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Scritto da Giorgio matinese   
lunedì 25 febbraio 2008

 

Titolo dell'evento: "ARTE COME ESPRESSIONE PITTORICA, DECORATIVA, MATERICA E GRAFICA"
A cura di:  Maria Cristina Maritati
Testi di Eugenio Giustizieri e Max Hamlet Sauvage
Mostra personale di: Giorgio De Cesario
Sede: La Casa degli Artisti via Lepanto, 1/9 - 73014 Gallipoli (Le) Italia tel. 0833/261865
Durata: Dal 10 gennaio 2008 al 30 Marzo 2008
Apertura al pubblico: tutti i giorni dalle ore 16,00 alle 20,00; Ingresso libero e gratuito

http://www.lacasadegliartisti.it

http://www.giorgiodecesario.it   

GIORGIO DE CESARIO
Architetto, pittore, scultore, grafico, nasce a Matino (Le) il giorno di Capodanno del 1956.Docente di progettazionepresso l'Istituto Statale d'Arte di Grottaglie (TA).Dal 10 gennaio 2008 al 30 Marzo 2008 presso La Casa degli Artisti di Gallipoli (Le) presenta 150 opere tra tele, sculture, vasi in ceramica, incisioni calcografiche e xilografiche. Inoltre sono di grande rilevanza alcune sculture lignee,create dall'assemblaggio di vecchi legni raccolti in riva al mare e dai quali De Cesario è riuscito a ricavare i volti e le espressioni dei suoi personaggi.

Questa grande mostra, aperta anche alle scolaresche, evidenzia ancora una volta la versatilità dell'artista che si muove con pari padronanza da una disciplina all'altra, come ha già dimostrato nelle tante mostre precedenti che hanno avuto luogo in Italia e all'estero.


Col nuovo millennio l'artista incrementa la sua popolarità tramite Internet, grazie al quale tutto il mondo arriva a conoscere le sue opere come attestano i continui apprezzamenti provenienti dai paesi più lontani.

Attualmente Giorgio De Cesario vive ed opera a Gallipoli nella sua casa-museo, Villa Maritati De Cesario, da lui sapientemente ristrutturata ed ampliata.

Si tratta di un grande e scenografico contenitore d`arte,
una costruzione ultramoderna, caratterizzata da un certo eclettismo di stili un pò orientaleggianti e un pò mediterranei,comunque energicamente innovativa, che ben si confà con il paesaggio urbano circostante.


Oltre ad ospitare la Galleria Permanente dell' artista,la Casa-Museo, di circa 1.000 metri quadrati, è destinata ad ospitare mostre temporanee,presentazioni di libri, concerti e performance teatrali ed è inoltre attrezzata per accogliere, con la formula del b.& b. artisti e amanti dell'arte provenienti da tutto il mondo.

GIORGIO DE CESARIO : IL VOLO NEGATO

di Eugenio Giustizieri

Quando si ha il coraggio di esplorare la propria vita, allora si può guardare anche a quella degli altri e soffermarsi, con uguale, dolorosa naturalezza sulle ferite aperte, sulle piaghe che mai potranno rimarginarsi e su bocche spalancate che annunciano nascite e morti.


E’ questa straordinaria sincerità morale a rendere emozionante ed incredibile la produzione artistica di Giorgio De Cesario.

E’ una storia a ritroso, dipinta e scolpita dall’oggi allo ieri, scavando oltre le radici insospettate dell’infelicità del presente. Alla fine, nulla resta della storia dei volti e delle maschere, a parte la memoria di una sconfitta necessaria. Su questa sconfitta si  apre la ricerca dell’artista. Con crudele semplicità la composizione ne elenca i termini mediante le applicazioni e manipolazioni di  oggetti tratti dal passato.


Già, il passato. Il pensiero può permettersi di andare a ritroso, di scavare nei gesti, negli sguardi di un volo negato, nelle parole di un giorno, di un anno, di una vita precedente. Non è un banale flashback, quello scelto dall’artista.

Sono frammenti selezionati in ordine inverso, dal più vicino al più lontano, per scoprire come tutto è iniziato e poi concluso. L’emozione più forte è vedere, in entrambi i casi, la teoria alla prova dei fatti, l’intuizione che diventa linguaggio, la sperimentazione che crea un nuovo mondo di immagini, in grado di essere
captate da ciascuno.

De Cesario coglie il mondo alla sprovvista, usa il frammento per scardinare una realtà ancora più vera di quella che appare nel quotidiano.

Così continuamente si ricrea la funzione metaforica del linguaggio, figure di uomini vuoti, impagliati che hanno commesso l’errore di credere che il progresso proceda in linea retta.

Ma hanno preteso troppo, hanno voluto mordere un boccone troppo grande per le loro bocche. Così, da un’esistenza in technicolor, dalla conoscenza attraverso gli eccessi, dalla libertà radicale, sono passati di colpo alla sconfitta.

E’ una sconfitta che l’artista racconta con impeto ed energia, ma anche con una meravigliosa serenità, quasi infantile, e una profonda sensibilità psicologica, concretizzando l’impressionante capacità di restituire il clima della nostra epoca e i sussulti del cuore di personaggi ricchi di sfumature, di slanci, di cammini intrapresi e mai interrotti.


La sua è epopea avvincente che, nonostante tutto, trasuda voglia di vivere, rimpiange tutto ciò che c’è da rimpiangere, senza evitare di affondare la lama negli errori e nelle ingenuità dei nostri anni.


Troppo frettolosamente messi in archivio. Intensità, vicinanza, dolore, solitudine e compostezza rappresentano le coordinate di una umanità che esiste, e crede, e spera, e si arrende. Senza far rumore, col grido che resta sospeso in gola.


De Cesario centra il bersaglio del silenzio e, all’astuzia dei potenti, degli accademici, delle ideologie, contrappone l’attesa della rivelazione del reale, la sua infermità, la sua complicità con gli uomini semplici, la sua attenzione all’ignoto, dentro e fuori di sé. Tutto è pervaso da uno spirito misterioso e visionario; un impalpabile filo rosso aggrega i cieli evocati di un qui e di un altrove sconvolti e, con insolita semplicità, lancia il suo messaggio all’osservatore senza eccedere in retorica, in una sorta di gioco illusionistico che non può che lasciare sgomenti.


E’ la storia che lacera l’uomo in fantasmi e lascia affiorare le debolezze di un’emozione irripetibile e, a tratti, selvaggia. E’ il silenzio di voci smorzate che lascia affiorare la debolezza umana, la sua vulnerabilità, la sua sofferta fantasia, fino ai presagi di morte. Il destino di chi è santo e dannato, angelo e demone.


LE ENIGMATICHE TRASFORMAZIONI FIGURALI DI GIORGIO DE CESARIO
di Max Hamlet Sauvage

Il nodo pittorico che si svela nei dipinti-sculture di Giorgio De Cesario verte con evidenza percetti-va e realizzativa nella conquista della plasticità. Le sue figure, nello studio dell’anatomia del corpo umano,
acquistano una nuova linfa di significato, sia spaziale che allusiva. Ed è con queste premes-se culturali e psicologiche che devono essere letti i sintetici dipinti del pittore e scultore G. De Cesa-rio.


Le sue forme pittoriche e scultoree sono plasticamente nette, definite con un intendimento scul-toreo, ma in esse l’aspetto che maggiormente affascina è l’organico slittamento figurale dello spazio del piano nei suoi volti di porcellana, una interpretazione metafisica del corpo, del suo rapporto con l’anima.


Lo spazio in cui le figure sono presenti è chiaramente interiore, un puro fondale senza ca-ratterizzazione prospettica o fisica. Il colore, dalle tonalità pastello, verde acqua, azzurro, nel suo potenziale a volte mono-cromatismo, annulla ogni effetto di plausibile realismo.


La spinta artistica di Giorgio De Cesario origina e si orienta da quello che esprime di necessità l’epoca contempora-nea. Vale a dire di penetrare la realtà nel contesto
di una interrogazione osmotica in cui la mente umana stabilisce un diretto rapporto con l’oggetto del costume e la natura, addivenendo ad una sin-tesi cognitiva che motiva il caso particolare del soggetto specifico con l’insieme dell’universalità poetica.


L’arte moderna subisce una radicale trasformazione dovuta, da una parte, alla stilizzazione
lineare della figura ridotta a spigoli, e dall’altra, all’avvicinamento delle culture artistiche
africane che fungono da confronto e da riferimento cui guardare come modello nella nuova estetica proposta da Pablo Picasso e delle avanguardie artistiche del primo Novecento. 

    
Il pittore Giorgio De Cesario non ha mai aderito ad alcun movimento codificato, perché segue una propria strada istintuale.

Il suo dipinto “Il nudo allo specchio” diventa un monumento alla figura, pur avendo come debitore Amedeo Modigliani ed altre parentele. Del resto, l’arte precede così le strane coincidenze prendendo spunto per creare nuove forme diverse.

L’enigmatica deformazione delle sue figure, di valenza “espressionista”, penetrano le contraddizioni della vita nell’attuale ciar-pame odierno della decadenza umana, per affermare una ricerca di sicurezza che, consapevole o meno da parte del pittore, determina il suo evento artistico come fatto di consapevolezza tra la men-te e la materia, tra il desiderio e il tempo dell’attesa. Una pittura, quella di Giorgio De Cesario, di condensata energia, un affascinante ed evocativo viaggio nel corpo e nella mente del pittore, in cui la sensibilità della poesia emerge con pronunciata e lucida intensità.

 

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