|
a R. F.
Sono qui, e la tua porta è ancora socchiusa, calda e fiduciosa. Sono qui, e tu dormi sicura e libera, amica mia. Sono qui, ma la calamita del mio sguardo mi rapisce a te.
Viandante del cuore, spinto da fragori d'autostrade, e ubriaco di nafta Assetato di cielo sfatto, e scarpate di sogni lascivi, non posso colmarmi dei tuoi casti baci, o dolce amica.
Ci siamo amati in una notte molcente d'avorio, ti ho accarezzata nella tua purezza sensuale, avrei potuto tripudiare del tuo lumescente candore, ma il mio destino è crudo, un trono olimpico su sterrati di nebbia, una santa dannazione in piazze di vento e periferie dissepolte.
Sono qui, e me ne andrò perché nulla sai di portoni sconnessi e volti rubati che violavo aggrappandomi al tuo corpo di sole
Fremevo per anfratti di passione, per le ginocchia d'un muratore, per l'angoscia annegata in un bicchiere vagabondo Fremevo per la pena del mondo scomunicato e senescente, per uno scalpiccio di foglie querule, per l'umiliazione di milioni di schiavi, per il silenzio di bimbi senza nome, per una natura che non mi apparteneva.
Ulisse del sesso e dell'anima, ma più innocente e incompreso, ho imparato a inarcare il mio corpo sotto un Ercole senza mito a giocarmi d'azzardo e a concedermi in pasto mentre tu mi attendevi, paziente ed ignara, amica innocente.
Non mi accontento di essere buono, vorrei diventare sacrificio. E amo la vita fino a morirne Dalla mia anima in subbuglio tingerò un poema per te e per quella immensa umanità che non mi capisce e mi sfugge ma che mi divora nel suo amore innevato.
Uomo di tutti, e solo come nessuno, oltrepasso sbarre dallo sguardo grigio. E' duro e lungo il cammino per la libertà.
Daniela Tuscano
|