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Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   
giovedì 21 febbraio 2008

IL MOMENTO DELLA SCELTA

 

Questa sera vogliamo mettere l'accento sull'urgenza del momento attuale e sulla necessità di un cambiamento radicale personale e sociale.

(lettura tratta da "Umanizzare la terra" di Silo)

 

LA DOMANDA

 

1. Ecco la mia domanda: con il trascorrere della vita, cresce in te la felicità o la sofferenza? Non chiedermi di definire queste parole. Rispondi per ciò che senti...

2. Per quanto potente e saggio tu possa essere, rifiuterò il tuo esempio, se non crescono in te, e in coloro che ti circondano, la felicità e la libertà.

3. Accetta invece la mia proposta: prendi come modello ciò che nasce e non ciò che cammina verso la morte. Salta al di sopra della tua sofferenza e allora non crescerà l'abisso, ma la vita che è in te.

4. Non c'è passione, ne' idea ne' atto umano che possa ignorare l'abisso. Parliamo allora dell'unica cosa che meriti di essere trattata: l'abisso e ciò che l'oltrepassa.


ESPERIENZA GUIDATA : LA SLITTA (ESERCIZIO DI IMMAGINI)

 

Mi trovo in una grande spianata coperta di neve. Intorno a me vi sono varie persone intente a praticare sport invernali. Mi rendo conto che fa freddo, nonostante un sole fulgido, dal vapore che esce dalla mia bocca. Sento, di tanto in tanto, raffiche gelide che mi sferzano la faccia... ma e' un freddo che mi piace molto.

Si avvicinano vari amici, tirando una slitta. Mi fanno cenno di salirci e di guidarla.  Spiegano che il meccanismo e' perfetto ed e' impossibile perderne il controllo. E cosi', prendendo posto, sistemo le cinture e le fibbie. Mi metto gli occhiali e accendo le turbine che fischiano come piccoli jet. Premo leggermente l'acceleratore con il piede destro e la slitta comincia a muoversi. Allento la pressione del piede destro e premo il sinistro. La macchina si ferma docilmente. poi manovro il volante a destra e a sinistra senza sforzo alcuno. A questo punto, due o tre degli amici partono avanti a me sciando. "Andiamo!" gridano. E si lanciano dallo spiazzo zigzagando in discesa giu' per lo stupendo pendio della montagna.

Premo l'acceleratore e incomincio a muovermi con perfetta scioltezza. Incomincio la discesa dietro agli sciatori. Vedo il bel paesaggio ricoperto di neve e di conifere. Piu' giu', alcune casette di legno e la', in lontananza, una valle luminosa.

Accelero senza timore e sorpasso uno sciatore, poi un altro e infine il terzo. Gli amici mi salutano chiassosamente. Mi dirigo verso i pini che compaiono lungo il percorso e li evito con manovre impeccabili. Allora mi dispongo a imprimere piu' velocita' alla slitta.  Spingo a fondo l'acceleratore e sento la tremenda potenza delle turbine. Vedo passarmi accanto i pini, come ombre confuse, mentre dietro di me la neve si solleva in una finissima nuvola bianca. Il vento gelido mi tira la pelle del viso e debbo sforzarmi per mantenere chiuse le labbra.

Scorgo un rifugio di legno le cui dimensioni crescono velocemente e ai suoi lati alcuni trampolini per il salto gigante sugli sci. Non esito, punto su quello di sinistra. In un attimo vi sono sopra e allora tolgo il contatto dei motori, per evitare un eventuale incendio durante l'impatto...

Sono stato catapultato verso l'alto, in un volo stupendo. Sento soltanto l'urlo del vento mentre incomincio a cadere per centinaia di metri...

Avvicinandomi alla neve, noto che il mio angolo di caduta coincide perfettamente con l'inclinazione del pendio e cosi' tocco terra delicatamente. Riaccendo le turbine e continuo ad accelerare mentre mi avvicino alla valle.

Ho iniziato la frenata poco a poco. Sposto gli occhiali sulla fronte e mi dirigo lentamente verso il complesso alberghiero dal quale partono varie funivie che trasportano gli sportivi sui monti.

Alla fine entro in uno spiazzo. Davanti e sulla destra vedo la bocca nera di un tunnel che si direbbe ferroviario. Mi dirigo lentamente verso di esso, superando pozzanghere di neve sciolta. Nel giungere all'imboccatura, mi rassicuro: non ci sono binari ne' tracce di veicoli. Penso pero' che di li' potrebbero passare grossi camion. Potrebbe anche trattarsi del deposito degli spazzaneve.

Comunque, entro lentamente nel tunnel. E' illuminato debolmente. Accendo il faro anteriore e il suo forte fascio di luce mi consente di vedere una strada diritta per varie centinaia di metri. Accelero. Il rumore del jet rimbomba e gli echi si mescolano tra loro.  Vedo che piu' avanti il tunnel fa una curva e, invece di frenare, accelero, cosicche', arrivato alla curva, scivolo lungo la parete senza alcun problema. Ora la strada discende e piu' avanti piega verso l'alto, descrivendo una spirale, come se si trattasse di una serpentina o di una fantastica molla.

Accelero... sto scendendo; poi prendo la salita e mi rendo conto che sto correndo lungo il soffitto, per discendere di nuovo e tornare su una linea retta. Freno dolcemente e mi appresto a lanciarmi in una caduta simile a quella delle montagne russe. Il pendio e' assai ripido. Comincio la discesa ma contemporaneamente freno. La velocita' diminuisce. Noto che sto percorrendo uno stretto ponte sospeso nel vuoto. Da entrambi i lati, una profonda oscurita'. Freno ancora di piu' e imbocco il ponte che ha l'esatta larghezza della slitta. Tuttavia mi sento sicuro. Il materiale e' solido. Nel guardare lontano fin dove arriva la luce del faro, la via mi appare come un filo teso, che distanze abissali separano da qualunque sostegno, da qualunque punto di appoggio, da qualunque parete. (*)

Fermo il veicolo, per studiare meglio l'effetto che la situazione produce su di me. 

Incomincio a immaginare vari tipi di pericolo, ma senza alcuno spavento: il ponte che si spezza e io che precipito nel vuoto. Poi, un grosso ragno che, scendendo lungo il suo grosso filo di seta... arriva fino a me, come se io fossi una piccola mosca. Infine, immagino un enorme burrone e lunghi tentacoli che salgono dalle oscure profondita'. (*)

Benche' la situazione favorisca lo spavento, mi rendo conto di avere forza interiore sufficiente per vincere la paura. Percio' provo di nuovo a immaginare qualcosa di pericoloso o di ripugnante e mi abbandono a questi pensieri. (*)

Ho superato il momento critico e mi sento rinfrancato dalla prova che mi sono imposto; allora riattivo le turbine e accelero. Passo il ponte e arrivo di nuovo a un tunnel simile a quello dell'inizio. A velocita' sostenuta, prendo una salita molto lunga. Penso che sto per arrivare al livello di partenza.

Vedo in fondo la luce del giorno che va aumentando di diametro. Ora, in linea retta, esco rapidamente sullo spiazzo aperto del complesso alberghiero.

Avanzo molto lentamente, evitando la gente che mi cammina intorno. Continuo cosi', sempre molto lentamente, fino a giungere all'estremita' dello spazio che collega con le piste di sci.

Riabbasso gli occhiali e comincio ad accelerare per arrivare con sufficiente velocita' al pendio che termina sulla vetta da cui ero partito. Accelero, accelero, accelero...

Sto salendo su per il piano inclinato all'incredibile velocita' che avevo durante la discesa. Vedo avvicinarsi il rifugio di legno e i due trampolini ai suoi lati, solo che ora mi trovo davanti una parete verticale che mi separa da essi. Devio sulla sinistra e continuo la salita passando di lato all'altezza delle rampe.

I pini mi passano accanto come ombre confuse, mentre la neve resta dietro di me sollevata in una finissima nuvola bianca...

Di fronte, vedo i miei tre amici fermi che mi salutano alzando le racchette. Giro, descrivendo un cerchio intorno a loro, spruzzandoli di neve. Proseguo la salita e raggiungo la cima della montagna. Mi fermo. Tolgo il contatto delle turbine. Sollevo gli occhiali sulla fronte. Sciolgo le fibbie delle cinture ed esco dalla slitta. Stiro le gambe e poi tutto il corpo, leggermente intorpidito. Ai miei piedi vedo le conifere che discendono per lo stupendo pendio della montagna e, in lontananza, come un punto irregolare, il complesso alberghiero.

Sento l'aria purissima e l'effetto del sole di montagna che tonificano la pelle del mio volto. (*)

 

(Lettura tratta da "umanizzare la terra" di Silo)

 

IL CAMBIAMENTO

 

1. In definitiva, la domanda è questa: vuoi superare l'abisso?

 

2. Forse vuoi farlo. Ma come potrai dare una nuova direzione alla tua vita se la valanga sta già precipitando e trascina con sé tutto ciò che incontra?

 

3. Qualunque sia la tua decisione, ti rimane da sapere su quali mezzi e su quali energie puoi contare per metterla in pratica.

 

4. Sebbene questa decisione dipenda molto da te, vorrei dirti che cambiare la direzione della tua vita non è un obbiettivo che tu possa raggiungere solamente con il lavoro interno, ma agendo con decisione nel mondo. Modificando comportamenti.

 

5. Unisci a te, in questo compito, il tuo ambiente (quello che ha un'influenza diretta su di te e sul quale tu direttamente influisci). E come farai? Non c'è altro mezzo che questo: risvegliare la fede nella possibilità di trasformare la vita invertita.

 

6. Questo è il punto in cui ti lascio. Se ti disponi a modificare la tua vita, trasformerai il mondo e non trionferà l'abisso, ma ciò che l'oltrepassa.

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