Pubblicazioni
Racconti
Fantasmagorico Benaglia tra Zero e "Dinasty" | Fantasmagorico Benaglia tra Zero e "Dinasty" |
|
|
L’autore in questione si chiama Stefano Benaglia, ha 42 anni, è bolognese ma da qualche tempo vive a La Spezia. Si definisce “un normalissimo Ragionier Fantozzi” poiché da sempre si occupa di contabilità nel settore privato, ma ama altrettanto le lingue e l’informatica. Coltiva la passione per la scrittura dall’infanzia (“è un modo per divagare con la fantasia mettendo su carta ciò che a volte vorrei essere ma che, per convenzioni sociali o quieto vivere, non mi riesce”). Lo incontro proprio per parlare di quel primo amore, che il Nostro vorrebbe ripubblicare al più presto. - Cominciamo nel più classico dei modi: il tuo stile si ispira a qualche autore in particolare? - Classicamente: no, è uno stile tutto mio, dal ritmo incalzante che – a detta dei lettori – invoglia ad affrontare il capitolo successivo. Semmai ho preso esempio dagli sceneggiati in cui si alternano contemporaneamente varie vicende. Ho attinto solo da Stephen King una forma di scrittura che mi fa impazzire. Del tipo: «Stefano guardò Claudia con sguardo contrito ed ammise a denti stretti (che gliel’avrebbe fatta pagare cara)... che si sentiva davvero dispiaciuto per quello che era successo tra di loro». - Oltre a King, altri scrittori “del cuore”? - I più svariati. Spazio dai classici (Hemingway, Svevo, Wilde, Kafka, Lorenz), a quelli leggeri tipo Ayla figlia della Terra di cui sto finendo la pentalogia, e – non lo nego – a sdolcinatissimi romanzi rosa! - La cultura pop, del resto, riveste un ruolo fondamentale, quasi da co-protagonista, all’interno del romanzo. Sceneggiati, canzoni, spettacoli: considerati dall’intellighenzia ufficiale ancelle dell’arte, hanno invece rappresentato una sorta di alfabeto per la nostra generazione. - Senza dubbio, e solo adesso qualcuno sta apprezzandone il giusto valore. - Torneremo sull’argomento. Adesso parlaci un po’ più approfonditamente del libro.
- È una sorta di romanzo di formazione che segue l’evolversi della vita e del carattere del protagonista. In cui m’identifico, visto che, fra l’altro, si chiama proprio come me. Inizialmente timido, permaloso, insicuro, vendicativo, in realtà desidera amicizie ed affetto. Li troverà solo in età adulta, quando finalmente supererà le sue contraddizioni e imparerà a perdonare le altrui (e proprie) debolezze, senza recidere i ponti ogniqualvolta si subisce (o si crede di subire) un torto. Infatti nell’epilogo, che con un - “Per non essere così”: ma “così” come? - “Così”: suscettibile, perentorio nelle mie convinzioni, intransigente nell’esigere che la fiducia nel mio prossimo non venga mai neppure scalfita, timoroso di esternare i miei sentimenti. Tutte cose che ho fortunatamente corretto nel corso della mia vita. Da piccolo sono stato molto spesso oggetto delle altrui derisioni proprio per la mia irritabilità, e ho trascorso molti anni a rifarmi di tutti i torti subiti (e per questo ho ricevuto tantissime e-mail entusiastiche di persone che si complimentavano perché loro, invece, non riuscivano a “rendere pan focaccia”!). Poi, lo ripeto, mi sono calmato e, raggiunto un certo grado di serenità, adesso mi ritengo una persona decisamente pacifica. Certo il mio “modello” è sempre la mitica Alexis di Dynasty [risate], e se qualcuno mi pesta i piedi un po’ troppo reagisco a dovere, ma preferisco uccidere qualcuno verbalmente piuttosto che ordire losche trame nei suoi confronti!
- Hai ovviamente affrontato il tema dell’omosessualità, ma con molto brio…
- Certo, poiché “così” l’ho vissuta. Non mi sono mai sentito in colpa per essere gay. Tutt’al più all’inizio pensavo fosse una fase di transizione, e quando mi sono reso conto che NON la era, ne ho semplicemente preso atto e l’ho conosciuta nei suoi lati belli e in quelli più fugaci, sconsolati e teneri degli incontri d’una notte. Nel romanzo non tralascio, comunque, i momenti più bui, quando il protagonista viene schernito o quando non si decide a confessare i propri sentimenti agli amici per timore d’un “ripudio”… ma quando alla fine si decide, nessuno di quegli amici (e soprattutto amiche) lo respinge; anzi, i legami si rafforzano. Un messaggio positivo per coloro che – ancora oggi, purtroppo – non trovano il coraggio di svelarsi a chi amano temendo chissà quali reazioni.
- Una leggerezza che, però, non scivola mai nella superficialità. Mi sembra prevalga una forte auto-ironia. - Sì, ed è bello tu l’abbia colta! - Il lato comico e quello serio si alternano reciprocamente, come vasi comunicanti. Penso a quando descrivi la morte di alcuni amici, del primo partner del protagonista e alla tua esperienza come volontario presso i malati di Aids.
- Sì, Alessandro, uno della mia compagnia assieme alle “inseparabili” Roberta e Paola, ci lasciò giovanissimo per un incidente. Poi cito con affetto Antonella, uscita vincitrice dalla sua battaglia contro la droga. E naturalmente Roberto, il mio primo fidanzato, un ragazzo di Ravenna. Anche lui è rimasto vittima d’un incidente d’auto e se n’è andato su qualche stella. Sto felicemente da 10 anni con un ragazzo che adoro, ma dentro di me una parte di Roberto resterà per sempre. Nel mio romanzo ho voluto immortalarlo una volta di più. Riguardo alla mia esperienza con la Lila… per definirla mi vengono in mente solo ossimori: tragicamente bella, per esempio. “Bella” per quanto possa esserlo un’esperienza del genere, “bella” perché mi sono sentito davvero utile a qualcuno, non fosse altro per fare due chiacchiere con lui/lei o fargli/le passare qualche ora in compagnia, un pomeriggio fuori dalle quattro misere mura della “casa alloggio”. Ma è stato terribile vedere quelle persone consumar - “Un ammalato di AIDS senza assistenza è come una fiamma senza ossigeno. Aiutateci ad aiutarli”. Questo slogan della Lila è l’incipit del capitolo VIII. L’Aids non è stato ancora sconfitto, men che meno nei Paesi poveri, mentre da noi i gay tornano a essere una categoria a rischio, nell’indifferenza più totale. Peggio: assistiamo a un rigurgito d’intolleranza e razzismo nei confronti di tutti i “diversi”. - Non me ne stupisco, purtroppo. I malati di Aids continuano a impaurire. La sinistra insiste con l’auto-lesionismo, avvantaggiando una destra omofoba e intollerante. Quest’ultima, dal canto suo, prende provvedimenti demagogici strombazzando che toglierà l’Ici e i contributi sugli straordinari… Da dove pensi che attingeranno i soldi, i Comuni? Aumentando probabilmente l’addizionale Irpef e/o aggiungendo altri autovelox… e peggio. In ogni caso, in entrambi gli schieramenti mi sembra prevalere un sostanziale disinteresse per il bene della società, e noi comuni mortali restiamo soli a fare i conti con uno stipendio dimezzato rispetto alla lira, che ci fa arrivare sempre più faticosamente a fine mese. In questo frangente sono ovviamente accantonati i diritti delle coppie di fatto, riconosciuti invece in quasi tutto il resto d’Europa. Ma da noi c’è il Vaticano, scoglio forse insormontabile per questioni del genere… Non capisco come possano millantare una mancata ingerenza negli affari italiani: ma se compaiono quotidianamente su giornali e TV! Basti pensare a come hanno interferito nel referendum di due anni fa…
- Nel romanzo non esiti a scagliarti contro l’ipocrisia della Chiesa, che da un lato condanna l’omosessualità e dall’altro non esita a nascondere i preti gay, come don Giuliano, in cui s’imbatte il protagonista. Tuttavia, quest’ultimo si augura che il suo Roberto sia accolto da un cielo misericordioso…
- "Regina" delle incongruenze quale sono, posso dirti che non credo in Dio ma mi piace pensare che da qualche parte, su qualche stella, le persone care scomparse possano vedermi e mi piace crederle vicine a me. Non posso averne la certezza, ma mi piace pensarlo. Come vedi, se io credo in una entità invisibile chiamata Roberto, non posso certo biasimare chi crede in un’altra entità, in questo caso chiamata Dio!
- A proposito, al Pride sfileranno anche diverse organizzazioni di gay credenti.
- La fede è una faccenda squisitamente personale. È comunque ovvio che una parte di me si chieda come possano credere in una Chiesa (si badi bene: sto parlando della Chiesa, non della loro fede, che sono cose profondamente diverse!), che stigmatizza il loro essere gay e non esita a definirli malati, abomini o amenità del genere. Il credere in Dio è tutt’altra cosa. Lo ribadisco: personalmente non riesco credere in qualcosa della quale non potrò mai provare l’esistenza, ma posso comunque capire e rispettare l’altrui esigenza di - Ti descrivi “molto Renato Zero, molto Patty Pravo, molto Alexis di Dynasty”. Come accennavamo all’inizio, spettacoli e canzoni uniscono e commentano i vari episodi del romanzo. Vi trovano spazio anche Baglioni, i Frankie Goes To Hollywood, i Rem e i Bee Gees, ma la parte principale - starei per dire: “del leone” [risate] - è ricoperta da Renato, a partire dal titolo, lo stesso di una sua celebre canzone.
- Una delle mie preferite. Musicata magistralmente, testo da lamette… e poi quel titolo che mi intrigava troppo, oltre per l’appunto a riflettere i miei sforzi per cambiare. Renato mi piace da sempre. Il mio primo vinile è stato EroZero (ed ovviamente le amiche dell’epoca mi diedero del finocchio perché ascoltavo “le canzoni di una checca”). Ma zerofolle lo divenni davvero solo nel 1995, grazie a Roberto che mi fece scoprire brani meravigliosi: Voyeur , Nel fondo di un amore, Sogni di latta , Nell'archivio della mia coscienza… e fu amore incondizionato. Sia per Renato sia per Roberto. Quante sere trascorse ad ascoltarlo, mano nella mano in macchina… Ora dedico ogni suo concerto – e specialmente Il cielo e Nei giardini che nessuno sa, il nostro "inno" – a Roberto, sperando che riesca a sentirlo anche dal misterioso luogo in cui si trova.
- Credo che il suo successo risieda principalmente nei testi, nelle musiche e nel suo modo intenso di interpretarle. Nemmeno tanto alle piume e ai boa di struzzo, comunque indispensabili per “sdoganare” un certo mondo. In ogni LP “prima maniera” alternava canzoni trasgressive a vere e proprie poesie, tutte comunque curatissime. Per quanto riguarda gli altri… Bindi era troppo prematuro, infatti è stato messo al bando da radio e TV. Scialpi caruccio ma le canzoni lasciavano a desiderare. Malgioglio anch’egli censurato, e riesumato solo da pochi anni… come macchietta, però. Altri non me ne vengono in mente, perciò non credo siano state pietre miliari del panorama canoro italiano! Sì, decisamente credo stata unicamente la forza e la poesia delle sue canzoni a farlo amare da così tante persone: non solo gay, ma anche etero, giovani, anziani…
- Mah, bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati! Sì, conosco la diatriba sui gay "teneri down" ecc., e confesso che ci sono rimasto molto male. Forse avrà fatto contento Ratzinger... ma proprio da lui no, eh?... Poi alcuni pezzi... Un altro pianeta e Quello che non ho detto sono stupende, ma L’altra sponda , per carità! “Uomini a metà – una landa dove tutto irreale è – non c’è luce, non c’è pace, affonda ogni dignità – noi restiamo ai margini del cuore – se ti salvi è perché gli mentirai – una macchia che non va via…”. Ma stiamo scherzando? Stiamo parlando di un E qui apro una parentesi retorica del tutto personale: possibile che nel 2008 stiamo ancora a parlare di gay, etero, coming out, accettazione e sotterfugi? Possibile che nella nostra privacy non siamo liberi di scegliere chi amare? È come additare qualcuno perché preferisce il gelato alla fragola piuttosto che al cioccolato! Perché tanta acredine? Perché tanta caccia alle streghe? - Te lo domandi anche nel tuo terzo libro… - Esatto. Già nel 1865 in Germania si teorizzava l’uguaglianza sociale degli omosessuali, nel 1903 si puntava a qualificare l’omosessualità come movimento culturale, e nel 1914 Berlino aveva 40 locali per gay e lesbiche più diversi periodici dedicati a loro. Poi venne il Nazismo ed i Triangoli Rosa… Ora siamo allo stesso punto del 1914, ma chi ci assicura che tanta animosità non ci riporti prima o poi ai Triangoli Rosa? Ovvio che i tempi sono cambiati. Ora c’è l’Europa Unita, Internet e la globalizzazione. Ma i prodromi di una nuova caccia alle streghe, soprattutto in Italia negli ultimi anni (grazie ai vari Buttiglione, Casini, e teodem vari), si sono ripresentati. Come esorcizzarli? Innanzi tutto con la cultura. con un’informazione libera e senza preconcetti. Soprattutto, con onestà intellettuale.
Set as favorite
Bookmark
Email This
Hits: 372 Commenti (0)
![]() Scrivi commento
Si deve essere connessi al sito per poter inserire un commento. Registratevi se non avete ancora un account.
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|






modo di vivere i propri sentimenti o di un Inferno dantesco? Non l’ho apprezzata né al primo ascolto, né in seguito. Insomma Renato non è immune da difetti, come tutti del resto. Ma, alla fine, certe polemiche mi sembrano strumentali. Ricordo che alcuni giornali provarono a interpretare L’altra sponda come un suo coming out, ma non credo fosse quella l’intenzione di Renato. Anche perché, a parer mio, non ha bisogno di ammetterlo. Sarebbe come chiedersi se il tuorlo dell’uovo è arancione… [risate] . 













