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In questo articolo desidero trattare un pò di argomenti diversi, scrivendo di come, personalmente, la penso. ................................................................................... ...................................................................................
DEL VELO E DINTORNI Il velo, di per se stesso, è solo un pezzo di stoffa e il suo uso, a patto che non impedisca l'identificazione di chi lo usa, è unicamente una preferenza personale come lo è, del resto, anche l'andare "mezzi nudi" tra la gente.
Il fatto è che, sovente, questo accessorio è abbinato ad uno stato di subordinazione e di prevaricazione individuale e di gruppo. In questi casi, non troppo rari, non si parla tanto di usi religiosi quanto di diritti civili lesi. La cronaca reale e cruda riporta casi di illecite supremazie maschili mimetizzate e giustificate da usanze e credenze di vario tipo.
Per me, a volte, rare ma non troppo, specialmente nei paesi di origine, si tratta di una vera "riduzione in schiavitù" delle donne. Una violenza talmente grave e consolidata da far sì che persino le "vittime", le donne, la considerino normale.
La vera "schiavitù", a mio avviso, infatti, si manifesta quando viene ad essere inibita la autoconsapevolezza e il libero arbitrio di chi ne è vittima.
Cari amici, al mondo esistono "tanti veli", non necessariamente sempre "di stoffa", "veli" mentali, "veli" ideologici, ecc. Sono convinto, pertanto, che spesso concetti come civiltà, eguaglianza, libertà, giustizia, raziocinio, ecc. siano solo parole vuote, lungi dall'essere compiutamente concretizzate.
Caramente Francesco Venier
 DEL MERETRICIO Il meretricio ( la prostituzione) è una peculiarità leader nel genere umano sin dalla notte dei tempi.
Personalmente, sia da un punto di vista etico che funzionale, non ho nulla in contrario a patto, però :
- che sia esercitato su base volontaria, nell'assoluto rispetto dei diritti umani, che sia regolamentato, che sia equiparato alle altre professioni. - che l'esercizio e la fruizione del servizio non subordini ne condizioni il normale svolgersi delle altre attività e non limiti le libertà e le usuali consuetudini di ogni consorzio civile.
Tutto ciò, al momento, in Italia, è realisticamente di difficile soluzione. Atteggiamenti ipocriti, soggezioni culturali e religiose, mancanza di un formato spirito democratico e la quasi totale assenza e impreparazione delle istituzioni pubbliche ostano di fatto al formarsi di una società pregna di tolleranza reciproca e caratterizzata dal libero pensiero, una società nella quale, a prescindere dal mestiere svolto, tutti vengano considerati di pari dignità.  Francesco Venier DELLA CHIESA, OGGI Vorrei, nel rispetto di tutti i diversi pareri, fare alcune osservazioni. Io, di certo, non sono un cristiano praticante ma ciononostante mi riconosco nelle tradizioni socioculturali occidentali e cattoliche. Essendo nato in Italia, infatti, è incontestabile che facciano parte del mio DNA.
Da sempre ho fatto una netta distinzione fra religione e clero cercando però di essere sempre equilibrato e obiettivo.
Parte del clero, in effetti, nei secoli ha manifestato palesemente i propri limiti con idee e azioni a volte criticabili ma, nel contempo, sovente scontate e giustificate (non approvate) visto che pur sempre si parla di uomini, con le linevitabili debolezze, errori e difetti. Ciò, però, che dovrebbero contare di più sono i concetti generali e non la loro, sovente fallace, applicazione. Poi, sarebbe sempre opportuno valutare i percosri storici per quelli che sono, percorsi storici appunto, sapendo focalizzare l'attenzione sui fattori evolutivi, specialmente quando migliorativi, di ogni movimento sociale, culturale e religioso. Ciò detto, che in Italia l'influenza della chiesa sia notevole anche oggi è scontato oltre che logico visti i secoli di tradizioni cristiane che distinguono la nostra società, in particolare quella più povera ed agricola.
Ogni religione, a mio avviso, è un fattore preponderante nella formazione e nell'autoconsapevolezza di ogni identità non necessariamente nazionale ma, pur sempre, di gruppo etnico-sociale.
Non c'è nulla da stupirsi quindi, a mio avviso, se in Italia il prestigio del Papa è grande e se la sua influenza si estende anche alla politica. In effetti che cosa è la politica, o almeno cosa sempre dovrebbe essere, se non l'espressione dei pensieri dominanti popolari? Sul fatto, poi, che la Chiesa sconfini sovente, anche un pò troppo, nei "poteri decisionali pubblici" non discuto ma, se e quando lo fa, è perché in effetti trova un terreno fertile, molti ascoltatori ed estimatori anche nella classe politica.
Poi, per me, è tutta una questione di autoconsapevolezza individuale, di autonomia di giudizio e di formata razionalità. Personalmente, ad esempio, pur riconoscendomi di fatto in un contesto cattolico-occidentale, non mi sento assolutamente condizionato da ciò nella mia autonomia intellettuale personale e, in virtù di questa mia autoconsapevolezza e dello spirito democratico che mi pervade, non sento l'esigenza di "fare la guerra" a nessuno, nel rispetto delle idee di tutti fintantoché queste non contrastino con i canoni della logica o non sconfinino nel settarismo più bieco.
Ultima osservazione, oggi bisognerebbe, per me, prestare molta attenzione all'Islam, non tanto alla religione islamica in assoluto quanto alla sua applicazione pratica e alla sua influenza nei vari contesti sociali mondiali.
Purtoppo in ciò (quanto vorrei sbagliarmi!) io vedo un reale e concreto rischio per la pace e l'equilibrio mondiale. Ecco, proprio per questi miei timori (in particolare per gli aspetti aggressivi, retrogradi e intolleranti che talvolta l'Islam applicato assume), io giustifico come "funzionale" e quanto mai opportuna una supremazia della Chiesa nei contesti socio-culturali-politici in Italia sempreché, visti i flussi immigratori, nel giro di pochi decenni, gli italiani "autoctoni" non vogliano perdere la loro identità nazionale e rendere le loro tradizioni storiche del tutto obsolete. In conclusione, cari amici, io penso che tutti dovremmo cercare di essere più equilibrati, logici e autonomi nei nostri giudizi.
Ora, in Italia, io vedo un mondo intellettuale con più pregiudizi che giudizi, settorialmente diviso, ove la "ragione" (l'uso dell'intelletto) passa spesso in secondo ordine soccombendo a correnti di pensiero, sovente preconfezionate ed impositive.
Caramente Francesco Venier
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