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Dall'Umanesimo storico all'Umanesimo Contemporaneo E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
FORUM UMANISTA UNIVERSITARIO

"Dall'Umanesimo storico all'Umanesimo Contemporaneo"

Roma 17 Aprile 1996

"L'uomo e la società in periodi di crisi"
Boris Koval

            Nella vita delle società e di ogni persona si verificano  momenti di crisi e di cataclismi che  possono  essere causati da una malattia, da un momento di evoluzione, dalla perdita della vita e dell'energia vitale.  In ognuno di questi casi rinasce l'istinto di autoconservazione,   si sviluppa la capacità di capire le situazioni e di reagire in qualche modo al nuovo richiamo o di adattarsi alla situazione.
            Le nuove tappe della storia sono segnate, a mio avviso, da una crisi esistenziale, una crisi di tutte le civiltà e che riguarda sopratutto  i contenuti morali e spirituali.


La globalizzazione dell'economia ; l'evoluzione della tecnica;  la trasformazione della rete  economica; la crisi delle vecchie ideologie, dei vecchi partiti politici; lo sviluppo della forza e del protagonismo; i conflitti etnici e religiosi.   Tutto questo finisce in una grossa fossa comune, molto contraddittoria, dove è molto difficile trovare l'orientamento umanista.

Oggi  il mondo si sviluppa in modo tale che l'uomo diventa schiavo dei suoi stessi desideri, la corsa al potere e alla ricchezza uccide la personalità umana e l'uomo perde la propria identità, il proprio carattere. Tutte le strutture sociali , includendo la scuola, i partiti, i mezzi d'informazione, non sviluppano la libertà personale e opprimono l'individuo, generando un essere medio che ha un gusto comune, lo stesso tipo di cultura pop, gli stessi idoli e sogni; in poche parole le persone diventano uguali le une alle altre e in questa particolare situazione, ognuno  trova il suo posticino nel mondo. Da una parte vogliono difendersi dal mondo creandosi una propria vita personale e nello stesso tempo dipendono sempre più dal mondo esterno. 

Viene fuori un nuovo tipo di persona, in qualche modo meccanica,  un  uomo di mercato che si applica alle nuove tecniche costruendo grandi edifici, attaccato tutto il tempo alla televisione e che ama cose molto appariscenti come una macchina, una moto. Ha tutto ciò che c'è di naturale, ma lo vuole superare e sottometterlo.  Questo  porta alla morte della vita personale, della gioia, che si trasforma in insoddisfazione, l'amore diventa un sentimento non utile e l'amicizia diventa di tipo affaristico,  la vita della persona si trasforma nel lavoro di un automa che rimane solo soltanto la notte.  Quando dorme fa l'amore, ma anche questo si trasforma da un atto di due anime, ad atto meccanico, si cerca  di fare in fretta, di separarsi dall'altro.

In altre parole vorrei sottolineare un pensiero: la meccanizzazione della vita  crea un uomo non libero, con una personalità non interessante e questo genera  reazioni,  un carattere distruttivo, la persona diventa aggressiva, non capisce l'altro, trasferisce la colpa sull'altro, e cerca di rompere questa situazione.

In questo modo si comportano come i bambini che distruggono il castello di sabbia fatto da altri bambini. La distruzione della creazione dell'altro diventa la mia creazione, io voglio creare ma non so come, ed è molto facile distruggere, rompere.  Sfortunatamente,  esistono nel  mondo questi caratteri distruttivi.


In questa scena vorrei ricordare un pensiero di Fromm che dice che la persona si differenzia dall'animale per il fatto che l'uomo divenne l'uccisore invece l'animale no. Se noi guardiamo lo sviluppo delle civiltà, la quantità di terrore e di violenza non è diminuito, tanto più si sviluppa la civiltà tanto più si sviluppa la violenza. E  se mettiamo insieme tutti gli atti di violenza che si verificano nella nostra vita, troveremo un indice molto alto di morti non naturali, provocate da altri, questo testimonia il fatto che  esistono tendenze antiumaniste molto forti.  Testimone di questo fatto è anche la corsa al potere e alla ricchezza.


C'è da porsi una domanda, cosa ci aspetta in futuro? noi possiamo dire che un futuro possibile è l'umanesimo e probabilmente è così, ma per arrivare a questo futuro c'è da  aspettarsi  ancora violenza, sangue e morte.


Debbo dire di avere una visione abbastanza pessimistica per i  prossimi cento anni. Possiamo dire che comunque si rafforza la democrazia, si fanno riforme, non ci sono minacce di guerre nucleari, non ci sono grandi conflitti sanguinari, quindi in prospettiva  gli uomini non si uccideranno l'uno con l'altro. Ma io dico: perchè no?  questi avvenimenti non accadono già adesso?  debbo dire  comunque che la quantità di violenza cresce  e questo vuol dire che la crisi della civiltà continua. Sulla crisi della civiltà hano scritto molti pensatori, possiamo ricordare Spengler, Sarokin, e molti altri; possiamo dire che questa crisi è cominciata a metà del secolo, insieme con la voglia delle rivoluzioni e delle guerre degli anni '20, questo è stato l'inizio della crisi. I   centri della crisi sono state la guerra e la rivoluzione.  


Adesso ci troviamo nella fase post-rivoluzionaria, il mondo  è passato  ad una nuova tappa, quella post-industriale o della società informatizzata, questa tappa è molto pesante, lenta.  Il mondo non è diviso in sistemi sociali in conflitto tra loro, ma diviso in diverse realtà religiose e locali e il conflitto tra loro è possibile e forse inevitabile, in ogni caso non si può escludere questo tipo di variante, sintomi di questo genere sono già apparsi in questo momento e la prova  è data dalle coseguenze del fondamentalismo e dell'egoismo etnico.


In questa situazione non possiamo aspettare in modo passivo una nuova discesa di Cristo e non possiamo ripetere l'esperienza della rivoluzione. Possiamo pensare ad una lenta evoluzione delle condizioni di vita delle stesse persone, ma questo periodo sarà molto lungo, non è possibile fare questo immediatamente, non c'è altra via d'uscita, però in caso contrario noi potremmo cadere in trappola, nella trappola di una nuova utopia, di una nuova psicosi di massa e questo bisogna evitarlo. A quali conclusioni arriva questo ragionamento? io non pretendo assolutamente di dire la verità, io conto sulla vostra critica, oppure di poter discutere con voi quali sono le conclusioni.

Primo punto. La civiltà sta vivendo già da molti anni, venticinque per la precisione,  una profonda crisi, questa crisi continua e si rafforza.


Secondo punto,  uguale nelle sue fondamenta, è una crisi di un tipo di orientamento di mercato statale e industriale.


Terzo punto. Questa crisi è passata attraverso diverse tappe. All'inizio c'è stata l'internazionalizzazione del mercato, della produzione, poi un periodo di complesse lotte, rivoluzioni e guerre e adesso il passaggio verso nuove forme, verso una nuova tappa della vita sociale. Questo passaggio verso una nuova civiltà non sarà sicuramente pacifico, sicuramente sarà doloroso,  pieno di nuovi conflitti tra le civiltà, tra le etnie, conflitti  di tipo religioso e possono anche sorgere nuovi conflitti sociali. Per questo, penso che il prossimo futuro non si distinguerà molto dal periodo precedente, per quanto riguarda la violenza anti-umanista. Penso che le persone in questo sviluppo saranno coinvolte in grandi sofferenze.

Quarto punto. disegnare le prospettive di rosa, in modo ottimistico, vuol dire sperare in un semplice superamento della crisi ma non penso ciò accadrà. Il passaggio ad una nuova tappa di sviluppo è sempre molto difficile e per questo ci vogliono alcune generazioni, anche se una persona non è condannata  a soffrire per le proprie debolezze e passioni.

Chi risponderà a questa domanda e come controllare la veridicità di questa risposta? dovremmo riuscire a vivere nella vita futura ma questo ancora non possiamo farlo, per questo è un problema complesso. Noi non possiamo leggere nel futuo cosa ci aspetta. Ma  possiamo oggi in qualche modo influenzare quel modo di sviluppo e  possiamo dire che tutta la storia ha mostrato un semplice pensiero: solo l'orientamento umanista può salvare la persona e la sua vita sulla terra. Tale  orientamento penso di poterlo chiamare nuovo, rivoluzionario, non violento, ma questo non è importante. Importante è che questo orientamento non venga fuori  da interessi di tipo religioso, sociale, etnico.

Ma  dagli interessi della stessa persona e della propria vita. Penso che solo quando questo tipo di orientamento riguarderà la maggior parte delle persone inizierà  la creazione di una civiltà umana unica. L'unico e più affidabile modo di andare avanti verso il futuro  è la posizione umanista attiva e la mia conclusione principale è che l'inizio dell'uscita dalla crisi della civiltà è conservato in noi stessi e nelle nostre intenzioni interne e non dalle pressioni esterne. Solo superando in sè stessi tutte le tendenze di tipo distruttivo noi diminuiamo il campo della cattiveria e del terrore e allargheremo il campo della libertà, creazione della conoscenza. Jean Paul Sartre disse: "nell'uomo c'è il futuro dell'uomo e il futuro dell'uomo è nella nostra stessa persona e porta noi all'umanesimo".

 

Questo è tutto.  

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