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Nell’alto dei cieli che ho dentro si sente un abisso e un lamento riempire i confini di un attimo immenso con l’anima di un cambiamento che invita ad un vasto dissenso rispetto all’idea che il potere ha il permesso di usarmi violenza ogni volta in cui penso che non è arricchire il progresso.
Nell’alto dei cieli che ho dentro si sente un abisso e un lamento riempire i confini di un attimo immenso con l’anima di un cambiamento che invita ad un vasto dissenso rispetto all’idea che il potere ha il permesso di usarmi violenza ogni volta in cui penso che non è arricchire il progresso.
Nell’alto dei cieli che abbiamo confuso col vile denaro c’è un lento mutare di nubi in agguato che formano un calice amaro in cui l’innocenza è un reato e chi ti massacra e ti uccide per caso può dire di avere difeso lo Stato dal rischio di esserne invaso.
Nel fondo dei cieli che ho dentro parole che grido e non sento somigliano troppo alle cose che offendo ed odio in un mondo violento, finché con distacco comprendo che tutto si svolge in un modo imperfetto se non si combatte riuscendo a cedere solo all’affetto.
Nel fondo dei cieli all’interno di noi c’è un calore di lacrime che dice di agire perché non potremmo far finta di avere altre anime.
Andrea Cantucci
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