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Azione nonviolenta
Lettera ad amici “compagni”: | Lettera ad amici “compagni”: |
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| Scritto da ANTS Artisti nonviolenti | |
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E così, anche se poco convinto, andavo alla Manifestazione “contro” Bush, sapendo ke lì avrei trovato l’atmosfera di quei “costruttori”, Nonostante i timori e le voci di corridoio mi piaceva tenere dentro le orecchie l’mp3 di Vicenza, del 17 Marzo... Nonostante le “Manifestazioni” come strumento di lotta non siano mai riuscite a conquistare la mia anima nè a sedurre il mio intelletto, consideravo senza pregiudizi nè pretese come potessero essere un modo per esprimersi, testimoniare e posizionare un disagio, una proposta, un’organizzazione e una rete crescente di un tessuto sociale che reagiva attivamente alla passività mediatica e alle scandalose bugie di un sistema sociale mostruso e disumano. Osservavo inoltre che, indipendentemente dall’efficacia di un corteo, indipendentemente dalle motivazioni ideologiche “ufficiali” degli organizzatori, molta gente si riversava lì perchè era un’opportunità per incontrarsi, ri-conoscersi, stare insieme condividendo un esperienza comune. Nonostante le fragranze di cannaroli alla deriva e slogan ke sembravano provenire più dal pancreas che dalla zona corticale dell’encefalo, non potevo ignorare che una significativa maggioranza di persone stava partecipando con la generosa intuizione o la lucida convinzione che un’altra civilizzazione fosse possibile. Poi ci sono stati gli scontri e Umanisti di diverse realtà e città, insieme, se ne sono andati via, quasi tutti, ancora prima di raggiungere la Piazza. La provocazione di 30/50 ragazzi con caschi, fazzoletti e passamontagna dura un’ora. Lanciano bottiglie, sanpietrini, e gadget tipici per queste circostanze. Tra loro e la polizia si schierano manifestanti pacifici, ma anche loro prendono bottigliate da questi ragazzi. Anche i fotografi ricevono sassi e bottiglie. La polizia non reagisce, alcuni di loro sono tentati, ma vengono richiamati; hanno l’ordine di non reagire. Alla fine, dopo un’ora, la carica. Fuggi fuggi su Corso Vittorio per l’effetto a catena che produce. Un ragazzo che non c’entrava nulla finisce all’ospedale in gravi condizioni colpito da una manganellata, non può muovere le gambe. Ecco io mi chiedo: come fare in modo che questa gente, che si infila, si infiltra, si infilza nelle nostre manifestazioni, questa gente rimasta indietro di almeno un trentennio (e per certi versi di almeno 2 secoli), questa gente che trova piacevole conforto nello “scontro”, questi che alla fine sono gli stessi (ideologia o no) che si sentono autorizzati a menare allo stadio o picchiare qualcuno per un avventato sorpasso all’incrocio; come fare in modo, mi chiedo, che si sentano a disagio in queste manifestazioni? Che non si sentano i benvenuti, che non si sentano “parte”, che si sentano pesci fuor d’acqua? Perchè, in qualche modo, queste persone, seppur in dissidio, sentono di appartenere alla stessa parte della barricata delle persone che partecipano pacificamente a questa Manifestazione? Perchè la Non Violenza non rappresenta La Barricata? Perchè? Perchè la Non Violenza non è abbastanza per definire tale distinzione? Forse perchè in fondo...violenti o no... “sò compagni”? E se si: “Compagni de che”? E “de chi”? Perchè non riesco a convincermi che, per una sostanziosa fetta di sinistra in Italia, la Non Violenza non sia riuscita a conquistare il cuore dei propri militanti? Non sia riuscita a rappresentare, veramente, scavalcando le “dichiarazioni”, una “conditio sine qua non”? E questa tremenda debolezza e debilitazione ideologica (una debolezza storica ed una debilitazione fisiologica) non dovrebbe essere ragione di riflessione? Perchè, continuo a chiedermi, questo non dovrebbe essere motivo, non di semplice revisionismo, non di formale lifting politico, non di marketing all’inseguimento delle tendenze pacifiste del momento, non di sintonia olfattiva, ma piuttosto di profonda autocritica e necessità di ridefinire i paradigmi ideologici, programmatici, metodologici, culturali, di una nuova sinistra? Non sono preoccupati i Compagni e le Compagne che si possa candidamente dire: “ecco, questo è un compagno violento”, “ecco questo è un compagno non violento” mantenendo abusivamente lo stesso sostantivo per aggettivi tanto diversi? No, cari compagni, è necessario che la non violenza sia il DNA dottrinario di una sinistra con la S maiuscola e non un semplice epifenomeno culturale per gli squisiti palati delle “ale più moderate” o “pacifiste”. È necessario colmare (tanto per iniziare con la cosa più semplice) le lacune dottrinarie. In una dottrina con la D altrettanto maiuscola come la S, le grossolanerie del socialismo reale non sarebbero state possibili, non perlomento sotto quelle bandiere! E non si può liquidare tanto facilmente la questione dicendo: Marx non ha mai detto questo, quella è una degenerazione del Marxismo se prima non si comprende che la trascendenza di un sistema di pensiero la si pesa in base alle sue conseguenze sociali e che non parlare di violenza non è lo stesso che parlare di Non Violenza. Non è lo stesso che porre il “disgusto” per ogni forma di violenza come massima aspirazione e priorità rispetto alla rivendicazioni puntuali delle classi oppresse. Forse questa non è una medicina per la violenza, ma perlomeno sono vitamine per il dottore. Perchè io mi preoccuperei davvero tanto se un giorno in nome dell’Umanesimo si collezionassero aggressioni sociali. E mi chiederei: “dove abbiamo sbagliato?”... X la sinistra oggi il tema “violenza/non violenza” è oggetto di discussione (!!!) tra diverse correnti, cosa che nel Movimento Umanista è impensabile giacchè è l’elemento che ci accomuna. Oggi ci sono signori che ancora distinguono violenza rivoluzionaria da terrorismo e da violenza controrivoluzionaria borghese che ne rappresenterebbe l’antitesi...; ecco io rifletterei molto su questo fatto delle “antitesi”, povero Hegel, poichè ogni contrapposizione, ogni antagonismo, è legato al suo opposto da un sottile e tenace filo di dipendenza. Per la sinistra che verrà non si dovrà più dire “con violenza o senza?” come dice il gelataio al momento di mettere la panna sul cono; per la sinistra che sta arrivando e che in parte già esiste, la non violenza dovrà essere il suo tratto somatico di riconoscimento. Chissà cosa aveva in testa quell’esponente del “Partito Comunista dei Lavoratori” in concomitanza degli scontri di ieri, quando diceva: “Rimanete calmi, non andate via, noi non siamo come gli umanisti!”... quel pover’uomo neanche poteva sospettare la profonda verità che, senza volerlo, stava pronunciando. Con tanto affetto Vostro ...compagno... arancione Eracle 10/06/2007
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