Inaugurazione - 9 maggio 2009 ore18.0 Data - 9 maggio 2009- 19 giugno 2009 a cura di - Olga Gambari, Roberta Gaito, Massimo Fiumanò progetto grafico - Annaluce Canali quando - dal 9 maggio al 19 giugno 2009 sede - binario 1 Stazione Ferroviaria Vigentina - Piazza Matteotti Domodossola orario - tutti i giorni dalle 5.00 alle 21.00 info -
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- -www.ingremiomatris.com 3357357840 |
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Riflessioni sull'arte
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Questo non vuol dire non vivere nel mondo e le dinamiche del mondo ma è la prospettiva che cambia non si è più vissuti ma si vive come soggetto realmente attivo, senza mediazioni e compromessi. Riguardando la definizione di attività creativa che appare oggi prevalente si legge che: -Le categorie di "nuovo" e "utile" radicano l'attività creativa nella società e nella storia. Il "nuovo" è relativo al periodo storico in cui viene concepito; l'"utile" è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Nuovo e utile illustrano adeguatamente l'essenza dell'atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il nuovo) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l'utile). Si individuano anche le due dimensioni del processo creativo che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo. Infine, le categorie di nuovo e utile ampliano la sfera delle attività creative a tutto l'agire umano a cui sia riconosciuta un'utilità economica - estetica o etica - e che sviluppi uno dei tre possibili gradi di novità: applicazione nuova di una "regola" esistente, estensione di una regola esistente a un campo nuovo, istituzione di una regola del tutto nuova. - Qui appare evidente l’utilizzo che della creatività viene fatto da parte della società e ”l’utile” che si cerca di ricavarne, e benché l’attività creativa sostituisca regole vecchie con regole nuove viene comunque irreggimentata, inglobata, assimilata. Diviene “regola” appunto, ma la creatività nella sua essenza pura non è una regola anzi e l’antiresi delle regole, dona invece come si è detto la peculiarità e la caratteristica all’azione che ne scaturisce e appartiene di diritto a chi la esprime e non può divenire oggetto di scambio o baratto per eventuali profitti e utilizzazioni mirate a creare regole. Chi crea regole di solito lo fa per avere il controllo. La creatività è l’opposto del controllo e pura, libera espressione di se senza mediazioni o filtri o scopi reconditi. - Poiché si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze preliminari. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d'ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione, autodisciplina.- Questa definizione in parte è vera per quanto riguarda l’indipendenza, un fondo di insoddisfazione, la curiosità e io aggiungerei la sperimentazione e il coraggio, vedo un po’ meno l’autodisciplina e lo spirito critico (se inteso come giudizio) che ridonda mediazioni dell’ego. Vero è che cambia le regole nel senso che le capovolge e quindi la conoscenza, ma io aggiungerei la consapevolezza, è necessaria. Ritornando ai problemi che la capacità creativa provocherebbe all’equilibrio psichico, vale la pena estrapolare un ulteriore passaggio della definizione citata: - Negli anni '60 e '70 Eugen Bleuler studiando la dementia praecox ne sottolineò quattro aspetti particolari: allentamento delle associazioni mentali anaffettività ambivalenza autismo L'ipotesi naturale dopo Bleuler fu che la tendenza a formulare associazioni inusuali fosse alla base di questo disturbo, che egli battezzò schizofrenia. Da altri era stato concluso che una tendenza alla iperinclusività degli elementi, sino alla produzione di collegamenti improbabili, era riportata anche in studi psicometrici condotti su individui creativi. Si poteva immaginare che uno stile di pensiero schizofrenico senza l'angoscia e la destrutturazione della patologia corrispondente potesse essere alla base dell'atto creativo. - Una lucida follia, poiché tale è la consapevolezza di essere fuori dagli schemi, sarebbe quindi alla base dell’atto creativo, in realtà non siamo molto lontani dalla verità. Abbandonare le certezze, scombinare i circuiti di un certo modo di pensare razionale e logico, sciogliere i dogmi, le fedi e ogni altro sostegno psicologico, significa creare un vuoto senza appoggi, un vuoto in cui la mente fa fatica a collocarsi e dove l’ego non ha appigli significa creare i presupposti per una scissione della personalità, diciamo pure una frattura. La “morte iniziatica” non ha caratteristiche diverse, per cui ancora una volta appare evidente la vicinanza operativa tra l’azione creativa e il percorso iniziatico. Entrambe demoliscono l’esistente, abbattono gli schemi, distruggono le illusioni, tendono a creare un ponte con l’assoluto, lo sciolto, il libero fluire dell’energia senza tentare di interpretarla o di gestirla per un qualche scopo, ma farla estrinsecare per quella che è. In sostanza la realtà prende la forma che noi gli vogliamo dare quindi si inverte totalmente il flusso di percezione non si è più ciò che la realtà e la sua organizzazione a priori vuole che siamo ma all’esatto opposto si diviene pura potenzialità che rappresenta, come già detto, il fluire libero dell’energia che si da una forma conservando però l’intima sua essenza. Questa condizione di lucida follia nella quale ci si va a calare quando si intraprendono siffatti percorsi può portare, ma non sempre accade, a situazioni di evidente patologia e il riscontro di questa “possibilità” statistica la si ritrova negli studi fatti in tal senso in neuropsicologia: -JL Karlsson nel 1978, nel suo Inheritance of creative intelligence (Nelson-Hall, Chicago, 1978), rilevò in Islanda una maggiore frequenza di alcune psicopatologie tra quanti venivano citati nel WHO's WHO, a causa della loro creatività rispetto adi altri. Albert Rothenberg fece in seguito riferimento alla presenza di un pensiero allusivo nei soggetti creativi capace di cogliere associazioni remote e infrequenti senza sentirsi disturbati dalla loro stranezza. Sebbene si sia ipotizzato che a fronte di maggiori stimoli il creativo disponga di una maggiore fluidità o velocità di pensiero, niente in tal proposito è stato dimostrato. Molto più condiviso dai ricercatori è l'elemento della disinibizione nelle associazioni. Questa di pari passo espone il soggetto a varie forme di psicopatologia- Il grassetto e le sottolineature sono volute perché vanno a confermare quanto è stato finora detto e cioè che i soggetti creativi sono predisposti al rovesciamento e quindi disinibizione del modo comune di effettuare associazioni mentali, che spesso questo atteggiamento non comporta disturbo e che c’è una disposizione ad una maggiore fluidità e velocità di pensiero. Del rovesciamento abbiamo già parlato e detto in cosa consiste partendo da una condizione iniziatica, la disinibizione delle associazioni mentali è in sostanza la spontaneità e l’immediatezza che scaturiscono dall’agire senza il filtro degli schemi precostituiti, che tutto ciò non comporti disturbo dipende dal grado di aderenza alla nuova condizione e al livello di consapevolezza raggiunto in tal senso. E’ d’altro canto evidente che se ancora restano dei condizionamenti e dei nodi non sciolti che ancora legano la dimensione interiore del soggetto allo schema di realtà che si va demolendo, il rischio di derive patologiche è più alto. Tuttavia, come già detto, una guida efficace e tecniche appropriate consentono di gestire il percorso limitando se non escludendo del tutto questo rischio. |
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Eventi - recensioni - comunicati
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Ciao vi segnalo una rassegna /concorso /esperimento a PISA:
LA CASA DEGLI SPECCHI - Prima edizione La Prima rassegna d'arte di opere ispirate allo stesso soggetto
"TUTTI UGUALI, TUTTI DIVERSI. Rivedi le tue idee, metti in mostra la tua personalità."
Ogni artista potrà realizzare la propria opera ispirandosi ad un unico soggetto (vedi bando). Il risultato dell'esperimento sarà la varietà di interpretazioni.
CREA LA TUA OPERA entro il 30 Giugno. SCARICA IL BANDO DAL SITO.
LE SEZIONI COINVOLTE: Scultura, Pittura, Grafica, Illustrazione, Computer Art, Fumetto, Video, Racconto, Poesia.
L’evento si svolgerà in due luoghi distinti: 1 uno spazio virtuale e universalmente accessibile ospitato sul sito web www.lacasadeglispecchi.it 2 un luogo fisico rappresentato dalla Stazione Leopolda di Pisa dove sarà organizzato l’evento espositivo finale. |
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Arte e Nuovo umanesimo
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Riapre al pubblico il Museo “Renato Guttuso Villa Cattolica” che dal mese di giugno 2007 era stato chiuso per una nuova risistemazione degli spazi espositivi. Subito dopo la conclusione della mostra-evento "La potenza dell’immagine" che completava la trilogia delle mostre del grande maestro bagherese iniziata nel 1987 con la mostra "Dagli esordi al Gott Mitt Uns" e proseguita nel 2003 con l’esposizione "Dal fronte nuovo all’auto biografia", era già stata avvertita la necessità di una risistemazione complessiva del complesso monumentale di Villa Cattolica , considerato che i recenti lavori avevano reso disponibile anche la seconda sopraelevazione del Palazzo. |
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Eventi - recensioni - comunicati
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Corso di Sogni e Corpo In Valdarno Presso la Palestra Loto Club In Via Burzagli, 46/b Montevarchi Il laboratorio dei sogni prevede: Insegnamento di varie tecniche di interpretazione dei sogni Comprensione del significato dei simboli e il loro messaggio Dipingere un sogno con tutti i suoi colori oppure trovare un brano musicale che esprima i sentimenti e le emozioni Scene teatrali Il lavoro sul corpo prevede esercizi: Tratti dal qi gong, yoga e tantra Inoltre il corso è in sinergia con i cicli stagionali e lunari per cui sono previsti riti, cerimonie e meditazioni guidate I partecipanti portano un sogno attuale o passato, ripetitivo o particolarmente significativo e indossare abiti comodi o tuta da ginnastica Per prenotazioni e iscrizioni Rivolgersi al 3383945607 E mail:
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Web: ilfornoalchemico.blogspot.com |
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Critiche e denunce dal mondo
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Anniversario. Il 19 marzo 1994 cadeva di sabato. Lo ricordo benissimo perché, il giorno dopo, il placido, mite e sonnacchioso cristianesimo della nostra cittadina di provincia subì una sferzata imprevista. "Assassinato in chiesa", titolarono a caratteri cubitali i maggiori quotidiani. L'assassinato era don Giuseppe Diana, don Peppe per gli amici. Non era la prima volta: nel settembre '93 l'aveva preceduto un suo omonimo, don Pino Puglisi; e poco tempo era trascorso dal martirio di mons. Oscar Romero, in un Salvador così maledettamente uguale al nostro Sud. A lui, ne sono sicura, non piaceva la definizione "prete anticamorra"; e lo stesso potrebbe dirsi di don Puglisi e monsignor Romero. Un prete "anticamorra" (o antimafia, antidittatura, antirazzista ecc.) è infatti, o dovrebbe essere, una tautologia. Un prete "anticamorra" è un prete che fa il prete. A don Peppe bastava la Bibbia. "Per amore del mio popolo non tacerò", aveva letto da Isaia, e così abbiamo udito ripetere tante volte anche noi, da monotoni pulpiti. Solo che, a differenza nostra, la fede di don Peppe non era un pezzo d'antiquariato, ma materia turgida, vulcano ribollente, spasmo incontenibile. Da gridare sui tetti, come tutte le verità trapassate dall'amore. La Bibbia era divenuta libro di carne e d'ossa, sangue vivo. Al punto da trasformare quel versetto nel suo testamento spirituale, che ancor oggi interpella, abbatte e consola. Non ci ardeva forse il cuore nel petto, quando ascoltavamo le sue parole?Don Peppe non portava il clergyman, ha ricordato Roberto Saviano. Mica per puerile ribellismo, mica per accattivarsi qualche velleitaria simpatia radical-chic. E' che quella roba probabilmente sembrava, anche a lui, una tautologia. Un inutile impiccio. Una palandrana che gl'impediva i movimenti. Al più poteva star bene in un museo, in qualche quadro d'epoca, ecco. Forse non ci pensava nemmeno. Aveva altro per la testa. Il 19 marzo era la sua festa. La festa di don Peppe, ossia, di padre Peppe. Ad altri padri, piccoli padri, padrini, quella sua paternità non piaceva. Troppo schietta, troppo fastidiosamente femminea nella sua pertinace visceralità di curarsi degli altri, di volerli crescere adulti, liberi, indipendenti e tesi, dritti in faccia. Impertinenti. Così hanno voluto cancellargliela, la faccia, alle 7.30 di quindici anni fa. Ma non ci sono riusciti. Censimenti. "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc 2, 1-7). Un altro brano della Bibbia ci presenta un altro padre, il padre: anch'egli Giuseppe, anzi, soprattutto lui. Un padre discacciato dalla sua terra, un padre anche decisamente strano, che a differenza dei padri suoi contemporanei non parla mai, non alza mai la voce, non giudica, non condanna. Ha una sposa incinta d'un figlio non suo, che sia vergine non lo crede nessuno, tranne naturalmente lui, che probabilmente, le sole volte in cui ha aperto bocca sono state per dialogare con la moglie. Magari per chiederle consigli. Pure questo strano, più che altro inaudito: un uomo del suo  tempo, e chissà quanti del tempo attuale, cos'ha mai da dire a una donna? E a una donna di quello stampo, poi? Il figlio ancor più strano si spingerà addirittura oltre, come sappiamo. La strana famiglia si mette dunque in viaggio per essere censita. Cioè, denunciata. Accade nella Palestina sotto il dominio romano, accade agli ebrei nei Paesi occupati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, accade ai rom italiani di cui si pretendono le impronte digitali: coi delinquenti in nuce, non si sa mai! Accade agli immigrati clandestini per i quali è previsto un trattamento peggiore: l'obbligo per i medici di denunciarli alle autorità di polizia. Per loro non c'è posto all'ospedale, figurarsi in albergo. Però, qualche samaritano non ci sta: l'amico Raffaele Mangano mi segnala che esistono, sono tanti, sono anonimi, sono pugnaci. Sono le mani silenti che restituiscono i figli invisibili ai padri rapiti. Ma cosa dire se persino alcuni esponenti di quelle forze che più favoriscono la disgregazione delle famiglie e la morte del padre si oppongono a certe infamie? Questo: che Dio, malgrado tutto, non ha abbandonato il cuore a sé stesso. Gli auto-esiliati. Siamo sempre e solo noi che ci allontaniamo. "Una cosa è parlare sorvolando l'Africa a bordo di un aereo, un'altra è vivere tutti i giorni a contatto con chi di Aids muore e con chi, sebbene sieropositivo, cerca di vivere una vita normale - afferma dall'Etiopia suor Laura Girotto, dopo i fulmini di Ratzinger sui diabolici preservativi ( "Non servono per combattere l'Aids, anzi, aumentano i problemi", ha sproloquiato, attirandosi il biasimo di qualsiasi persona con un minimo di raziocinio). La religiosa prosegue: "Non si può dire a una coppia di ventenni, di cui uno sieropositivo, che non dovranno più manifestare il loro amore anche attraverso la tenerezza. L'amore fisico non ce lo siamo inventato, ce l' ha dato il buon Dio. E allora in quel caso il profilattico è una sicurezza, consigliarne il suo uso non è più un fatto morale, ma una questione di buon senso". E il card. Dionigi Tettamanzi, attuale arcivescovo di Milano, da tempo ha inserito nei suoi scritti la clausola della "legittima difesa": cioè il diritto del coniuge cattolico di usare il profilattico o di esigerlo se il proprio partner è a rischio o infetto. Il punto, però, è proprio questo: l'amore fisico come dono di Dio. Ratzinger non riesce proprio, a considerarlo tale. Il sesso, per lui, resta peccato. Anche "papa" significa padre. Di più: babbo. Ma il padre, per Benedetto XVI, non s'identifica con l'uomo bensì col maschio. Lo ha pure scritto: "Madre non è un appellativo col quale rivolgersi a Dio", a rimarcare una differenza sessuale così insuperabile da risultare eterna, addirittura indispensabile per l'accesso in Paradiso. Gerusalemme: mosaico sull'altare del Dominus Flevit, dove Cristo viene rappresentato come una chioccia attorno ai pulcini. L'edificio è a forma di lacrima.
Eppure: "Ho contato tutte le tue ossa, ti conoscevo ancora prima che tu fossi formato nel grembo materno", recita il salmista. Ma non mi spingo nemmeno troppo oltre: la smentita al padre-maschio Ratzinger viene, a sorpresa, proprio da un giornalista a lui vicinissimo, Vittorio Messori, in un vecchio articolo da lui probabilmente dimenticato. Povero, casto Papa-maschio. Nella sua residenza principesca, con le sue mani nivee, protetto dal preservativo del suo diritto canonico, cosa gli tocca subire! La salvezza dai "diversi". Pochi anni fa destò giusta indignazione il rifiuto d'un vescovo di celebrare il matrimonio d'un disabile (e, per quanto possa esser stata condivisa, a me la decisione continua a sembrare inconcepibile e crudele). Ora a cercare l'anima gemella è Pablo, un Down spagnolo fresco di laurea in scienze dell'educazione che pare aver le idee molto chiare su svariati argomenti. Auguri, chissà mai che tu non possa diventare anche un ottimo padre. Un padre vero, intendo: non un semplice maschio.  I padri veri non temono le diversità e Obama, contrariamente al timorato Bush, sembra non avere esitazioni nel perorare la causa delle persone omosessuali. Qui in Italia, invece, dar loro una lezione, specie se portatori di handicap, è diventato un titolo di merito, quasi come stuprare una femmina. Se non fosse stato per altri samaritani...: lo annota Gianni Geraci in una sua lettera aperta. Quanto risaltano, vive, le parole di Dio, e quanto siamo incapaci di decifrarle noi, anime morte. |
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Riflessioni sull'arte
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E’ evidente che in caso di presenza di patologie il rischio di una perdita del controllo è possibile, tuttavia è indubbio che tutta una serie di problemi, anche di ordine psichico sono indotti da inasprimenti, saturazioni, accumulazioni di ingorghi energetici da frustrazione, stress, speranze disattese, sentimenti ed emozioni estremizzati o esasperati, dovuto proprio al fatto di essere preda della mente e dell’ego che si nutre proprio di queste dinamiche. In una società dove l’affermazione di se è il principio fondante, questi percorsi alternativi sono l’unica via di uscita, e tra i percorsi alternativi va collocata anche la creatività e la capacità di collegarsi a dimensioni dell’anima che vanno oltre la mente e l’ego, essendo utilizzata la prima per poter veicolare la sensazione e renderla visibile su un supporto esterno e il secondo per comunicare l’esistenza di questa dimensione. Dell’ego è stato detto “l’ego è molto astuto e i suoi metodi sono molto scaltri e può convincerti di avere ragione. Tenterà, in tutti i modi, in ogni modo possibile, di convincerti che ciò che dici è giusto e che qualsiasi cosa gli sia contraria è sbagliata. Ricorda l’ego non ha mai ragione! Non perdere l’opportunità di usare qualsiasi cosa sia contraria all’ego: usa quell’occasione per distruggere il tuo ego, perché quando tu non ci sei più, il divino è; quando tu non ci sei più, tu sei. Questo è il più grande paradosso della vita e dell’esistenza: quando tu non ci sei più, tu sei” (Osho). Divenire veicolo di un flusso “divino”, mediare letteralmente tra la dimensione che è oltre la singola personalità, questo fanno anche i grandi poeti e artisti in genere, oltre ai grandi maestri e iniziati. Il non essere più è proprio inteso in questo senso, impedire all’ego di deformare il messaggio originale nella sua assoluta purezza e forza per adattarla a scopi più o meno funzionali all’apparire e all’appagare la voglia di affermazione fine a se stessa. Significa quindi cogliere della realtà l’intima essenza e darle la colorazione e la dimensione che le sono proprie. Tornando al discorso del “pericolo”, è evidente che una siffatta impostazione interiore, scombussola gli equilibri preesistenti, fa crollare schemi e certezze che fanno da supporto alla vita, significa lasciare tutti gli appoggi e i riferimenti, in una parola sperimentare la solitudine e una sorta di “morte” di quello che di se stessi si era fino a quel momento immaginato si fosse. E qui viene spontaneo far riferimento agli artisti maledetti, ribelli, spesso sull’orlo della follia se non in preda alla stessa. La potenza del disadattamento e della non corrispondenza tra ciò che si sente dentro e la realtà esterna ha fatto esplodere vere e proprie cariche autodistruttive che hanno portato in più casi al suicidio. Dare uno sbocco a questo senso di inadeguatezza è compito della consapevolezza e quindi l’accostamento tra il mondo della creatività e del percorso olistico qui diviene inevitabile e necessario. Spesso leggendo delle poesie o guardando un quadro si avverte una forza “magica” una sensazione che va oltre i cinque sensi, altre volte invece sorge un “turbamento” come se si fossero dischiuse delle porte sull’ignoto e sul mistero, che al contempo affascina e spaventa. Analogamente a certi percorsi iniziatici che aprono dei varchi, rompono la scorza esteriore che ci difende da quell’abisso di energia che ci caratterizza, in questo caso però soccorrono delle tecniche che permettono di gestire, con la presenza di un forte elemento catalizzatore o guida, il caos che consequenzialmente si scatena quando si sciolgono i vincoli e si spezza la rete |
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