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CON IL POPOLO LIBICO, CONTRO IL DITTATORE, CONTRO LA GUERRA E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   
Chi rifiuta la guerra ed è per i diritti - umani, civili, sociali - delle persone e dei popoli non può che stare dalla parte di coloro che in Libia si sono ribellati contro un regime dittatoriale al potere da quarant'anni e si stanno battendo per intraprendere un nuovo corso, su basi democratiche, in quel paese

Sappiamo bene che la liberazione e l'autodeterminazione di un popolo non possono che essere frutto delle lotte condotte da quello stesso popolo e che la democrazia non si può importare con i bombardamenti e le guerre cosiddette umanitarie.

Ma siamo anche convinti che fra l'interventismo bellico, sostenuto da quanti hanno interessi economici e di potere nell'area in cui intendono intervenire (e naturalmente da rifiutare con forza), e l'indifferenza, o il limitarsi a qualche dichiarazione di generico sostegno a chi si ribella, stanno molte possibili azioni concrete, che il variegato mondo dell'associazionismo, del volontariato, delle varie e tante espressioni della società civile e delle realtà di base operanti sul terreno della solidarietà e della difesa dei diritti, quello stesso che costituì l'ossatura, qualche anno fa, del grande movimento contro la guerra in Iraq, può condurre unitariamente.

Occorre infatti:
  • ribadire il proprio no ad ogni tipo di intervento armato;
  • sollecitare il riconoscimento del Consiglio Nazionale Transitorio libico;
  • richiedere che l'ONU operi per garantire le libertà democratiche e per proteggere la popolazione civile, per porre fine, tramite osservatori internazionali ed un'azione di intermediazione, ai combattimenti, per giungere, tramite la trattativa, all'uscita di scena di Gheddafi e della sua corte;
  • dare sostegno, con fondi e competenze, alle forze democratiche libiche (ed anche alle organizzazioni tunisine che accolgono i profughi dalla Libia);
  • impegnarsi per la revisione dei trattati iniqui fra gli stati europei ed il regime libico che hanno fatto di quest'ultimo il gendarme che blocca e imprigiona chi cerca di migrare dall'Africa in Europa;
  • promuovere l'accoglienza in Italia delle persone che arrivano dalla Libia e, più in generale, dal Nord-Africa, contrastando la politica governativa fatta di respingimenti e di negazione del diritto di asilo;
  • attivare rapporti forti e continuativi con i movimenti per la democrazia che si sono sviluppati negli ultimi mesi in Tunisia, in Egitto, in Libia, in altri paesi arabi, e che avranno un momento di notevole interesse nel seminario internazionale promosso dal Forum Sociale del Maghreb in programma ad aprile a Tunisi;
  • intervenire sulle forze politiche e sulle istituzioni, nazionali e locali, affinchè operino nella direzione che abbiamo qui sinteticamente indicato.

Se vogliamo dare impulso a queste iniziative è necessario che tutte le energie disponibili si mettano insieme e si coordinino.

Per questo riteniamo importante l'incontro in forma autoconvocata proposto dall'ARCI Nazionale, previsto a Roma il 27 marzo, per la protezione temporanea dei profughi, contro le deportazioni e le detenzioni dei migranti, per il riconoscimento del processo di liberazione e delle forze democratiche in Libia e contro ogni ipotesi di intervento militare (sarebbe opportuno che incontri del genere si svolgessero anche a livello locale).

E' compito di chi vuole costruire un'alternativa all'attuale degrado politico italiano, che ha portato, fra l'altro, a perdere di vista ciò che accade nel mondo, ricercare con tenacia i metodi, non violenti, per sostenere le azioni condotte dalle diverse espressioni della società civile attiva contro totalitarismi, dittature, regimi oppressivi, avendo sempre come punti saldi per le proprie iniziative il rifiuto netto della guerra, da un lato, il sostegno pieno all'affermazione dei diritti - umani, civili, sociali - di ogni persona, dovunque, dall'altro.

Da ciò che sta accadendo nei Paesi del Nord Africa può venire una forte spinta per impostare finalmente su basi nuove ed eque, non eurocentriche, la prospettiva di un Mediterraneo non più barriera fra i popoli, bensì mare di incontro, di interscambio, di affermazione dei diritti e di migliori condizioni di vita, di libertà, di pace.

Comitato Fiorentino Fermiamo la Guerra

Firenze 12 marzo 2011
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