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PLATONE, IL FEDRO | PLATONE, IL FEDRO |
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PLATONE, IL FEDRO A cura di G. Reale, fond. Lorenzo Valla, Mondadori, 1998
Lo si è inteso come scritto giovanile (Diogene Laerzio), introduttorio (Schleiermacher). Si tratta invece di un opera della vecchiaia di Platone (poteva avere 60-65 anni), collocabile tra i dialoghi dialettici, in cui il filosofo fa come un bilancio della sua attività di scrittore. Ed è opera unitaria che comprende il discorso di Eros, la retorica, la dialettica e perfino la preghiera. Il Fedro non è solo dunque un dialogo sull'Eros con un'appendice sul come fare discorsi. Per Jaeger l'unità dell'opera consiste sul problema di come si debbano fare i discorsi orali e scritti, così la prima parte è una raccolta di esempi buoni e non buoni e nella seconda si esalta la dialettica platonica. È una posizione riduttiva, il Fedro si presenta sì come una giustificazione dell'introduzione nell'Accademia di corsi sull'oratoria, sulla retorica (li teneva Aristotele), ne traccia i contenuti (La Retorica di Aristotele è una continuazione del Fedro). Il cuore del Fedro è però un altro ed è più profondo, esso è costituito dall'essenza della filosofia (da cui dipende il fare discorsi). Eros è il filosofo, la retorica si fonda sulla filosofia e sulla passione di Eros.
Nel Fedro ribadisce lo stesso concetto. Non solo la poesia (Simposio), ma soprattutto la retorica, l'arte di fare discorsi (Fedro), è propria del filosofo in quanto fondata sul metodo dialettico. Platone presenta questa verità trattando il tema di Eros, molto usato anche dai retori, dagli oratori. All'inizio Platone presenta tre discorsi: (1) uno di Lisia (errato nei contenuti e nella forma), (2) uno di Socrate (che dice correttamente la cose di Lisia e perciò è errato solo nei contenuti) e poi (3) un altro di Socrate perfetto nei contenuti e nella forma. A questo punto (4) Platone presenta gli errori dei retori e le giuste regole del fare discorsi, che sono le regole della dialettica. Perciò solo il filosofo può essere vero oratore e Platone è il migliore degli scrittori. (5) Ma anche gli scritti perfetti non sono che immagini dei veri discorsi che sono quelli dell'oralità dialettica, essi contengono le cose di maggior valore non scritte nei rotoli di carta, ma nelle anime degli uomini.
Uso classico degli interludi per segnalare l'imminenza di passaggi importanti del discorso.
Ha con sé un discorso perfetto in cui si dice che "si deve essere compiacenti con chi non è innamorato, piuttosto che con chi è innamorato"
Platone ha sempre rispettato i miti e le credenze religiose del suo tempo. Di fatto qui emerge che Platone rifiuta una lettura razionalistica di Eros, così fanno i sapienti. Così Platone valorizza quel pensare per immagini che è il mito.
Dunque già fin d'ora sappiamo che la divina ispirazione e il logos dialettico saranno gli assi portanti dell'intero dialogo.
Il tema era classico: un giovane deve cedere o no all'amante? Risposta: lo deve fare a chi non è innamorato.
1. Gli innamorati hanno una passione erotica che si può esaurire, 2. si attaccano all'amato e dimenticano tutto il resto, possono poi trovare un altro da amare, 3. sono fuori senno, 4. sono pochi (cioè c'è poca scelta per individuare chi dia i maggiori vantaggi), 5. gli innamorati menano sempre vanto della conquista, 6. la gente maligna del rapporto, 7. l'innamorato isola l'amato dagli altri ed è geloso, 8. passata la passione non è certo resti l'amicizia,
1. chi non è innamorato si prende cura anche del futuro, 2. ci sono maggiori amicizie, i vincoli familiari 3. si danno loro i favori perché degni 4. non si comportano in maniera riprorevole 5. si può scegliere molto.
Esso dà per scontato ciò che invece deve definire. Per Lisia Eros è una malattia, ma il suo discorso non muove da tale convinzione, non tratta delle conseguenze di ciò. Lisia presenta come premessa quella che dovrebbe essere invece la conclusione, il suo è come un nuotare a ritroso (264a 5-6). Le argomentazione hanno poi una concatenazione logica sconnessa, spostate e cambiate non cambierebbero nelle conclusioni quando invece un buon discorso deve essere composto come un essere vivente che abbia un suo corpo sicché non risulti senza testa e senza piedi, ma abbia le parti di mezzo e quelle estreme scritte in maniera conveniente l'una rispetto all'altra e rispetto al tutto.
Fedro minaccia Socrate di costringerlo con la forza a parlare e lo fa giurando suo dio platano (=Platone!). E Socrate parlerà a viso coperto per la vergogna. Questo interludio ci fa capire che ora il discorso va inteso in chiave ironica. Questo primo discorso serve a Platone per preparare il lettore all'altro grande discorso. Qui Socrate presenta la vera arte di fare discorsi. Egli confuta allora Lisia il quale, contrariamente alla sua tesi, è l'innamorato che cerca di conquistare l'amato mettendo fuori gioco gli altri innamorati. Come metodo Socrate non nuota a ritroso, ma parte dal principio, non dalle conclusioni, dalle premesse per giungere alle conclusioni.
1. Danni alla persona che accetta un innamorato. L'innamorato è malato, cerca di rendere bisognoso l'amato, è geloso, vuole dominare. 2. Danni ai suoi beni, perché l'innamorato vuole che l'amato perda tutto (ricchezze, amicizie…) per essere bisognoso di tutto 3. L'innamorato spiacevole per la differenza di età e il suo desiderio malsano 4. Il mutamento di vita dell'innamorato quando non è più dominato da Eros, in lui torna il senno, diventa diverso, fugge e il giovano lo deve continuamente rincorrere.
È ora di ribaltare non solo il metodo, ma anche i contenuti!
Perciò solo chi ha Eros può essere filosofo. Nell'interludio Socrate sente la voce divina, bisogna purificarsi dalla grande colpa di Lisia per il quale Eros è un male, ci vuole perciò un nuovo discorso.
Eros non è la mania di un malato, ma una mania che è dono degli dei, questa mania divina si divide in quattro tipi: 1. Mantica capacità di prevedere il futuro. 2. Telestica capacità di liberare gli uomini da mali e pene dovuti a colpe antiche. 3. Poesia è l'ispirazione delle Muse. 4. Eros è la mania d'amore, un aiuto per vivere. La forma di Eros di Lisia è sinistra, quella di Socrate è destra.
Dire cosa sia è cosa lunga e divina, ma dire a cosa assomiglia è cosa breve e umana. L'anima è immortale perché si muove per conto proprio ed è principio di movimento, quindi è ingenerata ed incorruttibile.
Molte cadono ed entrano nei corpi.
Le anime si nutrono della visione di questo mondo, di ciò che è bello e buono, di ciò che è nella pianura della verità. La legge di Adrastea (=destino inesorabile) regola il destino delle anime: quelle che hanno visto qualche verità sono immuni dai mali fino al giro successivo; le malvagie cadono sulla terra e "non si trapiantano in nessuna natura di animale". Chi ha visto la Verità, ma non riesce a contemplarla cade in uomini di differente natura, dal filosofo al tiranno. Ogni mille anni le anime terminano la punizione e possono scegliere un altro uomo, dopo diecimila anni le anima tornano nei cieli (è il tempo necessario perché si formino le ali). Chi però è vissuto da filosofo torna nei cieli dopo tre cicli (tremila anni). Vi sono però anime pessime che passano dagli uomini agli animali e vi è anche il caso di un'anima che non ha mai visto la verità e non potrà mai diventare uomo.
La ricerca dell'amato è ricerca di una un'anima che faceva parte dello stesso corteo, al seguito dunque dello stesso Dio, in grado di iniziare il flusso di Eros. L'innamorato si trova a dover combinare con la sua parte razionale i due cavalli, specie quello nero, il concupiscibile (le due forze alogiche dell'anima). Il vertice si ha quando l'auriga dell'innamorato vede il bello dell'amato.
Così amante e amato vivono bene.
Platone si pone in gara con Lisia, ne rovescia le tesi, si deve amare un innamorato! E ciò avviene quando il logos umano di unisce all'ispirazione divina, essa da sola incanta come le cicale, il logos umano da solo provoca una temperanza mortale solo insieme esse danno il bene filosofico.
Ogni scritto ha bisogno della difesa del suo autore (struttura di soccorso), così è per tutti i dialoghi, nei quali vi sono questi soccorsi, pur nella consapevolezza che il soccorso ultimo non potrà venire che dall'oralità. Dunque il primo discorso di Socrate veniva in soccorso a quello di Lisia (totalmente sbagliato) solo nella forma. Il secondo discorso di Socrate soccorreva il primo anche in base al contenuto. Ora si tratta di passare dal mostrare al di-mostrare, un soccorso dottrinale che mira all'essenza dell'arte di fare discorsi. Dall'oratorio siamo ora passati alla filosofia ed anche Fedro è ormai convinto della necessità di ciò.
In quello teorico abbiamo la difesa protrettica dei discorsi scritti: chi attacca gli scrittori sono gli invidiosi, tutti i politici vorrebbero invece essere grandi scrittori! Chi scrive grandi discorsi o è un grande oratore, è infatti immortale, quasi come un Dio. Così Platone non distrugge la scrittura, solo ritiene che l'oralità sia migliore. La cosa peggiore è il parlare o il scrivere in maniera brutta e cattiva. Dopo aver mostrato prima esempi di discorsi scritti bene, ora Socrate di-mostra come ciò debba essere fatto. Questo è il punto cruciale, qui ci vuole una ispirazione delle Muse resa giusta misura dal logos, ecco allo il canto delle cicale. Le cicale erano uomini che alla nascita delle Muse (cioè poesia e musica) morirono perché non facevano altro che cantare, da loro nacquero le cicale, ministre delle Muse.
Il sinottico parte dal molteplice (i fenomeni erotici) e cerca la loro unità, l'unica Idea di Eros. Fatto ciò si analizza l'idea dividendola (metodo diairetico) nelle altre idee, Eros è una mania e l'idea di mania si divide in sinistra (malattia, follia) e destra (mania divina). Il procedimento dialettico è il solo che possa essere di fondamento dell'arte di fare discorsi. Platone conosce e descrive le regole dell'oratoria del tempo, ma sa bene che non sono sufficienti, esse sono strumenti, magari necessari, ma solo preliminari, è in fatti assolutamente indispensabile conoscere prima l'essenza di ciò di cui si parla per parlare o scrivere secondo verità.
Platone stesso dice che tutti i suoi scritti restano sempre bisognosi del soccorso dell'autore per essere davvero compresi, e lo dice proprio nel momento culturale del passaggio dall'oralità alla scrittura.
Platone paragona poi lo scritto alla pittura i personaggi disegnati non parlano, non rispondono!
Lo scritto è un gioco, così come è un gioco seminare nei giardini di Adone, dove i semi germinano in otto giorni ma poi muoiono. Invece l'agricoltore sa la fatica da fare per avere frutti duraturi, il sapiente sa dove piantare i propri semi. Infine Platone dà le regole dello scrivere e del fare discorsi in modo buono: 1. chi scrive deve conoscere il vero, l'essenza della cosa trattata 2. le anime di coloro ai quali si rivolge 3. scrivere nelle anime
Lo si potrebbe fare, ma ciò sarebbe inutile (chi le può capire già le conosce) e dannoso (chi non le può capire le fraintenderebbe ridicolizzandole o penserebbe di saper ciò che non sa, gloriandosi vanamente). Non avrebbe senso neppure farlo per favorire il ricordo, dato che i principi primi sono facilissimi da ricordare e si riassumono in poche parole!
Due volte nel Fedro Platone dice che gli scritti servono solo per ricordare ciò che si sa. La descrizione del metodo dialettico, sinottico e diairetico, ha sullo sfondo la convinzione non-scritta della struttura numerica del mondo ideale. La dialettica coglie la posizione che ciascuna idea ha in ragione della sua complessità o universalità.
È infatti necessario diventare bello di dentro, accordare l'interiore e l'esteriore, fra ciò che si è e ciò che si ha, poter considerare vera ricchezza solo la sapienza. Ma alla fine si chiede di avere una quantità d'oro che solo il temperante si porta via. È un'immagine per indicare il massimo della sapienza possibile! Solo Dio ha tutta la sapienza, il filosofo prende e porta via quanta più sapienza possibile. Ciò che appunto fece Platone per tutta la sua vita. PLATONE, IL FEDRO Alberto Sartori Giovanni Benvenuto
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