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E' giovane, è brava, è bella. E' L'Aura: un senhal per una rockeuse che forse, fisicamente, non corrisponde all'eterea creatura petrarchesca, ma in grado di veicolare, anch'essa, valori "alti" e "altri". Rispetto a cosa? Beh, innanzi tutto al trend politico-sociale che oggi imperversa. Oddio, una provocazione "politica" a Sanremo? E perché no? Non sarebbe nemmeno la prima volta che, dalla vetrina più conservatrice della musica italiana, esca una novità spiazzante. Ma basterebbero cinque minuti di musica non banale; di arte, in una parola. E L'Aura ne ha da vendere. L'avevo apprezzata per la prima volta nel 2004, ospite - ma un tempo si diceva supporter - al concerto fiorentino di Renato Zero (sotto, i due artisti). Mi piaceva il suo rock scarnificato e poetico, quasi una rosa decadente, nervoso bozzetto d'un geniale pittore. Una fanciulla dall'intelligenza spregiudicata, provocatrice come un monello, tra il punk e De André.
 Stasera L'Aura affronta il palcoscenico di Sanremo, alla ricerca della consacrazione definitiva, con un brano contro la guerra, dal titolo esplicito: Basta. Simili temi possono rivelarsi pericolosi: il rischio è di scivolare nel retorico, nello scontato. Ma, dati i precedenti, L'Aura dovrebbe ritenersi sufficientemente protetta. Anche perché, su "Vanity Fair", ha rivelato chi sono stati i suoi ispiratori: nientemeno che... gli umanisti. Noi!
(Foto di Stefania Palma)
Con L'Aura, arrivano a Sanremo gli umanisti, titola la patinata e prestigiosa rivista. "Persone molto buone - ci definisce la cantante - che cercano di informare la gente sulle guerre e sull'esistenza di armi nucleari". L'Aura ha pure sottolineato d'aver preso parte ai nostri banchini perché "a molti non è chiaro che la guerra si fa solo per motivi economici".
Un motivo di più per tifare per lei, e consentiteci un po' di (legittimo) orgoglio. Si può anche votarla, a questo link . E perché non farlo? In bocca al lupo, L'Aura!
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