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IO SONO L’EUROPA...? di Andrea Cantucci Nell’antichità mi chiamavano dea, come se fossi soltanto un’idea. Non esisteva nessuna frontiera che mi dicesse chi era il mio re. Spesso vedevo dei corni di lune alti nel cielo su dorsi di dune, tori che aravano, umana fatica, ed ogni vita finiva così. Tutto era fermo, costante ed uguale, poi l’Uomo disse che il bene era male, senza voltarsi mi tolse con forza a ogni certezza e una corsa iniziò. Venni rapita e divenni una donna di cui un dio maschio da uomo disponga; l’aria mutò in un rapace di vento e la violenza fu dentro di me. Venni aggredita da eserciti in lotta, più volte invasa da più di una flotta; anche al mio interno, tra spiriti affini, c’erano istinti assassini con me. E la violenza mi rese una madre, ed i miei figli non ebbero padre; erano stati i più ostili selvaggi, erano ora i più saggi dei re. Ed ogni uomo si alzava dall’ombra, e ci fu luce anche nell’Oltretomba; per un momento ci furono regni nei quali un popolo regni da sé. Resa più bella per mezzo di arti, sentii la vita che dà nuove parti a vecchi attori e il progresso a parole ben più vicino del sole che c’è. Mentre ascoltavo, il pensiero dei dotti fu sovrastato dai suoni prodotti da un grande esercito in moto che marcia, finché un impero si sfascia da sé. Nel dissanguare lontane nazioni, dentro il mio ventre impastai religioni, fino a inventarmi che un unico uomo avesse un dio, come un fuoco, con sé. Preda di preti incapaci d’amore, mi ritrovai ad adorare il dolore e, chiusa in chiese, privata di ali, vidi svanire ogni mia libertà. Sentii di nuovo l’antica sapienza tra gli orientali di cui l’invadenza venne fermata con forza ai miei lati, per quanto ben più avanzati di me. Vidi di nuovo arti e scienze volare sempre più in alto e riuscire a strappare molti segreti alla terra ed al cielo, fino a squarciare ogni velo che c’è. Vidi più volte sui roghi bruciare anime grandi e i potenti restare abbarbicati ad ottuse idee fisse che il loro dio un tempo “disse tra sé”. Sentii diffondersi nella mia testa nuove eresie ed un’estesa Protesta, che poi sostenne che un ricco destino reca il favore divino con sé. Ed i miei piedi percorsero i mari, sempre più a caccia di terre ed affari; l’ego represso riprese la corsa verso la gloria e la borsa riempì. E la mia mano si stese sul mondo per depredarlo ogni giorno più a fondo, senza fermarsi di fronte a massacri, pianti di madri, o più sacri tabù. Mi feci ricca, potente ed altera; fui sanguinaria e ne fui così fiera da avere ai piedi l’intero pianeta, sempre divisa ed inquieta tra me. Volli scacciare sovrani ed imperi per dei progressi futuri più veri e le mie vittime presero forza, fino a spezzar la mia morsa da sé; ma grazie a ciò che ho rubato e che afferro, mi rivestii di ingranaggi di ferro di cui anche l’Uomo ridussi ad un pezzo, senza badare né a sesso né a età. Sentii la cieca obbedienza avanzare nella mia testa ed al buio marciare, sottomettendosi a capi grotteschi fino a strisciare tra i teschi e più giù. E mi percorsero le cicatrici dei fossi irti di mitragliatrici, e mi percossero i fianchi le bombe di un altro cielo che incombe di già. Ogni mia parte fu presto divisa con una fragile tregua decisa tra i capitali di antiche colonie e le più gran cerimonie dell’Est. Entrambi spesso accecavano i figli con dei segreti e stendevano artigli sopra il mio corpo diviso da un muro, che da sé stesso al sicuro non fu. Sentii nel vento parole di pace, ma troppo fuoco era sotto la brace; sentivo un muro crollare e paesi ora feroci e indifesi di più. Da tutto il mondo le genti che invasi adesso invadono in massa le basi da cui partivano assalti e crociate, ma sono sempre sfruttate da me. Le banche intanto riuscirono a unirmi in un comune mercato e impedirmi di riconoscere il figlio che in mano non ha abbastanza denaro con sé. Quindi i governi, obbedienti e sinceri, ratificarono dai ministeri che solo chi un certo ceto ricopra può dirsi “in fondo, l’Europa è anche me”.
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