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Santi, defunti:
la terra abbraccia il cielo,
tasselli in un mosaico
il diaspro e il carbone.
Non sono loro il fine,
non siamo noi la fine.
Immemori di morte,
e incapaci di assaporare la vita,
fluttuiamo senza timone,
come un folle coriandolo
in un pulvureo
immenso nulla.
Abbiamo attraversato queste contrade,
forse nessuno ci ha presi per mano,
ma raccolto accanto a noi
stava un uovo silente,
una virtù misconosciuta,
un silenzio d’attesa,
una mite pazienza.
Qualcosa di orizzontale,
un diapason continuo
un rullo di cosmo
nella speranza
d’un corrisposto abbraccio.
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