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Azione nonviolenta
Inchiesta all' universitą | Inchiesta all' universitą |
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| Scritto da ANTS Artisti nonviolenti | |
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La questione riguarda una voce stipendiale dal nome gentile, l’indennità «De Maria», introdotta da una legge del 1971 e da allora fonte di gioie e dolori per generazioni di sindacalisti: a chi spetta? Chi ne è escluso? Ci sono stati sprechi di pubblico danaro? Sicuramente sì, hanno concluso gli investigatori della Guardia di finanza, che nei giorni scorsi hanno consegnato una minuziosa informativa alla magistratura contabile. La finanza chiede i cedolini, si informa sulla pianta organica, cerca riscontri su inquadramenti e doppi incarichi tra «La Sapienza» e l’Umberto I, insomma spulcia tra le carte in cerca di magagne. Tre, per ora, i punti fermi dell’inchiesta, che è stata avviata la scorsa primavera su delega della Procura regionale della Corte dei conti e ha riguardato il periodo 2000-2004. Il primo è che a beneficiare «dell’indebito vantaggio economico» sarebbero stati quelli che guadagnano di più, i docenti titolari di cattedra che contemporaneamente svolgono «attività assistenziale» al Policlinico. I finanzieri del Garade (il gruppo delle Fiamme gialle incaricato di accertare episodi di mala gestio nella pubblica amministrazione) hanno esaminato la posizione di 644 dirigenti medici dell’Umberto I provenienti dall’università e, «secondo una stima in difetto», al 50-60% di loro non spetterebbe l’indennità, che tra l’altro è piuttosto sostanziosa: fino a 50 mila euro lordi l’anno. Buste paga «lievitate» per i cattedratici, dunque, e non per i professori associati e i ricercatori, per i quali l’integrazione rappresenterebbe una forma di perequazione. Un altro elemento certo concerne il numero limitato di presunti responsabili sotto inchiesta: l’«invito a dedurre» davanti ai giudici contabili (considerato l’equivalente del rinvio a giudizio nel processo penale) riguarda il rettore del quinquennio in esame (Giuseppe D’Ascenzo) e i tre dirigenti amministrativi che hanno autorizzato il pagamento dell’indennità De Maria, nonostante un decreto del 1999 ne avesse previsto l’abolizione. Ultimo dato acquisito, l’entità del danno erariale quantificato dal Garade, che è pari a 9 milioni e 184 mila euro: quasi 20 miliardi di vecchie lire elargite senza che ce ne fosse bisogno, dunque, mentre il «buco» del Policlinico continuava a crescere. Non basta: perché restringere l’operatività delle decisioni al quinquennio 2000-2004? Non sarà necessario procedere a ritroso, andando a caccia dei beneficiari precedenti? L’inchiesta della finanza, da questo punto di vista, può essere considerata solo un primo colpo d’ariete. Anche perché molti al Policlinico ricordano i memorabili scontri degli anni Novanta tra l’allora direttore Tommaso Longhi, che cancellò l’ambitissimo emolumento, e il rettore Giorgio Tecce, considerato «di manica larga».
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