Io penso che la parola "amicizia" sia, forse, tra le più importanti che esistano.
Questo termine è uno dei più usati ma, a mio avviso, anche "abusati".  Ma come si potrebbero identificare e "catalogare" le componenti che contribuiscono a "dare corpo" a questo concetto, l'amicizia appunto?
Nell'intendere comune si è "amici", nel vero senso del termine, quando ci si conosce appieno, quando si ha un vissuto comune, quando si condividono le stesse idee e si hanno gli stessi gusti.  In effetti l'esistenza di queste compatibilità e di queste affinità è molto utile al formarsi di una amicizia ma, pensandoci un pò, sono sufficienti per far sì che questa perduri nel tempo rimanendo integra? Sinceramente, cari lettori, io ho delle mie idee, a volte controcorrente, sul significato del termine "amicizia", sulla sua vera valenza e su ciò che la può maggiormente favorire, rendendola perdurante.  Chiaramente, avendo un vissuto comune e dei gusti affini, i rapporti tra le persone sono già facilitati ma, per me, ciò non basta.
Io sono convinto che alla base di tutto ci debba essere l'effettiva stima che si ha nei confronti del nostro interlocutore. Altra condizione fondamentale è la tolleranza , un atteggiamento da adottare nei confronti di ogni tipo di diversità, naturalmente quando si constata l'esistenza di una provata reciprocità comportamentale. Poi bisognerebbe saper essere democratici, nel senso più vero e nobile del termine. Infine, a mio avviso, è indispensabile l'esistenza di una naturale bontà di spirito, una aprioristica positiva predisposizione nei confronti di tutto e di tutti, un vivere ispirati dal bene e mirando al bene, rifuggendo dagli aspetti negativi, aggressivi e preclusivi sempre insiti, purtroppo, nella natura umana.
Quanto appena detto è, per me, sì importante ma ancora non sufficiente al concretizzarzi di una vera amicizia. Tutti i termini sopra citati, infatti, perdono per me di fattività in mancanza non tanto di specifici obiettivi comuni quanto di simili concetti ispiratori, concetti che dovrebbero essere logici, basati su di una formata "cognizione di causa", equilibrati e rifuggenti da una istintività, spesso preponderante ed esasperata.
Ma allora quando, per come la vedo io, ci si può realisticamente considerare come dei "veri amici"?
Quando ci si considera "alla pari", senza preponderanze e prevaricazioni, anche se inconsapevolmente accettate. Quando ci si stima, giudicando il nostro amico, nel suo complesso, come una persona in buona fede, formata, intelligente e propositiva. Quando ci si tollera, non "sopportandosi" ma accettando convintamente e democraticamente le eventuali diversità. Quando, almeno per me, si è animati da uno spirito costruttivo mirante al bene generale. Quando ognuno mantiene la propria individualità integrandosi e non annullandosi nel gruppo. Ecco, proprio in questo modo, io intendo sia l'amicizia che, del resto, anche l'amore vero, concetti che, così come descritti, possono essere perduranti negli anni. 
Io penso, peraltro, che oggi ciò che spesso viene inteso come "amicizia" sia la mera conoscenza e frequentazione, il sentirsi realizzati e validi solo seguendo pedissequamente le, anche irrazionali, mode e idee comuni del momento, il saper riconoscersi unicamente nel gruppo, meglio "branco", di appartenenza.
Infine ho una personale altra idea sulla "vera amicizia", quando c'è, va difesa, nel caso, esponendosi a viso aperto contro tutto e tutti, senza temere di perdere il plauso delle persone che, in effetti, per noi contano meno, anche a rischio di trarne un effettivo danno.
L'amicizia, cari (spero) amici, è un "valore" e non di certo un "bene di consumo".
Ciao a tutti! Francesco Venier

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