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| Scritto da ANTS Artisti nonviolenti | |
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Come facesse il computer a scrivere poesie da solo è stata una cosa che mi ha incuriosito per molto tempo. Si metteva in funzione proprio quando mi assentavo. Ma oggi sono riuscito a venirne a capo. E adesso basta, caro mio, basta, sciocco TZ-28300! Solo un momento fa tutto andava bene. Bevevo il caffè e usavo i miei apparecchi. Lobo dormiva, come sempre, su un angolo del tappeto. Lavoravo in laboratorio con gli strumenti e con le sostanze e mi aiutava nella ricerca il programma di chimica che avevo inserito nel TZ-28300. Ero arrivato alla sequenza in cui il computer mi domandava: “Fonde facilmente?” e io dovevo digitare “No”. A quel punto proponeva soluzioni e dava suggerimenti che stampava sul modulo continuo in modo che l’informazione rimanesse scritta nel caso di ulteriori revisioni.
Invece tu, Maria Brigidita, (telefono 942-1318 - via Arce 2317) a volte sei assurda e squisita: inquieta, dissimulatrice e crittogama! Nella prova della fiamma vedrò il tuo rame verde, il tuo litio rosa/rosso, il tuo stronzio cremisi. Iraconda e irriducibile monogama! Non tutti i metalli sono irriducibili, né il debito di ossigeno è combustibile. PAGARE: al ferramenta, limatura di ferro alla drogheria, cibo per il cane. Sono saltato addosso alla stampante e l’ho scollegata: dunque, “alla drogheria, cibo per il cane”, eh? La macchina, con le sue libere associazioni, mi aveva messo sulla strada giusta. Per questo penso di nuovo “ed adesso basta, caro mio, basta, sciocco TZ-28300!”. Prenderò provvedimenti, ma lo farò poco per volta e senza errori. Comincio con lo spegnere tutto il sistema: aspetto qualche secondo... Collego tutto. Si sente un clic. Il disco rigido comincia a girare mentre ammicca con i suoi diodi luminosi. Faccio partire il programma di chimica. Tutto risponde, tutto è in ordine. Mi alzo e mi avvio verso la stanza accanto facendo rumore con le scarpe. Quando sono nell’altro ambiente accosto la porta fin quasi a chiuderla; poi continuo a spostarmi ancora per un po’, ma torno di soppiatto alla porta e mi fermo nello spiraglio che mi consente di osservare buona parte del laboratorio. Come sospettavo! Vedo una forma guardinga avanzare verso il computer. Con un balzo si pone davanti alla tastiera ma io entro facendo rumore e così Lobo corre guaendo verso il suo angolo. Si distende e rimane immobile, fa il morto. Mi accovaccio per rimproverare il colpevole. - E così saresti tu il fantasma dell’Opera, no? E così sei tu che metti il muso tra i tasti? Adesso ti faccio vedere io! Lobo riprende vita. Seduto sulle zampe posteriori solleva il petto appoggiando il resto del corpo sulle sue due manone di pastore cucciolo. Con le orecchie ritte e sporgendo il muso, mi osserva senza turbarsi. Continuo a brontolare e lui comincia a guardarmi in modo umano. Sono disarmato e gli accarezzo il muso. A quel punto sento un clic alle mie spalle. Il disco rigido ha ripreso a operare. Che cosa succede? I diodi luminosi ammiccano e il ronzio della stampante riempie la stanza. Mi sollevo e in due balzi sono davanti agli apparecchi, ma la stampante non divora più la sua carta; i diodi rimangono accesi e tranquilli. Osservo Lobo, seduto e fermo nel suo angolo, che tiene fisso su di me il suo sguardo umano. Ho la strana sensazione che tra il TZ-28300, Lobo e me si sia formata una catena di attesa. Mi decido. Strappo il foglio di carta, lo metto davanti a me e leggo: Vuoi forse dare da mangiare al tuo cane? Preferisci forse farlo dissolvere in un acido, in una base od in una sostanza neutra? DIGITA LA RISPOSTA!
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