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Antisemitismo, nessuna ambiguitą | Antisemitismo, nessuna ambiguitą |
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Il boicottaggio di Israele alla Fiera del Libro di Torino
Tuttavia esso conduceva la sua polemica da un punto di vista strettamente religioso (gli ebrei erano disprezzati come popolo “deicida” che si ostinava a non convertirsi al Vangelo) e gli era estraneo il concetto di razza, termine, quest’ultimo, elaborato “scientificamente” in ambienti laici intrisi di Positivismo e Darwinismo sociale - pur se taluni ne furono lambiti, come il celebre p. Gemelli che scriveva sulla “Difesa della Razza”. - . Antisemitismo, quindi. Che oggi assume mille forme e sembra rinascere dalle sue stesse ceneri.
Dimenticando l’unicità ebraica e le sue motivazioni storico-psicologiche, si può giungere ad affermare che gli ebrei sono stati perseguitati come altri diversi, presenti e passati (streghe, eretici…); che, pertanto, la loro sciagura è stata, per dir così, “normale”. È la posizione speculare a quella dei cosiddetti storici revisionisti, che negano la Shoah affermando che i campi di concentramento sono sempre esistiti in tutte le guerre. Si tratta di nazisti camuffati alla meno peggio, che mentono sapendo di mentire; ma sta prendendo piede, subdolamente, un’altra forma di antisemitismo che, pur mossa da intenti apparentemente nobili, lambisce proprio alcuni ambienti che, per la loro storia e i loro valori, dovrebbero costituire l’opposto di ogni discriminazione: mi riferisco al giudizio su Israele espresso da certe frange di sinistra, e il pensiero corre subito al boicottaggio - con toni talora espressamente razzistici - degli autori israeliani alla prossima Fiera del Libro di Torino. “Quando inizia una persecuzione, si parte dai libri” ha ammonito Marek Halter, autore certo non reazionario. E il grande Moni Ovadia, ebreo che da anni condivide la lotta dei palestinesi, al punto da esser stato bollato come “antisemita” da parte di molti suoi correligionari, ha espresso concetti simili. Gli ha fatto eco Khaled Fouad Allam, uno dei più importanti intellettuali arabi contemporanei, che su "Repubblica" ha redatto una fondamentale riflessione in cui, fra l'altro, si legge: "Noi arabi dovremo al più presto fare i conti con la Shoah, che prevedeva l'annientamento totale dell'umanità". Valentino Parlato, ex-direttore del “Manifesto” - un quotidiano da sempre schierato contro Israele -, per aver difeso il diritto alla libertà d’espressione per tutti, pertanto anche degli autori ebrei, ha ricevuto missive di questo tenore: “Parli come l’ambasciatore dello Stato d’Israele“.
L’occasione del boicottaggio sarebbe la coincidenza dell’evento coi sessant’anni dello Stato d’Israele. A parte il fatto che non si capisce perché condannare gli scrittori, che spesso sono a fianco dei palestinesi - anzi poteva trattarsi di un’occasione preziosissima per un confronto, anche vivace, anche duro (perché no?) tra le menti più brillanti dei due paesi -, è evidente che i delitti dei governi vanno stigmatizzati con decisione; io stessa, in altra sede, ho denunciato la distrazione se non l’omertoso silenzio dei media occidentali sui recenti fatti di Gaza, l’insensibilità verso le sofferenze d’un popolo i cui figli non impietosiscono nessuno (perché gli emarginati non sono mica tutti uguali, specie se impopolari come adesso gli arabi e i musulmani). Ritengo anche che scomodare l’antisemitismo in ogni occasione, e per giustificare qualsiasi sopruso, sia non solo criminale ma controproducente; del resto, non si può nemmeno tacere sulle sofferenze che i governi arabi hanno imposto ai loro concittadini ebrei prima della costruzione d’Israele; che molti (anche in ambito non arabo, ma fondamentalista: si pensi a Khomeini) negli anni Quaranta erano filo-tedeschi, compreso il Gran Muftì di Gerusalemme amico personale di Mussolini; che hanno risposto con la guerra e il terrorismo a ripetute profferte di coabitazione pacifica (anni 1946-47); che Sadat ha pagato con la vita la sua rinuncia alla guerra con Israele; che l’odio contro il nemico “sionista” è insegnato in tutte le scuole arabe, e non solo religiose; che il “laico” Arafat, fino a metà degli anni ‘80, si pronunciava per la distruzione dello Stato ebraico e che ha appoggiato Saddam nella prima Guerra del Golfo.
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