|
Mia nonna non possedeva uno spiccato senso dello humour; tutt’altro. Buona come il pane, per carità, votata al sacrificio, ma severa, temprata da una vita aspra e tanto, tanto brontolona. In mia compagnia, però, tornava un po’ fanciulla. Riusciva anche a svelare un brillio birichino, ogni volta che mi regalavano un libro di fiabe. A me piacevano soprattutto i colori squillanti, ogni pagina una meraviglia. La vicenda, tutto sommato, m’interessava poco, mi sarebbe piaciuto essere la principessa solo per poter indossare quei sontuosi vestiti. Eppure c’era un personaggio che m’incuriosiva in modo particolare: e si trattava proprio di lui, del Principe Azzurro. Sbucava chissà da dove solo al termine del racconto. Era, di norma, un po’ mascellone ma con l’aria così soave e un profumo di zucchero che non poteva non incantarmi.
Cos’avrebbe fatto poi, con la sua amata? Mistero. La storia s’interrompeva sul più bello. Restavo incollata all’ultima pagina, rapita dietro la cometa del velo nuziale e dei suoi cirri lumescenti. E lui stava lì, con quell’aria protettiva, dandy, trasognata, azzurra. Azzurro. Fu una delusione scoprire, anni dopo, che il suo nome era, in realtà, un banalissimo Filippo.
Già: ma perché proprio “Azzurro”? E mia nonna... zac... “c’era anche il Principe Rosa”. Principe Rosa?!? Ecco qualcosa di totalmente nuovo, e ingombrante, sì, perché il rosa è ben più impegnativo da indossare. Non osai assolutamente contraddirla: ero convintissima dicesse la verità, così come credevo all’esistenza di Mary Poppins. Anch’essa rosa, del resto.
Gli anni trascorsero, ma non dimenticai del tutto il Principe Rosa; al punto che la mia passione per uomini dal fascino ambiguo e sgargiante poteva esser ricondotta a quel miraggio infantile. Però oggi ho voluto la prova del nove. L’ho cercato, magari in un Jack Skeletron privo di tenebre. Ma, come la sirena, non s’è fatto trovare: ho raccattato, sì, un’immagine che potrebbe vagamente somigliargli... ma nessun libro magico mi avrebbe mai narrato qualcosa di lui. Il Principe Rosa non sarebbe stato svilito da nessun dozzinale Filippo. Ed ecco perché le fiabe s’interrompevano. Perché i Filippi, smessi i costumi del cielo, si sarebbero svegliati la mattina dopo con la barba lunga e... “allora, pelandrona, il mio caffè?...”.
Il Principe Rosa, invece, sarebbe rimasto sempre lì, bellissimo e impalpabile come una Fata Morgana. Un acrobata circense, volteggiato verso la sua cupola di stupefazioni infantili.
|