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Il parco dell'Adelasia E-mail
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Scritto da Gian Genta   
giovedì 17 aprile 2008

dove tutto misura il canto della vita dove il respiro morde la solitudine dove l’invadenza del pettirosso cerca la mano dell’uomo.

Il parco dell’Adelasia

Il bosco affida al bosco la sua insonnia l’alito dei castagni maschera grappoli d’ali.
Sono sceso tra il popolo dei nocivi tra lepri e gatti selvatici dove tutto misura il canto della vita dove il respiro morde la solitudine dove l’invadenza del pettirosso cerca la mano dell’uomo.
Sono sceso tra il popolo dei carnivori tra volpi e faine dove il giorno il mese e l’anno rovesciano le ore dove il frusciare di foglie è vita di tante vite dove la rugiada scende quando l’erba è più verde.
Sono sceso tra il popolo degli ottusi tra tassi e talpe dove la terra accumula i padiglioni dell’assenza dove il migliore può essere superato dove chi gioca non gioca tra noi per divenire.
Sono sceso tra il popolo degli alati tra ghiandaie e fringuelli dove il volo guadagna il volo dove i rami più alti controllano il nido dove la vita concepisce il cielo.
Sono sceso tra il popolo dei selvatici tra scoiattoli e cinghiali timorosi dove la felicità è troppo giovane dove le fragole e le more s’inghiottono a vicenda dove ogni anima è anima di un mondo diverso.
Sono sceso tra il popolo dei reprobi come il santo del bosco dove il nome dato alle cose si separa dalla ruota dell’essere dove ho scoperto il disordine della legge del tempo dove tutto ciò che passa merita di passare.
Il bosco affida al bosco la sua insonnia ognuno per conto suo ad ascoltare la musica dei germogli.

 

 

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