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La Rosa Bianca: veritą e menzogna E-mail

Lo sfregio, lo stupro ma, diciamo pure, la bestemmia della memoria, la deformazione e il soffocamento della realtà, il suo capovolgimento e parodia, cominciano sempre dai nomi. Il nome è tutto; designa la persona e l'identità. Il nome riconsegna al possessore la sua essenza, gli restituisce l'umanità.

Ma non occorre negarlo, quel nome. E' sufficiente togliergli significato; cambiarglielo; parodiarlo, appunto.

Dante ci ricorda, nel canto V dell'Inferno, quella Semiramide che "libido fé licito"; qualsiasi deformazione di senso insomma, indipendentemente dagli effetti più o meno gravi che sortisce, è un atto di disonestà intellettuale e morale.

Per passare da abissi di polifemica perversione alla maleodorante piccineria dei nostri insigni statisti, da qualche giorno circola notizia della formazione di un nuovo partito, annunciato con enfasi e sbandieramenti valoriali di grande spessore: Famiglia, Lavoro, Rigore e via declamando.



Se poi si vuole approfondire, ci si accorge che forse non è proprio il caso di parlare di novità. Le facce sono sempre quelle: biscottate, grigie, ottuse. Le solite facce del solito gruppuscoletto di clericali, da quella sbuffante di Pezzotta a quella affaristica di Tabacci. Si dicono di centro. Io non sarei così d'accordo, ma non conta. Riconosco anche d'aver le scatole girate, visto che per le beghe personali di un altro capicello clericale, tal Mastella Clemente beneventano, è saltato non solo un governo, ma anche il Forum umanista europeo: che non è bello. Sbalordisce, e indigna, proprio la scelta del nome. Ancora una volta. Quel nome. La "Rosa Bianca", si fanno chiamare e vengono chiamati, e i giornalisti si adeguano. Fidando sul biancore, anzi sulla volatilità, della memoria storica degli Italiani, che già è debolissima quando si tratta di fatti propri, figurarsi di quelli internazionali. A questo punto, però, non si può più tacere. Per i morti, in questa società consumistica dove non solo il corpo, ma anche la storia è merce manipolabile per interessi di bottega, noi vogliamo, esigiamo ancora rispetto. Il rispetto è la cifra minima della civile convivenza umana, soprattutto da chi si auto-definisce cattolico. Ma noi non temiamo i nomi. E il gruppuscoletto di Pezzotta & Tabacci resta quello che abbiamo detto: clericale. Quindi spregiudicato. Quindi spudorato. Quindi, dalla memoria bianca.


Ma la Rosa Bianca è stata ben altro che un'accozzaglia di politicanti intrallazzoni con una mano sul rosario e l'altra sul portafogli. Ha rappresentato la testimonianza limpida e vitale del coraggio di cinque giovani studenti e un professore, tutti tedeschi, tutti - loro sì - cristiani e non clericali, che pagarono con la vita la lotta contro il regime nazista. La parabola di Sophie Scholl (a sinistra), della bella Sophie e dei suoi bellissimi amici, iniziava nel 1942. L'anno dopo era già finito tutto, sulla forca - decapitati. La loro vicenda completa si può consultare qui ; adesso mi piace cedere la parola alla presidente dell'unica, legittima sezione italiana della Rosa Bianca , che si prefigge di perpetrare la memoria e di attualizzare il sempre nuovo messaggio dei giovani anti-nazisti degli anni Quaranta.

 


Post scriptum. Pare che la candidatura nelle liste del PcdI di Antonio Boccuzzi, l'unico operaio scampato al rogo della Thyssen-Krupp, abbia suscitato costernazione e disdoro. L'accusa più ricorrente è "strumentalizzazione"; taluni hanno persino trovato "indegno" candidare un superstite a una disgrazia, quando "ci sarebbero molti altri modi per parlare della condizione dei lavoratori". Già, peccato che se non fosse avvenuta quella "disgrazia" - si fa per dire - oggi dei lavoratori non parleremmo proprio; fino a quel maledetto 6 dicembre 2007 l'Italia sembrava soltanto il Paese dei Bengodi, delle Carfagna e dei Briatore. Quanto a Boccuzzi, non giudichiamo. Può pure essere che intenda speculare su una tragedia. Ma non ci sembra di aver udito, da questi moralizzatori dell'ultima ora, nessuna voce tornitruante per i suddetti Briatore, o Montezemolo, o Ruini, o Bagnasco, o i nostri Rosabianchini rifatti, o lo stesso Berlusconi in politica. Si accettano senza batter ciglio Pizza (!), Rotondi e Mastella. Ma Boccuzzi no, per carità. Gli sfigati restano sempre sfigati: persino nel lato B.

La ROSA BIANCA c'è già

In qualità di attuale Presidente della Rosa Bianca italiana, associazione di cultura e formazione politica, esistente ed operante in Italia dai primi anni 80, apprendo con vivo stupore la notizia del possibile utilizzo del nome "ROSA BIANCA" per la costituzione di una nuova formazione politica di centro.


La nostra è una storia fatta di incontri, convegni, relazioni, azioni politiche e culturali che si sono stratificate nel corso degli anni ed hanno portato alla costruzione di una peculiare identità, determinata non solo dall'insieme delle persone iscritte o partecipanti, ma dal comune sentire che fin dall'inizio si è ispirato alla memoria "pericolosa" della Weisse Rose. Il cristianesimo libero e fedele dei giovani antinazisti, la loro resistenza interiore trasformata in azione politica non violenta, il coraggio di seguire la propria libertà di coscienza, l'assunzione di responsabilità fino al martirio, sono stati e continuano ad essere gli ideali, unitamente al personalismo comunitario, su cui si fonda e continua a crescere la nostra attività. Da oltre 27 anni organizziamo incontri estivi di formazione politica a cui hanno partecipato centinaia di relatori, tra i quali moltissimi politici e politiche, basti citare tra i tanti:da R.Prodi a W. Veltroni, da M.D’Alema a R.Bindi, da A. Finocchiaro a F. Adornato, da M. Martinazzoli ad A. Langer, da N. Andreatta a L. Orlando, da N. Dalla Chiesa a G. Tonini, da S. Ceccanti a F. Monaco, senza dimenticare i maestri che ci hanno seguito da sempre come Pietro Scoppola e Roberto Ruffilli o David Maria Turoldo. (il lungo elenco si può trovare nel nostro sito http://www.rosabianca.org/). Tantissimi persone di tutte le generazioni da tempo identificano il nome della Rosa Bianca con il lungo cammino di questa associazione. Confidiamo, pertanto, che nelle scelte future si tenga conto della preesistenza della Rosa Bianca italiana e della possibile confusione che potrebbe ingenerarsi proprio oggi, quando viene auspicata da parte di tutti, anche dai promotori di questa nuova formazione politica, una maggiore trasparenza e "un fiore di speranza per la politica italiana".

Grazia Villa - Presidente della Rosa Bianca italiana

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