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Nuovo Umanesimo
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ALFREDO BAUER L'UMANESIMO E GLI EBREI Comunità ebrea Emanu-El, sede dell' ebraismo liberale in Argentina. Buenos Aires 03/11/94 Poche volte sono uscito da un'arena spirituale tanto gratificato quanto il 6 ottobre scorso in questa stessa sala, dopo aver ascoltato la dissertazione del rabbino Bergman sul misticismo ebraico e il dibattito che ne è seguito; visto che ho potuto verificare che tutto, proprio tutto, poteva essere sottoposto a esame critico senza che alcuni si mettessero a gridare: "Bestemmia!", e altri: "Superstizione! Irrazionalismo!" In tali condizioni, si sperimenta un vero e proprio piacere per la possibilità di poter esporre le proprie argomentazioni ed ascoltare quelle degli altri, in un ambiente di serena ricerca collettiva della verità, come nelle scuole filosofiche dell'antica Grecia o dell'antica Cina.
Così fra queste mura, come quelle di un tempio, si può sottoporre la propria religione ad un esame critico e storico, come fecero con il cristianesimo i neo hegeliani David Federico Strauss, Luis Feuerbach, il mio omonimo Bruno Bauer e lo stesso Karl Marx; e rispetto alla religione ebraica Samuel Holdheim e Abraham Geiger, opponendosi a colui che lo precedette nel campo dell'emancipazione ebraica, il grande umanista Mosé Mendelssohn, che comunque accettava il carattere di rivelazione della sua religione. |
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Arte e Nuovo umanesimo
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Questo materiale è la base per una riflessione e un interscambio sul tema dell’espressione artistica, in un’ottica Umanista. Questa testimonianza ha l’obbiettivo di riportare l’astratto e idealistico concetto di arte al più semplice e vissuto registro del fatto artistico e di delineare il campo di azione di possibili fronti umanisti nell’ambito dell’espressione artistica. Il suo obbiettivo più immediato è di stimolare l’interscambio tra umanisti interessati al tema, al fine di raccogliere materiali, idee e testimonianze per lanciare un’onda positiva e trascinante che produca crescita strutturale. Questo materiale è rivolto a tutti coloro che sentono il tema, senza limiti di età e preparazione specifica. |
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Arte e Nuovo umanesimo
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Articolo rivista “L’Idea, giornale di pensiero”, per il n° di Febbraio Nel numero di dicembre ho esposto le mie riflessioni rispetto al risveglio sociale del senso artistico nell’articolo “le Arti e il Nuovo Umanesimo”. L’articolo in questione ha suscitato alcune perplessità da parte di alcuni operatori culturali, che in generale hanno dimostrato una certa miopia rispetto alle nuove tendenze e al Nuovo Umanesimo. Alcuni hanno sorriso come se si trovassero di fronte ad una interpretazione ingenua e idealista dell’attuale momento. Indubbiamente i fattori che si dimostrano più evidenti sono i fattori “negativi” e non i “positivi”. Il “risveglio” delle arti non è una profezia ma una realtà sociale di base, e di conseguenza difficile da scorgere se non si vive o se non si hanno dei contatti diretti con essa. Indubbiamente il “risveglio” avviene in un contesto sociale di decadenza e di crisi del sistema capitalistico che trascina con se anche le arti, o meglio la visione e la pratica artistica intimamente legate a questo sistema.
Molti altri lettori hanno trovato nel “risveglio” del Nuovo Umanesimo, corrispondenza con la loro esperienza artistica e con le loro esigenze esistenziali. Alcuni di loro, hanno difficoltà ad orientare azioni pratiche nella direzione del cambiamento, perché come tutti noi accusano gli effetti dei cambiamenti veloci e inaspettati che ci causano disorientamento. Perciò mentre ad alcuni sono molto più chiari i fattori di crisi delle arti ad altri sono molto più chiari i fattori di rinascita delle arti, ma come collegare questi due processi apparentemente slegati tra loro ? |
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Arte e Nuovo umanesimo
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Ringrazio Federico di averci dato questa possibilità di poter stimolare una riflessione sulle Arti Espressive, e di poter esporre le nostre proposte e indagini, frutto di una esperienza diretta con il fenomeno artistico.
Il Centro Umanista di Espressione Artistica è nato da un’esigenza profonda di ricostruire un tessuto sociale e culturale distrutto da altri ; un tessuto che da sempre è stato la base di tutti i fenomeni artistici ; un tessuto fatto di persone concrete che si incontrano nella loro diversità e multietnicità culturale e artistica per scambiarsi le loro esperienze vitali.
Per fare in modo che questa convergenza si possibile e non solo probabile, il Movimento Umanista ha sviluppato degli strumenti teorici e pratici che si esprimono nelle attività del CUEA. Questi strumenti per citarne alcuni, sono : l’esperienza organizzativa a livelli locali, nazionali ed internazionali ; i circuiti di interscambio e informazione internazionali ; i periodici e locali di quartiere ; i programmi ed emittenti radio e televisive ; la casa editrice con i suoi canali di distribuzione ; un sistema interpretativo del fenomeno umano e delle arti. Non pretendiamo in questo articolo di esaurire tutti i punti toccati in questa breve presentazione che senz’altro meriterebbero più spazio, che saremo lieti di dedicare nelle altre uscite del Giornale di Pensiero “L’idea”, dato che ci è stato offerto di collaborare ogni mese con le nostre esperienze. |
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Arte e Nuovo umanesimo
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Che relazione vi è tra l’agire, il pensare e il sentire artistico e quello nonviolento? C’è un senso di ricerca e di soddisfazione profonda tra le due discipline. Se è vero che l’espressione artistica aiuta a conoscere se stessi, a sviluppare una maggiore attenzione, a rilassare e a modificare contenuti profondi in chi la fa, se è vero che chi fa arte ha un senso di profonda soddisfazione e di piacere queste sono conquiste che si ottengono anche in un percorso di vita nonviolento. Se essere artisti non è solamente creare opere d’arte ma anche u atteggiamento vitale di fronte alla vita, un sentimento che influenza tutti gli aspetti del vivere da quelli quotidiani a quelli più eccezionali, la similitudine tra arte e nonviolenza i fa sempre più marcata. Potremo dire che se l’estetica è obbiettivo dell’arte, che vede nella bellezza il raggiungimento di un livello più profondo di essere in armonia e in sintonia con l’universo, anche per il cammino non violento vi è una bellezza, forse più morale ed etica che nell’arte, che pone al centro il rapporto tra me e il mondo, tra l’io e il noi, tra il Se e l’essere e lo intende curare come se fosse una musica, un quadro, una danza o una poesia. L’opera d’arte per il nonviolento è l’insieme di comportamenti interni ed esterni, che si vanno modificando e cambiando in base ad una necessità morale che potremo chiamare l’estetica o la bellezza dell’essere al mondo. |
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Azione nonviolenta
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INTRODUZIONE “Il metodo del consenso, come processo decisionale di gruppo, si è sviluppato nei secoli. Molte persone, in diverse comunità, hanno contribuito a tale sviluppo. Da loro abbiamo attinto generosamente e adattato liberamente.” [1] Mi riconosco pienamente in queste parole, nello spirito e nella pratica. Esse corrispondono precisamente all’esperienza mia e di altre persone che negli ultimi venti anni, da quando il metodo è stato introdotto in Italia, lo hanno applicato e sperimentato. Questa è anche la ragione per cui il metodo del consenso non è un metodo registrato e non esiste al mondo una forma codificata ufficiale. Esistono invece nei vari paesi diverse forme abbastanza elaborate e definite che si chiamano o richiamano al metodo del consenso, legate ai particolari contesti socioculturali e al carattere dei gruppi e delle persone che lo applicano e lo studiano, alle quali chiunque può liberamente e responsabilmente riferirsi. Alla base di tale varietà c’è tuttavia un insieme di valori e premesse comuni, che qui cerco di evidenziare. È un metodo in continua evoluzione, patrimonio dell’umanità.
Il presente testo è una raccolta parziale di miei scritti editi e inediti sull’argomento, che per l’occasione ho ampiamente rivisitato e messo in ordine per avere una bozza coerente sufficientemente chiara. L’opera a cui sto lavorando, al ritmo autodeterminato ispirato al più lenti, più dolci e più profondi, è molto più estesa. Anche chi conosce i miei scritti – ormai vecchiotti - troverà qui parecchie novità e importanti sviluppi.
Mi rivolgo primariamente a coloro che hanno già scelto di utilizzare il metodo del consenso (o pratiche affini) e che, inevitabilmente, incontrano difficoltà di varia natura e intensità nel suo impiego, e a coloro che per necessità o intuizione sono orientati verso questa scelta.
Questo testo può essere usato liberamente da chiunque, salvo che a fini commerciali. A chi se ne serve chiedo solo l’impegno morale di citare la fonte e la gentilezza di informarmi dell’uso che ne viene fatto. Commenti, domande, impressioni, critiche, suggerimenti e saluti sono graditi e utilissimi.Per contatti : Roberto Tecchio
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Tel 320.8539664 Buona lettura!... (ma perché leggere?) [1] Tratto dalla presentazione di “On Conflict and Consensus a handbook on Formal Consensus decisionmaking” di C.T. Butler e Amy Rothstein. Il testo originale si trova su www.consensus.net , la traduzione italiana, curata dalle PBI Italia (peace brigade international), si trova in http://digilander.libero.it/altravicenza/lilliputvi/form/manualeconsenso.rtf |
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Nuovo Umanesimo
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Università degli Studi di Roma "La Sapienza" FORUM UMANISTA UNIVERSITARIO
"Dall'Umanesimo storico all'Umanesimo Contemporaneo"
Roma 17 Aprile 1996
"L'uomo e la società in periodi di crisi" Boris Koval
Nella vita delle società e di ogni persona si verificano momenti di crisi e di cataclismi che possono essere causati da una malattia, da un momento di evoluzione, dalla perdita della vita e dell'energia vitale. In ognuno di questi casi rinasce l'istinto di autoconservazione, si sviluppa la capacità di capire le situazioni e di reagire in qualche modo al nuovo richiamo o di adattarsi alla situazione. Le nuove tappe della storia sono segnate, a mio avviso, da una crisi esistenziale, una crisi di tutte le civiltà e che riguarda sopratutto i contenuti morali e spirituali. La globalizzazione dell'economia ; l'evoluzione della tecnica; la trasformazione della rete economica; la crisi delle vecchie ideologie, dei vecchi partiti politici; lo sviluppo della forza e del protagonismo; i conflitti etnici e religiosi. Tutto questo finisce in una grossa fossa comune, molto contraddittoria, dove è molto difficile trovare l'orientamento umanista. |
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Nuovo Umanesimo
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Ringrazio l’Università “la Sapienza” ed il Forum degli studenti umanisti che hanno organizzato questo seminario per avermi dato l’opportunità di parlare sulla crisi degli umanesimi tradizionali e sulle nuove tendenze apparse negli ultimi anni che sembrano configurare una nuova idea di umanesimo. Si tratta, come tutti appiamo, di un tema molto vasto che, in più, non si presta a facili generalizzazioni. Per questo e per la brevità del tempo a mia disposizione mi limiterò a presentare alcune idee, che sicuramente avrebbero bisogno di maggiore sviluppo e di un linguaggio più rigoroso, ma che possono illustrare, ad un primo livello, la problematica dell’Umanesimo nel mondo attuale.
Innanzitutto diciamo che, attualmente, il concetto di umanesimo è uno dei più contradditori e ambigui. Il suo significato sembra ormai smarrito, come in una Torre di Babele, tra la confusione dei linguaggi e delle interpretazioni, per cui esso deve, prima di tutto, essere ricostruito e chiarito nelle sue diverse manifestazioni storiche, o per lo meno, in quelle più importanti.
E’ bene, però, precisare subito che l’interesse di un’ indagine di questo tipo non può essere ristretta all’interno di un discorso specialisto o accademico, quasi si trattasse di dare soluzione ad una curiosità storica. Questo perchè ogni “umanesimo” comporta, in modo più o meno esplicito, una definizione o un’immagine della “natura” o della “essenza” umana, ogni umanesimo, cioè ci dice qualcosa che ci interessa tutti da vicino: ci dice che cosa o chi o come gli esseri umani “sono” o “dovrebbero essere”. In altri termini, ogni umanesimo contiene sia un aspetto “normativo” sia un “progetto” che coloro i quali lo hanno proposto, cercano o pretendono di mettere in pratica.
Se poi analizziamo un po’ più a fondo questo tema, vedremo che tutti noi abbiamo un’immagine, che può essere più o meno chiara, più o meno coerente, oppure, viceversa tacita o confusa, di quello che l’essere umano è o dovrebbe essere; ed è sulla base di tale immagine che spesso cerchiamo di portare avanti o giustificare certi comportamenti, oppure cerchiamo di evitarne altri. E’ anche evidente che tali immagini non sono individuali, personali, ma provengono, per così dire, dal “substrato” culturale nel quale ciascuno di noi si è formato. Di qui la rilevanza di un discorso di chiarificazione del concetto di umanesimo. |
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Nuovo Umanesimo
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Pietro Chistolini, Salvatore Puledda Istituto Superiore di Sanità, Roma
... la fisica è una forma di poesia, cioè di fantasia, di una fantasia mutevole che oggi immagina un mondo fisico diverso da quello di ieri e domani ne immaginerà un altro ancora, diverso da quello di oggi.
José Ortega y Gasset: El hombre y la gente
Il Principio Antropico costituisce una nuova formulazione del rapporto tra l’essere umano e l’universo così come questo è inteso nella visione scientifica. Esso è stato introdotto in anni molto recenti - parliamo degli anni settanta - nell’ambito della Cosmologia per opera di un variegato gruppo di scienziati appartenenti a diverse nazionalità e scuole.
Il significato, la validità e le capacità euristiche del Principio Antropico hanno immediatamente causato accesi dibattiti tra gli specialisti. Ma la discussione ha ben presto superato la ristretta cerchia degli addetti ai lavori e ha ormai coinvolto altre categorie di intellettuali, quali i filosofi e i politici, mentre i suoi echi stanno raggiungendo il pubblico colto. |
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Nuovo Umanesimo
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LUDMILLA GOLOVACHEVA Istituto dell'America Latina Mosca 18/02/94 Io ho, in qualche modo, idee opposte a quelle di Vasiliev. Credo che nella dottrina di Confucio ci sia un nucleo mistico occulto che le permette di entrare, con la qualità di una dottrina integrale, in un dialogo con i grandi rappresentanti di altre culture. In questa dottrina abbondano le contraddizioni.
La dottrina di Confucio esercitò la sua influenza sulla Cina per duemila anni, appoggiò un impero e continua ad influire. Inoltre, prima dell'epoca imperiale trascorsero cinquecento anni durante i quali la dottrina di Confucio venne trasmessa in modo occulto dai suoi discepoli e sopportò una dura prova con la distruzione dei libri di Confucio durante la dinastia Tsin. E' chiaro che qui c'è un enigma. Da poco tempo sono stati pubblicati due libri, uno del noto ricercatore e sinologo Maliavin, intitolato "Confucio" (nella serie "Vita di uomini illustri"), l'altro è "Confucio: Vita, Dottrina, Destino" scritto dal noto autore Perelomov. Entrambi dipingono Confucio come una persona che non ebbe molto successo e venne espulso da tutte le parti. Si vide costretto a fuggire dal suo regno natale e per quattordici anni vagò per la Cina. Parlò con tutti i governanti, con tutti i personaggi eminenti, sperando che gli dessero un qualche incarico statale, e per ottenerlo era disposto ad accettare qualsiasi compromesso. Uno degli autori ha persino affermato: "Confucio accettò di essere umiliato davanti ad una delle mogli del governante, perché pensò che in tal modo ella avrebbe influito sul suo sposo per fargli ottenere un qualche incarico governativo". Immaginatevi, nessuno si avvalse del suo aiuto, malgrado ciò questo sfortunato continuava a offrire cose irreali. In quell'epoca, come ha detto uno degli autori menzionati, si formò un "mercato della conoscenza" e per tale ragione tutti volevano conversare con i saggi. Quando Confucio andava a visitare un governante, gli domandavano come governare. A quei tempi poca gente gli prestava attenzione. |
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