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Senza cultura nessuna giustizia. Appello per Stefano Allievi E-mail

Grazie alla mia amica Giulia sono venuta a conoscenza della trista vicenda del prof. Stefano Allievi, punito con la pena detentiva per aver espresso in un suo libro opinioni giudicate offensive nei confronti di Adel Smith, personaggio molto noto all’opinione pubblica grazie alla pubblicità gratuita tributatagli dai media, che lo hanno innalzato ad “autorevole” esponente dell’Islam italiano.


 

Smith, un convertito appartenente a una sedicente “Unione Musulmani d’Italia” di cui è il solo associato (assieme alla famiglia) è assurto all’onore dei riflettori per la campagna contro il crocifisso di Ofena (lanciato dalla finestra) e le esternazioni contro la fede cristiana.

 

In democrazia anche gli intolleranti hanno il diritto di manifestare le proprie… opinioni - purché non ledano la dignità umana e il sentimento comune -; tuttavia in un Paese normale, con un minimo di cultura storico-religiosa e una sicura consapevolezza delle radici comuni che legano i vari popoli del Mediterraneo, a gente del loro stampo si sarebbe dato il peso che merita: cioè, zero.

 

Ma siamo in Italia. Dove vige, da un lato, un’irrazionale terrore nei confronti del diverso, dall’altro un’accettazione pedestre di qualsiasi panzana provenga dallo sciagurato di turno, sia egli il fondamentalista della mutua, l’opinionista scosciata o l’adoratore di Godzilla. Dove regna, soprattutto, una grande confusione mentale, causa della torpida ignoranza che è il vero peccato senza misericordia del nostro secolo.

 

Ringrazio quindi la mia amica per la segnalazione e invito tutti a esprimere solidarietà a Stefano Allievi, insigne studioso ed estimatore del vero Islam, come attestano anche le numerosissime firme in sua difesa raccolte da illustri esponenti e studiosi musulmani (vedi http://www.dominiopubblico.it/, ultime righe).

 

Qui di seguito, il testo della petizione e il link per apporre la nostra firma.

 


Daniela Tuscano

 

Appello di solidarietà per Stefano Allievi


Sconcerto ha suscitato tra gli studiosi la notizia, diffusa il giorno 22 febbraio dall’Agenzia Ansa, e ripresa nei giorni successivi da numerosi quotidiani, della pesante condanna per diffamazione aggravata a mezzo stampa (sei mesi, oltre a una pena pecuniaria di tremila euro) nei confronti di Stefano Allievi, professore di sociologia all’Università di Padova, studioso ed esperto di islam.Il professor Allievi – su querela di Adel Smith, controverso esponente islamico, noto per le sue opinioni radicali e i gesti dimostrativi su temi diversi (notissima la sua polemica contro il crocefisso e i gesti eclatanti che l’hanno accompagnata) – è stato condannato per la descrizione dei fatti e le opinioni espresse su Smith e le sue azioni all’interno del libro “Islam italiano”, pubblicato da Einaudi.La condanna è tanto più sorprendente se si pensa alla biografia del professor Allievi, che più volte si è speso nel voler garantire libertà di parola e di espressione proprio ai musulmani, alla cui conoscenza e comprensione ha dedicato oltre quindici anni di studi e di ricerche a livello nazionale e internazionale, pagando talvolta anche il prezzo di minacce e intimidazioni non solo verbali da parte di gruppuscoli anti-islamici. E in generale suo sforzo costante è stato quello di aiutare a far comprendere, senza pregiudizi, la realtà e le dinamiche della presenza islamica in Italia e in Europa: un fatto dimostrato anche dagli attestati di solidarietà giunti al professor Allievi, in questa occasione, proprio da vari esponenti del mondo islamico medesimo.Colpisce, inoltre, la inusitata durezza della condanna, trattandosi di reato di opinione, che va a colpire il diritto di libera ricerca e di libera investigazione, configurandosi di fatto come un pesantissimo atto di censura.

Pur senza entrare nel merito della sentenza, di cui si attende di leggere le motivazioni, e con assoluta fiducia nella giustizia, espressa anche dal diretto interessato, che insieme ai suoi avvocati e all’editore ricorrerà in appello, i sottoscritti, accademici, intellettuali, esponenti del mondo islamico e cittadini comuni, esprimono la propria sorpresa e il proprio disappunto per la condanna del prof. Allievi, manifestandogli personale solidarietà, consapevoli come sia in gioco con questa sentenza anche e soprattutto la libertà di ricerca accademica e di manifestazione delle proprie opinioni, incluso il diritto di critica.



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