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Il sorriso dei bambini E-mail

Il Dio biblico, presentato da certa pubblicistica come un giudice severo, mostra invece spesso una sollecitudine squisitamente materna - e pazienza se all’attuale Papa dà fastidio - verso le debolezze umane e gli individui che, al tempo degli antichi Ebrei, non godevano di alcun diritto: gli orfani e le vedove, dei quali egli si professa “difensore”. Gesù amplia il concetto, giungendo ad affermare che solo chi avrà il cuore puro come quello di un bambino potrà entrare nel Regno del Padre suo.


Sono trascorsi millenni e non sembra che tali messaggi, così semplici e al tempo stesso dirompenti, siano stati accolti. Fino a poco tempo fa, nei documenti delle Nazioni Unite, il bambino era definito “speranza d’uomo”: espressione che, di là da ogni enfasi, significava semplicemente che, in attesa di diventare uomo, nel frattempo il bimbo non era nulla. Da poco si è giunti a redigere

la Carta dei Diritti del Bambino, riconoscendo a quest’ultimo la dignità di persona completa. Eppure nel mondo attuale le esigenze del fanciullo, talora la sua stessa esistenza, vengono ignorate quando non considerate inutili e fastidiose.

Le prime vittime di fame, guerre, mutilazioni, violenze e discriminazioni sessuali che insanguinano il Sud del pianeta sono i bambini; e quando parliamo di violenze non pensiamo semplicemente alle turpitudini dei pedofili, per quanto gravissime, ma anche a quegli adulti, altrettanto criminali, che educano i fanciulli al gusto del sangue: mandandoli a combattere, costringendoli ad assistere al martirio dei genitori (è il caso del tamburino afghano, ricordato ieri), oppure - ed è notizia attualissima - ad eseguire essi stessi sentenze di morte. In un video attualmente in circolazione, un ragazzino sgozza una “spia” nel tripudio infernale che sfregia in eterno la sua innocenza perduta. 

Nell’opulento Nord, in una società che esalta il giovanilismo a ogni costo ed espone nei manifesti pubblicitari pupi obesi e sazi, si procrea sempre meno; si costruiscono fungaie di condomìni senza un minimo di ritaglio di verde per far giocare i bambini fra loro; genitori sempre più stanchi e annoiati preferiscono affidare la prole alle dubbie cure di una matrigna tanto simile a una scatola colorata, che diffonde immagini crude e volgari.

Le società dell’avere (e del non-avere), che ricercano un benessere meramente istintuale, immediato, deificato e paiono puntare sulla concretezza, vivono al contrario nell’irrealtà, poiché hanno cancellato i momenti supremi che dànno un senso all’esistenza umana: la nascita e la morte (e, con esse, i soggetti che maggiormente le incarnano, i bambini appunto, e gli anziani). Al Sud la vita nascente è abortita, troncata, affamata; al Nord è temuta. Il futuro spaventa: meglio rinchiudersi nelle proprie false certezze.

È più prudente non accettare la sfida del domani, il sacrificio della crescita; è più comodo e meno rischioso restare tranquilli nel bozzolo delle nostre tiepide, e sempre meno accoglienti case.


Daniela Tuscano
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