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LA PIRA FUNERARIA E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   

Dal ponte, appoggiato sui gomiti, osservavo con chiarezza tutte le operazioni del gruppo accanto al fiume. Ho visto che nessuno era riuscito a trovare rami né tronchi sufficientemente secchi per far venire fuori un fuoco pulito ed adatto...



Dal ponte, appoggiato sui gomiti, osservavo con chiarezza tutte le operazioni del gruppo accanto al fiume. Ho visto che nessuno era riuscito a trovare rami né tronchi sufficientemente secchi per far venire fuori un fuoco pulito ed adatto. Dopo avere insistito con diversi tentativi, alcuni uomini hanno ravvivato le fiamme con cenci e con vecchie copie del Nepal Telegraph. Il fuoco ha preso e a quel punto si sono decisi a mettere una specie di lettiga sulla pira funeraria. Forse a causa della canapa delle borse appese ai due legni laterali, forse a causa del tessuto che avvolgeva il defunto, le fiamme hanno cominciato a crescere... ma non è durato a lungo. A forza di aggiungere rami e foglie non del tutto secchi, il fumo ha avvolto il tumulo ed il gruppo si è disperso tossendo. Appena il vento è cambiato, due uomini si sono avvicinati al falò ed hanno spinto il defunto nell’acqua. E’ stata un’operazione eseguita con una traccia di ira e di impazienza: la contraffazione delle normali cremazioni in cui si finisce con il raccogliere le ceneri per poi disperderle nel fiume.

Il corpo ha galleggiato dolcemente e dopo una nuova spinta è entrato nella corrente. In silenzio il gruppo lo ha osservato allontanarsi mentre io dal ponte lo avevo sempre più vicino: era nudo e solo la parte destra risultava leggermente bruciata. Anche la metà destra della faccia era bruciacchiata. Ed un corvo posatosi sul cadavere beccava l’occhio sinistro, l’occhio non raggiunto dal fuoco. Quando è passato sotto il ponte mi sono concentrato di nuovo sul gruppo che se ne stava fermo sulla riva del fiume. Da lì, appoggiato sui gomiti, sono rimasto ad aspettare che andasse via. A quel punto mi sono ricordato dei funerali in tutte le latitudini della terra; i funerali poveri e quelli fastosi, quelli asettici e quelli antigienici. Ho considerato le sepolture, le cremazioni, gli smembramenti e le triturazioni delle ossa; le esposizioni agli uccelli ed agli orsi; la collocazione su alberi e rocce protette, in crepacci e crateri, in costruzioni smisurate, in templi e giardini; il trasporto di ceneri in urne spaziali; le conservazioni criogeniche...

Ho sbadigliato, mi sono stiracchiato ed ho sentito fame.

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