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E’ evidente che in caso di presenza di patologie il rischio di una perdita del controllo è possibile, tuttavia è indubbio che tutta una serie di problemi, anche di ordine psichico sono indotti da inasprimenti, saturazioni, accumulazioni di ingorghi energetici da frustrazione, stress, speranze disattese, sentimenti ed emozioni estremizzati o esasperati, dovuto proprio al fatto di essere preda della mente e dell’ego che si nutre proprio di queste dinamiche. In una società dove l’affermazione di se è il principio fondante, questi percorsi alternativi sono l’unica via di uscita, e tra i percorsi alternativi va collocata anche la creatività e la capacità di collegarsi a dimensioni dell’anima che vanno oltre la mente e l’ego, essendo utilizzata la prima per poter veicolare la sensazione e renderla visibile su un supporto esterno e il secondo per comunicare l’esistenza di questa dimensione. Dell’ego è stato detto “l’ego è molto astuto e i suoi metodi sono molto scaltri e può convincerti di avere ragione. Tenterà, in tutti i modi, in ogni modo possibile, di convincerti che ciò che dici è giusto e che qualsiasi cosa gli sia contraria è sbagliata. Ricorda l’ego non ha mai ragione! Non perdere l’opportunità di usare qualsiasi cosa sia contraria all’ego: usa quell’occasione per distruggere il tuo ego, perché quando tu non ci sei più, il divino è; quando tu non ci sei più, tu sei. Questo è il più grande paradosso della vita e dell’esistenza: quando tu non ci sei più, tu sei” (Osho). Divenire veicolo di un flusso “divino”, mediare letteralmente tra la dimensione che è oltre la singola personalità, questo fanno anche i grandi poeti e artisti in genere, oltre ai grandi maestri e iniziati. Il non essere più è proprio inteso in questo senso, impedire all’ego di deformare il messaggio originale nella sua assoluta purezza e forza per adattarla a scopi più o meno funzionali all’apparire e all’appagare la voglia di affermazione fine a se stessa. Significa quindi cogliere della realtà l’intima essenza e darle la colorazione e la dimensione che le sono proprie. Tornando al discorso del “pericolo”, è evidente che una siffatta impostazione interiore, scombussola gli equilibri preesistenti, fa crollare schemi e certezze che fanno da supporto alla vita, significa lasciare tutti gli appoggi e i riferimenti, in una parola sperimentare la solitudine e una sorta di “morte” di quello che di se stessi si era fino a quel momento immaginato si fosse. E qui viene spontaneo far riferimento agli artisti maledetti, ribelli, spesso sull’orlo della follia se non in preda alla stessa. La potenza del disadattamento e della non corrispondenza tra ciò che si sente dentro e la realtà esterna ha fatto esplodere vere e proprie cariche autodistruttive che hanno portato in più casi al suicidio. Dare uno sbocco a questo senso di inadeguatezza è compito della consapevolezza e quindi l’accostamento tra il mondo della creatività e del percorso olistico qui diviene inevitabile e necessario. Spesso leggendo delle poesie o guardando un quadro si avverte una forza “magica” una sensazione che va oltre i cinque sensi, altre volte invece sorge un “turbamento” come se si fossero dischiuse delle porte sull’ignoto e sul mistero, che al contempo affascina e spaventa. Analogamente a certi percorsi iniziatici che aprono dei varchi, rompono la scorza esteriore che ci difende da quell’abisso di energia che ci caratterizza, in questo caso però soccorrono delle tecniche che permettono di gestire, con la presenza di un forte elemento catalizzatore o guida, il caos che consequenzialmente si scatena quando si sciolgono i vincoli e si spezza la rete
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