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La creatività tra poesia e percorso olistico IV parte E-mail
Scritto da Manipura   

Questa è la quarta parte della riflessione sulla creatività, in relazione al campo della poesia e del percorso olistico; ho già inviato le prime tre parti che spero abbiano stimolato alla riflessione sul parallelismo che esiste tra i due campi d'azione. tengo a precisare che questo parallelismo scaturisce da mie esperienze dirette sia nel campo della poesia che del percorso iniziatico.

In questi casi se non si innesta un meccanismo patologico, soprattutto nel caso dell’introversione, spesso il disagio trova sbocco nella creatività, poesie, pittura, arte manuale ecc. che spesso hanno un contenuto qualitativo inaspettato.

            La via dell’introspezione è quella che induce a scoprire dentro se stesso delle qualità e tutto un mondo di energie e potenzialità inespresse; esse vengono “lette” per via di una sorta di meditazione “forzata” imposta dalle condizioni di vita.

            Questo meccanismo comunque si attiva anche per le persone “libere”, quando si avverte una sensazione di profondo disagio, di contrasto con la realtà esterna, con le cose che non vanno come vorremmo ecc. anche in quel caso siamo di fronte ad un disadattamento che crea una prigione virtuale. In alcuni casi anche qui si attiva una sorta di valvola di sfogo, e tutto il disagio e le sensazioni forti che si accumulano dentro di noi, vengono proiettate all’esterno sotto forma di atti di ribellione, in questo caso si prende la via del conflitto che può portare all’anomia, oppure di distacco dal mondo con la creazione di uno spazio interiore nel quale ci si va a collocare e da dove si osserva quello che c’è intorno.

            La creatività quindi in certi casi diventa l’alternativa alla realtà che non si accetta o a cui non si sente appartenere, attraverso la “creazione” si tende ad effettuare una trasformazione del sentire e del vivere ricostruendola emotivamente secondo parametri propri e rappresentandola poi all’esterno con forme diverse e filtrate (colori, versi).

            Allo stesso modo il percorso olistico indirizza la voglia di alterità utilizzando tecniche corporee e meditative che facilitano l’introspezione e la creazione di quello spazio più volte citato dal quale reinterpretare e rivedere il senso della realtà esterna. Il centro di se diviene il fulcro di tutta l’esperienza di vita. Durante questo percorso si va a toccare soprattutto la dimensione della creatività che in questo caso però ha una sua caratteristica propria “la  creatività non ha nulla a che vedere con un’attività in particolare; nulla a che vedere con la pittura, la poesia, la danza o il canto. Non ha nulla a che fare con qualcosa di specifico. Qualsiasi cosa può essere creativa: sei tu che introduci quella qualità nelle tue azioni. L’azione in se non e né creativa e né non creativa. Puoi dipingere senza essere creativo, oppure cantare in modo non del tutto creativo; e puoi pulire il pavimento con creatività, oppure puoi cucinare in modo del tutto creativo. La creatività è la qualità che tu introduci nelle tue azioni: è un’attitudine, un approccio interiore….è il modo con cui guardi le cose” (Osho)

            Qui la poesia, la pittura, il canto, la danza, qualsiasi altra fonte d’ispirazione diventano i mezzi attraverso i quali può attivarsi la creatività che quindi appartiene alla persona che crea è l’espressione più alta della sua energia.

            In questo modo la realtà pur rimanendo la stessa assume, attraverso la capacità di entrarci in modo soggettivo, l’aspetto che ognuno di noi deve darle per rispecchiare la più profonda e autentica interiorità.

            Spesso i percorsi iniziatici od olistici, si avvalgono di discipline più o meno antiche e sperimentate, discipline che vanno a toccare in profondità la struttura portante della personalità, dell’ego e della mente e per questo vengono definite “rischiose” per l’equilibrio psicofisico.   

            Percorsi che vanno ad agire sulla funzione della mente e nel rapporto col proprio ego, esercizi che creano i presupposti per il comparire di una coscienza di se, definita consapevolezza, che come già detto altrove, costituisce il testimone, colui che osserva ciò che viene fatto, anche da se stessi. *

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