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LA MALARIA E-mail
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Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   
giovedì 21 giugno 2007

LA MALARIA


CHE COS'È LA MALARIA


La malaria è una malattia febbrile ed acuta, diffusa dal morso della zanzara Anophele femmina che è stata infettata dal parassita malarico. E' una infezione, dovuta a un protozoo, trasmessa agli esseri umani attraverso la puntura delle zanzare di solito tra il tramonto e l'alba.

La malaria umana è causata da quattro specie diverse di parassita che prendono il nome collettivo di Plasmodium: P. Falciparum, P. Vivax, P. Ovale, P. Malariae.



Il parassita della malaria non è un batterio e non è un virus.


È una forma di vita di unicellulare sofisticato come le cellule dei nostri corpi. È l'opposto delle nostre celle immunitarie: passando da persona a persona tramite le punture delle zanzare il parassita assume un "travestimento" diverso ad ogni infezione, evitando il sistema immunitario della vittima e molte delle precedenti esperienze malariche che questa può aver subito.


In breve, il parassita ha perfezionato il trucco, in milioni di anni e trilioni di infezioni, di tendere imboscate tutte le volte, come se fosse il primo attacco, per questo è difficile trovare un vaccino.

Due di essi sono molto comuni: il P. Falciparum è la specie più aggressiva ed è in aumento a livello mondiale. Si può trovare ovunque ma è più diffuso in Africa e provoca spesso il decesso dovuto a coma o anemia.

Il P.falciparum si sviluppa rapidamente nel corpo e i sintomi si manifestano di solito entro due settimane.

Il P. Vivax è esteso in tutta l'Asia, l'Africa, il Medio Oriente, l'Oceania e l'America; può provocare infezione e debilitare, ma raramente uccide.


Non tutti quelli che vengono infettati dal parassita si ammalano, alcuni sono portatori sani. Una zanzara può succhiare sangue da un portatore sano, ed alcune settimane più tardi, emettere il parassita in un'altra persona che può essere più vulnerabile.

Il Plasmodium ovale ed il Plasmodium vivax possono rimanere quiescenti nel fegato per molti mesi.

Il parassita incuba nel fegato, poi entra in circolazione nel sangue, dove invade i globuli rossi e comincia a replicarsi, provocando la malattia e le ricadute.


Ricadute delle malattie causate dalla persistenza di parassiti nel fegato possono apparire dopo mesi e, occasionalmente, fino a 4 anni dopo l'esposizione.


Il parassita incuba nel fegato, poi entra in circolazione nel sangue, dove invade i globuli rossi e comincia a replicarsi, provocando la malattia e provocando delle ricadute.


La febbre è il primo sintomo, è ciclica come i parassiti che distruggono un gruppo di cellule del sangue sempre in maggior numero rispetto al ciclo precedente, può arrivare fino a 41°C (106°F).

Dopo diverse ore la febbre crolla e insorgono i brividi. Questo ciclo si ripete e dura da due a quattro giorni a seconda del tipo di plasmodio.

I sintomi comuni a tutte le forme di malaria sono: brividi, febbre; cefalea violenta, dolori muscolari, splenomegalia (ipertrofia della milza), anemia. Il tipico attacco prevede uno "stadio freddo " (20-60 min.), con brividi violenti, seguito dallo "stadio caldo" con febbre fino ai 42°C che dura 3 / 8 ore e infine uno "stadio di sudorazione" con interruzione improvvisa della febbre.


La malaria cerebrale è la più devastante, è trasmessa solo dal P. falciparum. I globuli rossi del sangue infettati dal parassita sono appiccicosi e possono agglutinare i capillari del cervello. La vittima entra in coma, e se ne esce possono esserci danni al cervello. La morte può colpire entro 24 ore dai primi sintomi o in meno tempo di quello necessario per arrivare da un villaggio ad una clinica. Quindi il migliore accesso alle cliniche è essenziale alla sopravvivenza. Anche in clinica la morte è probabile: le cliniche dei villaggi spesso hanno degli equipaggiamenti inadeguati, molte non possiedono un microscopio che è essenziale per la diagnosi della malaria. Se ci sono farmaci antimalarici, questi spesso sono inutili perché i parassiti sono sempre di più resistenti ai farmaci e spesso mancano le attrezzature sterili per le endovenose che sono necessarie in caso di malaria cerebrale.


L' anemia è un altro pericolo: gli attacchi ciclici del parassita sui globuli rossi possono causare la morte per la perdita di sangue. Come ultima possibilità qualche volta la vittima viene trasfusa, ma senza la possibilità di esaminare il sangue del donatore, se questa sopravvive alla malaria, è fortunata se non contrae altre malattie.


La maggior parte delle morti per malaria potrebbe essere evitata attraverso una diagnosi più precoce e un trattamento migliore. La situazione della malaria va peggiorando in molte aree, e la prevenzione ed il trattamento della malaria da P. falciparum sta diventando più difficile, perché la resistenza del parassita ai farmaci antimalarici sta aumentando e diventando più diffusa geograficamente.


Le donne incinte sono la preda più facile della malaria. L'indebolimento del sistema immunitario durante gravidanza rende l'infezione più probabile, e l'anemia abituale in gravidanza dà al parassita un mortale vantaggio. Queste hanno quattro volte di più la probabilità di ammalarsi e la metà delle probabilità di sopravvivere alla malaria cerebrale. Se sopravvivono spesso il feto muore perché i farmaci e la febbre spesso provocano l'aborto spontaneo.


La diagnosi della malaria viene fatta tramite un esame del sangue che indica anche il tipo di parassita presente e finché la diagnosi non è confermata, non è possibile identificare il tipo di malaria che ha il paziente. Nel caso della varietà di P. falciparum, il paziente può procedere a coma e morte in pochi giorni.


L'immunità protettiva non è conferita da un solo episodio di malaria, ma per svilupparsi ha bisogno dell'esposizione continua per circa 15 anni al parassita. Questa protezione cala inoltre se una persona si allontana da un'area endemica per solo pochi mesi. Di conseguenza, molti bambini che crescono in aree indigene sono esposti quasi continuamente ai parassiti ma i loro livelli di immunità non sono sufficienti e ciò dà luogo a un numero molto alto di decessi.


BREVE STORIA DI UNA MALATTIA SOTTOVALUTATA

La malaria è praticamente assente dai programmi di ricerca biomedica sia privati che pubblici dei paesi industrializzati: per questo la si classifica tra le malattie “orfane”, per indicare in modo figurato come non si trovi al centro degli interessi dei centri di ricerca e delle case farmaceutiche.


Fino a una cinquantina di anni fa anche Europa e Stati Uniti si preoccupavano di studiare questa malattia. L’introduzione del DDT ha portato al totale sradicamento di questa malattia in Italia e nel resto d’Europa, nonché negli Stati Uniti e negli altri paesi industrializzati.

Negli stessi anni, e con metodi analoghi, si è avuta anche una notevole contrazione dei casi di malaria nei paesi tropicali: si è ottenuto un risultato positivo in India, dove nei primi anni Cinquanta si contavano oltre 70 milioni di nuovi casi di malaria all’anno, e circa 800.000 morti. L’uso estensivo del DDT, insieme a quello dei farmaci antimalarici, ha portato verso la metà degli anni Sessanta a una riduzione a poco più di 100.000 casi all’anno, con una quasi totale scomparsa della mortalità. Purtroppo però questo successo è stato solo temporaneo: una riduzione dello sforzo, l’eliminazione dell’uso del DDT, una minor attenzione al problema per una eccessiva sicurezza nei risultati conseguiti, oltre alla comparsa di ceppi resistenti ai farmaci più in uso, hanno fatto rapidamente risalire la morbilità e la mortalità, così che si è tornati ad almeno 5 milioni di nuovi casi all’anno, con diverse migliaia di esiti letali. Un fenomeno simile è avvenuto in tutta l’area tropicale esposta alla malaria, che corrisponde alla maggior parte dei paesi più poveri della Terra. Il miglioramento della sanità pubblica - che certamente ha avuto luogo, per esempio, nei paesi africani - non ha potuto tenere il passo con un altro fenomeno parallelo, che è quello della comparsa di ceppi di plasmodio (l’agente malarico) resistenti ai farmaci più in uso, e specialmente alla clorochina.


I paesi più industrializzati e le grandi industrie farmaceutiche non investono nella prevenzione e nella cura della malaria: gli investitori pubblici perché questa malattia non rappresenta un grande problema nei paesi ricchi; gli investitori privati, perché non riconoscono un mercato allettante nei casi di malaria esistenti al mondo, visto che questi ultimi si riscontrano soprattutto in zone estremamente povere. Ecco perché la malaria è una malattia veramente "orfana".

Ma se le industrie farmaceutiche non mostrano grande interesse a investire nella ricerca di nuovi farmaci antimalarici, ancor meno esse ne mostrano per la ricerca nei vaccini: in genere,

i privati sono poco interessati a produrre vaccini, perché se un vaccino di successo comporta la scomparsa delle malattie, esso comporta anche la scomparsa di un possibile profitto dalla vendita dei farmaci da parte delle stesse ditte.

FONTE:

Malaria, una malattia orfana di Arturo Falaschi.

 

PREVENZIONE

Sebbene ci sia bisogno di nuovi strumenti, ne esistono già molti che possono salvare molte vite Il miglior modo per prevenire la malaria è evitare di essere morsi.

Se si insegna alle persone come farlo, queste possono combattere le zanzare: riempendo le fosse o coprendo i contenitori dove ristagna l'acqua e le zanzare; approvvigionando gli stagni con pesce che mangia le uova di zanzara; usando insetticidi nei luoghi corretti; proteggendo dagli insetti le loro case; e piantando alberi che assorbono acqua per asciugare i suoli fangosi. Questi sono solo alcune delle misure per distruggere le zanzara dai luoghi endemici.

Inoltre la malattia può essere gestita: come molte malattie, malaria è meno probabile che uccida se è scoperta subito e si comincia subito il trattamento. Questo vuole dire che le famiglie devono essere educate a riconoscerne i sintomi, specialmente nei bambini; gli ospedali ben forniti di personale e ben approvvigionati, devono essere vicini per fornire cure mediche. Considerando che la malattia può degenerare in 24 ore dai primi sintomi alla morte, una rete fitta di pronto soccorso e di ospedali in tutte le zone rurali è una misura fondamentale per evitare che le persone, in particolare i bambini, muoiano durante il trasporto, come succede ora.

E' importante anche localizzare la malattia, e prevedere dove colpirà. Molti dei morsi della malaria si possono mitigare se vengono anticipati. Per esempio, localizzando l'espansione dei parassiti resistenti ai farmaci, le prescrizioni possono essere cambiate prima che le persone muoiano perché gli vengono date medicine inefficaci. Tenendo d'occhio i cambiamenti ambientali e gli spostamenti delle popolazioni, si possono fornire risorse preventive o curative che possono essere spedite in anticipo all'inizio di un'epidemia.

La possibilità di evitare i morsi di zanzara dormendo sotto una zanzariera impregnata con un insetticida abbassa enormemente il rischio di ammalarsi. Significa salvare le vite di molti bambini per pochi dollari. Più di 20 studi sulle zanzariere da letto hanno provato che queste sono efficaci nel ridurre la mortalità infantile per malaria e anche per altre malattie dal 20% al 63% dei casi. Se tutti i bambini dell'Africa usassero le zanzariere si potrebbero potenzialmente salvare mezzo milione di vite in un anno.


I FARMACI PIU’ COMUNI PER PROFILASSI E TERAPIA


Chinino (Chinoline-Metanolo)

Il chinino, somministrato per via endovenosa, è la nostra arma più efficace nel trattamento della malaria grave. Gli effetti collaterali più frequenti sono conosciuti sotto il nome di Chinconismo (nausea, cefalea, vertigini, disturbi visivi ed uditivi) In alcuni casi si può osservare una perdita permanente dell'udito. È controindicato in pazienti con disturbi della conduzione cardiaca e non dovrebbe essere usato in pazienti digitalizzati oppure sotto terapia con warfarin.

È assorbito bene dall'intestino. L'80% si lega a proteine del plasma, l'emivita è di 10 ore e viene metabolizzato dal fegato ed espulso con le urine in 24 ore.


Clorochina (CHL) (4-Aminochinolina)

La clorochina è somministrata in profilassi alla dose unica settimanale di 5 mg di sostanza base/kg di peso corporeo ossia 300 mg (di sostanza base)/settimana. Nei casi di malaria sensibile alla Clorochina, riduce la febbre e libera il sangue dai parassiti entro 24 ore.

Viene somministrata oralmente, tranne dove è impossibile o negli attacchi gravi, è somministrata quindi per via endovenosa, per iniezione intramuscolare o sottocutanea. Si libera lentamente nei tessuti e viene metabolizzata nel fegato per essere espulsa con l'urina. L'emivita è di 50 ore.

Gli effetti collaterali maggiori sono vomito, cefalea, dolore addominale e rush cutaneo. In pazienti africani si osserva frequentemente prurito. Disturbi del visus, come ad esempio difficoltà di messa a fuoco, osservati sotto terapia, sono generalmente reversibili e non devono essere confusi con la retinopatia irreversibile che si può instaurare dopo assunzione del farmaco per lunghi periodi.

Altri effetti collaterali associati a l'uso prolungato della clorochina sono una perdita di pigmentazione dei capelli (reversibile) ed eruzioni cutanee. La clorochina ha inoltre un effetto fotosensibilizzante ed è controindicata in pazienti affetti da psoriasi.


Meflochina (MEF) Chinoline-metanolo

Viene somministrata in profilassi antimalarica alla dose settimanale di 5 mg/ kg, equivalente a 250 mg di sostanza base alla settimana. E' in commercio sotto forma di compresse contenenti 274 mg di idrocloruro, equivalente a 250 mg di meflochina base.

La meflochina viene anche adoperata in terapia, ma le dosi necessarie in questo caso sono superiori, con maggiore probabilità di effetti collaterali. La lunga emivita del farmaco (30 giorni) rende anche problematica una eventuale terapia successiva con il chinino, in casi di malaria perniciosa, sommandosi gli effetti collaterali.

Come effetto collaterale: insorgenza di disturbi digestivi come ad esempio vomito e diarrea e disturbi a carico del SNC, effetti collaterali che possono limitare l'utilizzo della meflochina per uso profilattico. Il farmaco è inoltre controindicato in gravidanza che si dovrebbe evitare fino a tre mesi dopo la fine della assunzione, non può essere somministrato a persone con storia clinica di convulsioni ed a pazienti psichiatrici. Si è osservato in ambulatorio che alcuni soggetti tollerano il farmaco senza accusare disturbi, mentre altri, anche senza precedenti neuro-psichiatrici, accusano vertigini, stati di confusione o di agitazione, che ci costringono a sospendere la somministrazione. Un altro limite della meflochina è la durata di somministrazione, che non dovrebbe superare i 3 mesi per la profilassi, anche se alcuni autori non sono di questa opinione. La meflochina è controindicata in soggetti con preesistenti disturbi neurologici o psichiatrici, storia di epilessia, o gravi disordini psichiatrici, soggetti trattati con meflochina o sostanze analoghe nelle precedenti 4 settimane, persone che richiedono un fine coordinamento dei movimenti e discriminazione spaziale (ad es. equipaggi di aerei ).

 

 

 

 

GLI ULTIMI RITROVATI DELLA RICERCA


Artemisia/Lumafantrina

Recentemente si è riscoperta una pianta usata in Cina da più di 2000 anni, l'Artemisia annua, (qinghao).


L'artemisia/lumefantrina non è ancora disponibile in Italia, mentre è stata data l'autorizzazione di commercializzazione in Svizzera.

 

USO TERAPEUTICO DEL TÈ DI ARTEMISIA ANNUA

Da una ralezione del Dr. Hans Martin Hirt - Coordinamento di Anamed (Azione Medicina Naturale)

L'isolamento della molecola purificata di Artémisinine dalla pianta medicinale cinese Artemisia annua (1972) e l'utilizzo dei suoi derivati semi-sintetici hanno allargato le possibilità di trattamento curativo della malaria. Molti studi condotti nei paesi tropicali hanno già provato l'efficacia delle medicine a base di Artemisia.

Attualmente, le medicine derivate da artémisinina sono anche disponibile nelle grandi città africane. Nelle città come Kampala (Uganda), Nairobi (Kenia), il prezzo di vendita di queste medicine varia da 10 a 15 dollari ed è inaccessibile alla maggioranza della popolazione.

Le varietà ibride di Artemisia annua sono attualmente coltivate in alcuni paesi, come il Madagascar e la Tanzania per l'esportazione commerciale. E la nostra esperienza ha appena rivelato che una varietà ibrida particolare che abbiamo chiamato "Artemisia annua anamed" o "A-3", può essere coltivata in Africa centrale. Così, dal 1997, Anamed si occupa di condurre ricerche sul tasso di artémisinina delle foglie di questo ibrido, sulle possibilità di coltivare la varietà localmente e anche sul suo utilizzo nel trattamento curativo della malaria.



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