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Scritto da daniela tuscano
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giovedì 10 aprile 2008 |
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C'è più d'uno smunto dolore nel pietrame silvestre in cui Ingrid Betancourt è immersa. C'è più d'una chioma arrovesciata, che accarezza con pudica grazia un piccolo tacito seno. Non ha rinunciato, Ingrid, alla sua femminilità profonda. A quella treccia d'argento che le avvolge come un'edera il polso esausto. Avvinghiata. Un suggello e una promessa. Come quella notte, ha ricordato il marito. Lei pensa a quella notte, notte di amori caldi, notte in cui contemplava col suo uomo una promessa d'eternità, rugiadosa di stelle...
Notte di inizi gloriosi, notte che la sostiene ancora adesso, nel gelido sole di lamiera e tavolacci, di steccati oleosi, di sgarbi brutali. Non si permetta che sprofondi in un bituminoso buio.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 10 aprile 2008 )
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