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Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   
giovedì 21 giugno 2007


Introduzione


La questione femminile


Il tema riguarda la situazione di disparità, ingiustizia e soggezione della donna nella società contemporanea. Il nuovo umanesimo pone lo sviluppo della questione femminile entro il processo di umanizzazione della società. La questione femminile deve assumere il carattere di un fronte d’azione (organizzazione che unisce i membri di un settore per la difesa dei loro interessi) e ricollegarsi ai numerosi altri fronti contro le discriminazioni. Una società in cui l’energia femminile e maschile fossero in grado di svilupparsi senza l’ostacolo delle discriminazioni sarebbe assai diversa. Occorre sviluppare la ricerca di modelli femminile capaci di esprimere la regola aurea «trattare gli altri come si vuole essere trattati».

Dal dizionario umanista.




«Anche nella malattia e nella vecchiaia il tuo corpo sarà il cane fedele che ti accompagnerà sino all’ultimo istante. Non rinnegarlo quando non risponde alle tue attese. Frattanto, rendilo forte e sano. Curalo perché sia al tuo servizio e fatti guidare solo dal parere dei saggi. Io che sono passata attraverso tutte le epoche so bene che l’idea stessa di bellezza cambia. Se non consideri il tuo corpo come l’amico più stretto, esso si intristisce e si ammala. Ecco perché devi accettarlo pienamente. È lo strumento di cui disponi per esprimerti nel mondo…».

Silo - «Esperienze guidate»


Fine introduzione


Qualche consiglio sull’alimentazione


Le uova affaticano il fegato perché sono poco digeribili. Sono un alimento ricco di vitamine, ma il tuorlo è ricco di sostanze grasse che favoriscono l’aumento del colesterolo, sostanza che tende già ad aumentare naturalmente durante la gravidanza. Sarà dunque opportuno non abusare di questo alimento.


Il pesce fornisce vitamine e sali minerali, sostanze indispensabili al buon funzionamento dell’organismo. Contiene fosforo, calcio, iodio, vitamine. Il pesce è inoltre più digeribile della carne.


Preferire il miele allo zucchero. È un errore pensare che il miele non faccia ingrassare e che quindi si possa mangiarne a volontà. È poco meno calorico dello zucchero, poiché, a parità di peso, contiene più acqua. Il suo consumo deve essere dosato; è consigliabile non superare la quantità di due cucchiaini da caffè al giorno. È vero tuttavia che il miele è più digeribile perché è ricco di enzimi, sostanze che scatenano e accelerano il processo di trasformazione dei principi nutritivi. È particolarmente adatto alle donne incinte perché la loro digestione tende a essere più lenta.


Bisogna sempre far cuocere le verdure perché la cottura elimina la maggior parte dei germi nocivi. Inoltre le verdure sono ricche d’acqua, necessaria in grande quantità durante la gravidanza. Ma è comunque importante mangiare ogni giorno una porzione di verdura cruda.


Per concludere


Gli errori e i falsi miti in tema di alimentazione sono diffusi quanto difficili da estirpare. È auspicabile, per esempio, che la futura mamma non creda di dover mangiare per due e soddisfare tutte le sue golosità o, al contrario, di dover seguire una dieta stretta per perdere i chili di troppo accumulati precedentemente. Durante i nove mesi occorre seguire una dieta sana ed equilibrata.


La placenta


È un organo temporaneo perché si sviluppa solo durante la gestazione per fornire al feto le sostanze nutritive e l’ossigeno necessari al suo sviluppo e per eliminare le scorie. Due settimane dopo il concepimento l’ovulo fecondato si installa nella mucosa che riveste la parete interna dell’utero. Tutto intorno all’organo, un grappolo di cellule incomincia a formare la placenta che, a partire dalla dodicesima settimana, sarà in grado di svolgere le sue funzioni di collegamento tra la madre e il feto. Sarà espulsa immediatamente dopo la nascita del bambino. Una placenta sana, cioè in grado di garantire un legame vitale tra la madre e il feto sino alla fine della gestazione, è essenziale per mantenere il bambino in condizioni ideali di salute. Se, a causa dei problemi della madre (alimentazione inadeguata o malattia), la placenta subisce alterazioni che compromettano l’efficacia delle sue funzioni, lo sviluppo del feto può risentirne. La placenta costituisce il principale legame tra la madre e il feto. Durante il lungo soggiorno nel ventre della mamma è grazie alla placenta che il bambino può nutrirsi, respirare ed evitare il contatto con gli agenti nocivi provenienti dall’esterno. Nel corso dei nove mesi di gestazione la placenta si sviluppa sino ad assumere l’aspetto di una massa di consistenza spugnosa a forma di focaccia rotonda. Presenta due superfici molto diverse tra loro: la superficie fetale, con il cordone ombelicale che fuoriesce dal centro, piatta e liscia, di un colore bianco azzurro; la superficie materna, che è simile a una parte della parete uterina, di colore rosso scuro. Le dimensioni della placenta aumentano proporzionalmente allo sviluppo dell’utero, che copre il 25-30% della superficie. Verso la 16° settimana di gestazione la placenta raggiunge lo spessore di un centimetro e il suo diametro è di 7-8 cm: continuerà ad aumentare fino al termine della gravidanza, quando raggiungerà il peso di 500-1000 grammi, con uno spessore di 2-3 cm e un diametro di 20-25 cm. Il bambino riceve dalla mamma l’ossigeno e le sostanze nutritive ed espelle l’anidride carbonica e le scorie attraverso la placenta e il cordone ombelicale. Ecco il procedimento di questo scambio così prezioso.

Dalla madre al feto: attraverso i vasi sanguigni della placenta il sangue fresco ossigenato e arricchito di tutte le sostanze nutritive necessarie (zuccheri, sali minerali, aminoacidi, grassi e vitamine) è canalizzato nel vaso sanguigno che scorre all’interno del cordone ombelicale per giungere al feto.

Dal feto alla madre: il sangue, carico di scorie e di anidride carbonica, torna dal feto alla placenta passando per i vasi sanguigni più piccoli del cordone ombelicale.

 

I piccoli problemi durante la gravidanza


Fiato corto

Durante la gravidanza, e particolarmente a partire dal sesto mese, la futura mamma potrà facilmente accusare una sensazione di soffocamento provocata nella maggior parte dei casi da una minore concentrazione di globuli rossi nel sangue: durante la gestazione è un fenomeno assolutamente normale. Durante questi nove mesi, infatti, il volume del sangue aumenta, ma ad aumentare è soprattutto la sua parte liquida, il plasma, provocando una diminuzione di emoglobina, la proteina dei globuli rossi che garantisce di trasporto di ossigeno tra l’apparato respiratorio e le cellule dell’organismo. Inoltre, nel corso del terzo trimestre l’utero aumenta considerevolmente, provocando l’innalzamento del diaframma, il muscolo a forma di volta che separa il petto dall’addome. Di conseguenza diminuisce lo spazio di cui dispongono i polmoni per gonfiarsi quando si inspira: i polmoni potranno quindi contenere meno aria e avranno bisogno di un numero maggiore di respiri per mettere in circolazione la stessa quantità di ossigeno.

Come prevenirlo: rimanere il più spesso possibile in un ambiente aerato; dedicare le ore più calde del giorno alle attività riposanti e tranquille; utilizzare un integratore alimentare a base di ferro.


Crampi

Talvolta la futura mamma può accusare fitte improvvise alle gambe: sono crampi, contrazioni involontarie dei muscoli che si manifestano per lo più durante la notte. Questo inconveniente è provocato dal rallentamento della circolazione del sangue causato dall’alterazione ormonale in gravidanza e da una carenza di sali minerali. Con il sudore l’organismo disperde anche i sali minerali disciolti nell’organismo e la futura mamma avrà più probabilità di soffrire di crampi.

Come prevenirli: bere molto, per integrare i sali minerali; mangiare frutta e verdura ricche d’acqua e di sali minerali (si consigliano le banane).


Gambe gonfie

Gli ormoni della gravidanza influenzano anche i vasi sanguigni, che aumenteranno di diametro affinché il sangue possa affluire alla placenta; le vene, inoltre, si dilatano, diminuendo così la loro capacità di propulsione. Tale fenomeno ostacola il ritorno venoso (il percorso del sangue dalle gambe al cuore): la sua stagnazione può provocare pesantezza e gonfiori, che si accentuano a fine giornata. Il calore provoca la dilatazione e il rilassamento dei vasi, che perdono così elasticità. Riassumendo, il calore accentua qualunque modificazione della circolazione provocata dalla gravidanza e la futura mamma potrà accusare più facilmente gonfiori alle gambe.

Come prevenirle: praticare molta attività fisica: camminare almeno un’ora al giorno e nuotare. Se si è al mare, nuotare o camminare nell’acqua sino alla vita.


Ipotensione e svenimenti

Une lieve ipotensione (pressione arteriosa inferiore alla norma), causata dalla dilatazione dei vasi sanguigni, è un fenomeno del tutto normale in gravidanza e il disturbo si accentua soprattutto durante gli ultimi mesi perché il peso dell’utero comprime la vena che porta al cuore il sangue delle gambe, riducendo così il flusso del sangue al cuore. Il calore, soprattutto se associato a una forte umidità dell’aria, può influire sulla pressione, che diminuisce sensibilmente: se la donna soffre di ipotensione, durante l’estate è facilmente soggetta a svenimenti. Una sensazione di vertigine, di debolezza e di mancanza di forze sono i sintomi tipici di un forte abbassamento della pressione.

Come prevenirli: evitare di alzarsi rapidamente dal letto; distendersi alla prima sensazione di vertigine; succhiare caramelle di liquirizia naturale.


Fate attenzione ai seguenti problemi:


Diarrea

Non si può classificare la diarrea come disturbo tipico della gravidanza; tuttavia il calore favorisce la proliferazione di germi che provocano le infezioni allo stomaco e all’intestino. Con il calore i cibi freschi si alterano rapidamente e le pietanze che avete preparato potranno trasformarsi in veicoli di germi nocivi, se non badate a osservare le norme igieniche indicate per la loro conservazione. Una forte diarrea può provocare febbre alta e disidratazione, causando problemi alla futura mamma e al feto: la febbre alta può causare contrazioni all’utero, mentre la disidratazione produce sensibili carenze di sali minerali. Occorrerà dunque fare molta attenzione alla scelta degli alimenti.

Come prevenirla: riporre immediatamente in frigorifero gli alimenti appena acquistati e gli avanzi dei pasti; prestare molta attenzione alla data di scadenza di qualunque prodotto fresco, come latte e yogurt.


Febbre

Durante la gestazione un lieve aumento della temperatura corporea è del tutto normale (sino a mezzo grado). Durante l’estate tutti possono rischiare un “colpo di calore”, che si manifesta con febbre alta o svenimento: la febbre alta è pericolosa per il feto.

Come prevenirla: stare in luoghi aerati e all’ombra.


Candida: perché è più frequente in gravidanza?

La candida è un fungo, cioè un microrganismo, che può essere normalmente presente a livello delle mucose (membrane che rivestono le cavità naturali del corpo umano, come la vagina e la bocca). Normalmente le difese della pelle e delle mucose sono in grado di controllare lo svilupparsi del fungo, quando è presente in quantità limitata. Durante la gestazione gli ormoni della gravidanza alterano l’ambiente vaginale, creando le condizioni ideali perché la candida proliferi eccessivamente, causando disturbi e inconvenienti. L’aumento delle secrezioni vaginali è una delle caratteristiche dei primi mesi di gravidanza: esse offrono il terreno ideale al fungo, che potrà così moltiplicarsi. La candida è un’infezione fastidiosa solo per la mamma, e si manifesta con spiacevoli pruriti e perdite biancastre senza tuttavia causare alcun problema al feto. Occorre però curarla sin dal suo primo manifestarsi: il ginecologo prescriverà farmaci atti a trattare l’infezione e inoffensivi per il feto.


Nausee

È indubbiamente il disturbo più frequente che interessa le donne incinte. Si manifestano più violentemente al risveglio, ma si verificano anche nel corso della giornata, in prossimità dei pasti, se l’odore dei cibi è intenso.

Rimedi: È auspicabile fare una colazione abbondante appena sveglie. Gli alimenti più indicati sono quelli salati. È preferibile evitare tè troppo forti e si consiglia di mangiare poco e spesso, di evitare i cibi troppo grassi o piccanti, le bevande dolci e gassare. Bere molto durante i pasti. È inoltre preferibile non coricarsi subito dopo aver mangiato.


Nausee, bruciori di stomaco, mal di schiena, stitichezza, gambe gonfie sono alcuni dei piccoli disturbi tipici della gravidanza. Si tratta di disturbi non gravi dovuti ai mutamenti naturali che si verificano nell’organismo femminile a partire dal momento della fecondazione, ma che non devono però essere trascurati. Per vivere al meglio i nove mesi, è anzi auspicabile che la futura mamma impari a riconoscerli e sappia come affrontarli.


Affaticamento e sonnolenza

Si tratta di una condizione normale connessa al sovraffaticamento dell’organismo, ma che può anche dipendere da una carenza di glucosio e di ferro, elementi che si trovano nel nostro sangue.

Rimedi: innanzitutto molto riposo, sdraiarsi, mangiare più carne, uova, pesce e verdure verdi.


Calo della pressione

Si manifesta con giramenti di testa, soprattutto la mattina, al risveglio. Sudori freddi, debolezza e svenimenti.

Rimedi: Si consiglia di mangiare alimenti ricchi di potassio: banane, datteri e spremute di arancia. La colazione deve essere abbondante.


Contrazioni dell’utero

Sono movimenti involontari dei muscoli delle pareti dell’utero. Si presentano con una sensazione di pesantezza al basso ventre e dolori simili a quelli delle mestruazioni.

Rimedi: L’arma migliore contro questo disturbo è il riposo.


Aumento di peso

Durante i nove mesi non si dovrebbero accumulare più di 8/12 kg. All’inizio della gravidanza l’aumento di peso è praticamente nullo. Si ingrassa soprattutto a partire dal terzo trimestre.

Rimedi: È importante controllare il peso sin dall’inizio della gravidanza, seguendo una dieta equilibrata e facendo un po’ di attività fisica.

Durante i primi mesi di gravidanza una donna ha bisogno di 2100 calorie al giorno. Il 15% di queste calorie devono essere fornite da carne, pesce, latte e derivati, uova e legumi secchi; il 60% da pane, biscotti, riso; il 25% da formaggio e latticini. Si consiglia di mangiare molta frutta e verdura e di bere 1,5 litri d’acqua al giorno.


Perdite vaginali

Possono essere bianche o rosse. Se tuttavia le perdite sono accompagnate da prurito o bruciore degli organi genitali, o se emanano cattivo odore, può trattarsi di un’infezione provocata da batteri o funghi. In questo caso è bene curare tempestivamente l’infezione per evitare ogni problema con la gravidanza. Se le perdite sono rosse, la causa può essere dovuta a piccoli traumi o a un grosso affaticamento.

Rimedi: Una corretta igiene intima è un’ottima arma contro le infezioni che possono provocare perdite bianche. Basta risciacquarsi con acqua e un sapone delicato ogni volta che si va alla toilette; il lavaggio deve sempre essere effettuato dalla vagina verso l’ano e mai viceversa, per evitare di trasferire germi contenuti nelle feci. Se le perdite rosse sono frequenti, la futura mamma dovrebbe cercare di non affaticarsi troppo; il riposo è la cura migliore.


Svenimenti

Per evitarli, la giovane mamma deve imparare a muoversi con calma e a evitare i movimenti bruschi. Queste precauzioni divengono particolarmente utili in estate, perché il calore dilata ulteriormente i vasi sanguigni e aumenta la dispersione dei liquidi, e quindi dei sali minerali, attraverso la traspirazione. Tutte queste condizioni possono comportare cadute di pressione e, di conseguenza, svenimenti.

Anche l’ipotensione (pressione troppo bassa) è frequentissima in gravidanza e può causare svenimenti.


Il «mal di schiena»

Il mal di schiena è purtroppo un problema frequentissimo che può interessare chiunque, anche in giovane età. Dal punto di vista medico è più appropriato parlare di «lombalgia», cioè dolore della regione lombare, la zona in cui si localizza il dolore.

Ragioni ben precise determinano il manifestarsi della patologia in una così larga parte della popolazione:

Scorretta utilizzazione della colonna vertebrale, usata involontariamente come “leva” ogniqualvolta solleviamo un peso da terra

Postura scorretta

Vecchi traumi che hanno compromesso la morfologia vertebrale

Presenza di precedenti patologie congenite

Sulla base di tutte le informazioni sinora acquisite potremo comprendere più facilmente i principi sui quali si basa la ginnastica di prevenzione della lombalgia.

Va detto anzitutto che esistono vari metodi che hanno l’unico scopo di mobilitare in modo attivo o passivo gli incurvamenti fisiologici della colonna vertebrale. Ritengo utile esporre brevemente le due tipologie di esercizi che tutti possono eseguire tranquillamente a casa senza bisogno di attrezzature specifiche.

Rafforzamento degli addominali:

serve a sviluppare una “buona parete” muscolare anteriore, mettendola in grado di sopportare una parte delle sollecitazioni che si verificano in occasione dell’attività fisica, scaricando così la colonna vertebrale. Le prime volte sarà più facile utilizzare un sostegno per i piedi, che poi verrà progressivamente abbandonato in funzione della preparazione fisica acquisita.

Mobilitazione della lordosi lombare:

Si tratta di esercizi indispensabili alla prevenzione delle lombalgie e che spesso possono essere utili anche nella terapia delle lombalgie leggere.

Alla base di questi esercizi, la mobilitazione dell’incurvamento lombare, accentuato durante la prima fase dell’esercizio e eliminato durante la seconda (appiattimento della lordosi).

Gli esercizi si eseguono a terra, sdraiati sulla schiena (figura 1), in piedi con la schiena appoggiata al muro oppure “a quattro zampe”, cioè appoggiati sulle ginocchia e sui gomiti (figura 2). Alla base dell’esercizio la rotazione del bacino anteriormente e posteriormente in modo da accentuare e appiattire alternativamente la colonna lombare, come illustrato dalle figure 1 e 2.

Il secondo esercizio prevede l’eliminazione della lordosi lombare e il conseguente “automassaggio” della regione lombare, ottenuto con una serie di rotolamenti a terra eseguiti in posizione raggomitolata su una superficie morbida (figura 3).


Capezzolo rientrato

Si tratta di una situazione caratterizzata dal fatto che i capezzoli restano appiattiti o rientrati. Non c’è da preoccuparsi, il problema scompare spontaneamente con l’aiuto di un po’ di ginnastica e con la suzione costante del bambino.

Come comportarsi:

Ginnastica: può essere utile, la mattina, ripetere 20 volte questi esercizi: 1) appoggiare i due pollici su ambo i lati del capezzolo e scendere lungo i bordi dei seni sino alla base, in modo da distendere i capezzoli; 2) pizzicare delicatamente la punta del seno circondandola con il pollice e l’indice e massaggiare il capezzolo per farlo sporgere.


Contrazioni dell’utero

Si tratta di contrazioni intense dell’utero che si manifestano da 5 a 10 mesi dopo il parto. Dopo l’espulsione della placenta (l’organo che ha nutrito il feto durante i 9 mesi) l’utero comincia a diminuire di volume per tornare alle dimensioni che aveva prima della gravidanza. Per ottenere questo risultato, è necessario che si verifichino contrazioni costanti più o meno dolorose. Il loro scopo è anche eliminare i residui della gravidanza e determinare la chiusura dei vasi sanguigni lasciati aperti sulle pareti dell’utero dal distaccamento della placenta; le contrazioni segnalano che l’utero sta tornando alla normalità. Può accadere che le contrazioni siano più intense durante l’allattamento.

Come comportarsi: si tratta di un fenomeno naturale e necessario perché l’utero torni alla normalità. Non è dunque possibile né prevenire né eliminare completamente i dolori.


Emorroidi

Durante la gravidanza si possono manifestare delle emorroidi, che sono una dilatazione delle vene della zona anale e circostante. Se il fenomeno è lieve, si avvertiranno prurito, bruciori e una sensazione di pesantezza nella zona anale. Quando il problema è più serio, si possono avere fitte dolorose, soprattutto durante la defecazione, accompagnate da perdite di sangue dovute alla rottura dei vasi venosi. Dopo la nascita del bambino la situazione tende a migliorare spontaneamente, ma sono possibili nuovi attacchi. Le emorroidi possono manifestarsi ancora dopo il parto, soprattutto se la donna soffre di stitichezza.

Come comportarsi: è utile adottare una dieta ricca di liquidi, frutta, verdura, che favoriscono l’attività intestinale. Per alleviare il disturbo, si possono utilizzare speciali pomate e detergenti per le emorroidi. L’acqua aiuta molto: il getto freddo ha un’azione antidolorifica, mentre l’acqua calda distende il muscolo anale, diminuendo la pressione sulle emorroidi. Se le emorroidi non guariscono, può essere necessario operarle.


I piccoli problemi dopo il parto


Mastite

La mastite è un’infiammazione acuta della ghiandola mammaria dovuta a un’infezione provocata da batteri nocivi che possono raggiungere la ghiandola mammaria direttamente dall’esterno attraverso le ragadi, piccole lesioni cutanee dell’areola che consentono il passaggio dei germi.

I batteri nocivi possono raggiungere la mammella anche passando dai piccoli condotti attraverso cui scorre il latte e risalire sino alla ghiandola, in cui proliferano dando luogo all’infiammazione.

I microrganismi nocivi possono provenire anche dall’interno: durante l’allattamento il seno è più irrigato dal sangue, che costituisce uno dei veicoli della migrazione dei germi nell’organismo. La mammella può così subire l’aggressione dei batteri annidati in un altro organo, per esempio l’utero, che dopo il parto è spesso soggetto a una leggera infezione del tessuto che lo riveste. Il latte materno è un terreno fertile per la proliferazione di microrganismi nocivi: gli zuccheri, le proteine e i grassi di cui è ricco compongono l’ambiente ideale per la proliferazione dei germi. È dunque importantissimo evitare le stagnazioni di latte: occorrerà badare a svuotare bene il seno dopo l’allattamento.

Come comportarsi: curare subito l’infezione con compresse fredde e con i farmaci appropriati. Il medico potrà prescrivere una terapia a base di antibiotici e antinfiammatori. La pomata all’ittiolo potrà attivare l’assorbimento dell’infezione e favorire la sua maturazione accelerando la guarigione. Bisogna evitare che l’infiammazione porti alla formazione di un ascesso e a un conseguente accumulo di pus. Se il deposito di materiali purulento non si assorbe da sé, sarà indispensabile incidere l’ascesso per eliminare il pus e sospendere immediatamente l’allattamento sino alla fine della terapia perché, se la ghiandola mammaria è inattiva, guarirà più rapidamente. I farmaci per combattere l’infezione possono trasferirsi nel latte materno ed essere così assunti dal bambino. Onde evitare che la montata lattea possa ridursi o cessare, occorrerà continuare a estrarre il latte con uno strumento tiralatte.


Ferita dell’episiotomia

È una piccola incisione effettuata durante la fase finale del parto, che viene praticata tra la vagina e l’ano per facilitare l’uscita del bambino ed evitare che il suo passaggio provochi alla madre la lacerazione dei tessuti. L’incisione è ricucita immediatamente dopo il parto con punti di sutura e la ferita si cicatrizza entro pochi giorni.

Come comportarsi: è importante adottare un’igiene intima molto scrupolosa per evitare che la ferita si infetti. Gli organi genitali esterni devono essere lavati frequentemente con acqua tiepida; il ginecologo potrà consigliare anche l’uso di un disinfettante specifico. Per accelerare la cicatrizzazione, si potranno applicare pomate specifiche a base di sostanze naturali come la calendula. Compresse, iniezioni e vaporizzazioni devono essere usate solo su consiglio di uno specialista.


Ferita del cesareo

È un vero e proprio intervento chirurgico che comporta una ferita. Generalmente essa consiste in un’incisione orizzontale della lunghezza di circa 10 cm. Nel giro di qualche giorno si asportano i punti di sutura, in genere prima che la neomamma torni a casa.

Come comportarsi: normalmente la ferita non esige cure particolari, a parte le comuni misure di igiene. Dopo l’asportazione dei punti si protegge la ferita per qualche giorno con una garza sterile. In seguito la si potrà detergere con acqua e sapone a pH leggermente acido e la si lascerà scoperta.


Ostruzione mammaria

Si tratta dell’ostruzione di uno dei condotti attraverso i quali il latte circola all’interno del seno. L’ostruzione impedisce l’uscita del latte dal capezzolo e provoca la formazione di un grumo facilmente percepibile tastando il seno. L’ostruzione può avere diverse cause: può accadere che il neonato non succhi tutto il latte; la produzione di un latte particolarmente denso può impedire al canale di svuotarsi; anche un reggiseno che comprima i seni può favorire la formazione di un’ostruzione mammaria.

Come comportarsi: la mamma non deve smettere di allattare perché la suzione del neonato favorisce lo svuotamento del condotto. Si può anche massaggiare il seno con olio di calendula partendo dal grumo (che si trova generalmente nella parte bassa del seno) e seguendo il percorso del canale sino al capezzolo. Si può anche riscaldare il seno con una bottiglia d’acqua calda prima di ogni allattamento in modo da sciogliere eventuali residui di latte secco che potrebbero ostruire l’orifizio del condotto.


Perdite

Sono perdite che si verificano dopo il parto. Sono composte da sangue, muco e tessuti residui del parto di cui l’utero si libera dopo la nascita del bambino; si tratta dunque di un fenomeno assolutamente normale. La durata delle perdite varia da tre a sei settimane, il tempo necessario perché l’utero recuperi le sue dimensioni normali. Inizialmente il flusso può essere abbondante ed è formato essenzialmente da sangue e coaguli rosso vivo. Nel giro di 10-15 giorni le perdite divengono cremose e biancastre. Quando si allatta durano meno: l’allattamento comporta infatti la produzione di un ormone che favorisce la comparsa delle contrazioni uterine, le quali consentono, a loro volta, l’espulsione di tutti i residui della gravidanza.

Come comportarsi: È necessario usare da subito assorbenti igienici esterni e cambiarli spesso, ogni 4-6 ore, e sempre dopo ogni allattamento. Per l’igiene intima usare un detergente leggermente acido (pH tra 4 e 6). Il lavaggio deve sempre essere effettuato dalla vagina verso l’ano e non viceversa, per evitare che i germi contenuti nelle feci si diffondano sugli organi genitali. Occorre controllare costantemente queste perdite e rivolgersi al ginecologo in caso di situazioni particolari. Un sanguinamento eccessivo o improvviso o un aumento del flusso, soprattutto una settimana o due dopo il parto, potrebbero essere l’indice di una ritenzione di frammenti della placenta nell’utero. Se le perdite cambiano odore, potrebbe essere in corso un’infezione. L’odore normale somiglia a quello del sangue delle mestruazioni. La mamma dovrebbe inoltre contattare un medico in caso di grossi coaguli di sangue nel flusso, se la temperatura corporea supera i 37,5° C per oltre un giorno a partire dalle 24 ore successive al parto, se ha forti dolori al basso ventre, che sono normali i primi giorni ma che potrebbero segnalare un problema se si manifestano in seguito.


Un sintomo del bambino; prurito all’ano: se è colpa dei vermi

Il prurito all’ano è un disturbo abbastanza frequente. Ecco come capire se indica la presenza di vermi nell’intestino del bambino e i consigli per ovviare al più presto a questo inconveniente. Come si verifica il contagio: i vermi più comuni sono gli ossiuri, che interessano il 40% circa dei bambini. Il contagio si verifica attraverso le uova, invisibili a occhio nudo, deposte dai vermi. Le uova possono vivere a lungo su oggetti come i giocattoli e gli indumenti e nella terra; li si può trovare anche negli escrementi degli animali domestici. Il contagio si verifica attraverso la bocca e si trasmette attraverso le feci. Quando gioca, infatti, il bambino mette facilmente in bocca le dita, con cui ha toccato un oggetto contaminato dalle uova. Una volta all’interno dell’organismo, le uova possono stazionarvi sino a un mese, poi arrivano nello stomaco, dove si schiudono; i parassiti passano nell’intestino, dove maturano e si riproducono molto rapidamente; infine vengono espulsi ogni giorno attraverso le feci.

Quello che bisogna controllare: Se il bambino ha i vermi, tenderà a toccarsi e grattarsi insistentemente l’ano; il prurito aumenta di notte. Avrà il sederino arrossato e talvolta potrà presentare dei puntolini rossi simili a foruncoletti. I vermi provocano anche dolori al ventre, talora molto intensi, soprattutto nella zona intorno all’ombelico. Il bambino, soprattutto se molto piccolo, è agitato, piange spesso, si sveglia durante la notte e di giorno è nervoso. Nelle bambine possono comparire anche arrossamenti e prurito alla vulva. Si tratta di un’infezione dei genitali esterni sempre provocata dai vermi che, dopo aver deposto le uova intorno all’ano, possono anche raggiungere i genitali. I vermi possono provocare irritazioni della pelle su tutto il corpo con arrossamenti e bolle che tendono a propagarsi e ad aggravarsi.

Come curare l’infezione: con l’aiuto di farmaci capaci di eliminare i vermi e le loro uova; si somministrano questi farmaci al bambino e a tutta la famiglia, perché è possibile che sia stata facilmente contaminata anche se non presenta alcun sintomo. Gli abiti e la biancheria del bambino devono essere lavati separatamente con acqua molto calda, dopo averli lasciati in ammollo per una notte in acqua e sale. Durante tutto il periodo dell’infezione tutta la famiglia, compresi i fratelli e le sorelle, devono evitare di indossare gli indumenti del bambino e di toccare i suoi giocattoli.

Le norme di prevenzione: L’igiene è la prima arma di prevenzione per evitare che le uova dei parassiti raggiungano la bocca del bambino; bisogna dunque lavare spesso le mani e gli oggetti che tocca più facilmente: bisogna fare attenzione alle unghie del bambino, che vanno sempre tagliate molto corte e spazzolate regolarmente; sono infatti uno dei luoghi dove vanno ad annidarsi di preferenza le uova dei parassiti. Per le bambine è necessario lavare loro correttamente le parti intime; l’ano e la vagina dovrebbero essere lavati separatamente o almeno con movimenti dalla vagina all’ano e mai viceversa. Quali sono le analisi da fare: il medico può prescrivere un’analisi delle feci per identificare esattamente il tipo di parassita presente e anche delle analisi del sangue.

L’infezione può dipendere anche da:

eritema provocato dal pannolino: si tratta di un’infezione provocata da funghi che interessa tutta la zona coperta dal pannolino perché è qui che la pelle si irrita più facilmente. Si distingue dall’infezione dovuta ai vermi perché gli arrossamenti non sono limitati alla zona intorno all’ano ma interessano una parte più estesa e non vi sono dolori addominali.

Vulviti: sono infezioni provocate da funghi o batteri che possono interessare la vulva. Confondersi è facile perché, se la bambina è molto piccola, potrebbe sembrare che si gratti l’ano anche quando il prurito è localizzato negli organi genitali. Tuttavia il medico potrà individuare facilmente l’esatta localizzazione dell’infezione e decidere la terapia più adeguata.

Impetigine: si tratta di un’infezione cutanea superficiale, generalmente causata da batteri e che provoca arrossamenti e bolle sulla parte infetta. La pelle assume allora un aspetto caratteristico, identificabile soprattutto per la presenza di crosticine giallo miele che si estendono per prossimità.


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