In questi giorni, cancellando tutti gli impegni presi, ho dedicato un po’ di tempo solo a me. Direte che è positivo, in verità non è la prima volta che accade; sto letteralmente oziando, anche riguardo al mio hobby preferito. Scrivo molto meno, quasi nulla, pur sentendomi viva intellettualmente. Quasi avvertissi il bisogno d’una vita più fisica ed elementare, semplice ed essenziale. Mi mancano le stagioni, anche se ciò mi permette di godere d’un regalo che non pensavo nemmeno di possedere: il Parco Nord. Ladri di stagioni, ladri di memoria. Ladri di noi stessi, ecco cosa siamo diventati.
Mi son ricordata delle sue corse al mattino, vitale nell’ossigeno puro e incandescente. Così, circondata da torri di fumo e al tempo stesso accarezzata da una superstite natura amica, mi sono rituffata in quello spicchio di verde e crategus e sono uscita. Avevo bisogno di pulsazioni arteriose, di terra e di vento e di aria. Mi son gettata in un paesaggio campestre anni ‘50 dove speri di veder sorgere ragazzi in calzoni corti e modeste giostre e abbecedari e risa garrule. Ora sono così e forse per questo ho deciso di riappropriarmi di tesori già in mano mia, ma che non conosco e non apprezzo. E cerco di scacciare un pessimismo opprimente di fronte a tanta libertà obbligatoria, volgare, violenta, torbida e sfacciata. Di figli senza padre e senza storia, mere vacuità di cui non resterà un ricordo perché non c’è, per loro, né passato né futuro. Non lo desiderano e non sanno nemmeno cosa sia. L’estate scorsa, un’estate che si avviava a diventare innaturalmente perenne, confidavo la mia paura di dipendere da qualcosa o qualcuno, ma cosa c’è di più umano, di più naturalmente circoscritto e tenero, di più umile e primigenio del volersi affidare e confidare, nel sentire il bisogno del Tu, dell’Altro?
N.B.: Dedico a chi vuol riappropriarsi delle stagioni una poesia che mi è stata indirizzata: AUTUNNO (25-10-07) Splende di gioia vivace lo spicchio di sole che appare sulla terra scura e ancora addormentata. S’illumina il cielo ed arrossisce contento al saluto del fedele compagno. Si scaldano e si gonfiano le nubi basse all’orizzonte Come piante che bevano acqua. Come anemoni che abbandonino tutte le paure notturne Splende il sorriso di luce su questo tempo d’autunno. Sul mosaico di foglie appese a morire, sulla fuga del mondo che non sa dove corre Splende sulla preghiera fedele della mia anziana amica che mi saluta ogni mattina dalla sua finestra. Come fosse l’ultima occasione Come fosse la prima volta. Cristiano
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