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Proprio in un periodo di sconforto e prostrazione, mi è stato regalato un sogno domestico. Era finito sul mio balcone, ma si è fatto prendere senza nessuna difficoltà. Libero e umano, il canarino (rigorosamente giallo, come quello dei fumetti) ha svolazzato, gorgheggiato, infine si è rimpinzato di miglio e ha trascorso una notte saporita. Stamane è tornato a cantare.
Quella che vedete non è una sua istantanea. Non possiedo ancora un apparecchio fotografico. Ma è un esemplare che gli somiglia molto, una sabiana palla d'oro. Il poeta rimaneva estasiato da queste semplici, misteriose creature cui abbiamo tarpato le ali. Mi piacerebbe volare con lui e farmi condurre nelle sue originarie isole incantate. Da un lato, non vorrei tenerlo prigioniero. E' nato in cattività, ma l'istinto ancora lo libra nell'aria. Purtroppo, lasciarlo libero è impossibile. E' un piccolo Mercurio dorato, un modesto messaggero proveniente da un'altra epoca. Un'epoca di matite e di giardini, di grembiuli e d'incanti. Mi ricorda che, anche tra quattro mura, si può essere liberi. Un'incarnazione d'eterno. Non nel tuono, non nel fulmine, ma nel venticello mattutino.
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