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Il metodo del consenso
Azione nonviolenta

INTRODUZIONE
 
“Il metodo del consenso, come processo decisionale di gruppo, si è sviluppato nei secoli. Molte persone, in diverse comunità, hanno contribuito a tale sviluppo. Da loro abbiamo attinto generosamente e adattato liberamente.” [1]


Mi riconosco pienamente in queste parole, nello spirito e nella pratica. Esse corrispondono precisamente all’esperienza mia e di altre persone che negli ultimi venti anni, da quando il metodo è stato introdotto in Italia, lo hanno applicato e sperimentato. Questa è anche la ragione per cui il metodo del consenso non è un metodo registrato e non esiste al mondo una forma codificata ufficiale.
Esistono invece nei vari paesi diverse forme abbastanza elaborate e definite che si chiamano o richiamano al metodo del consenso, legate ai particolari contesti socioculturali e al carattere dei gruppi e delle persone che lo applicano e lo studiano, alle quali chiunque può liberamente e responsabilmente riferirsi. Alla base di tale varietà c’è tuttavia un insieme di valori e premesse comuni, che qui cerco di evidenziare. È un metodo in continua evoluzione, patrimonio dell’umanità.


Il presente testo è una raccolta parziale di miei scritti editi e inediti sull’argomento, che per l’occasione ho ampiamente rivisitato e messo in ordine per avere una bozza coerente sufficientemente chiara. L’opera a cui sto lavorando, al ritmo autodeterminato ispirato al più lenti, più dolci e più profondi, è molto più estesa. Anche chi conosce i miei scritti – ormai vecchiotti - troverà qui parecchie novità e importanti sviluppi.


Mi rivolgo primariamente a coloro che hanno già scelto di utilizzare il metodo del consenso (o pratiche affini) e che, inevitabilmente, incontrano difficoltà di varia natura e intensità nel suo impiego, e a coloro che per necessità o intuizione sono orientati verso questa scelta.

Questo testo può essere usato liberamente da chiunque, salvo che a fini commerciali.  A chi se ne serve chiedo solo l’impegno morale di citare la fonte e la gentilezza di informarmi dell’uso che ne viene fatto.

Commenti, domande, impressioni, critiche, suggerimenti e saluti sono graditi e utilissimi.Per contatti : Roberto Tecchio   Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo     Tel 320.8539664

Buona lettura!... (ma perché leggere?) 

[1] Tratto dalla presentazione di “On Conflict and Consensus a handbook on Formal Consensus decisionmaking” di C.T. Butler e Amy Rothstein. Il testo originale si trova su  www.consensus.net , la traduzione italiana, curata dalle PBI Italia (peace brigade international), si trova in http://digilander.libero.it/altravicenza/lilliputvi/form/manualeconsenso.rtf

 


 
Dall'Umanesimo storico all'Umanesimo Contemporaneo
Nuovo Umanesimo

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
FORUM UMANISTA UNIVERSITARIO

"Dall'Umanesimo storico all'Umanesimo Contemporaneo"

Roma 17 Aprile 1996

"L'uomo e la società in periodi di crisi"
Boris Koval

            Nella vita delle società e di ogni persona si verificano  momenti di crisi e di cataclismi che  possono  essere causati da una malattia, da un momento di evoluzione, dalla perdita della vita e dell'energia vitale.  In ognuno di questi casi rinasce l'istinto di autoconservazione,   si sviluppa la capacità di capire le situazioni e di reagire in qualche modo al nuovo richiamo o di adattarsi alla situazione.
            Le nuove tappe della storia sono segnate, a mio avviso, da una crisi esistenziale, una crisi di tutte le civiltà e che riguarda sopratutto  i contenuti morali e spirituali.


La globalizzazione dell'economia ; l'evoluzione della tecnica;  la trasformazione della rete  economica; la crisi delle vecchie ideologie, dei vecchi partiti politici; lo sviluppo della forza e del protagonismo; i conflitti etnici e religiosi.   Tutto questo finisce in una grossa fossa comune, molto contraddittoria, dove è molto difficile trovare l'orientamento umanista.

 
Umanesimo storico e il Nuovo Umanesimo
Nuovo Umanesimo

Ringrazio l’Università “la Sapienza” ed il Forum degli studenti umanisti che hanno organizzato questo seminario per avermi dato l’opportunità di parlare sulla crisi degli umanesimi tradizionali e sulle nuove tendenze apparse negli ultimi anni che sembrano configurare una nuova idea di umanesimo.


Si tratta, come tutti appiamo, di un tema molto vasto che, in più, non si presta a facili generalizzazioni. Per questo e per la brevità del tempo a mia disposizione mi limiterò a presentare alcune idee, che sicuramente avrebbero bisogno di maggiore sviluppo e di un linguaggio più rigoroso, ma che possono illustrare, ad un primo livello, la problematica dell’Umanesimo nel mondo attuale.


Innanzitutto diciamo che, attualmente, il concetto di umanesimo è uno dei più contradditori e ambigui. Il suo significato sembra ormai smarrito, come in una Torre di Babele, tra la confusione dei linguaggi e delle interpretazioni, per cui esso deve, prima di tutto, essere ricostruito e chiarito nelle sue diverse manifestazioni storiche, o per lo meno, in quelle più importanti.


E’ bene, però, precisare subito che l’interesse di un’ indagine di questo tipo non può essere ristretta all’interno di un discorso specialisto o accademico, quasi si trattasse di dare  soluzione ad una curiosità storica.  Questo perchè ogni “umanesimo” comporta, in modo più o meno esplicito, una definizione o un’immagine della “natura” o della “essenza” umana, ogni umanesimo, cioè ci dice qualcosa che ci interessa tutti da vicino: ci dice che cosa o chi o come gli esseri umani “sono” o “dovrebbero essere”.  In altri termini, ogni umanesimo contiene sia un aspetto “normativo” sia un “progetto”  che coloro i quali lo hanno proposto, cercano o pretendono di mettere in pratica.


Se poi analizziamo un po’ più a fondo questo tema, vedremo che tutti noi abbiamo un’immagine, che può essere più o meno chiara, più o meno coerente, oppure, viceversa tacita o confusa, di quello che l’essere umano è o dovrebbe essere; ed è sulla base di tale immagine che spesso cerchiamo di portare avanti o giustificare certi comportamenti, oppure cerchiamo di evitarne altri.  E’ anche evidente che tali immagini non sono individuali, personali, ma provengono, per così dire, dal “substrato” culturale nel quale ciascuno di noi si è formato. Di qui la rilevanza di un discorso di chiarificazione del concetto di umanesimo.

 
Principio Antropico l'emergere della centralità dell'osservatore
Nuovo Umanesimo

Pietro Chistolini, Salvatore Puledda

Istituto Superiore di Sanità, Roma

... la fisica è una forma di poesia, cioè di fantasia, di una fantasia mutevole che oggi immagina un mondo fisico diverso da quello di ieri e domani ne immaginerà un altro ancora, diverso da quello di oggi.

José Ortega y Gasset: El hombre y la gente
 

Introduzione

Il Principio Antropico costituisce una nuova formulazione del rapporto tra l’essere umano e l’universo così come questo è inteso nella visione scientifica. Esso è stato introdotto in anni molto recenti - parliamo degli anni settanta - nell’ambito della Cosmologia  per opera di un variegato gruppo di scienziati appartenenti a diverse nazionalità e scuole.

Il significato, la validità e le capacità euristiche del Principio Antropico hanno immediatamente causato accesi dibattiti tra gli specialisti. Ma  la discussione ha ben presto superato la ristretta cerchia degli addetti ai lavori e ha ormai coinvolto altre  categorie di intellettuali, quali i filosofi e i politici, mentre i suoi echi stanno raggiungendo il pubblico colto.

 
Idee umaniste negli insegnamenti di confucio
Nuovo Umanesimo

LUDMILLA GOLOVACHEVA
Istituto dell'America Latina
Mosca 18/02/94


Io ho, in qualche modo, idee opposte a quelle di Vasiliev. Credo che nella dottrina di Confucio ci sia un nucleo mistico occulto che le permette di entrare, con la qualità di una dottrina integrale, in un dialogo con i grandi rappresentanti di altre culture.
In questa dottrina abbondano le contraddizioni.

La dottrina di Confucio esercitò la sua influenza sulla Cina per duemila anni, appoggiò un impero e continua ad influire. Inoltre, prima dell'epoca imperiale trascorsero cinquecento anni durante i quali la dottrina di Confucio venne trasmessa in modo occulto dai suoi discepoli e sopportò una dura prova con la distruzione dei libri di Confucio durante la dinastia Tsin. E' chiaro che qui c'è un enigma. Da poco tempo sono stati pubblicati due libri, uno del noto ricercatore e sinologo Maliavin, intitolato "Confucio" (nella serie "Vita di uomini illustri"), l'altro è "Confucio: Vita, Dottrina, Destino" scritto dal noto autore Perelomov. Entrambi dipingono Confucio come una persona che non ebbe molto successo e  venne espulso da tutte le parti.

Si vide costretto a fuggire dal suo regno natale e per quattordici anni vagò per la Cina. Parlò con tutti i governanti, con tutti i personaggi eminenti, sperando che gli dessero un qualche incarico statale, e per ottenerlo era disposto ad accettare qualsiasi compromesso. Uno degli autori ha persino affermato: "Confucio accettò di essere umiliato davanti ad una delle mogli del governante, perché pensò che in tal modo ella avrebbe influito sul suo sposo per fargli ottenere un qualche incarico governativo".

Immaginatevi, nessuno si avvalse del suo aiuto, malgrado ciò questo sfortunato continuava a offrire cose irreali. In quell'epoca, come ha detto uno degli autori menzionati, si formò un "mercato della conoscenza" e per tale ragione tutti volevano conversare con i saggi. Quando Confucio andava a visitare un governante, gli domandavano come governare. A quei tempi poca gente gli prestava attenzione.

 
Ultima Frontiera
Nuovo Umanesimo

di Ilya Prigogine
(apparso su El Pais, anno 20,  maggio 1996 pag. 29/30)


In questo secolo il mondo ha sperimentato la maggiore espansione mai raggiunta in quanto a popolazione e a capacità produttiva; questo ha supposto una enorme espansione di tutte le attività umane. Un altro elemento è costituito dalla riaffermazione dei popoli non europei di tutto il mondo. In tutti i campi dobbiamo superare le tradizionali prospettive eurocentriche.

Nel secolo XIX abbiamo assistito anche alla frammentazione delle scienze umane in economia, scienze politiche e sociologia. Ore sembra evidente che dobbiamo superare queste barriere. Inoltre, sono state messe in dubbio le ideologie tradizionali in tutti i campi. L'umanità è in un'epoca di transizione. In questo breve articolo voglio sottolineare come anche la scienza si trovi in un'epoca di transizione. In questo senso dobbiamo superare anche il punto di vista eurocentrico e la frammentazione ereditata dal passato.


Molti storici sono d’accordo sul fatto che la visione teologica, secondo la quale Dio era concepito come legislatore onnipresente, svolse una funzione essenziale nella nascita della scienza occidentale che ha predominato dal secolo XVII.

 
Umanesimo e Nuovo pensiero
Nuovo Umanesimo

Le coincidenze nella storia non sono frequenti, ma si trovano. In alcuni casi come risultato della casualità, in altri come un riflesso di legittimità. La coincidenza alla quale ci riferiamo qui non solo è legittima, ma in un certo modo anche notevole.


Si tratta del fatto che, approssimativamente nello stesso periodo, intorno agli anni ‘80, nascono due tendenze del pensiero e della pratica, si potrebbe dire due fenomeni filosofico-politici: il Movimento Umanista e il Nuovo Pensiero.
Chiaramente le loro fonti concrete non sono identiche. Neanche i risultati da essi raggiunti sono identici. Ma, in ultima istanza, sono stati chiamati alla vita per una stessa situazione, nella quale si trovava il mondo intero alla frontiera del secondo millennio. Una situazione non ordinaria, si potrebbe anche dire critica. E in entrambi i casi la causa è stata la stessa: la presa di coscienza della necessità di trovare una via d’uscita da questa situazione, di superare il critico crocevia nel quale si trovava l’umanità.


La cosa più importante è che alla fine dei conti, al di là di determinate differenze in momenti secondari, nei temi essenziali il Movimento Umanista e il Nuovo Pensiero sono arrivati a conclusioni cardinali coincidenti: il cammino realista e necessario verso il futuro passa per la strada di dirigersi all’Uomo come riferimento centrale, come obiettivo principale, diciamo, come obiettivo in se stesso dello sviluppo sociale. Precisamente in questo, credo, si esprime il carattere legittimo della nascita di questi due fenomeni.

 
Diversità convergente in azione
Nuovo Umanesimo

Intervento di Nicole MyresL A Roma 16 Aprile 1996


Ringrazio il Forum Umanista Universitario per l'invito a partecipare in questa Conferenza, ringrazio l'Università di Roma "La Sapienza" e tutti i presenti.Vorrei prendere in considerazione il tema che interessa tutti noi e che ci collega con le epoche pi lontane della storia, e allo stesso tempo con il futuro pi lontano che possiamo immaginare.Vorrei parlare oggi della diversità, la diversità umana.

Come abitante della città di New York, mi confronto  tutti i giorni con la diversità.

 
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