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Scritto da daniela tuscano   
mercoledì 30 aprile 2008

I poveri. Come collocare i poveri? Poveri in che senso? Poveri chi?

 

Poveri. La logica, semplice preposizione "di", che pure sottende il vocabolo, è diventata superflua. "Povero", è di per sé un vuoto che riempie. Uno status definitivo. Un segno. E' povero.

 

I poveri li avrete sempre con voi, si legge nel Vangelo. Ed è vero, sempre li abbiamo avuti, e in vari modi li abbiamo "letti". Il povero, nell'età antica, era talora temuto come immagine della morte e del diavolo; del decadimento, dell'errore. Della perversione e della cecità. Talaltra accolto come incarnazione di Cristo: "Cristo povero viene a noi". Quello per cui non c'è posto nell'albergo. L'ha ricordato anche il card. Martino. Ma la sua voce, qui, risuona lingua morta, saggezza sepolta.

 

I poveri li avrete sempre. Altri vi si rassegnavano fatalisticamente. Inguaribili, i dolori in questa valle di lacrime. Stava agli istituti religiosi e caritativi raccogliere i derelitti senza sale né terra. E anche nel in area islamica, i poveri erano chiamati "i meschini di Allah".

 

I poveri li abbiamo ancora. Forse di più. Forse nuovi.finti. Sicuramente non decorativi. Abbiamo aggiunto un aggettivo e reso meno assoluto il concetto. C'è povero e povero. La povertà non è più uno status. E' un business.

Forse

 

Di tal fatta, forse, i pensieri del Sindaco forzista di Assisi, nell'emettere un'ordinanza che vieta ai "poveri" di mendicare davanti alle chiese e nel centro storico. Non mi dilungo troppo, e vi invito alla lettura di un bell'articolo di Mente Critica sul caso. Che il primo cittadino della città del Poverello sia un berlusconiano già vi stride, lo so. Eppure anche san Francesco, "prima", era un mercante. Con un padre non meno attento all'estetica e infastidito dai "poveri" come e più del Sindaco attuale. Chissà, fosse vivo ai nostri giorni, l'avrebbe persino sostenuto in quest'opera di remaquillage.

E che vergogna, "dopo", vedere il suo stesso figlio ciondolare a stracci per le strade, a elemosinare, accaldato e maleodorante, e poi spudoratamente nudo di fronte al satrapico vescovo...

"Non più Ascesi, ma Oriente" da allora in poi.

 

Il povero diventò Dio, nelle strade e in mano.

Adesso non più. L'abbiamo aggettivizzato e oggettivizzato. Immaginiamo che il Sindaco assisiate si professi buon cattolico (non cristiano, attenzione), come buon cattolico si dichiara Berlusconi, deliziando la consistente parte del clero che volentieri gli ha accordato il voto nell'ultima tornata elettorale. Non è storia recente. La storia è storia e basta. Persecutori che non colpiscono più la schiena, ma accarezzano il ventre con l'oro, denunciava Ilario di Poitiers già nel IV secolo.

Ma anche noi siamo diventati poveri. E la nostra povertà è anch'essa aggettivizzata, immiserita, sì, perché senza riscatto e senza sbocco. E' la povertà afasica di chi ha perso il suo latino e il suo alfabeto, una sorta di deturpamento ermeneutico, che distingue tra "le" solidarietà (ormai parcellizzate e sbriciolate, perciò inani) come pareggia "le" libertà, così ridotte a meri arbitrii, pure formule prive di soluzione.

Nulla da stupirsi che, in questo neobarbarico compitare, qualche pio cattolico targato Mediaset scacci dal tempio vuoto di un Francesco di gesso i "poveri" old fashion. Abbiamo speranza che il seno del Francesco di carne già li accolga nel suo vivido tepore.

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