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NEGLI OCCHI SALE, AI PIEDI GHIACCIO | NEGLI OCCHI SALE, AI PIEDI GHIACCIO |
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| Scritto da ANTS Artisti nonviolenti | |
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Fernando era stato un buon compagno di lavoro ed un bravo scienziato.... Fernando era stato un buon compagno di lavoro ed un bravo scienziato. Inesplicabilmente aveva abbandonato la sua attività ed era partito per l’Africa. In seguito qualcuno mi disse che era stato visto in Alaska. Sono passati due anni d’allora e nessuno è riuscito a sapere con certezza scientifica che ne è stato di lui. Credo che se è ancora vivo deve essere diventato irrimediabilmente pazzo ma io posso immaginare il modo in cui è iniziata la sua follia. Tra le carte che lasciò nel nostro laboratorio fa bella mostra uno strano e disordinato appunto, che riporta cose molto lontane dalle sue abituali ricerche. Eccolo.
Ero seduto al tavolo da lavoro e provavo un senso di fastidio perché avvertivo che il piede destro era piuttosto freddo ed intorpidito mentre, al contrario, quello sinistro mi sembrava particolarmente caldo. Avevo lavorato tutta la notte; nonostante gli occhi mi bruciassero, ruotai la manopola del condensatore per aumentare la luminosità dello strumento ottico. Per la decima volta guardai nel microscopio il campione vegetale osservando che gli stomi brillavano di un intenso colore smeraldo. Aumentai l’ingrandimento di 500 volte ma la definizione cambiò in modi diversi nei due campi del binoculare, forse a causa di una perdita di allineamento dell’apparecchio. In seguito mi resi conto che non si trattava di un guasto meccanico. Non si trattava neppure di un semplice affaticamento della vista. Allora fissai lo sguardo negli oculari, senza neppure battere le ciglia. Subito dopo mi accorsi che le immagini si dissociavano: l’occhio sinistro vedeva una cosa e quello destro ne vedeva un’altra, ma entrambe le figure si trasformavano secondo i suggerimenti della musica. Gli stomi erano scomparsi e, al loro posto, nell’oculare destro apparivano dei gruppi di persone che si muovevano in un ambiente freddo e ghiacciato mentre in quello sinistro c’erano immagini che ricordavano il sale ed il calore. Mi resi conto che il sale era la traduzione della mia stanchezza; ma compresi anche che esso si infiltrava nell’immagine corrispondente all’occhio sinistro; quello destro, invece, vedeva immagini che erano la traduzione del freddo e dell’intorpidimento del mio piede destro. Nonostante fossero dissociate, le immagini si collegavano perfettamente ad una “voce” interna che sembrava divagare sul microscopio. La musica faceva variare i movimenti delle immagini che vedevo; a volte, però, il suono si trasformava in raffiche di vento che mi colpivano sul viso.
ferivano, cristallini, i miei occhi, ormai troppo stanchi.
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