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Silo: la gente vuole cambiare o solo pił soldi? E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   

L'occasione è stata l'inaugurazione del Parco Kohanoff nei pressi della città di Resistencia, nella provincia del Chaco, in Argentina. In questa sala c'è anche una piccola sala multiuso, monolite, fonte, stele e portale d'ingresso al terreno. L'inaugurazione si è tenuta il 4 dicembre 2005 a mezzogiorno.

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Successivamente (una volta concluse le cerimonie e la consacrazione della Sala) in situazione informale, sono venuti fuori dei commenti sulla nostra azione e sul suo senso. Si dice che sarebbe bene che questi commenti circolassero. Il commento è venuto fuori a proposito di un commento di uno dei presenti sul fatto che la gente cerca il cambiamento. (Silo) ha detto che non si vede che la gente cerchi di cambiare, ma piuttosto di ottenere denaro. Soffrono, ma credono che lo risolveranno se avranno più denaro. Una piccola parte di essi è spaventata.

 

Non è possibile aspettarsi dei cambiamenti su grande scala nella situazione generale attuale grazie alla nostra azione. Uno dei presenti doma nda qualcosa come: "Allora, a che scopo facciamo quello che facciamo?". A questo si risponde: "Non faranno i nostri quello che fanno aspettandosi un risultato?! Non si possono attendere risultati immediati; I cambiamenti si produrranno per "impero delle circostanze". Non vediamo niente d'interessante nei fenomeni sociali d'oggigiorno. Continuano a votare sempre gli stessi e con un po' di soldi si accontentano.

E' meglio che il senso della nostra azione sia messo nell'unità interna, o nel "divertirsi", oppure nel fare ciò che si fa perché è l'unica cosa che si può fare. Ad ogni modo, anche se non ci si aspettano grandi cambiamenti, non per questo bisogna togliere spinta alla nostra azione: tutto il contrario. Quello che facciamo è comunque un contributo in una direzione positiva.

 

Sulla domanda riguardo a cosa significhi "l'impero delle circostanze", spiega che di tratta di ciò su cui non possiamo influire e che non succede a partire dalla nostra azione. Per esempio, gli avvenimenti in Francia, o in Louisiana, ecc. Ci sono avvenimenti a grande scala o a scala minore, ma molto numerosi, che stanno portando la gente a sperimentare grandi spaventi. Per esempio, a causa di un terremoto, o perché gli arrivano addosso i musulmani, ecc. A seconda della situazione, lo spavento può esprimersi non solo come paura, ma anche come angoscia, depressione, ecc. E' un'atmosfera generalizzata in uno o più luoghi. E lo spavento è una cosa buona, perché come conseguenza di questo spavento può uscire qualcosa di buono. Noi potremmo influire dando a questo una direzione positiva. Ciò che fanno i nostri, di insistere con la loro azione, è qualcosa che genera un'influenza negli altri. Bisogna vedere come si trasmettono queste cose ai nostri perché non è il caso che si perdano d'animo. Tutto dipende dai risultati che uno cerca quando porta avanti la sua azione


Tutto tende a essere monopolizzato dai mezzi di diffusione, in particolare dalla televisione. E questo non è una prerogativa dell'occidente, ma succede dappertutto.

La gente sta come se fosse rintontita. A che pensa la gente? A risolvere i propri problemi. Non è un momento di cambiamento. Si sentono un po' spaventati e non sanno bene il perché. La televisione aiuta a far crescere lo spavento. Che succede se lo spavento si globalizza? Ci sono molti che vedono ciò che sta arrivando, ma sono rimasti fermi, rendendosi conto che arriva un gran casino e che non si può fare niente.


Ma c'è qualcosa di diverso nelle nuove generazioni; non in quelli di 30 anni, ma nelle generazioni ancora più giovani. Si avverte che hanno un'altra sensibilità, altri valori, altri simboli (per esempio la loro musica, ecc.)

Non siamo noi ad aver creato questa situazione, non siamo i responsabili di averla creata, e continueremo a fare quello che facciamo. Rideremo di loro perché non siamo parte di questo né lo appoggiamo.

Non ci sono contributi importanti nel mondo delle idee dall'inizio del secolo scorso.

E' da trecentomila anni che non c'è un salto nei meccanismi dell'intelligenza.

Dopo il grande spavento si rompe tutto. Potranno apparire cose nuove. I grandi spaventi rompono con le censure che impediscono l'apparire di cose nuove.

Si è persa l'idea di processo, che è la storia. Anche questo sta agendo.

Nello stesso tempo succedono altre cose, ma loro non se ne rendono conto. Per esempio, nelle imprese fanno lezioni di yoga o cose simili, e con questo gli entrano altri codici. Questo si vede anche nei piccoli santuari di culti locali visitati in questi giorni (San La Muerte e il Gauchito Gil).

Questa situazione è paradossale perché l'essere umano ha tutta "l'attrezzatura" necessaria perché succedano altre cose. Le formiche, per esempio, hanno un solo ganglio e fanno molte cose interessanti, in particolare rispetto all'organizzazione d'insieme. Si va per le lunghe se si descrive l'organizzazione di un formicaio e delle formiche. L'essere umano ha molto più di un ganglio.


Rispetto alla situazione generale

 

La situazione generale è di molto disorientamento è non si vede che la gente (in generale) sia alla ricerca di un cambiamento profondo. Piuttosto stanno cercando di risolvere i loro problemi, soffrono e cercano di risolvere i loro problemi con la cosa immediata (qualche soldo, altre cose... ma non un cambiamento profondo). Pochi altri sono come "disperati". Così sembra che le genti oscillino tra queste due cose: cercare di risolvere i propri "problemi personali", e una certa "disperazione".


Nell'immediato, non ci si possono aspettare grandi cambiamenti nella situazione sociale per l'azione che realizziamo, o perché la gente stia cercando questi cambiamenti. Parrebbe che la gente stia pensando ad altro.


Quindi, quando i cambiamenti profondi non arrivano per il fatto che la gente li voglia o perché sia in quella ricerca, quei cambiamenti sopraggiungeranno per "impero delle circostanze"

Rispetto alla nostra azione

La nostra azione si appoggia sulla ricerca dell'unità interna, nella forza e validità della sua direzione, e sul fatto che facciamo quello che ci piace. E perché è il meglio che possiamo fare. Questo è il senso e questa è la direzione di quello che facciamo e il motivo per cui lo facciamo. Il senso non è messo nel risultato, nella "ricerca immediata" di un risultato. Certamente uno affronta quest'azione con tutto l'impeto possibile, con tutta la forza possibile, ma non per l'aspettativa di un risultato, che non realizzandosi potrebbe scoraggiare, ma per il vissuto di unità e perché quest'azione ha direzione.

Fare quello che a uno piace, mettendo tutto l'impeto e la forza possibile, cercando l'unità interna... questo ha molta direzione e molto senso.

(commento di un altro amico)


Il Negro diceva che in questi momenti di tanta pazzia e instabilità (New Orleans è una piccolissima dimostrazione di ciò che verrà), dobbiamo legarci all'albero della nave (come fece Ulisse) e fare quello che consideriamo che vada bene, sia per i nostri cari, che per i conoscenti e anche per quelli che non conosciamo, per i nostri amici e i nostri nemici, e oltre a fare quello che veramente crediamo e sentiamo che sia il meglio, dobbiamo farlo senza aspettarci niente, assolutamente niente. Perché avere aspettative (sapendo e sentendo che tutto è molto alterato) non ha senso, produce solamente un tale malessere, che trovandosi in questa situazione di sentimento uno "PERDE VITA", e spiegava questo perdere vita come qualcosa di nefasto, molto nefasto!!

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