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NEGLI OCCHI SALE, AI PIEDI GHIACCIO E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   

Fernando era stato un buon compagno di lavoro ed un bravo scienziato....






Fernando era stato un buon compagno di lavoro ed un bravo scienziato. Inesplicabilmente aveva abbandonato la sua attività ed era partito per l’Africa. In seguito qualcuno mi disse che era stato visto in Alaska.

Sono passati due anni d’allora e nessuno è riuscito a sapere con certezza scientifica che ne è stato di lui. Credo che se è ancora vivo deve essere diventato irrimediabilmente pazzo ma io posso immaginare il modo in cui è iniziata la sua follia. Tra le carte che lasciò nel nostro laboratorio fa bella mostra uno strano e disordinato appunto, che riporta cose molto lontane dalle sue abituali ricerche. Eccolo.


26/8/80


Questo è successo all’alba di ieri, alcune ore dopo aver bevuto una leggera infusione di foglia smeraldina. Ero solo nel laboratorio di biologia. La musica usciva dolcemente da un piccolo altoparlante celato nella parete di fronte. Mi pare che in quel momento si ascoltasse un ritmo lento di voci e percussioni.

Ero seduto al tavolo da lavoro e provavo un senso di fastidio perché avvertivo che il piede destro era piuttosto freddo ed intorpidito mentre, al contrario, quello sinistro mi sembrava particolarmente caldo.

Avevo lavorato tutta la notte; nonostante gli occhi mi bruciassero, ruotai la manopola del condensatore per aumentare la luminosità dello strumento ottico. Per la decima volta guardai nel microscopio il campione vegetale osservando che gli stomi brillavano di un intenso colore smeraldo.

Aumentai l’ingrandimento di 500 volte ma la definizione cambiò in modi diversi nei due campi del binoculare, forse a causa di una perdita di allineamento dell’apparecchio. In seguito mi resi conto che non si trattava di un guasto meccanico. Non si trattava neppure di un semplice affaticamento della vista.

Allora fissai lo sguardo negli oculari, senza neppure battere le ciglia. Subito dopo mi accorsi che le immagini si dissociavano: l’occhio sinistro vedeva una cosa e quello destro ne vedeva un’altra, ma entrambe le figure si trasformavano secondo i suggerimenti della musica. Gli stomi erano scomparsi e, al loro posto, nell’oculare destro apparivano dei gruppi di persone che si muovevano in un ambiente freddo e ghiacciato mentre in quello sinistro c’erano immagini che ricordavano il sale ed il calore.

Mi resi conto che il sale era la traduzione della mia stanchezza; ma compresi anche che esso si infiltrava nell’immagine corrispondente all’occhio sinistro; quello destro, invece, vedeva immagini che erano la traduzione del freddo e dell’intorpidimento del mio piede destro.

Nonostante fossero dissociate, le immagini si collegavano perfettamente ad una “voce” interna che sembrava divagare sul microscopio. La musica faceva variare i movimenti delle immagini che vedevo; a volte, però, il suono si trasformava in raffiche di vento che mi colpivano sul viso.


Mi allontanai dall’apparecchio e buttai giù un piccolo schema nel quale cercai di descrivere la dissociazione nella sua interezza; essa però era sempre collegata con la divagazione centrale, divagazione che descrissi in questo modo: “Nel binoculare predominavano i colori chiari. Tutto brillava alla luce del condensatore del microscopio, ma in alto stavano le lenti che, con l’aumentare dei fasci luminosi, ferivano, cristallini, i miei occhi ormai troppo stanchi”.


Divagavo sul microscopio così: Nel binoculare…

 


Nell’occhio sinistro …ho cominciato a vedere gruppi colorati di persone intorno ad alte stalagmiti di sale. Erano africani, di nazionalità diverse, che commerciavano tra loro. Aprivano lentamente i loro involti nei quali… (predominavano i colori chiari),


Nell’occhio destro… ho trovato un deserto di creta secca e spaccata. Ogni cosa era opaca, quasi nera. Con un movimento delicato le croste si sono saldate formando un’unica massa. In questa ad un tratto… (predominavano i colori chiari),


La sequenza si svolse così:


Nel binoculare

 


ho cominciato a vedere gruppi | ho trovato un deserto di


colorati di persone intorno | creta secca e spaccata


ad alte stalagmiti di | Ogni cosa era opaca, quasi


sale. Erano africani, di | nera. Con movimento


nazionalità diverse, che | delicato le croste si


commerciavano tra loro. | sono saldate formando


Aprivano lentamente i | un’unica massa. In questa


loro involti nei quali... | ad un tratto...


sono prevalsi i colori chiari.


La situazione di quegli uomini | Il terreno si è congelato


era eccezionale. Nessuno | e mi sono visto camminare


sembrava aver fretta di fronte | scalzo su un piano di


al suo monticello appuntito. | ghiaccio interminabile.


Diversi gruppi intonavano un | Dai piedi saliva verso


inno e, seguendone le cadenze, | la parte alta del corpo un


si dondolavano ad un ritmo | solletico pungente.


perfetto. Le stalagmiti di sale si |


innalzavano come formicai di |


termiti. |


Tutto brillava alla luce del condensatore del microscopio,


e mi domandavo come avessero | mentre il mio volto era


potuto sorgere quelle | sferzato dalle raffiche di


formazioni, visto che | vento. In basso, il


l’acqua avrebbe dovuto | ghiaccio si squarciava


cadere in quantità, | lasciando aperti precipizi


| abissali,


ma al di sopra c’erano le lenti


da un cielo pulito che non | cosicché mi trovavo


prometteva mai la pioggia. In | stretto da tutte le parti.


ogni caso, un qualche liquido | Quasi vinto e abbacinato


doveva aver trascinato il sale | ho sentito il ruggito


e formato le stalagmiti. | furibondo.


Così si ergevano i tumuli | Tra i venti spaventosi il


inquietanti ma liberi, forti, | riflesso procedeva a suo


senza crucci, alla ricerca dei | piacimento per blocchi


cieli spaziosi | separati


che con l’aumentare dei fasci luminosi

ferivano, cristallini, i miei occhi,

ormai troppo stanchi.

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